Il gelo del ritorno

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Era la seconda volta che tornava a Port Anchor negli ultimi due anni. Le prime due dopo trent’anni di confino auto inflitto.
Era scappato da ragazzo e tornava da uomo maturo. Era fuggito da reietto ed era tornato come nobile di una terra straniera, ben visto dai Signori dell’Indomito. Aveva giurato che mai più avrebbe messo piede in quei vicoli che parevano non essere cambiati di una virgola.
Le persone, però. Chi era un uomo nel fior degli anni, adesso era ingrigito e curvo. Chi già contava gli inverni, più che le primavere, ormai era al fianco di Volk’ar.
Qualcuno incrociò lo sguardo e parve soffermarsi sulla sua figura per qualche istante in più. Magari erano le vesti straniere, forse un po’ troppo leggere oppure era qualche compagno di giochi d’infanzia che si domandava dove avesse già visto quel volto.

Presso le grandi Podestà in cui aveva vissuto stabilmente, aveva imparato a comunicare con le genti così diverse da come era lui.
A Valdemar era riuscito ad apprendere solo un po’ di quel vernacolo che non riusciva proprio a mandare giù e, più che dalle parole che usava per il suo vecchio lavoro, era rimasto segnato dalle parole e dalle espressioni coniate dall’antica nobiltà del Pentarca, usate per descrivere in un nonnulla una concetto più ampio e dalle sfaccettature nascoste.
Una di queste era “Déjà vu”. Voleva dire, tradotto brutalmente, “già visto” ma più che un ricordo era una sensazione di ricordo. Era il credere di aver visto, senza che questo potesse essere accaduto. Essere stati senza esserlo, aver sperimentato senza aver provato nulla di più.
Adesso, in questi vicoli, lui si sentiva un Déjà vu per quelli che incrociava, così come sentiva parimenti tutto ciò che lo circondava, una sensazione provata da altri.
Ad un tratto, quando arrivò innanzi alla magione che conosceva a menadito, si fermò di scatto.
I suoi sensi, acuiti dalle ultime lune, avevano avvertito qualcosa che lo portò a guardarsi indietro, oltre le orme lasciate sulla neve che stava cadendo, e cercare con gli occhi conferme di quanto aveva avvertito con le orecchie.
Presto si palesarono da dietro un angolo un gruppo di persone che poteva riconoscere da molto lontano. Eterogeneo come pochi.
Erano alcuni suoi compagni di Ventura, che sicuramente stavano dirigendosi verso la magione Von Khratos per partecipare al cordoglio dei loro compagni. Volk Hari e Volka Viktorya.
Lesto si buttò in un vicoletto secondario e si voltò spalle al muro. Il sole ormai destinato a morire all’orizzonte e la dimensione del pertugio lo aiutarono a scomparire.
Rapidi e molto più silenziosi del solito, passarono quasi in rassegna una decina di armati e sapienti, fino ad arrivare al cancello di casa ed essere accolti dai padroni della stessa.
Anche Erigas aveva notato e apprezzato l’uso di singoli termini per rappresentare qualcosa di più ampio, ma al contrario con i termini degli Eredi, lo avevano impressionato quelli che venivano dal basso, dal Pueblo.
“Condolencia” voleva dire “cordoglio” tradotto in modo brutale. Ma il significato vero, secondo il suo modesto e illetterato punto di vista, era “con dolore”, inteso non come “sto facendo la mia vita di tutti i giorni però sappi che provo/ho provato dolore quando ho saputo dell’accadimento” ma inteso come “ho il dolore dentro di me”. La differenza era una sfumatura indecifrabile. Quella stessa differenza che un nobile valdemarita poteva notare tra le sfumature papier de sucre, bleau clair e ciel bleau.
In questo momento, gli Zakhody e i Grandi Randelli, stavano esprimendo la loro Condolencia ai loro cari amici, compagni e fratelli d’arme. E al loro Padre.
Dmitrij era riconoscibile anche a distanza di oltre trent’anni. Il volto scolpito dalle avversità troneggiava fiero sullo sfondo della grande pira funeraria e il mezzo secolo di vita, inclemente come il cielo di quel gelido pomeriggio, pareva ora passargli innanzi agli occhi come una processione di spettri.
Dalla distanza a cui si trovava, non riuscì a comprendere ciò che venne detto, ma vide suo nipote accorrere da dentro la casa a cercare di portare via con sé il padre, rimasto sotto la bufera. Ovviamente non riuscì a smuovere il vecchio Dmitrij da innanzi l’ultima vista di sua moglie, ma lo affiancò e attese con lui il momento giusto.
I suoi nipoti erano cresciuti. Molto.
Forse grazie a loro, prima o poi sarà possibile giungere alla “мир” “pace”.
Era il caso di andarsene. Diventare un vecchio congelato in un vicolo non era proprio la sua massima aspirazione.
E ancora non aveva nessuno che gli avrebbe preparato una pira funeraria.
Ma magari un giorno.

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