Anno 2993 dell’Era dei Quattro- Libero

Share Button
Un buio immobile. Silenzio. Forse qualcosa si muoveva accanto a lui, ma sembrava lontano e distante miglia e miglia. Non provava dolore. Non sentiva niente, se non un generale tepore dell’anima; niente aveva reale importanza, se non le percezioni che gli arrivavano dal corpo, tenui, soffuse, delicate. Era come se mente e materia fossero uniti in un unico abbraccio, capace di creare una sensazione di affettuoso calore. Forse era nel luogo in cui sua madre riposava. La sentiva vicina, come se fosse immerso nella sua presenza materna. Si sentiva rassicurato e cullato. Non aveva paura di quello che gli poteva accadere, di quello che era successo, delle conseguenze delle sue azioni. Lo stesso mondo non aveva importanza. Perché continuare a soffrire, a perdere tempo, a trascinarsi a destra e a manca in un mondo verso cui non riusciva a provare più niente? L’aveva abbandonata, l’aveva lasciata morire, non era stato con lei nel momento del trapasso. Doveva aver sofferto per lui, quando se ne era andato. Aveva preferito a lei un traditore, un falso, un bugiardo, per cosa poi? Cosa cercava? Potere? Fama? Inutile tempo sprecato… Ora sono qui con te… Madre… Madre…
La luce iniziò a trapelare come una lama nei suoi occhi. Lenta, calda, velata leggermente di una tinta vagamente arancione, la luce accompagnò gli occhi che si dischiudevano lentamente. Noctulis si guardò vagamente intorno, ancora intontito, cercando di intuire qualcosa di più su dove si trovava. Si ricordava di come era fuggito agli uomini dei Vespertini, mettendo fondo a tutte le sue energie, e di come uno sconosciuto l’aveva salvato ingannandoli; poi, probabilmente era svenuto, o qualcosa del genere. Dalle dimensioni del posto, doveva trovarsi all’interno di un carro. La luce filtrava da una piccola finestra coperta da una tenda di delicata seta color mandarino, illuminando un ambiente ricco e decorato; un armadio di legno rossastro in un angolo, drappi colorati alle pareti, e ovunque strani ammennicoli dalle forme e gli usi più bizzarri, come strani specchi, candelabri, bottiglie, pennini, calamai e strumenti musicali. Noctulis era disteso, e da quello che intuì senza muoversi il letto doveva essere anch’esso nobiliare, dato il contatto della pelle con stoffe morbide e un soffice materasso. “Mi sa che sono anche nudo”, pensò Noctulis, sentendo che il calore si distribuiva uniforme in tutto il corpo. Si rallegrò di non sentire alcun dolore, segno che perlomeno stava bene e non aveva niente di rotto. Solo quel sogno, quei pensieri durante il sonno ancora lo inquietavano, come fantasmi nel suo animo…
Qualcosa gli si appoggiò contro la schiena; avvertì un intenso tepore rassicurante, dapprima, poi sentì distintamente il contatto di qualcosa di morbido e sodo allo stesso tempo che gli premeva sulle spalle, mentre una mano piccola e delicata gli sfiorava la coscia. D’istinto girò la testa; dinnanzi a lui, stava lo splendido volto di una ragazza della sua età, dalla pelle ambrata, con intensi occhi nocciola e labbra voluminose, incorniciato da una splendida chioma color miele.
– Era ora- sussurrò la ragazza, con tono vagamente assonnato.
Noctulis balzò giù dal letto, ma le sue gambe si intrecciarono nelle lenzuola e quello che ottenne fu una maldestra uscita di scena a pancia all’aria, con le coperte a seguirlo a terra. All’iniziale stupore si stava adesso sostituendo un’indicibile vergogna, accortosi che entrambi erano realmente nudi; mentre imprecando a bassa voce si coprì con le coperte come poteva le pudende, si ritrovò a guardare lo splendido corpo della ragazza. Dal fisico praticamente perfetto, aveva forme sinuose e delicate, con spalle ben tornite, seni piccoli e sodi, un collo flessuoso decorato da una collana di perle, gambe lunghe e affusolate. La ragazza gli restituì lo sguardo, scrutandolo con interesse e senza provare alcun tipo di pudore; Noctulis si sentì avvampare sino alle orecchie.
– Sei porpora in viso…- gli disse la ragazza reprimendo uno sbadiglio con la mano. – Hai fatto un brutto sogno?
Era innaturalmente calma e tranquilla, per la situazione paradossale in cui si trovavano. Noctulis cercò di balbettare qualcosa, per farle notare che erano un ragazzo e una ragazza completamente nudi nello stesso letto, ma la lingua aveva deciso di arrotolarsi su se stessa e di farlo grugnire indistintamente.
– Se hai finito di fare le stupido, ridammi le coperte che vorrei dormire ancora- aggiunse la ragazza, guardandolo mezza addormentata e voltandosi verso la parete, mostrandogli la schiena e il sedere, cosa che fece avvampare ancora di più Noctulis. Fu un movimento lento e naturale, senza alcuna traccia di malizia; quella ragazza seduceva con la stessa normalità con cui respirava, senza bisogno di inutili orpelli o atteggiamenti.
 La porta si aprì all’improvviso, e un drappo di stoffa grigia gli calò sugli occhi; iniziò a toglierselo da dosso, quando si accorse che era la sua tunica, pulita e rammendata. Una voce maschile, allegra e profonda, con uno strano accento, lo apostrofò dalla porta mentre cercava di rimettersela in fretta.
– Quando tu è pronto, anche pranzo è pronto. Ben sveglio, ragazzo!

*    *    *  

Una volta rivestitosi in quattro e quattr’otto, Noctulis uscì di corsa dal carro, quasi caracollando per gli scalini di legno e mantenendo a malapena l’equilibrio. La ragazza nel letto gli aveva intimato un’ultima volta il silenzio, visto che voleva dormire, e il ragazzo si era visto costretto ad andarsene prima che si alzasse nuovamente nella sua nudità. Si stava riscoprendo insospettabilmente timido e pudico, o probabilmente poco abituato a visioni del genere. Il suo ospite lo stava attendendo a fianco della porta, intento a crogiolarsi alla luce del mezzogiorno e gustando l’aria tiepida; i lunghi capelli scuri erano legati dalla solita bandana rossa, ma vestiva abiti  camicia e calzoni bianchi inconcepibilmente puliti e lindi, mentre i baffi sembravano tirati a lucido con l’olio. Noctulis si passò una mano nei lunghi capelli, trovandoli ispidi, sporchi e intricati, e la tunica, sebbene pulita, non era esattamente in buone condizioni; si ritrovò decisamente poco elegante e inadeguato nei confronti dell’uomo innanzi a lui, sensazione che mai l’aveva minimante sfiorato. Di fronte all’apparente imbarazzo del giovane, l’uomo ruppe il silenzio ridendo sguaiatamente.
– Sembra che tu ha già conosciuto Kamilla, giovane Noctulis!- disse tra le risate nel suo strano accento. – Lei non contenta che Rasho ti ha portato a casa come ospite, ma poi ha deciso di dividere con te suo letto per tenerti caldo. Gentile, vero?
Tra sé e sé Noctulis ringraziò l’uomo per avergli rammentato nel suo discorso come si chiamava; aveva poche memorie del loro incontro, e non si stupì che egli sapesse il suo nome. Scattò in un ossequioso inchino, sebbene rigido e sin troppo servile.
– Grazie per avermi salvato, nobile messere, come potrò mai sdebitar… ahio!
L’uomo, sempre ridendo, l’aveva colpito con le nocche delle dita sulla testa, mentre si stava inchinando, e adesso si reggeva la pancia per il tanto riso.
– Tu buffo, ragazzo, si vede che te straniero! Tu no ringrazia me, anche a Rasho no piace tipacci!
Il giovane alzò la testa, guardandosi intorno mentre si massaggiava il capo mugugnando distrattamente. Si trovava in una vasta radura, circondata da conifere verdeggianti; il cielo era terso dalle nubi, e una calda luce rischiarava la carovana. Innanzi a lui erano presenti circa due dozzine di grossi carrozzoni di legno variopinto, agghindati a festa, tutti dall’aspetto bizzarro e inusuale, quanto pratici e solidi. Numerose persone erano intente in quella che sembra la normale vita di un villaggio qualsiasi; c’era chi raccoglieva vegetali per i pasti o legna, chi badava agli animali, chi accudiva i cavalli, chi lavorava in una piccola fucina da campo, e via dicendo. Alcuni bambini giocavano sul limitare della foresta chiassosamente; tutti indossavano abiti sgargianti ed esotici, e Noctulis capì poche parole dei discorsi che udì. Si accorse però della generale allegria delle persone, e sentì levarsi alcuni fantasiosi canti in più punti. Era strano il modo in cui quella gente viveva; in tempi così bui e tetri, con le truppe dei Quattro sempre sul piede di guerra, pareva che questa opprimente situazione non li sfiorasse nemmeno, come se vivessero ai margini della società. Si stupì di come non fossero preoccupati del pericolo imminente che tutti correvano; non c’era lo stato di tensione che aveva percepito nel suo villaggio, ma una calma placida e gioiosa, quasi niente li potesse ferire.
– Siete Alemariti, vero?- chiese Noctulis a Rasho, senza guardarlo in viso. Era rapito da quello spettacolo inusuale, e provava una sorta di febbrile gioia a trovarsi in quella situazione. Gli avvenimenti degli ultimi periodi gli parevano già lontani. Strano come solo cambiando aria gli fosse già cambiato anche l’umore.
– Un sapiente tra noi, dunque…- osservò Rasho. – Tu è nel giusto. Noi nobile stirpe di Alemar, anche se ora lontani da nostra terra. Noi popolo di nomadi viaggiatori, di mercanti, di poeti, noi vive nostre vite giorno per giorno e godiamo ogni attimo che tempo ci concede. Amiamo storie davanti a fuoco, amiamo donne, amiamo vino, amiamo ballare e cantare, e quant’altro che si possa definire come puro moto dell’anima irrazionale. Bella definizione, vero? L’ha scritta io.
Rasho si voltò verso il giovane.
– Che idea ti era fatto di noi?
Noctulis continuò a rimirare innanzi a sé.
– Un popolo di perdigiorno ubriaconi incivili buoni a niente.
L’uomo annuì serio.
– Tu no lontano da verità. Però noi felici.
Finalmente gli sguardi dei due si incontrarono. Negli occhi di Noctulis c’era una certa qual curiosità che non riusciva a nascondere.
– Posso rimanere con voi, Rasho?
– Quanto vuoi, giovane.

*    *    *

Noctulis non era stato sincero neanche con sé stesso, e già se ne stava pentendo nel profondo del cuore. Aveva i suoi interessi nel rimanere con gli Alemariti, e non era da escludere che avrebbe potuto creare dei pericoli che opportunamente nascose al suo ospite. Dopotutto, le truppe dei Vespertini non lo avrebbero lasciato così facilmente, e il loro arrivo avrebbe messo in serio rischio l’intera carovana. Rimanendo con gli Alemariti, però, Noctulis avrebbe far potuto perdere le sue tracce e vivere in tranquillità fino a quando le acque non si sarebbero calmate. Gli dispiaceva per Lea e Richard, ma probabilmente non sarebbe potuto più tornare al villaggio sino a quando le truppe dei Quattro erano in zona. Anche tornare al villaggio… per cosa, poi? Per affrontare i sensi di colpa verso sua madre? Per adeguarsi agli altri e vivere come una vacca nel branco? Perlomeno gli Alemariti gli avrebbero concesso una vita meno scontata, e avrebbe potuto arricchire il suo carico di esperienze. E poi, dai suoi studi si ricordava che le genti di Alemar erano esperti conoscitori di sortilegi di ogni tipo, di una sapienza arcana affinata in generazioni e generazioni di fattucchieri, dalle tinte misteriose e dall’ineffabile potere. Qualcosa dentro di sé lo spingeva a raccogliere quanto più sapere possibile, ad ampliare il suo bagaglio per poter divenire un abile e temuto incantatore.
Il potere… Se ci pensava, in realtà, non sapeva di cosa farsene. Non aveva un sogno, in questo momento. Viveva mettendo un piede innanzi all’altro, allineando i suoi respiri uno dopo l’altro, e ancora, e ancora. Non aveva un obiettivo. Stava vagando nel nulla. Viveva per inerzia. Si era attaccato alla vita durante la fuga dai Vespertini non per coraggio, bensì per codardia. Per cosa combatteva? Cosa aveva, e cosa voleva? Anche se avesse avuto il mezzo, non avrebbe avuto il fine.
– Secondo me tu pensi troppo.
La voce di Kamilla strappò Noctulis dalle sue elucubrazioni. Aveva ancora la ciotola di zuppa in mano, vuota per metà, e se ne stava seduto sul suolo umido a contemplare il fuoco innanzi a lui, che insieme ad altri numerosi falò rischiarava la vivace notte della carovana. Aveva chiacchierato amichevolmente con Rasho, che non gli aveva chiesto niente né del suo passato né di perché volesse rimanere con loro, e Noctulis ne era stato contento. Adesso, però, gli occhi nocciola di Kamilla lo stavano scrutando fino in fondo all’anima, lo stavano spogliando delle sue menzogne, e il ragazzo si trovò a distogliere lo sguardo.
– Non vuoi parlare, allora, eh? Bene. Ci si vede a letto- esclamò la ragazza alzandosi prepotentemente in piedi. Le vesti sgargianti, gli splendidi gioielli argentanti, il trucco sapiente, tutto sottolineava la sua esuberante e inconsapevole sensualità, e adesso che lo fissava con quel vago broncio era quanto mai attraente. Se avesse dato ascolto a quello che sentiva, gli avrebbe detto che era bellissima, ma il suo essere scorbutico prese il sopravvento.
– Non ti preoccupare, grazie. Dormirò per terra.
Una scarica elettrica percorse gli occhi di Kamilla. Adesso tra lei e Noctulis sembrava correre una tensione percepibile.
– Se ho detto “ci si vede a letto”, tu dormi con me e non per terra. Chiaro?
– Sennò cosa fai, mi butti a dormire fuori dal carro? Mi fai solo un piacere.
– Ti ho detto una cosa e tu la farai.
– Non ci penso proprio.
– Ascolta, moccioso…
– Sei tu quella giovane tra i due.
– Arrogante.
-Smorfiosa.
– Testone.
– Prepotente.
– Che tutto il fuzuka del mondo ti colga!- urlò Kamilla, dandogli gli spalle e incamminandosi come una furia verso il carrozzone. Noctulis la guardò allontanarsi, a metà tra lo stizzito e il divertito, e finì la sua zuppa.

*    *    *

Il buio nel carrozzone era una presenza lieve, una balia sicura e calda che accudiva i suoi ospiti. Barcollando e destreggiandosi per fare meno rumore possibile, Noctulis rientrò nella stanza a tentoni, visto che non aveva la minima voglia di accendere la luce, e iniziò a buttare gli abiti un po’ dove capitava. Si mise addosso una leggera tunica di lino, ma sentì che gli si stava attaccando alla schiena sudata e rinunciò a qualsiasi veste, buttandosi sotto le coperte così com’era. Non pensò a Kamilla, ma si accorse di lei quando la toccò con il piede mentre stava entrando. Rimase con il fiato sospeso, sperando che stesse dormendo con tutto sé stesso. Silenzio. Noctulis riprese a respirare, e si infilò con calma e delicatezza nell’ampio letto; non aveva alcuna voglia, in realtà, di dormire sul duro pavimento, e piuttosto avrebbe affrontato la ragazza.
– Non preferivi il pavimento, “Noctulis”?- lo apostrofò acidamente Kamilla, calcando molto sul nome. Il ragazzo avvertì il contatto della nuda schiena di lei contro la sua.
– Ho cambiato idea, “Kamilla”. Perché, non posso?
Tacquero entrambe, poi Noctulis sentì un movimento nel letto. Kamilla si era girata, e adesso il suo respiro calmo era vicino al suo orecchio.
– Lo sai che nessun altro ragazzo prima di te mi aveva mai contraddetta?
Il tono della ragazza adesso era pacato, quasi dolce. Non era più l’adirata voce di prima, ma una sorta di leggera confessione. Noctulis si voltò verso di lei, nel buio, anche lui con tono leggermente divertito.
– E come mai, di grazia?
– Perché sono la sorella del capo carovana, e tutto quello che succede a me diventa questione per Rasho. Nessuno vuole discutere con me per non avere a che fare con lui.
– Pensare che hai un così bel carattere…
Risatina sommessa da parte di entrambi. Il pugno di Kamilla si appoggiò sulla spalla ossuta di Noctulis.
– Stupido. E’molto protettivo, verso di me, e talvolta scavalca i suoi doveri di guida solo per assecondare i miei capricci.
Noctulis annuì silenziosamente, poi si voltò del tutto verso la ragazza. Adesso erano faccia a faccia, probabilmente, vicinissimo uno all’altra.
– Eppure non ha esitato a mettere uno sconosciuto fuggiasco nel tuo letto.
– Gli sei andato a genio. Coraggioso, intrepido…
– Ma quando mai…
– Quando Rasho ti ha portato al villaggio era raggiante per come aveva gabbato le truppe dei Vespertini, ed era merito tuo di avergli concesso quella possibilità. E poi, gli davi fiducia.
– Mi piace, tuo fratello.
– Ah, ti piace lui e a me mi tratti da scorbutico? Non è che sei della sponda sbagliata?
Presero a ridere come dei ragazzini, e il letto divenne un campo da gioco in pochi attimi. Pizzichi, solletico, piccoli scherzi, poi abbracci, teneri morsi. Ormai le lenzuola erano un ricordo lontano, e dopo poco Noctulis e Kamilla erano avvinghiati in un serrato corpo a corpo.
– Ma che stiamo facendo?- disse Kamilla ridendo. Il ragazzo non rispose e la baciò con trasporto. Le sue labbra incontrarono subito quelle morbide di lei. Dopo lunghi, interminabili istanti si staccarono.
– Questo, stiamo facendo- si limitò a rispondere Noctulis con il fiato spezzato. Poi, la mano di Kamilla lo ghermì dietro la testa, affondandogli le mani tra i capelli, e lo portò violentemente di nuovo verso di sé, baciandolo di nuovo.
Dopo, furono solo loro due e il buio.

*    *    *   

Noctulis guardava il sole, adesso. Una nuova alba dal tetto del suo carro, ad ammirare come la vita aveva preso il suo corso. Erano cambiate molte cose, da quando aveva conosciuto la carovana di Rasho e Kamilla.
Innanzitutto, ormai era passato un anno.

Share Button

Commenti

commenti

3 commenti

  1. Sì, Noctulis torna!!!!!!!!
    Ma, sai che mi sono quasi intenerita di fronte al suo primo imbarazzo? Ho detto quasi. Non mi faccio fregare dagli stregoni.

Lascia una risposta!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *