Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo (???)

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Valérie era finalmente rilassata dopo le faccende di Khartas, dopo tutta le tensione poteva finalmente abbassare la guardia. Era appoggiata a un muro con la sigaretta in mano, baciata dal caldo sole e con lo stomaco decisamente pieno.
Quella era vita pensò inspirando il fumo.

La porta della locanda sbatté rumorosamente destandola da quella pace

“CORRI VALE!”

Tuonò La voce di Diego mentre usciva di corsa dall’osteria, la ragazza non se lo fece dire due volte e iniziò a correre a perdifiato.
Diego la fiancheggiò quasi subito tenendo con una mano il cappello e con l’altra la scarsella alla cintura: i suoi beni più cari.
Dietro di loro il locandiere urlava offese e parolacce in erigasiano stretto incomprensibile, ma una cosa Valérie capì benissimo “CABRON VI MATO!” e il rumore di qualcosa scagliato verso di loro.
Con la coda dell’occhio Valérie vide il locandiere tirare un coltello nella sua direzione e come d’istinto alzò il braccio sinistro per proteggersi, ma si ricordò che non aveva Bastiglie, il suo scudo, a difenderla e giusto in tempo ritrasse la mano che altrimenti sarebbe stata colpita dal coltello arrugginito che invece colpì un malaugurato passante.

“CORRI VALE, CORRI!” Continuò Diego

E così fecero finché la folla sulla Red li ingurgitò nascondendoli e le offese del locandiere non si fecero lontane e meno minacciose.
Appena possibile si nascosero in un vicolo buio per riprendere fiato
Con la voce rotta per la fatica e tenendosi la milza Valérie guardò Diego “cosa hai combinato questa volta?”
“Scusa Vale…” rispose secco Diego asciugandosi il sudore

Valérie aveva sentito quelle parole così tante volte che ormai le ci veniva da ridere anche perché sapeva che quando Diego le chiedeva scusa era successo qualcosa di brutto.

“Quel maldido del locandiere dice di avermi visto mettere degli scarafaggi nei piatti per non dover pagare il conto….” Diego fece una pausa poi sorridendo continuò “ma mentiva perché sono stato velocissimo a farceli cadere!”
E a Valérie scappò un sorriso

Quando Diego le aveva proposto di fare un viaggio a Erigas per capire meglio gli erigassiani (e per vendicarsi degli allenamenti dittatoriali di Zio Marcelle) Valérie fu entusiasta, aveva visitato poco fuori da Valdemar e non era mai stata sulla famosa Red.
Si aspettava un viaggio in stile valdemarita: tutte le comodità, servi che ti portano i bagagli, lauti banchetti e locande a 5 stelle, invece Diego la convinse a “vivere la Red” come un vero Erigassiano. Diego non aveva specificato che questo significava quindi rubare, imbrogliare e scappare appena possibile, ma oltre ogni aspettativa il tutto si rivelò molto più divertente di quanto Valérie si fosse aspettata e anche Diego era stupito di come la giovane Dama si stesse adattando con naturalezza al contesto erigassiano.

Valérie si sistemò il vestito da “poraccia erigassiana” che le aveva regalato Diego.

Diego le aveva vietato di portare i suoi vestiti da nobile valdemarita e gli si era presentato con questo abito verde pisello e una retina per capelli decorata finemente “se pensano che sei ricca te matano subito Vale” le aveva detto
Valérie sospettò che Diego li avesse comprati veramente, ma non fece mai domande a riguardo.

“Come sto?” Chiese Valérie a Diego che era in ginocchio e tentava di catturare altri due scarafaggi con una boccetta di vetro
“Bellissima, come sempre” disse alzandosi e mostrando trionfante i due scarafaggi catturati “sicuramente più bella di questi cucaracias”
Valérie vedendo i DUE scarafaggi ebbe un’epifania
“Diego! Avevi messo uno scarafaggio anche nel mio piatto?”
Il sorriso dal volto di Diego sparì “scusa Vale”
“Sei proprio un criminale”
“Non sono un criminale, sono erigassiano, la nostra bussola morale é ubriaca, comunque é quasi l’ora della siesta, seguimi, conosco un frutteto all’ombra” cambiando argomento velocemente
“Ieri ci hanno sparato col sale in un frutteto”
“Basta non rubare la frutta”
“Allora, Diego, non rubare la frutta”
“Vedremo… in caso, quando te lo dico, corri!”

Sicuramente non si allenava con spada e scudo come avrebbe voluto Zio Marcelle, ma stava allenando i riflessi e diventando una scattista nata, anche quello era apprezzabile.

Così i due giovani avventurieri si ributtarono nella folla della Red.
E in mezzo a quella moltitudine di colori, caos e persone Valérie aveva imparato a muoversi bene, aveva capito che, come a Khartas dove anche le cose più innocenti possono ucciderti (i taran per esempio), ad Erigas anche le cose più innocenti possono derubarti.
Anche un bambino con gli occhioni dolci, una vecchia che finge un mancamento o un cerusico che prega possono svuotarti la scarsella senza che tu te ne accorga e Valérie l’aveva imparato a sue spese, letteralmente, ma ora aveva capito che ogni persona che incontrava era un potenziale ladro e si muoveva nella folla di conseguenza.

Si ricordò di quello che Navarre le aveva detto nella carovana per Erigas
“Per tre cose si può morire sulla Red:
Se scoprono che sei ricco
Se scoprono che sei valdemarita
E per il puzzo di poveri, quello é davvero letale”
Per questo motivo Navarre le aveva donato alcune boccette di essenza profumata per sopperire a quell’odore di sudore acido, rum scadente e sterco di cavallo che caratterizzava la Red e i suoi abitanti.

Mentre era persa nei suoi pensieri Valérie si accorse che non aveva più Diego al suo fianco
“Ecco, m hanno rubato anche Diego, lo sapevo” pensò guardandosi intorno quando dopo un po’ lo vide riapparire tra la folla con una rosa in mano che le porse
“Scusa Vale per averti fatto mangiare uno scarafaggio e…. per non averti fermato quando ho visto che lo mangiavi”

Diego aveva questo modo tutto particolare di chiedere scusa con l’ingenuità di un bambino che chiede scusa per aver mangiato i biscotti mentre li sta ancora mangiando, era impossibile rimanere arrabbiati con lui

“Pazienza Diego, vivo la Red come una vera erigassiana” annusando la rosa che inaspettatamente aveva un retrogusto di sudore, rum e sterco.
“Gli erigassiani mica mangiano gli scarafaggi…” bofonchiò Diego
“Come?”
“Niente, niente Vale, siamo quasi al frutteto, di qua” e girò in una via che dava verso un campo.

Arrivati Diego scelse un bell’albero dalla chioma larga, vi si sdraiò sotto e si coprì la faccia con il cappello “ahhhhh perdoname madre per mi vida perenzosa”
Valérie che ancora non era abituata ai ritmi sonno-veglia degli erigassiani (più sonno che veglia) si mise a sedere a fianco di Diego, tirò fuori il suo taccuino, la piuma e l’inchiostro. Lo aprì e scrisse:

“GIORNO XIX presso Erigas
Oggi ho mangiato uno scarafaggio, non so dire che gusto avesse, sicuramente non era peggio della zuppa di cuoio con polvo nigra dentro cui era.”

Mentre Diego respirava profondamente Valérie sfogliò il taccuino rileggendo i suoi appunti:

“GIORNO II: oggi ho mangiato le famose palle di toro. Diego mi ha detto cosa erano dopo che ne avevo mangiate tre”,
“GIORNO V: con Diego abbiamo trovato le nostre taglie appese in più bacheche, le abbiamo rubate. Io la mia l’ho tenuta perché nel ritratto sono fighissima”,
“GIORNO VII: oggi siamo scappati dalla finestra dell’ostello e atterrando ho ucciso un topo grande come un gatto. Con fatica ho convinto Diego a non cucinarlo, ma non sono riuscita a convincerlo a non venderlo a un locandiere”,
“GIORNO VIII: Diego stava per portarmi a cena nella locanda a chi abbiamo venduto il topo, meno male me ne sono accorta”
“GIORNO XI: oggi una vecchia senza entrambe le braccia mi ha derubato, ancora non capisco come abbia fatto. Lucien non ne sarà felice”,
“GIORNO XIV: oggi ho comprato delle bellissime collane di conchiglie per Eliot, Sca, Vivi e Lorelai. Diego si é lamentato, mi ha detto che poteva andare sulla spiaggia e farmele lui senza spendere un’idra”,
“GIORNO XV: mi hanno rubato le collane di conchiglie, se Diego lo scopre mi mata”

In effetti aveva un sacco di begli aneddoti da raccontare al suo ritorno.

“Diego?”
“Mmmm” rugghiò da sotto il cappello
“Sei sveglio?”
“Porco il Pelagra Valérie, la siesta é SACRA, che c’é?”
“Ma quando si va a Puerto del Sol?”
“Mmmm, presto, devo prima organizzare uno scambio” disse girandosi dall’altro lato
Valérie capì che non era il caso di fare altre domande e si appoggiò al tronco dell’albero tirando fuori una sigaretta che iniziò a fumare.
Quella era vita pensò rilassata.

Stava per addormentarsi, come una vera erigassiana, quando il rumore di passi la fece destare: degli uomini, armati, li stavano guardando con una pergamena in mano che sembrava proprio una delle taglie appese dalla nassa.
“Diegooooo, svegliati..”
Diego sollevò il cappello dal volto e guardò gli uomini “Cabron maledetti, é troppo presto, non lo sanno che la siesta é SACRA?”
Diego tirò fuori la pistola dal fodero ma invece che puntarla verso gli uomini la puntò su Valérie
“Eccoci! L’ho portata, come da accordi, datemi i 10 falconi”
“Prima spara alla Blanchfort”
“Sparatele voi, io già l’ho catturata, devo fare tutto io?”
“Allora portacela”

Diego prese Valérie per un braccio che ancora allibita non credeva alle proprie orecchie e ai propri occhi
“Scusa Vale” le disse tirandola con forza verso gli uomini.
Valérie vide la pistola di uno degli uomini puntata proprio sulla sua faccia e chiuse gli occhi, maledicendo Erigas.
Sentì il rumore di uno sparo e poi altri rumori di battaglia,
perché sentiva altri rumori? Dovrebbe sentire solo dolore o silenzio, aprì gli occhi e vide Diego al suo fianco con la pistola fumante in mano ma questa volta puntata verso i malavitosi.
Gli uomini caddero in avanti morti lasciando vedere alle loro spalle un uomo con il cappello con la piuma blu, una lunga barba e un sorriso beffardo sul volto.
Anche lui con in pugno due pistole fumanti.
“Cabron maledetti, ma proprio l’ora della siesta? Non sanno che la siesta é sacra?”
Ruggì Raul
“É la stessa cosa che ho detto io!” Rispose Diego mentre perquisiva i corpi
Raul si tolse il cappello e fece un inchino alla dama “lo stile erigassiano ti dona moltissimo Valérie”
Valérié rimase per un attimo paralizzata e poi iniziò ad urlare offese in stretto erigassiano contro i due, parole che nemmeno sapeva di conoscere, ma che a giudicare dalle loro facce erano decisamente ben pronunciate

“Maaaa Diego per caso ti sei dimenticato di dire a Valérie del nostro piano?”
Chiese Raul mentre Valérie ancora urlava come il peggior scaricatore di Puerto del Sol
“Veramente l’ho fatto apposta, volevo una reazione genuina” disse contando i falconi ottenuti dalla perquisizione e dandone una parte a Raul
“Sei proprio un criminale” gli rispose Raul prendendo i falconi
“La smettete di dire tutti che sono un criminale? Non mi piace.
E ora, mia Dama, ho abbastanza soldi per farvi vedere la più bella città del mondo: Puerto del Sol” mostrando il sacchetto pieno di falconi verso la ragazza
Ma Valérie era ancora su tutte le furie e non lo ascoltava, con un bastone colpiva un albero talmente forte che aveva staccato tutta la corteccia
Raul diede una spinta a Diego “valle a chiedere scusa Cabron”
“Ma mi fa paura…”
“capisco il perché” disse Raul e gli diede un’altra spinta

Diego si avvicinò titubante e impaurito “Scusa Vale”
“SCUSA UNA SEGA!” Rispose Dame Valérie Blanchfort.

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