El primer viaje

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Xiomara era entusiasta: finalmente la madre aveva dato l’assenso perché lei iniziasse a girare per i ducati col padre! A 14 anni, si sentiva abbastanza grande per qualsiasi cosa, era pronta a partire, ad affrontare le onde, il mare, financo il pelagra… ecco, no, magari il pelagra era meglio se se ne rimaneva dove stava eh!

I suoi nuovi abiti da viaggio, cuciti per l’occasione, erano riposti sul mobile pronti per essere indossati l’indomani. I corti capelli rossi erano scarmigliati sulla testa indomita, e gli occhi azzurri brillavano di gioia.

“Xiomara! Mi cariño, tienes que durmir se vuoi partire con papa mañana!” le disse la madre entrando in camera.

“Mama, estoy demasiado contenta, sento que potrei stare sveglia por días y días.”

“Tch, hija, devi durmir se vuoi partir.” Le rispose la madre, non facendosi ingannare. “Domani hai un viaje molto impegnativo, gatita, es mejor si te riposi.”

“Hai razón, mama. Ci proverò.”

Il giorno dopo, Xiomara trovò in effetti qualcosa che la mise in difficoltà.

Erano partiti di buona mattina, approfittando della marea perfetta per il viaggio. Nella rotta, avrebbero toccato i possedimenti di Valdemar per poi giungere a Khartas, e Xiomara non stava più nella pelle. Apparentemente, anche il mare era particolarmente eccitato, donando loro onde e un vento stabile.

“Perfetto per partire.” L’aveva definito suo padre.
Perfetto per vomitare anche l’anima! L’aveva definito Xiomara, che dopo poche clessidre di viaggio si trovò affacciata alla murata a vomitare.

Eh sì, quello non l’aveva previsto.

Casi casi preferivo el pelagra…

“Hola!” una voce squillante esclamò accanto a lei. Xiomara rispose con un gemito. La voce parve non curarsene “Hola, me llamo Candrana Mariposa Vendaval, encantada! È una giornata bellissima per navigare, non credi?” un altro gemito rispose all’entusiastica voce. “Che c’è, mangiato troppo? Io stamattina ho fatto un desayuno muy bonito, c’erano uova, pan, leche…”
Il conato di Xiomara le fece tornare su tutto quello che lei aveva mangiato a colazione.

“Por favor,” iniziò, dopo aver sputato, pensava, almeno un paio di organi, “No me hablar de comida…”

“Oooh, ma soffri il mal de mar? Io non lo soffro il mal di mar, pero mi viene il mal de tierra, magari te ayudara avere un poca de tierra addosso? Ay, no tengo nada del genere aquí.”

Xiomara si assicurò che lo stomaco non le rivoltasse di nuovo e rispose
“Gracias, ma sto bene così, Simplemente no sono abituata a navigar.”

“Oh, ma ti insegno io! Letteralmente sono nata sulla nave! Beh, non questa. Un’altra. Che poi è affondata. Quando io non ero a bordo. Altrimenti non sarebbe affondata. No, ma questa es otra historia. Comunque! Ho io qualcosa per te, che ti farà star meglio!” e la ragazzina, perché ora che Xiomara la guardava meglio, non poteva avere più di 12 anni, estrasse da una sacchetta (avrebbe poi scoperto Xio, una delle tante) una radice. Con un coltellino, proveniente da un’altra sacchetta, ne tagliò un pezzo.

“Cómelo.” Disse alla ragazzina poco più grande. Xiomara ne prese un pezzo con sospetto, lo annusò e poi ne addentò un poco. Lo masticò attentamente, venendo colpita da un sapore leggermente piccante.

“Que roba è?” le chiese, notando come, in effetti, la strana radice la stesse facendo sentir meglio.

“Jengibre, conosciuta como Zenzero también. Tieni, tanto io ne ho altro!”

“Gra… gracias. Estoy un poco mejor. Come hai detto de llamarte?”

“Candrana Mariposa Vendaval, encantada! Y tú?”

“Yo soy Xiomara De Castamara y Savas,” rispose, “encantada.”

“Viaggi sola, Xiomara?” le chiese Candrana, senza curarsi di usare titoli nobiliari.

“Estoy con mi papa.” Rispose lei, non badando alle formalità con l’inaspettata amica che le aveva appena salvato la vita da un viaggio terribile. “Y tú?”

“Mis abuelos están aquí, da qualche parte. Abuela mi ha detto che le davo noia tra i piedi.”

“Il mio papa mi ha detto di venire qui a smaltire la nausea… Ora no sé donde está…”

“Se vuoi, ti faccio esplorare la nave. Io so tooooodooooo quello che c’è da sapere su navi, mare, onde, cavalloni…”

“Ferma ferma, basta, prima che mi torni la nausea!”

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