Locanda dei Tre Boccali, VI giorno, luna di Elthrai. #2- Il conto della cena

Share Button

Questa è la fine della serata di un povero ubriaco…

La fiamma della lampada a olio trema debolmente, spargendo la sua luce soffusa sulle nude pareti della stanza; le ombre, impaurite, si rifugiano negli angoli in massa, formando un capannello scuro ed imperscrutabile che si agita nervosamente. Non mi interessa, saltino pure al collo ad azzannarmi, stasera sono tranquillo. Anelo solo arrivare al letto e sdraiarmi sopra le coperte; sì, sono piuttosto stanco anche per mettermi sotto le coperte. E forse ho anche bevuto un pochino. Un pochino tanto. Quasi tre bottiglie di rhum. C’è gente che ci muore, con tre bottiglie di rhum, ma Alehandro Maquin’daar è uomo di un’altra pasta. Voglio dire: sono sopravvissuto a quell’aborto infernale di Desmodar Sceleron, a quell’affarino incazzoso di Shobek l’assassino o come diavolo si fa chiamare ora, persino a quella leggenda vivente, quel turbine di lame mortali che tutti conoscono come Ma-jin , o Custode delle Spade. Sì, lo conoscono con più di un nome, quindi è cattivo sul serio. E, ribadisco, forse ho bevuto un tantino più del necessario.
Sbagliato. Hai bevuto un tantino meno del necessario. Questo era quello che bastava per farmi venire a galla.
Mi butto sul letto. Ho chiesto il lusso ed ho ottenuto un magnifico materasso di piume, proprio come speravo. Se c’è una cosa che mi manca quando sono sulle vie di ventura è un buon letto. Non sono certo un tipo troppo raffinato; ho giaciuto su pagliericci umidi di liquidi di dubbia natura, appollaiato su un masso muscoso, mi sono lasciato beccheggiare nella mia amaca dentro il mio vecchio carro. Quando ho sonno dormo, cadesse il cielo, dormo, e non mi faccio certo problemi di dove sono. Solo che la sensazione di un letto morbido, rialzato da terra, è tutto un’altro discorso, tutta un’altra comodità. E mi ci butto, su queste calde coperte con cui stasera formerò il mio bozzolo, lasciandomi trasportare come un naufrago dalle onde calde dell’alcol che ho in corpo. Magnifico, davvero.
Via uno stivale, via anche l’altro. Amici stivali, da quanto mi accompagnate! Quanto avete passare sotto di voi mentre io camminavo innanzi? Quanti ostacoli mi avete aiutato a superare? Quante volte mi avete sostenuto?
Parli con gli stivali, amico, sei alla frutta.
Non ti ascolto, caro mio. Sono in una stanza di locanda, dopo una giornata tutta da raccontare, e giuro su quanto ho di sacro che non ti presto orecchio neanche per un istante. Se voglio ascoltare qualcosa, preferisco concentrarmi sui tarli che stanno rodendo l’armadio, sui canti che ancora arrivano dal piano inferiore, sui gufi che si stupiscono fuori dalla mia finestra di fronte a tale marasma.
E invece mi ascolterai. Quando il vento soffia nella testa sei costretto ad affrontarlo. Un solo filo di brezza in una gola rocciosa non ci mette molto a divenire una tempesta.
Questa non l’ho capita granché, ammetto, ma quando uno ha qualcosa che gli si agita dentro di solito farebbe bene ad ascoltarlo, prima che la voce diventi intrusiva. Allora parla, ti ascolto. Sei lo spirito della terza bottiglia di rhum, vero?
All’incirca.
Ti voglio bene, amico.
Tu mi odi, perchè non sei ancora così ubriaco come vorresti. Lo spirito della prima bottiglia è un amico che ti tiene sottobraccio, che ride con te, discreto e timido. Lo spirito della seconda bottiglia è una bellissima donna, che ti fa assaggiare il suo corpo, che innalza il tuo spirito sin dove mai saresti arrivato, che scioglie le tue paure. Poi c’è lo spirito della quarta bottiglia, che canta le migliori melodie mai udite da vivente, e ti accompagna verso il sonno sostenendoti tra le sue braccia calde.
E lo spirito della quinta bottiglia?
Tomba, il più delle volte.
Oh. Cavolo. Beh, allora tu…
… io sono quello che parla. Il tuo confessore speciale.
Non ho niente da confessare. Sono pulito come un agnello. Un agnello preoccupato perchè c’è un’orda di demoni al giro, ma pur sempre un agnello.
Tu un agnello?!? Scherzi, vero?
Lo so che non sono un santo, anzi. Sono solo una persona coerente, con il suo codice personale, le sue motivazioni, che sa quello in cui crede e quello di cui se ne frega. Anch’io ho una sorta di bushido tutto mio, alla fine, come tutti, credo, non solo i samurai.
Parli spezzettato e dici cose senza senso.
Sono ubriaco, all’incirca, l’ho gia detto. Voglio solo stare comodo per i cavoli miei. Anzi, guarda, intanto incrocio le braccia dietro la testa e chiudo gli occhi, che questo soffitto buio mi ha stancato, ecco. E adesso buonanotte.
Non è la tua vita il bene più prezioso che hai?
Certo, l’ho sempre detto. Senza quella non posso fare niente, è logico. Una volta che l’hai persa, i giochi finiscono, le domande finiscono, tutto finisce.
E allora che ci facevi tra quella donna e tutti i nemici che vi si sono parati di fronte?
Scusa?
Ti sei interposto a petto scoperto e ad arma sguainata tra la ragazza e quel diavolo di Silverion infuriato! Hai preso più botte di un ciuco e hai portato a casa la pellaccia per il rotto della cuffia! Questo che vuol dire?
Che ero ubriaco anche stamattina?
Eri sobrio come una sacerdotessa di Nhea.
Non vuol dire niente, caro mio. La vita è mia e ne dispongo come mi pare, bellezza. Ci sono persone a me care per cui la darei. Non è un gesto eroico, è solo l’affermazione che alla fine ci sono persone che vorrei vivessero ancora a lungo per poter portare a compimento i loro sogni.
Tu ne hai?
Di sogni? Molti. Il mio lavoro, prima di tutto, è quello che ho desiderato per tutta la vita. Il lavoro del circense, se svolto bene, ti permette di vedere persone sorridenti, felici almeno per la durata del tuo spettacolo. Se gli puoi dare anche solo uno stralcio di serenità, è già sufficiente. Io sono contento così. Eppure io ho visto anche i miei sogni distruggersi, infrangersi, finire in fumo letteralmente; sono stato però così fortunato da avere una seconda possibilità per ricostruire tutto, e l’ho sfruttata al massimo. Per questo vorrei che le persone a me care avessero questo tempo anche loro, a me già concesso, per vedere le loro speranze, i loro ideali avverati. La mia vita è lo strumento che uso per vivere e far vivere.
Geniale. Sei ubriaco fuori d’ogni ragione, e questo mi soddisfa alquanto.
Perchè, scusa? Che ho detto?
Ti sfugge il punto del discorso, mi pare. Segui il mio ragionamento.
Parti, che ti sto dietro.
Allora, è vero. Non è la prima volta che lo fai. Hai protetto Melisenda con il tuo corpo più di una volta, ad esempio, te ne rendo atto.
Certo che l’ho fatto, e lo rifarei. Melisenda è la mia migliore amica, e lei ha ancora così tanto da fare. Per certi versi, deve ancora cominciare a vivere, secondo me, ma arriverà anche quel giorno.
Melisenda è una donna, lo sai?
Grandissima scoperta! Sì, Melisenda è donna, è donnissima, lo so. Fa le cose che fanno le donne in quanto tali, lo so per certo.
Parli della storia dei panni bianchi?
No, non ne parlo, non ne parlerò mai più.
Stiamo divagando. Quello che volevo dire è: hai mai desiderato Mela accanto a te non solo come amica?
Bella domanda. No, non credo. All’inizio mi sentivo il suo tutore, poi è diventata la mia consigliera, il mio buon senso, qualcosa di cui non mi potevo privare. Non c’è mai stato spazio per altro, e non credo che mi sia mai passato per l’anticamera del cervello.
Con quest’altra, invece…
Mostra un po’ di rispetto o mi vedo costretto a svenire. Poi dopo con chi parli, con la spalliera del letto?
Io non la chiamerò per nome finché tu non ammetterai che verso di lei c’è qualcosa di diverso dal solito. Qualcosa che non è di Melisenda, qualcosa che non è di nessun’altra donna che hai incontrato.
Ho preso tante di quelle fiammate durante i miei viaggi che neanche ne tengo più il conto, ormai. So cosa si prova in quelle situazioni, quando il cuore scalpita, quando la vista ti si offusca, quando sudi freddo…
Stai descrivendo una sbronza.
All’incirca è simile sotto molti aspetti. Voglio dire, sei confuso e non ragioni bene, come quando hai bevuto sin oltre il tuo limite.
E questa volte ti senti così?
No.
Bugiardo! Infame!
Oh, ma se mi fai una domanda potrò risponderti liberamente? Ti ho detto quello che penso e nient’altro.
Non ci credo, e neanche tu ci credi. Hai fatto cose così stupide, oggi, così rischiose, che non c’è altra spiegazione se non questa. Che lei ti interessa, ti piace, ti turba in qualche modo. Dico bene o parlo giusto?
Cavolate. L’avrei fatto per chiunque.
Ma non è vero! E lo sai, che non è vero! Sei solo un bugiardo!
Di questo te ne rendo merito. Sono bugiardo patologico. Niente, non ci riesco, la verità mi piace infiocchettarla per farla piacere di più anche agli altri.
Che cosa brutta e stupida. Sei un falso. Inizi proprio con il piede giusto! Una bella fila di menzogne, gli hai detto!
No, permetti, questo non lo accetto. Sono stato onesto in tutto e per tutto, non ho detto cazzate, ero Alehandro e nessun altro.
Era facile essere onesti in una giornata come questa. Dovevi essere onesto con lei e con te stesso solo in un certo momento, e non l’hai fatto. Quando ti ha chiesto perchè le eri stato vicino tutto il giorno, perchè hai inventato quella bugia misera e miserevole?
Non è una bugia, è la verità!
Poteva esserlo all’inizio, la promessa del circense verso la sua benefattrice. Ma adesso c’è altro, e lo sai.
Non so niente, io.
Vuoi che ti dico quel che penso?
Che poi è quel che penso io, giusto?
No. È quel che pensa la parte onesta di te con tre bottiglie di rhum in corpo. E pensa che tu non sia un bugiardo ma semplicemente un pavido, un pauroso, un coglione che ha paura di esporsi.
Faccio il circense, lavoro in pubblico, non posso aver paura di espormi!
Facile parlare a tante persone, è come non parlare a nessuno. Parlare con una sola persona è molto più difficile, ti mette a nudo, lascia che si aprano in te punti deboli esposti. Gli offriresti la gola. E poi hai paura di esporti con te stesso, mi sembra.
Questa conversazione mi ha stancato.
Hai appena ammesso tutto, lo sai, sì?
No, non ammetto niente! Io sono Alehandro Maquin’daar, circense di professione, ubriaco questa sera, spirito libero tutta la vita e nient’altro!
Ah, sei innamorato della tua libertà, e contemporaneamente la vorresti dividere con lei, giusto?
Buonanotte.
Ci ho beccato di nuovo!
Non hai beccato niente. Buonanotte.
Sei un’anima buia, amico mio! All’inizio è imperscrutabile, ma aspetta che gli occhi si adattino alla tenebra e diventa un velo trasparente! Ti si legge attraverso!
Ben discorso davvero. Buonanotte.
E pare a me o hai paura che l’occhio di Sirio ti legga di nuovo dentro? Melisenda l’ha già fatto, e anche lei potrebbe riuscirci, e questo ti spaventa!
Buonanotte.
Accettati, amico mio, accettati! Non aver paura di mostrarti! Ci tieni e lo sai!
Mi sono stancato davvero adesso. Ti affogo sotto un’altra bottiglia di rhum, me la vado a scolare subito. Ecco, vedi, mi sto alzando.
Non c’è peggior sordo… Va bene, buonanotte.
La buonanotte arriva come un macigno, anzi, un pugno tiepido dallo stomaco alla testa, un colpo devastante che mi stordisce. Tre bottiglie di rhum, e il grosso della sbronza arriva adesso a farmi svenire.
Alla buon’ora.

*    *    *

– Messer Alehandro, mi aveva detto che voleva essere svegliato a quest’ora e…
– Grazie mille.
L’oste si stupì della voce sonante che lo sorprese da dietro la porta. Il bizzarro individuo aveva lasciato precise disposizioni per essere svegliato un’ora dopo l’alba, ma vedendo quanto aveva bevuto la sera prima il padrone della locanda si era preparato a un lavoro lungo e inutile. Quando la porta si aprì, invece, si trovò davanti una persona sveglia e pimpante; i lunghi capelli ricadevano ancora disordinati sulle spalle, aveva appena un accenno di barba dal giorno precedente, ma gli occhi erano luminosi e vivi, svegli e pronti alla giornata.
– Potrei avere un po’ di latte fresco per colazione, quando scendo? Ne avrei davvero voglia, grazie, prima di partire per Arath.
L’oste annuì lentamente, ancora stupito per la vitalità dell’individuo, poi il circense gli chiuse delicatamente la porta in faccia salutandolo. Uno strano soggetto, senza dubbio.

Share Button

Commenti

commenti

14 comments

  1. in effetti, non è smielato!
    è carino, buffo, nega l’evidenza ma non è smielato 😛 non invoca la sua “esmeralda” confare malinconico e dolce 😀
    comunque, grande prova frank!!! 😛
    ghgh, chissà se la “ragazza” lo capirà,ahahah

  2. prima di tutto dovete chiedere l’avvallo al maestro samurai…un po’ tipo lo sposo con il padre della sposa!!!

  3. Questo spirito della terza bottiglia è molto chiacchierone… ed ha tanta ddi quella ragione, ma tanta di quella ragione… 🙂
    Che caro, anche Alehandro falls in love!

  4. Dahaluccio, tu sei un maestro di smielatezza, nessuno può superarti!
    e comunque questo non è affatto smielato!
    Anzi…

    Gran bel pezzo, Noctulio…

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.