Anno XX- Ultima

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Caeli superni…

Mi chiamo Alehandro, ed oggi sono morto. Ricordo a malapena il come e il perché. Stavo combattendo. Era una battaglia contro un impostore, affinché trionfasse la verità e le genti si rappacificassero. Una battaglia mia e non mia. Anche se oramai ha poca importanza.

…deibus gratia…

La morte è stata un lampo d’argento in un cielo azzurro. Un bel colore allegro, che come un fulmine si è staccato dalla sua sede aerea fin dentro al mio corpo. Un allegro rivolo scarlatto si è alzato, entusiasta, al passaggio dell’argentea folgore, come una bandiera esultante, un nastro cremisi nella cerulea volta celeste. Un urlo di giubilo è stato quello della carne, uno scroscio di risa lo stridore dell’acciaio sulle ossa. L’ultimo spettacolo, e tutti che applaudono. Un vero successo. E adesso, giù il sipario.

… ne requiescere…

Di qua è come mi aspettavo. Non è diverso da quelle sonnolente mattine dopo una sbronza. Te ne stai a vegetare nel tuo giaciglio, la mentre ancora immersa nella sua nebbia; il tuo corpo non ha percezioni di alcun tipo, e l’intero mondo sono solo gli stralci di realtà che i sensi riescono a cogliere. Rifuggi la luce che ferisce gli occhi, e ti affidi a tutti gli altri. In bocca senti il sapore del tuo ultimo istante cosciente; non so se è il mio sangue, o un buon bicchiere di vino. Mi inebria l’odore delle ginestre che hanno sostenuto la mia testa nell’istante fatele, come un cuscino o come un materno abbraccio. "Riposa, figliolo, e non avere più paura. Ha importanza lo scempio che stanno facendo del tuo corpo? Cosa ti importa dei tuoi muscoli martoriati, dei tuoi organi spappolati, del sangue che l’arida terra assorbe?Niente più, ormai".

… non puoi farmi questo…

Poi arrivano loro. Echi distanti di voci lontane. Non so se le orecchie le vogliano sentire. Non so neanche se le possano sentire. Vengono da quello che ho abbandonato. Impossibile come non si possa trovare riposo. Comodo, però. Se lo avessi saputo prima, avrei potuto parlare con il vecchio Desmond, e dirgli che il circo continua a tirare avanti, sebbene arrancando. O con lo zio, e dirgli che aveva ragione, che l’immortalità esiste nei canti di che narra e nei sogni di chi ascolta. E adesso, chi mi cerca? Capelli scuri che scendono da dietro un velo… occhi dal taglio esotico… la voce vellutata ora rotta dal pianto e dalla rabbia… solo lei…

… perchè tutti quelli accanto a me muoiono?…

Non è colpa tua, Melisenda, né del fato beffardo. La colpa di morire è solo di chi muore. Sembra strano, ma chi si getta in battaglia ha già fatto la sua scelta. Ha già venduto la sua anima, e attende solo che qualcuno la venga a reclamare. E fidati, in quel momento lo riconosciamo. Abbiamo combattuto a lungo, e nessuno ci ha mai sfiorato. Poi appare qualcuno di molto forte, e capisci che forse l’ora è giunta, e rimandare è inutile. Non è una scelta cosciente. Io sapevo che non potevo lasciare andare quel fraudolento finto Conte, ed ero pronto a tutto. Ecco, vedi? Ero già pronto. Pensi che William non sapesse che in ogni suo attimo cosa rischiava. Era una freccia scagliata, che correva senza alcuna protezione contro il suo bersaglio. Era una fiamma che ballava sfidando il vento, solo che l’ennesima folata l’ha estinta.

… se tu non ritorni…

A me piace qui, Melisenda. Sto tranquillo. Per un attimo, sono sicuro di aver afferrato l’inutilità di tutto quello che facciamo. Se avessi avuto una bocca con cui ridere, l’avrei fatto, ma non ho più un corpo. Ho visto come siamo piccoli di fronte alla totalità, e che ogni azione compiuta non sia in realtà che una guerra di formiche. Ma quando sono giunte le vostre voci, Melisenda, quella consapevolezza è scemata. Cosa volete da me? Mi rivolete forse tra voi? Non avete visto come sono inutile? Non sono capace di combattere, non sono nemmeno capace di morire senza far star male nessuno? Risparmiatemi l’onta di morire due volte, per carità. Non è umano. Non è normale. Ci è stata data una vita e una morte, ed io ho già esaurito le mie possibilità.

… io perdo metà di me…

Mi ricordo una leggenda. o forse non me la ricordo perché l’ho appena saputa. O forse me la sto inventando. C’era una volta… o ci sarà una volta… insomma, un tizio muore. Normale, succede che la gente muoia. Vede l’aldiquà, o per voi l’aldilà, e gli piace. Non ha più affanni. lascia che i corvi sacri di Alhazhar banchettino con le sue membra. Non ha più crucci, né preoccupazioni. Non aveva famiglia né amici. Poi, anni dopo, trovano le sue membra. Vedono la violenza insita nella sua morte, e decidono di richiamarlo. Lo hanno riportato in vita ingannandolo, dicendogli che tutto era cambiato. È questo il motivo per cui alcuni decidono di tornare a vivere, perchè sperano che durante la loro assenza qualcosa sia mutato. Eppure tutto è uguale a prima. Stesse facce deluse del mondo, stessi combattimenti futili. E così egli decide di vivere come faceva qui. Si sdraia e aspetta. Aspetta che qualcuno lo reclami, ed intanto vive delle percezioni che il suo corpo gli comunica. Fino a quando la fame e la sete non lo hanno strappato nuovamente dalle terre dei mortali.

… combatti per vendicare la sua morte…

La mia Melisenda non vi darà retta, cari. Anche se il suo corpo e la sua mente agiscono, la sua anima si è sdraiata e aspetta che qualcuno le tolga di dosso tutti i pesi che la opprimono. Non lo sai, Melisenda, ma ti stai trascinando. E questo io, io che ho visto la Melisenda vitale e allegra, non lo posso sopportare. Se questo volesse dire ridare fiato alle mie membra massacrate ed abbandonare questo… luogo? Tempo?… Insomma, andarmene da questo posto. Sì, sono pronto a rivederti, amica mia.

… ex tenebris oritur lux…

Io torno tra i mortali, Melisenda, per ridarti la forza che stai perdendo. Per alleviare il peso che ti grava addosso. Anche se non me lo concederai, io allevierò la tua pena, affinché un giorno tu ritrovi il sorriso perduto. Adesso ridi delle sconfitte altrui, delle nostre mezze vittorie bagnate di sangue; non è una risata, è un ghigno al mondo, un apostrofo di sfida in faccia agli altri. E io non lo posso sopportare, e non posso permettere che tu debba attendere il trapasso per essere tranquilla. Io voglio vivere per me e per te, e per tutti quelli che ci stanno intorno.

… Alehandro?

Non voglio più stare qui a guardare. Torno in vita e cambio vita. Ci sarà un giorno in cui potrò cantare e danzare nuovamente senza preoccuparmi, ma non in questi giorni di viltà e menzogna, di guerra e sangue. Se voglio vedere sorridere Melisenda, Dahal, Felix, tutti i miei compagni di oggi e di sempre, questi giorni devono finire. E io combatterò.

…oritur lux…
…lux…

*    *    *   

Pietra fredda sulla mia schiena. Pietra intorno a me. Un tocco di stoffa sul mio corpo. Singhiozzi sommessi. Echi distanti di voci vicine.
Sono tornato. 

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Commenti

commenti

11 comments

  1. Sono Mira!
    Bellissimo… commuovente…e nonostante tutte le cose positive della morte Alehandro è tornato in vita: meno male!!!
    Non vedo l’ora di rivederlo in gioco 🙂

  2. Anima: Diciamo che in gioco ha avuto sfiga!!! e il panico ha avvolto la cecata… che senza di lui non va da punte parti… no, via, Alehandro deve essere immortale…

    Miralys: oh chi si vede!!! allora possiamo sperare di aggiungerti alla compagnia dei poveri bloggatori senza requie? 😀

  3. Vai su http://www.splinder.com e crei un account lì… fatto questo, mi mandi un messaggio anche via splinder e ti invito io, e dopo che hai accettato l’invito ti comparirà il cronacheinutili fra i tuoi blog… e da lì comincia l’avventura… 😀

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