Eremo di Pietralba, Corte Celeste. Un giorno, durante il mese di Kainus Yano.

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(Nota: sì, lo so… doveva essere postato PRIMA del precedente… ma vabbeh!)

Com’era accaduto che avevo iniziato a pensarci? Quando era scattata la molla? In che momento preciso…
Ah, ma certo. Ma certo. Ora ricordo.

– Guarda che dopotutto tu ce l’hai ancora, una famiglia da cui ritornare.
– Ma certo sorella, lo sai. Io ho te.
– No, testone. Tu hai una famiglia vera. Padre, madre e fratelli di sangue, intendo.
– …
– Se non sono stati spazzati via dalla guerra, ovviamente. Ma ne dubito.

Sì, erano queste le parole. È iniziata così. Buffo come in tutti questi anni non mi era mai capitato di pensare a loro. Non ho mai chiesto nulla al mio maestro, nulla di più di quello che mi aveva raccontato.
Ecco, ecco una cosa a cui non avevo mai pensato. I miei veri genitori.

– Ma loro non sono la mia vera famiglia… non ho mai vissuto con loro…
– Eppure credevo che i samurai tenessero molto ai legami di sangue…
– …
– …
– …
– …mhhhhh, ritiro quel che ho detto.
– Questo tuo sarcasmo è fuori luogo.
– Bah! Non c’è molto da essere sarcastici, Hakù. La parola di un signore vale più di ogni singola goccia di sangue. Conosci il Bushido meglio di me, dopotutto. Io mi sono limitata a farne le spese.
– Mitzuko…
– Senza rancore, fratellino. Ma devi essere realista.
– Sorella…
– E comunque non è questo il punto.

Vero. Non era quello il punto.
Adesso dunque sono qui, a chiedermi cosa dovrei fare.
Forse non arriverò a vedere la fine di questa storia. Forse la mia fine è imminente. Il mio destino è segnato, comunque. Io e mia sorella siamo consapevoli che potremmo non sopravvivere a un altro incontro con la nostra nemesi.
Mi chiedo se non dovrei recarmi a Telemar, prima che il mio Fato si compia. Mi chiedo se non sarebbe meglio vederli, da lontano, e vedere che ne è stato di loro.

– Comunque sia forse dovresti incontrarli, Hakù.
– Non credo sia una buona idea.
– Per loro o per te?
– Non capisco cosa vuoi dire.
– Intendo dire, non vorresti incontrarli per evitare che sappiano cosa sei diventato e rimpiangano il passato? Oppure perché temi di affezionarti a delle creature che non puoi difendere e che non possono aiutarti?

Il passato… io non ho mai vissuto con loro. Non conosco i loro volti, non significano poi molto per me. Adesso, la mia famiglia è un’altra. La mia via è un’altra. No, non temo di legarmi a loro. Ma forse c’è qualcosa che mi sfugge.

– Guarda che tua madre è stata costretta dalle circostanze ad abbandonarti. Se tu fossi stato concepito anche solo quattro o cinque mesi prima, avrebbe potuto tenerti. Non credere che non le si sia spezzato il cuore al doverti affidare a un estraneo.
– Kasumoto non era un estraneo, per lei.
– Non è stato Kasumoto a portarti dentro di sé per nove mesi, Hakù. Questo devi ricordartelo. Non credere che tua madre possa averti dimenticato tanto facilmente.

Forse hai ragione, sorella. È per questo che non voglio che mi veda. Per questo preferisco osservare da lontano. Non so nemmeno io perché sento il desiderio di farlo. Non so perché voglio vedere che ne è stato dei miei fratelli e dei miei genitori. Non so capire bene perché sento il bisogno di farlo proprio adesso.

– Forse i tuoi meritano di sapere chi sei diventato.
– Non è una buona idea.
– Beh, fa’ come credi. Comunque ti ricordo che non solo non sai come sono fatti, ma non conosci nemmeno i loro nomi. Mi chiedo come potrai trovarli senza esser costretto a chiedere in giro.

Ecco, effettivamente a questo non avevo pensato… non posso presentarmi così, a chieder notizie… intuirebbero sicuramente chi sono… e io non desidero incontrarli… proprio no… e non sarei certamente in grado di poterli riconoscere…

– Portati dietro Alehandro.
– Che cosa?
– È l’uomo giusto per queste cose, fidati. E poi, è tuo allievo. Ti rispetterà.

Alehandro… sì, Alehandro. È un’idea. Per quanti difetti io possa trovare in lui, devo ammettere che sa eccellere in molte cose che io non prendo nemmeno in considerazione. Ma stavolta potrei aver davvero bisogno di lui.

– E comunque, se vuoi il mio parere, non mi allontanerei dall’Occaso finché questa storia non sarà finita. O, se preferisci partire nei mesi più freddi, tieni di conto che io non intendo separarmi da te.
– Ma, sorella, tu…
– No, Hakù, niente ‘ma’. Non sappiamo quando ma-jin colpirà ancora. Se ci separiamo per lungo tempo siamo vulnerabili e poco produttivi. E poi, credimi, ci sarà tempo anche dopo.

Ma io sento la mano della Morte su di me, sorella, non lo capisci? La sento da quando il mio maestro è morto davanti ai miei occhi, e ora vedo lo scintillio della falce balenare attorno a me ovunque io vada… io sento approssimarsi la fine… il samurai è sempre pronto per l’abbraccio della Morte, lo sai… e io, adesso, oggi che lui è così vicino a noi, riesco a sentire il respiro gelido che filtra da quella carne morta… non so nemmeno se riuscirò a proteggerti…

– Tu non morirai. Io non morirò. Fra breve ci prenderemo insieme la nostra vendetta, e questo è quanto. La storia è appena cominciata, fratellino, e ti assicuro che dopo ci saranno molte cose da fare e nessuno dei due potrà permettersi il lusso di morire tanto presto.

Un dopo? Esiste un dopo, sorella? Riesci dunque a pensare a un domani? Nonostante tutto?
Un dopo… un futuro… ciò che avverrà dopo…
Io non riesco a vederlo. Non riesco ad immaginarlo. Non…

– Ti assicuro che ci sarà un dopo, anche se non so come sarà.
– Non puoi saperlo.
– Certo che posso.
– Nulla è certo, e la Morte ci segue ogni passo.
– Non vorrai dirmi che hai intenzione di farti raggiungere proprio adesso.
– No, ma non puoi sapere se lei sarà più rapida di te.
– Se siamo arrivati vivi fin qui, Hakù, sarebbe uno spreco morire ora che ci è data la possibilità di esser padroni del nostro fato.
– Non sta a noi decidere.
– In questo caso specifico, ti sbagli.
– Non capisco.
– Te lo spiegherò un’altra volta.

Non ho mai amato i discorsi enigmatici di mia sorella… Eppure questa conversazione mi è rimasta impressa nella memoria… tutta, fino all’ultima sillaba… e anche adesso, che sono passati dei giorni, adesso che me ne sto disteso sul mio giaciglio, riesco a rievocarla quasi per intero, e mi chiedo cosa dovrei fare… la Morte mi è accanto anche in questo momento, mi sfiora il volto con le sue dita gelide, in paziente attesa… come se fosse sdraiata accanto a me, la rimiro come se fosse una vecchia, terribile amica giunta a farmi visita… un tempo, ricevere il suo abbraccio mi sarebbe stato di infinito sollievo, forse… ma adesso percepisco anche il lieve tepore di chi se ne sta rannicchiato accanto a me in quest’oscura notte, a respirare la stessa aria di gelo che fa fremere le mie narici, tenace e cocciuta come un qualunque essere umano che ha perso tutto ma ancora non si rassegna al suo destino, ancora attaccato alla vita nonostante questa gli abbia negato ogni cosa…
Mi chiedo se dovrei incontrare i miei genitori… mi chiedo se devo fidarmi del mormorio della Morte o dell’urlo disperato della Vita… mi chiedo quanto tempo ancora mi è stato concesso… mi chiedo se sarò in grado di impiegarlo bene… mi faccio troppe domande, questa sera… e mi chiedo anche come sia possibile che la cosa che più di tutte mi è rimasta impressa di quella conversazione sia stato il finale.

– Oh, a proposito… buon compleanno, fratellino.

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Commenti

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5 commenti

  1. aaaaah, l’avevo letto ma non commentato…Che bella famiglia….

    secondo me,miei cari fratellini un dopo esiste sempre….un dopo alla crudeltà, l’infelicità……..
    C’è sempre qualcosa oltre il velo.Basta attraversarlo 🙂

  2. Ma non vorrei che il velo fosse come la barba di Chuck Norris… perché sotto di essa, c’è solo altra barba… oppure un altro calcio rotante per te!

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