Auld Lang Syne

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– Vecchio amico… non mi aspettavo che saresti passato a trovarmi… appena in tempo, credo…

Al lume di candela, la stanza sembrava più buia ancora di quanto effettivamente fosse. Eppure si respirava aria fresca e pulita, con una leggera nota di arance, un lusso impensabile anche in quei tempi così sereni rispetto al passato… già, il passato…
Dal candore quasi abbagliante delle lenzuola emergeva l’ombra di un uomo consumato da una malattia senza perdono e senza speranza. In due mesi il suo clan l’aveva visto appassire e rinsecchirsi come una vecchia prugna, i muscoli scattanti erano diventati fasci di sterpaglie mollicce e gli occhi azzurri e vivaci si erano offuscati fino a spengersi quasi del tutto. Solo il sorriso permaneva su quel volto devastato, un sorriso solare che dava al suo volto un che di buffo e di amichevole. Anche adesso, lì, sul letto di morte, il Frenhin Erik MacDussel non poté fare a meno di pensare di avere davanti lo stesso cavaliere arguto e coraggioso che aveva cavalcato con lui durante l’assedio di Falcon.

– Benedict, testa matta che non sei altro, pensi che avrei potuto dimenticarmi di venirti a salutare?

Lord Cleeland tossì leggermente, senza nemmeno più riuscire a coprirsi la bocca con la mano. Era esausto, si vedeva lontano un miglio. Erik non era un cerusico, ma dubitava che potesse passare la notte.

– So che non lo faresti…

No che non l’avrebbe fatto. Il Frenhin ricordava benissimo che durante quel fatidico giorno Lord Benedict, che era più anziano di lui di una decina d’anni, aveva messo la sua intelligenza e la sua esperienza al servizio della seconda linea d’assalto che aveva coperto magistralmente l’avanzata dei figli dell’Orsa dalle malsane iniziative dei loro oppositori, spazzando via quanto lasciato indietro dall’avanguardia e difendendo i feriti in modo da dar loro il tempo di esser raggiunti dai cerusici. Era anche merito suo se le perdite erano state contenute e Erik McDussel non era uomo da dimenticare il valore delle persone. E poi, Benedict era davvero un cavaliere gioviale, per quanto un po’ bizzarro, e sapeva risultare simpatico a tutti. Vederlo ridotto così, lontano dalla battaglia, a disfarsi fra le lenzuola come una decrepita vecchietta, no, non gli piaceva proprio. E no, gli dei non volessero mai che capitasse qualcosa del genere anche a lui…

– Non mi aspettavo certo di vederti in forma, vecchio mio… ma tua moglie non mi aveva detto che… beh, sei ridotto davvero male, Benedict.
– Lo so, Frenhin … con loro faccio quello che posso… per dare l’impressione di poter… reggere ancora per un po’, ma… credo che la battaglia sia finita, sai… e io ho proprio perso, stavolta.

Erik stava per rispondere qualcosa, ma l’amico venne colto da un accesso di tosse convulsa che sembrò durare un secolo. Le lenzuola si tinsero di rosso e il Frenhin fu certo di sentire almeno un paio di ossicini crepitare e forse spezzarsi, tanto che non poté fare a meno di accorrere al capezzale di lord Cleeland. No, no, oh dei, fate che io non muoia così… Mai!

– Però… sono contento… che sei venuto…

Era finita. Il Frenhin aveva visto troppa gente morire per non sapere cosa stava succedendo. Si mosse per andare a chiamare lady Alison, ma sentì qualcosa afferrargli il polso e rabbrividì leggermente. Durò solo un secondo, un lungo istante in cui si rese conto che c’era ancora traccia dell’antico vigore in quell’uomo distrutto, ma poi le dita che lo avevano trattenuto si svuotarono come crisalidi e persero ogni forza, spossate.

– Non andare… non faresti in tempo… a chiamarli… li ho salutati… quando potevo… ancora parlare senza fatica…
– Accidenti, non vorrai morire adesso? LADY ALISON! LADY ALISOOOOOON! E tu resisti!

Benedict continuava a sorridere con gli occhi socchiusi e il respiro era lento, lentissimo. Il Frenhin sentì dei passi rapidi salire le scale. Era ora, dannazione!

– Non preoccuparti…
– Invece certo che mi preoccupo! Devi resistere!
– No… intendevo…

Ma quante scale ci sono in questo castello?

– Non parlare, non sforzarti!
– In…tendevo che… tu… non… morirai… così…

Benedict? Benedict cosa stai d-

– …ti… invidio… un po’…
– BENEDICT!

Si chinò su di lui, serrandogli la mano e rimase a guardarlo con gli occhi sbarrati.
Lord Benedict Cleeland sorrideva. Sempre.
E avrebbe sorriso per sempre.

Il Frenhin chiuse gli occhi e la sua schiena fu percorsa da un brivido. No, no, NO! Non era quello il destino di devoto figlio dell’Orsa! Lord Cleeland meritava di morire con il ferro in mano davanti a un nemico che fosse alla sua altezza! Perché era andata così? Perché il Fato aveva voluto sbattergli in faccia questo supplizio? Dunque aver mostrato tanto valore in vita non contava nulla? No, lui non sarebbe morto così! Non avrebbe mai accettato un destino del genere! Non si sarebbe consumato in un letto morbido, per la malora! Lord Benedict non aveva avuto il tempo di reagire, ma lui l’avrebbe trovato! Finché si fosse retto sulle sue gambe, non si sarebbe lasciato sopraffare da nessuna malattia!
Non ci aveva mai pensato davvero, ma lì, davanti al cadavere composto e sorridente del suo vecchio amico, giurò a se stesso che no, Erik McDussel non sarebbe MAI morto nel suo letto.

– Che io sprofondi fra le fiamme dell’inferno se la mia ultima battaglia non sarà talmente leggendaria da bastare anche per dar pace alla tua anima, Benedict.

Senza riflettere il Frenhin si chinò e depose un bacio sulla fronte ormai distesa del bùnaidh del clan Cleeland, rimanendo a guardarlo ancora per qualche istante. Un gesto intimo, forse eccessivo, ma doveroso. Spontaneo, di sicuro.
Fece per allontanarsi, ma quando volse lo sguardo verso la porta ebbe un sussulto: la primogenita di Benedict, quell’eccentrico personaggio dai capelli di un colore inammissibile, stava osservando la scena dalla soglia. Silenziosa, impassibile, dal suo viso non traspariva alcuna emozione, nemmeno in un momento così terribile. Era vero quello che si diceva su di lei? Che non tenesse a nulla e a nessuno se non alle sue provette e alle sue stramberie da alchimista? Da quanto tempo è lì? Che cosa ha visto? E perché se ne sta lì senza dir nulla?
Il Frenhin stava per aprire bocca quando lei scosse lentamente la testa e sorrise. Un sorriso debole, ma dal significato inequivocabile: sapeva della morte del padre, aveva visto tutto, non avrebbe detto una parola.
La guardò meglio: sotto il ciuffo di capelli spettinati, gli occhi della fanciulla erano pieni di lacrime.

Altri passi, su altre scale. Lady Alison sarebbe arrivata a momenti. Erik vide la giovane dinanzi a lui asciugarsi rapidamente il viso con il bordo della manica.
Così abbiamo un segreto.
Il Frenhin fece un cenno di assenso.
Un doppio segreto, a quanto pare.
La ragazza annuì di rimando e la sua espressione tornò seria e distaccata.

Lord Erik McDussel ha paura di morire nel suo letto e lady Olivia Cleeland non è così stramba come sembra.

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