Bugie a fin di bene

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La calura estiva filtrava dalle pesanti imposte del Serraglio e nel più totale silenzio la voce dell’Arconte risuonava lungo i corridoi:

“C’era una volta una bellissima principessa”

Vassilj se ne stava seduto su una delle sedie del refettorio intento a intrattenere una giovane fanciulla che distrattamente armeggiava con alcune marionette.

“La giovane principessa era tenuta prigioniera da un enorme drago che impediva a chiunque di avvicinarsi”.

La giovane fanciulla sollevò lo sguardo dai suoi giochi ed osservò l’uomo.

“E la principessa non poteva semplicemente scappare, padre?”

“Beh, avrebbe potuto, se solo il drago non l’avesse imprigionata in una torre”

“E quando sarebbe successo? Non sei affatto bravo a raccontare storie, sei distratto… “

“Vuoi che continui a raccontarla o devo interrompere?”

“No no, continua, è solo che non sei bravo a raccontare le storie “

L’uomo posò lo sguardo sulle marionette con cui la figlia stava giocando. Effettivamente non era mai stato bravo a raccontare storie, soprattutto se inventate di sana pianta. La storia della principessa e il drago veniva dalle tre marionette con cui la figlia giocava, per la precisione una bambola ben vestita, la principessa, una massa informe di pezza che poteva ricordare un drago e un omino di latta che sembrava l’incarnazione perfetta del valoroso guerriero. Sì, Vassilj non era affatto bravo a raccontare storie, ma aveva senz’altro buon occhio.
Gli bastò passare lo sguardo su di esse per farle muovere come sollevate da filamenti invisibili. Aveva cominciato da poco ad apprendere i portenti del serraglio, ma la prima cosa che aveva intuito, oltre al fatto di essere in grado di percepire qualunque cosa si muovesse al suo interno, era il controllo che poteva esercitare sugli oggetti in esso serbati. La ragazzina rimase a bocca aperta nel vedere i suoi burattini iniziare a muoversi: la dama danzava e il soldatino e il drago combattevano senza esclusione di colpi.

“Il cavaliere ed il drago si fronteggiarono per molto tempo e alla fine il…”

“Il drago ebbe la meglio e lui e la principessa si sposarono e vissero felici e contenti. Fine.”

“Ziaaa!”

Le grida della piccola fecero drizzare in piedi Vassili

“Uffa, hai rovinato la mia storia! Ma come fa un drago a sposarsi con una principessa scusa?”

“Bella storia Zia, Papà non sa raccontarle”

“Puoi lasciarci soli Lyudmila? io e la Zia dobbiamo parlare”

“Certo, ma poi può rimanere un po’ con noi?”

“Vedremo, intanto fai la brava e ascolta tuo padre”

“Sì zia!”

Detto ciò la giovane fanciulla si dileguò rapida verso i piani superiori della magione.

“Allora, qual buon vento ti porta qui ancor prima del tempo?”

“Sai vero perché sono qui?”

“Si, ma vorrei che tu non l’avessi fatto. Stai per chiedermi di seguirti a Fantasmagoria. Lo sai che non approvo il piano di conquista degli Erigassiani, si affidando troppo alla buona sorte e alle stelle. In più, anche se volessi, e non voglio, la nostra condizione non ci permette di andarcene in giro liberamente.”

“Lo so bene, infatti non sono qui per chiederti di accorciare i tempi della mia prigionia.”

“Ah, carina come al solito! E io che speravo di andarmene prima. Quindi cos’è che vuoi?”

“Come ben saprai sono stati proposti due modi per recarsi sull’isola. O via mare o per via mistica.”

“Vai avanti…”

“Io userò il portale”

“Davvero? Beh, mi trovi d’accordo sulla scelta, anche perché l’ultimo viaggio che abbiamo fatto in nave non ci è andato benissimo. Anzi, perfino quel damerino di Nestor ha deciso di prendere il mare, riesci a crederci? Una scelta azzardata persino per lui. Comunque ancora non riesco a capire dove vuoi andare a parare.”

“Aspetta un attimo e tutto ti sarà più chiaro: Con l’aiuto di Donna Dorotea siamo riuscite a realizzare un sigillo che può permetterci di scambiarci di posto per non più di una mezza giornata. Così facendo a seconda della situazione che si verrà a presentare sull’isola potremmo fornire le nostre conoscenze.”

“…Ma allora non hai seguito il mio discorso? Io non ci vengo a Fantasmagoria!”

“Ma davvero? E ne sei così sicuro?”

“Me lo stai chiedendo come Zoya, o come la tirannica Zarina di Khartas?”

“Tirannica cosa?”

La donna si fece avanti sferrandogli un pugno proprio in mezzo al petto.

“AHIA! Va bene, va bene: mi hai convinto, ma continuo a dire che le manie di conquista di Don Esteban sono eccessive. Lo sa vero che ci stiamo avvicinando troppo alla pinna del pescecane e che quello non spetta altro che divorarci?”

“Credo che ne sia conscio: infatti è per questo che ha richiesto anche il tuo aiuto.”

La faccia dell’Arconte era stupita e intimorita allo stesso tempo.

“Davvero ha chiesto di me?”

“Sì, ha detto che senza il prezioso ausilio di un cacciatore della tua risma non sarebbe nemmeno sbarcato.”

“Bene. Finalmente il buon Esteban ha riconosciuto di non poter far tutto da solo e sì, questo cacciatore scenderà in campo per tappare i buchi di questa impresa frettolosa. Comunque continuo a dire che sarà l’obiettivo più arduo che quell’uomo tenterà di raggiungere. Se la nassa è su quell’isola da molto avrà sicuramente avuto modo di prepararsi a dovere, mentre noi non sappiamo niente. Bene, dammi una giornata per prepararmi, mi hai convinto! Adesso scusami ma devo andare a sistemare alcune cose. Puoi controllare un attimo Lyudmila?”

La ragazzina se n’era rimasta nascosta in un angolo della sala e, non appena il padre scomparve lungo le scale inferiori, fece capolino da dietro un angolo.

“Zia, ma come siete riuscita a convincere papà a venire con voi?”

La donna notandola si avvicinò a lei inginocchiandosi per poterla guardare meglio.

“Sai, tuo padre ha il problema di essere per natura un autentico bastian contrario, ma la Zia sa bene che l’unica cosa che ha effetto su di lui sono i complimenti e lo sguardo triste di una sorella lasciata da solo con tanti bruti al fianco”

La donna si asciugò delle lacrime palesemente finte dal volto.

“Ma… ma… quindi gli hai mentito zia?”

“Mentito? Io? No, Le fanciulle per bene non mentono mai. Gli ho fatto solo sentire quello che avrebbe voluto sentire e cioè che c’è bisogno del suo aiuto. Tranquilla signorina, un giorno imparerai a mentire come una vera donna.”

“Zia…”

“Sì?”

“Hai detto mentire, quindi gli hai raccontato una bugia?”

“Ovviamente no… Ma dove hai lasciato le tue marionette, mi era venuta in mente proprio una bella storia.”

“Wuppyyyyy!”

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