Coraggio

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Yu

Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

Il respiro si fece affannoso, il sangue colava copioso dalle ferite e la vista si annebbiava. Non poteva finire così. Non in quel momento. Non con una morte così indecorosa. Piano piano la stanza divenne sempre più buia, e l’ultimo rumore fu il rantolio del cannibale lì accanto.

 

Il sole riscaldava la sua pallida pelle. Intorno a sé, interminabili colline verdeggianti e splendidi ciliegi in fiore. Si sentì chiamare da una voce, dapprima vagamente riconoscibile come tale, poi cristallina. Era quella di Masao, suo zio, defunto, che la richiamava nella piccola casetta dove da piccola si allenava duramente. Riusciva a sentire l’odore del ramen caldo mischiato a quello dell’erba fresca dei Colli di Giada. Sorrise.

Una sorpresa l’aspettò all’interno: un uomo dai lunghi capelli rossi, una lancia appoggiata alla parete… Heikichi. Finalmente libero. Non si chiese nemmeno come fosse successo, che gli corse incontro abbracciandolo con tutta la forza che aveva in corpo. Lui ricambiò, accarezzandole gentilmente i capelli. Era arrivata. Era lì che voleva stare. Al sicuro, con chi più voleva nella vita. Chiuse gli stanchi occhi e si appoggiò al petto del padre, ascoltandone il battito del cuore.

 

SBAM!

La porta si spalancò, e la luce del sole entrò di prepotenza nella casupola.

– Che cazzo stai facendo?!?

Disse la figura avanzando all’interno. Brandiva uno spadone, passo impavido, continuò a blaterare poi frasi sconnesse e senza senso fino a che, con un forte strattone, non staccò la ragazza dall’abbraccio tanto agognato.

– Ti sembra questo il modo? Arrenderti così? Mi sembra che il tuo coso… lì, come si chiama… insomma le leggi che segui non dicano di perderti d’animo! Apri gli occhi e torna da noi, dai tuoi amici, perché la tua missione non è per un fottuto cazzo compiuta!

Dapprima lo osservò sbalordita, poi con un gesto di rabbia staccò la mano dal braccio e lo fulminò con lo sguardo.

– Ma tu guarda se devo venire proprio io a salvarti… girati!!!

Le prese le spalle e la rigirò verso lo zio e il padre. Il tetto si trasformò in un cielo cupo e tempestato da fulmini, le pareti crollarono e al loro posto un vortice di anime li rinchiuse in uno spazio stretto e angusto. Masao si trasformò in Goro Ideshi, il ladro di anime, e suo padre in Majin. Prontamente mise mano sull’elsa della katana, ma si ritrovò senza:  aveva solo un kimono addosso. Il custode delle spade si avvicinò, inesorabilmente, passo dopo passo, alla ragazza, rimasta ormai priva di difese.

-Tu…- sibilò il demone afferrandola per il vestito. Non aveva mai visto quell’essere così da vicino… gli occhi non più umani, ma fredde orbite dove  fluttuavano le pupille, il tocco gelido raccapricciante e l’enorme potere sprigionato dalla Kyujidren.

– Le tue sofferenze non sono ancora finite.- si sentì trapassare la carne, i muscoli in tensione, e nuovamente il sangue sgorgare caldo dalle ferite… Un dolore insopportabile le tolse il fiato, mentre Majin ruotava lentamente la lama dentro alla piaga per infliggerle ancor più strazio di quello che il suo corpo potesse sopportare.

Una forza irrefrenabile la strattonò via dal custode, il guerriero che l’aveva avvertita adesso non era più presente: al suo posto, il turbinio di anime l’agguantò e la inglobò, portandola via nell’eterno dolore.

 

Aprì gli occhi. Voci conosciute ridevano. L’abbracciavano. L’aiutarono ad alzarsi, a capire cosa fosse successo. Si massaggiò il torace pur conscia che il colpo inflitto non fosse stato reale. Lui però non c’era. Si sentiva debole, fragile nell’animo nonostante una piccola scintilla vitale l’avesse fatto recuperare forze che credeva perdute. Aveva bisogno di parlargli.

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