Lago Isalmyr. Mese di Nhea. Prima dell’alba.

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Non potete avermi.

Debole, debole. Sempre più debole. Vesti che diventano sempre più pesanti da portare.
E visioni, centinaia di visioni chiare, nitide come mai ne aveva avute prima di allora. Troppe, però. Così tante che non capiva più nulla di ciò che vedeva.
E sì che era davvero un’autorità in materia.
Non aveva forse studiato per tanti, lunghissimi anni tutti (proprio tutti!) i metodi di divinazione esistenti conosciuti su Whanel? Non l’avevano forse costretta a sminuzzare con infinita pazienza libbre e libre di grani di incenso, a mescolarli nel modo giusto e imparare quando, come e in che caso utilizzarli? Non l’avevano sottoposta a giorni e giorni di meditazione intensa senza pause per imparare a servire l’Occhio che gli dei le avevano concesso? Non era nata per questo, dopotutto? Non era questa, la sua strada?

Non avrebbe fatto bene, dunque, ad approfittare di questo momento di ricettività straordinaria per carpire tutto ciò che poteva, per testare fin dove sarebbe riuscita a spingersi grazie al potere dell’Occhio? Non avrebbe dovuto fregarsene dell’eventualità che il suo corpo si debilitasse a tal punto nello sforzo da non servir più a nulla? Anche se fosse morta, non avrebbe comunque raggiunto lo scopo ultimo della sua vita?
Lo scopo ultimo… sì… lo scopo ultimo…

Cercò sotto al cuscino il fazzoletto che ormai si era abituata a portarsi sempre appresso. Ormai era talmente macchiato che non era possibile intuirne più il colore originale. Sentiva qualcosa di denso colarle giù dagli angoli degli occhi. Sangue, di nuovo, maledizione.
La sua mente era lucida come poche volte era stata in vita sua e tuttavia il suo misero corpo era ridotto a uno straccio, e non poteva farci niente perché non riusciva a spiegarsi cosa le stesse succedendo.

Tra poche ore sarebbe arrivato Hakù a prenderla. Insieme si sarebbero diretti al luogo di ritrovo con i loro compagni, che fortunatamente era poco distante dall’isola lacustre di mastro Galenus, o non ce l’avrebbe fatta ad affrontare il viaggio.
Eppure sentiva da diverse settimane che qualcosa di tremendo stava per accadere, e pochi giorni prima l’Occhio le aveva dato conferma assoluta di questa sua sensazione. Per questo era determinata ad essere presente, a qualsiasi costo.

Aveva quindi deciso di ignorare ogni tristezza, ogni pensiero negativo, ogni segnale di cedimento che il suo corpo le inviava. Si era imposta di non rimuginare su nulla che non potesse esser considerato davvero utile. Se avesse ceduto, avrebbe perso tutto, e questo non poteva tollerarlo.

Non potete avermi.

Si stava aggrappando a tutto ciò che poteva strapparle un sorriso, ma si rese conto fin da subito quanto ogni pensiero felice conservato dentro di sé fosse legato da un filo rosso indistruttibile a decine di ricordi dolorosi, di memorie sepolte a forza nelle pieghe della mente, di ferite slabbrate che tardavano a rimarginarsi.
Cercava di ricordare gli anni del circo, ma all’epoca la sua confusione mentale era tale che ne serbava solo degli stralci confusi e appannati.
Allora tentava di aggrapparsi al pensiero dell’allegria di Alehandro, ma non riusciva a scacciare il ricordo degli ultimi giorni nei quali quasi non l’aveva visto, impegnato com’era a apprendere i segreti dell’arte della spada da Hakù, assorbito da chissà quali tremende riflessioni, eredità evidente della sua recente esperienza di morte e resurrezione.
Cercava di ricordare l’ultima volta che aveva visto Marek sorridere di cuore, ma nella sua mente si formava solo l’immagine della vena pulsante sulla fronte del suo amico cavaliere e le lacrime che sgorgavano copiose dai suoi occhi.
Era inutile tentar di richiamare alla memoria i bei momenti passati con suo fratello (l’aveva mai visto ridere? O anche solo sorridere?), così come rievocare le premure che William le aveva sempre riservato (quanto le bruciava, ancora, il suo ricordo!).
E troppo debole era la soddisfazione che le recava pensare ai compagni più cari e all’affetto che nutriva per loro, così come troppo amaro sarebbe stato aprire la mente al suo passato più remoto, quando suo padre e sua madre erano ancora vivi, insieme, e la riempivano di attenzioni…

Eppure continuava a tentare, a vagare con la mente da un ricordo all’altro, nel tentativo di riuscire a destreggiarsi in modo da non esser mai raggiunta dai fantasmi che continuavano a inseguirla. Solo il suo orgoglio smisurato, benché fosse stato messo duramente alla prova, riusciva a tenerla in vita, e lei lo sapeva.
Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non lasciarsi andare, pur di resistere alla tentazione di soccombere, pur di non farsi travolgere dalla realtà delle cose.

Non potete…

Ma questa notte non aveva chiuso occhio. Era così stanca… e il sole stava sorgendo.
La realtà delle cose la investì mentre ancora teneva premuto il fazzoletto sotto gli occhi.

La realtà delle cose era che Mel’Ishnd Mitzuko era stata tradita. Ingannata. Ferita a morte. E con lei, anche le sue radici, recise di netto.
Ed era stata lei, la sua maestra di vita, la sua seconda madre, lei che era sangue del suo sangue, a farlo.
Non le aveva permesso di decidere nulla della sua vita.
Tutto era stato predisposto alle sue spalle.
E lei si era comportata come un’ingenua sentimentale, rifiutandosi di vedere la verità delle cose.

Fino a adesso.

Le sue disgrazie portavano tutte la stessa, inconfondibile firma, che ora scintillava al sole del mattino come una striscia di sangue e fuoco.
Kaessandria Ashavari Tensh’Elijh.

Mel’Ishnd si alzò, lentamente.

Non potete avermi. Non più, ormai.

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Commenti

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6 commenti

  1. Povera Melisenda, non volgio nemmeno immaginare cosa stia passando. Però continuo a pensare che Kaessendria avesse un valido motivo per fare tutto ciò che ha costruito, correggetemi se sbaglio.
    Primo paragrafo, la seconda parola, libbre, l’hai scritta con una sola b.

  2. …però la prima l’ho scritta con tutte e due!!!
    Il maledetto correttore di word segna errore solo quel che pare a lui… brutta merda…

    Comunque Kaessandria aveva un valido motivo, questo sì! Dal suo punto di vista, più che valido! Lo si scoprirà…

  3. Word fa schifo, poco da fare… spesso mi dà errore anche quest’ quell’ anch’ e altre abbreviazioni, per non parlare degli accenti di perchè nè e similia, me ne corregge alcuni e altri li manda in errore… e la correzione automatica? Da Rowling ti trovi Bowling…

  4. Seddiovle, avendo studiato il francese, ho imparato anche a distribuire al volo gli accenti gravi e acuti nel modo giusto… anche se non ho ancora capito perché secondo word e la grammatica italiana si deve scrivere “dopodichè”, con l’accento grave… Questa parte del Devoto-Oli l’ha compilata per caso un siciliano?
    (mica per altro: per insegnare a una mia carissima amica di quella regione a pronunciare la e chiusa ho impiegato sei anni, e in realtà ancora non ci sono mica riuscita….)

  5. Io in genere non ho voglia di battere la é e il computer me la corregge metà delle volte. L’altra metà mi rode un po’ che non lo faccia. Ma a me dà dopodiché corretto…
    Hai visto che ho messo l’accento su dà? Sono brava eh? :>

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