DI ADDII

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La cripta inferiore di Gigaspasch indugiava nella penombra di poche candele: nonostante il caldo della bella stagione imperversasse in tutta la regione, all’interno dell’antro l’umidità aveva reso l’aria irrespirabile.
Quattro donne a volto coperto erano intente a disegnare simboli geometrici su un corpo nudo poggiato sulla pietra: non era rimasto un lembo di pelle senza i motivi krovimantici tipici della gilda, se non il viso della donna, che assumeva un colore sempre più livido col passare delle ore.
Era trascorsa mezza giornata dalla partenza delle compagini di Caponord e solo un uomo era rimasto a vegliare su quelle silenziose cerimonie: Vassilij Yad-Stolock fissava il paesaggio dal bastione nord della Fortezza, imperturbabile e muto come le grandi statue all’interno della Krepasc di Zari-Dom.
Le Krovimanti dell’Armija personale della Zarina avevano appena terminato il loro lavoro quando altre due donne entrarono nella cripta: si fecero largo nella sala, posando a terra, vicino al corpo, gli utensili che serbavano con cura. Le quattro Krovimanti lasciarono la cripta in silenzio, così che la cerusica e la sua aiutante potessero terminare la preparazione del cadavere prima della sepoltura.
Le due donne si misero ai lati del corpo: una delle due posò una lama tagliente all’altezza della clavicola sinistra e cominciò l’estrazione del cuore.

La bara che conteneva Zoya Von Khratos uscì quando il sole era calato alle spalle della Fortezza ormai deserta: Vassilij si avvicinò silenzioso al feretro tenuto sospeso dalle quattro Krovimanti. Le donne lo poggiarono a terra, con delicatezza, nell’ampio spazio sul bastione nord di Gigaspasc: l’Arconte sfiorò appena la bara, per poi risolversi ad aprirla. Zoya era stata rivestita ed un leggero velo la copriva dalla testa ai piedi: aveva le braccia conserte mentre tra le mani teneva un nastro rosso finemente ricamato.
Vassilij la fissò per qualche tempo: si sarebbe mossa prima o poi, ne era sicuro. Ma non accadde nulla.
“Andiamo, dobbiamo accompagnare la Zarina presso la sua ultima dimora” disse alfine l’Arconte: si pose alla testa del corteo, aiutando le Krovimanti a portare il feretro e nessuno proferì parola per il resto del viaggio.

***

Erano passati ormai diversi giorni dal riservatissimo funerale della sorella: se ne stava a letto contemplando il soffitto e l’amara, ritrovata, libertà. Lyudmila dormiva da un pezzo mentre lui non riusciva a prendere sonno, di recente. Chiuse gli occhi, nella speranza di trovare almeno un pò di pace.
Quando li riaprì la donna era coricata accanto a lui nel letto: la candela sul comodino era consumata per tre quarti ed una luce soffusa illuminava il volto cinereo di Zoya.
Sestra…” sussurrò Vassiliji scostandole i capelli corvini dal volto: era pallida come l’ultima volta che l’aveva vista.
“Ancora è presto, non devi svegliarti…” disse Zoya, tenendo gli occhi chiusi.
“Veramente non riesco a dormire bene, di recente…” le carezzò dolcemente il viso e la donna si risolse ad aprire gli occhi: erano leggermente velati ed opachi ma Vassilij non si aspettava niente di diverso.
“Lo sai che non è colpa tua, vero?” disse la donna dopo una breve pausa.
“Lo dici ogni volta… e vorrei convincermene…” disse l’uomo sedendosi nel letto, mentre Zoya si accomodava con la testa sul suo grembo. “Perchè non sei tornata?!? Dico veramente…”
La donna fece un lungo sospiro “Lo sai perchè… nessuno dovrebbe tornare dalla morte: Shiva non lascia un posto al suo desco due volte per la stessa persona. Chissà se ce ne sarà uno per me…”.
“Tu sei già nelle sale di Shiva: vieni a trovarmi solo per farmi contento, solo perchè non riesco ad andare avanti…”
La donna si mise a sedere, fissando il fratello: “Hai ragione, così non ti aiuto… Volevo solo dirti che un pezzo del mio cuore rimane con te e la mia sinitchka: veglierò su di voi fin quando non potrò riabbracciarvi ancora…”
“…nelle sale di Shiva?” chiese l’uomo mentre stancamente si sdraiava accanto alla sorella.
“…nelle sale di Shiva. Ma adesso riposati, ne hai bisogno.” asserì Zoya, mentre si sdraiava sul fianco accanto a Vassilij.
“Mi mancherai… ogni giorno.” disse l’uomo con un filo di voce.
Una mano pallida s’insinuò sotto il braccio di Vassilij, all’altezza del petto: la strinse con forza finchè non cadde nuovamente nell’oblio.

***

“PER TUTTI GLI DEI, VOLK’AR, KRASNI-VOLK E GLI ALTRI STRACAZZO DI SCROCCONI DEL BANCHETTO DI SHIVA!!!” L’uomo era terrorizzato: non fosse stato a braghe calate avrebbe certamente afferrato qualcosa da sventolare in direzione della pallida figura che gli si stagliava davanti.
“Stai calmo Alkseij, è solo un sogno… anzi, guarda, datti una sistemata” disse Zoya coprendosi il volto e lanciandogli i pantaloni.
“Ehi, non fare la furba, non è colpa mia se t’insinui nei miei sogni nel momento meno opportuno: se aspetti un po’ sono sicuro che entrerà anche una ragazza seminuda… cioè almeno di solito va così” disse Alekseij mentre cercava, con difficoltà, di ridarsi un contegno.
“Allora sarò breve: volevo dirti..” La donna provò a parlare ma l’uomo la interruppe senza troppe cerimonie, sventolandogli innanzi una mano in segno di attesa, mentre cercava al contempo di riguadagnare decenza e braghe.
“No aspetta, prima fai parlare me: vorrei scusarmi… beh, lo sai dai, per quella cosa del sangue e dei stracazzo di rituali alle vostre spalle… io, insomma non che adesso faccia differenza ormai, ma volevo solo aiutarvi…” Alekseij s’interruppe, prendendosi il volto con la mano, pensieroso.
“Ah, ti aspettavi quest’incontro, dunque?” domandò Zoya, divertita.
“Sei una stramaldetta strega, una vhed’ma coi controcazzi: il minimo che potessi aspettarmi è che venissi a tormentare i miei sogni… a proposito, cosa volevi dirmi?!?”
“Che ti perdono” disse Zoya impassibile.
“Cazzo… allora sei veramente morta…” gli occhi di Alekseij si fecero grandi per la tristezza.
“Oh, andiamo, non rovinare questo momento con un piagnisteo dei tuoi: già hai praticamente straziato il mio accoratissimo testamento…”
Sorrisero entrambi: non erano mai stati sulla stessa lunghezza d’onda.
“Cazzo mi dispiace che sia solo un sogno, sai?” Alekseij sorrise amaramente.
“Tranquillo, sta arrivando un gruppetto alquanto eterogeneo a consolarti, maledetto pervertito…” disse Zoya mentre si aggiustava le vesti.
“Hey, è solo un sogno!!” rispose l’Arconte, divertito.

***

“E quindi mi stai dicendo che non devo avere paura dei noshferatu, tetushka?” disse la bimba, confusa.
“No, moy’sinitchka: innanzitutto si dice noch’zveratu e non ti ho detto di abbassare la guardia, anzi. Solo cerca di ampliare la tua conoscenza, mia adorata: quasi mai la verità si evince dall’apparenza.”
Stettero zitte per qualche istante, mentre la donna riprese a spazzolare con cura i capelli della piccola Lyudmila: un velo di tristezza increspò l’espressione della bambina, che a stento tratteneva le lacrime.
“Al funerale io ti ho vista, sai? Nessuno se n’è accorto ma sono riuscita a sollevare il coperchio della tua nuova casa: eri così pallida… il tuo spirito ha già raggiunto il banchetto di Shiva, non è così? Dimmi la verità, non sono più una bambina: non sei veramente qui, giusto?”
“Sarò sempre qui” rispose la donna, avvicinando la mano al petto della bimba all’altezza del cuore, sfiorando una piccola ampolla ripiena di un liquido vermiglio “Veglierò su di te e sul tuo pàpa e, se qualcuno dovesse mai farvi del male, con compostezza mi alzerò dal mio posto, mi scuserò coi presenti e correrò in vostro soccorso: non c’è banchetto di Shiva che possa tenermi lontana da voi.”
Lyudmila sembrò subito tranquillizzarsi: Zoya aiutò quindi la bambina ad alzarsi e le diede una mano ad entrare sotto le coperte.
“E’ ora di dormire adesso, moy’sinitchka” disse la donna baciando la fronte della piccola.
“Addio tetushka. Ah, e mi raccomando, non abbuffarti al banchetto di Shiva: non sta bene” fece la piccola che, poco prima di cedere all’oblio, sentì distintamente una risata sommessa.

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