I tre portoni

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“Signore, il nemico si avvicina. Pare abbia portato con sè ingenti provviste e vettovaglie. Credo che intendano assediarci e tentare di prenderci per fame.”
“Costoro non sono minimamente a conoscenza della fama del Bastione di Oldmory, nè tantomeno dei Kerr che lo reggono. Chiama l’adunata sergente.”
“Agli ordini Signore!”
Il corno suonò forte per un breve tempo, poi uno lungo ed infine un altro breve. Il segnale dell’adunata era inconfondibile. Presto i fanti iniziarono ad indossare le loro cotte di maglia, prendere le armi dalle rastrelliere e a salutare le madri; i cavalieri, aiutati dai loro scudieri, calcaron pesante usbergo, salirono sui palafreni e impugnarono lance acuminate. Una macchia unica, un fiume di uomini e donne agguerriti e armati, si presentò nella piazza innanzi alle gloriose porte della città. A piedi, un unico uomo arrivò dalle loro spalle e fece aprire in due ali la folla senza pronunciar parola. Arrivato al centro della piazza, si voltò verso coloro che aveva fatto pervenire con così breve preavviso:
“Signori, amici, fratelli. Un nemico orrido e determinato ci attende di la da queste mura. È pronto a giocare al gatto e al topo con noi. Vuole prenderci per fame o per stenti. Attaccarci quando crederà che le nostre carni saranno piegate. Evidentemente costui non sa che ai guardiani del sud della splendida e fiera orsa bianca, questo gioco non piace. Tra pochissimo verrà aperto il portone del Rubisonte. Usciremo e ingaggeremo a piedi la maggior parte dell’esercito avversario. Poi, dopo cinque giri di clessidra, saranno i portoni dell’Orsa e del Corvo a dischiudersi per permettere alla cavalleria di aggirare i fianchi dello schieramento e stringere una mortal presa sullo stolto avversario. GARDANITI È ORA DI SEGNARE LA DIFFERENZA TRA VIVERE E MORIRE! PER L’ORSA!”
Un urlo di acclamazione contornò queste parole del prode condottiero della schiera armata, il pesante cancello centrale si dischiuse leggermente prima e si spalancò dopo poco, il fiume uscì dagli antichi argini, come altre volte aveva fatto, e si abbattè impetuoso su coloro che avevano osato invadere. Colti di sorpresa, gli attaccanti, adesso scoperti essere una tribù di barbari devoti ai numi oscuri, vennero falciati come il grano d’estate. Il condottiero stesso, vedeva la sua scintillante cotta di maglia colpita da schizzi di sangue, brandelli di carne e perfino pezzi di metallo frantumato dal suo spadone. Visti alla mal parata, gli oltraggiatori tentarono di ritornare in fretta sui loro passi e fuggir via.
Proprio in quel momento, i portoni laterali sulle mura di Oldmory, si aprirono, e col rumore di una frana, un gran numero di cavalieri si precipitò fuori e cadde sul nemico come la mannaia del boia. Circondati, alcuni di loro decisero di arrendersi, altri, già imbevuti di droghe da combattimento, vedendosi alle strette, cercarono un nuovo e più brutale contrattacco, soprattutto alla testa dello schieramento. Ben tre uomini cercarono di bloccare a mani nude l’uomo più pericoloso dello schieramento avversario.
“Colonnello, attenzione, ne sta arrivando un altro alla vostra destra!” gridò un sottoposto. Il colonnello, si voltò, senza parer troppo ostacolato dalla morsa degli altri tre, ormai attaccati alla sua figura al pari di animali, fece conficcare la crudele lancia del quarto nel costato di quello che tentava di immobilizzargli il braccio destro. Poi, gridando feralmente, separò il corpo dall’anima del quarto con un fendente di spadone vibrato con una sola mano. Infine lasciò cadere l’arma a terra e, prendendo colui che gli era montato sulla schiena per un braccio, lo roteò attorno a sè, dislocandogli la spalla e percuotendoci l’altro, che ormai aveva lasciato il braccio sinistro, intento a scappare. I due, assieme, caddero a terra svenuti. Si guardò attorno, un altro manipolo di orrendi nemici, gli era vicino, ma ciò che avevano visto, li aveva dissuasi dal continuare l’attacco. Raccolse lo spadone e tenendolo ben innanzi a sè, gli intimò: “CANI, ANDATEVENE SUBITO E FORSE SARANNO SOLO IL FREDDO E LE BESTIE DI QUESTI MONTI AD UCCIDERVI. ALTRIMENTI PREPARATEVI AD INCONTRARE I VOSTRI OSCURI NUMI!”
I pochi superstiti, decisero di darsi alla macchia, ormai ridotti ad un numero esiguo, rispetto a quando erano partiti dai loro villaggi. La schiera rientrò in città trionfante, avendo subito un numero esiguo di perdite.

Quella sera si sarebbe festeggiato per aver impedito l’assedio. Solo un uomo pareva poco in vena di festeggiare. “Signore, Bùnaidh, perchè siete così adombrato. La vittoria è stata schiacciante e le vittime in numero esiguo….”
“Già. Un numero esiguo, ma fin sempre troppe per un avversario così sprovveduto. Troppe madri stanotte rimarranno nello loro case, senza voglia di festeggiare. E questo io, Bùnaidh Garreth Kerr, Hoelion Wyth, Colonnello del Regno Eterno, non lo posso permettere. Forse se la cavalleria fosse uscita solo dopo tre o quattro giri di clessidra…”
Nel mezzo delle sue elucubrazioni, irruppe nella sala una figura imponente, vestita con pelli grigie ed un elmo a forma di lupo: “Alan, ben trovato. Credevo che ci avresti messo più tempo?”
“Scusami, Garreth, ma i cani che hai lasciato fuggire stamani, sono finiti in una gola lontana da qui e li abbiamo vinti in un paio d’ore. Ti ho portato i sopravvissuti per imprigionarli.”
“Grazie Alan. Sergente, fa che quei blasfemi siano internati nelle prigioni.”
“Ma Signore, stamani li avete fatti scappare…”
“Per farli finire nelle grinfie delle Zanne ed evitare altre perdite non necessarie.”
“Quindi li avete fatti scappare per poterli riprendere, fiaccati, poco oltre?”
“Si, sergente. Mi avevano avvertito dell’attacco; gli uomini di Alan mi avevano già fatto rapporto. Abbiamo organizzato il tutto in modo da ridurre le perdite al minimo. E ora fa quanto ti ho detto. Chiudili tutti in prigione!”
“Si signore.”
I due condottieri, si salutarono come vecchi amici e si intrattennero tutta la sera con vecchi ricordi di guerra. La mattina, uno si sarebbe diretto a sud, a continuare a pattugliare i confini, l’altro sarebbe andato incontro alla Duchessa per continuare la strada assieme ed incontrare le altre potenze dell’Orifiamma.

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