Il fiume

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Il viaggio ad Eisenstein era lungo e furono costretti ad accamparsi lungo la strada, Icaros, Nicolas, Hildegars e Rhinad si divisero i compiti spargendosi per il bosco a recuperare legna e pietre per il fuoco e acqua dal fiume poco distante.
Hildegard teneva d’occhio il suo uomo,  continuava ad essere serio e pensieroso, eseguiva meccanicamente i propri doveri senza scambiare più di qualche parola con gli altri, sembrava immerso in un altro dei suoi mondi; comsunarono la cena in silenzio,  si dovettero coricare distanti, icaros continuava a lanciare occhiate e sorrisini ai due innamorati che poterono solo toccarsi le mani prima di cadere addormentati.
Hildegard si svegliò di colpo, tutti i suoi sensi all’erta,  percependo un grande pericolo, le ombre attorno a lei urlavano, i suoi compagni e i cavalli erano ancora addormentati,  no, ne mancava uno….e un compagno…Rhinad.
Tra le fiamme del fuoco si anneriva un foglio di pergamena, coperto dalla calligrafia dell’uomo, ormai quasi illeggibile, poche parole di erano salvate ….perdon…è  tutta colpa mia…porre rimedio…mi sono dimostrato indegno…
La lady saltò in piedi, svegliando feuerzeug con il loro contatto mentale,  gli monto’ in groppa cavalcando a pelo, lasciando scegliere a lui la strada per cercare la cavalla scomparsa, si inoltrarono nel bosco verso il greto del fiume il cavallo sbuffava in risposta al panico della padrona, trottando nervoso nel buio della notte.
Ad un centinaio di metri dall’acqua Hildegard si paralizzo’, stringendo la criniera di feuerzeug fino a farlo nitrire offeso, appeso ad un albero,  pronto ad essere issato, c’era un cappio da impiccagione fatto da poco che dondolava mosso dal vento; continuò i pochi metri che la separavano dalla riva a piedi, con il cuore che le martellava nelle orecchie, rimanendo sempre all’ombra degli alberi.
Arrivata al limitare vide Rhinad nudo, illuminato da Elthrai al massimo della sua luminosità,  la luce danzava con le ombre sul suo corpo, ad ogni guizzo dei muscoli cicatrici apparivano e scomparivano, solo una rimaneva sempre ben nitida, circondata da un lieve alone rossastro, percorreva tutta la schiena dalla spalla destra alla natica sinistra, lei sapeva cosa fosse, il colpo dello Scarlatto, il segno che Rhinad interpretava come monito del suo fallimento e che non voleva fosse guarita; Zuccherino pascolava tranquilla incurante di quello che era successo, Hildegard guardava il suo uomo, non capendo cosa stesse accadendo, lo vide entrare lentamente nell’acqua, cominciando a salmodiare una preghiera nella lingua del deserto, riempiendo la notte di un canto triste e freddo come i venti sopra il vallo, provocandole brividi che le sconquassavano il corpo, incontrollabili, pieni di paura.
In risposta a quel canto delle figure si staccarono dalle ombre degli alberi venendo illuminate man mano che si avvicinavano,  prima giunse un controcanto, in  grado di congelare il fuoco nelle vene di Hildegard:
“C’era una casa molto carina
In una palude piena di brina. ..”
Lo scarlatto raggiunse il greto del fiume fischiettando.
“Non ci potevi entrare dentro
O cominciava un gran cimento. ..”
La strega,  appoggiata al suo bastone, arranco’ fino al suo compagno
“Era una casa bella davvero
Piena di morti un cimitero…”
Anche l’orco venne avanti baldanzoso, sgranocchiando quello che sembrava un braccio umano, dalle dimensioni appartenente ad un bambino
Shibil, la driade, sorse dalle acque poco distante da Rhinad, il sorriso folle a deturparle il volto, lo stavano fissando tutti, nudo, senza alcuna difesa.
“Bene, bene, bene, cosa abbiamo qua?! Scarlatto, ma non è quello che era dalla nostra parte all’ultima battaglia contro quei topolini che non sapevano giocare? !”
“Si sua cortecciosita’ è lo stolto pastorello che ha lasciato morire le sue pecorelle”
Un’altra figura si stava avvicinando a Hildegard, Icaros superò il limitare degli alberi con lo spadone in mano, lei tentò di afferrarlo, per ideare insieme un piano, ma lui non l’aveva vista; arrivò sotto la luce della luna, e scoprì che era coperto di sangue,  la sua armatura sfondata all’altezza del petto, poco lontano anche Shalimar, Aiden e Davor convergevano feriti verso il fiume, Urlich, Meike e Iago arrancavano pallidi ed esangui.
“Pastorello, pastorello, lo vedi quanti sono morti per colpa tua, come era???” Disse  scimmiottandolo “Io sono Sir Rhinad non ti lascerò i miei compagni!”
L’uomo stava con gli occhi chiusi, continuando a salmodiare la sua preghiera, le figure scomparvero una ad una con una risata spettrale, graffiante come una secchiata di acqua gelata, apparve un’altra persona, Yashir, ad Hildegard il cuore mancò un colpo, era bellissimo con la giacca che gli aveva regalato, truccato alla perfezione con i simboli della sua autorità ben in vista.
“Sir, vedo che siete già in ginocchio, e io dovrei affidarvi la mia Hildegard?!  Avete fatto davvero un bel lavoro al concistoro,  un’ottima scelta davvero quella del Rahis di garantirvi il comando, come è andata la vostra veglia? Ah, non l’avete fatta?! Perdonatemi, vabbeh ma vi avranno elogiato per la questione di Athar?! Ah, neanche quello. …
Se volete che sia felice davvero lo sapete che non può stare con voi vero?! Ve lo ha detto che ama me, che un pezzo del suo cuore mi appartiene,  come era quel discorso? Non volete vivere nella mia ombra?! Mio caro Rhinad, Hildegard brama le ombre, e voi vi state riempiendo di quelle per cercare di trattenerla, ma non si libererà mai della mia presenza,  ecco perché Egar la controllava,  perché io la amo davvero e so che voi non siete in grado di proteggerla…anche Icaros ha fatto meglio di voi a tal proposito. Credete davvero che vi sposerà?  L’avete detto voi che il vero amore coatringe due persone a stare insieme, e voi siete la seconda scelta.”
Anche l’immagine di Yashir scomparve.
Rhinad uscì dall’acqua, le goccioline imperlavano il suo corpo di piccole stelle, si avvicinò a Zuccherino, parlandole dolcemente,  la voce piena di dolore.
“Devi aiutarmi in un’ultima cosa piccola mia, dovrai sopportare i piedi sulla tua schiena per poco, so che non sei un cavallo molto forte, ma sarà per poco te lo giuro”
Si avviarono insieme verso l’albero con il cappio, lui si era rimesso i vestiti alla rinfusa, incurante di tutto, sistemo’ meglio il cappio stringendo meglio il nodo, issandolo sopra di lui per un paio di metri ad un ramo resistente, cominciò a salire sul dorso del cavallo sbuffante ma docile, calmandolo con poche parole dolci; ormai la sua testa era vicina al cerchio, il cavallo scalpitava per allontanarsi.
Hildegard non ci vide più,  formulo’ rapidamente un incanto, scatenando un’ondata di fuoco contro Rhinad, la sua collera non era controllabile,  il fuoco lo raggiunse,  il cavallo si imbizzarri’ disarcionandolo, scaraventandolo a terra distante, dovette rotolarsi a terra per spegnere le fiamme,  si alzò in guardia pronto a fronteggiare la minaccia, lei sbuco’ dagli alberi, le mani che trattenevano le fiamme l’illuminavano come un’icona sacra, lacrime scorrevano sulle guance sporche.
“Hilde…”
Non pote’ finire la frase, un altro incanto di quelli più potenti lo aveva centrato in pieno, dovette pronunciare una preghiera per non svenire.
“Sei impaz…”
Ancora,  altro dolore.
“Bast…”
Ormai aveva il respiro corto, le preghiere non chiudevano le ferite abbastanza velocemente per quante lei ne causasse, aveva solo una possibilità per salvarsi;  si lanciò attraverso le fiamme,in avanti, i vestiti mezzi carbonizzati si staccavano portati via dal vento come lanterne votive, placcandola a terra, bloccandola con il suo peso, impedendole di muovere le mani.
“Sei un pezzo di merda!” Piangeva a dirotto “un bugiardo, un codardo come tutti gli athariani, sai solo parlare!  Solo oggi mi hai detto di non preoccuparmi!  Che avresti combattuto! Sei esattamente come Yashir! Non mi hai neanche salutata ! Neanche una riga se non quelle bruciate al fuoco, cosa mi sarebbe rimasto? Solo Schatten!
“Quella… era per… il Rahis..” L’uomo faticava a respirare e a concentrarsi per il dolore “era la bozza in cui sollevavo la corte da ogni responsabilità prendendola su di me… In realtà non avresti dovuto vedere nulla di stasera. ..” La sua voce la faceva infuriare “sono abituato a fare così…è un rito per entrare in comunione con se stessi, affronto i miei fallimenti,  facendomeli sbattere in faccia dal mio cuore…
Il cappio…non era per me… era per i fallimenti. Era una specie di esorcismo per allontanare i cattivi pensieri, per andare avanti”.
Hildegard si era bloccata, il respiro mozzo, il cuore che le tappava le orecchie,  il fuoco rabbioso che ancora ruggiva in lei.
“Giurami su Aldebaran che non volevi suicidarti!”
“Te lo giuro, per questo non ti ho svegliata.  Era un rito in cui avrei visto solo cose negative”
Le smonto’ da sopra, lei si dinvincolo’ come un serpente calpestato, lui comincio’ a guarirsi le ferite anche se per i vestiti non avrebbe potuto fare nulla.
“Noi Athariani siamo abituati diversamente da voi degli altri ducati, nessuno ci da una pacca sulla spalla dopo un fallimento, incitandoci a fare meglio la prossima volta, dobbiamo trovare da soli la forza per rialzarci o si viene lasciati indietro.”
La donna lo guardava con sguardo di fuoco, lo avrebbe incenerito se avesse potuto con la forza dei soli occhi.
“Io e te siamo legati ormai” Alzò la mano con ancora la cicatrice del loro patto “sento il tuo dolore e le tue paure, come potevi pensare che non me ne sarei accorta?! Ti prego, lasciami combattere con te le tue battaglie! Non lasciarmi fuori da questo!”
“Si mia signora, hai ragione, non volevo farti preoccupare, ma è stato stupido, porti le mie stesse cicatrici…”

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