L’ultima locanda.

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Ma che diavolo ci faccio io, insieme con una coppia di piccioncini, un paladino ubriaco di vin brulé e una ciecata; ma soprattutto… perché mi sembra di essere a mio agio in mezzo a loro?

Con disinvolta naturalezza Xaladh si sedette dando le spalle ad una grande finestra vetrata dalla quale entrava una fievole luce della luna.
-Il lupo cambia il nome ma non il vizio eh, Xaladh?- domandò il circense.
Il ragazzo alzò un sopracciglio, non comprendendo bene quello che volesse dire – Cioè?- domandò a sua volta aspramente.
-Nulla, nulla…
-Perché non pensi alla tua dolce sposina che non fa altro che guardarti con occhi smielati invece di disturbarmi… se continua così, mi ritroverò con il diabete!
Il ragazzo dalla coda all’orientale sia alzò in piedi rapido, appoggiando le mani sul tavolo e arcuando il corpo verso quello che un tempo considerava suo amico.
-Vuoi forse litigare?? Senti poi da che pulpito… Proprio colui che ha scritto tutte quelle smielate poesie per la sua amata!
Ricopiando la postura del giovane Xaladh ribatté:
-IO non ho scritto un bel niente. Quello di cui parli è DAHAL non ME! Tsk, che razza di amici aveva questo qui… pronti a pugnalarlo al primo angolo…
Il placido paladino si frappose fra i due con le braccia aperte per dividerli.
-Calmatevi su bevete un po’ del mio vin brulé… stasera dobbiamo festeggiare…  niente risse!
-Sei fortunato ad avere quest’angelo custode Alehadro… – Xaladh si rimise sulla sua sedia a dondolarsi, mentre Marek versava il liquido dal dolce profumo orientale. Gli sembrava così familiare eppure non si ricordava nulla.
Era lì immobile che guardava il suo bicchiere, chissà quante volte lo aveva fatto in quei tre mesi, chissà quante nella sua vita. Si sentiva oppresso, pesante.

Devo svagarmi un po’… Forse una donna a pagamento è proprio quello che ci vorrebbe… come minimo sono tre mesi che non vedo una donna! Basta ho deciso ora ne cerco una.

“Non ci provare neanche”

-Cosa…? Chi ha parlato?- ma la sua voce si perse nel frastuono della taverna – ma che simpatici… prima tirano il sasso e poi nascondono la mano…

Ho bisogno di un po’ di aria fresca… devo fare due passi l’aria qui dentro è troppo calda o rischio che la mia testa esploda!

Furtivamente il ragazzo si diresse verso la porta, senza che nessuno della sua compagnia si rendesse conto che fosse uscito. Iniziò lentamente a camminare, ma senza che la testa ottenesse il sollievo sperato, lessa infatti gli pareva un alveare, un rumore lo perseguitava, fisso e costante. Xaladh si accasciò al suolo contro la parete del locale con i ginocchi piegati.

Maledizione perché mi fa così male?

Dopo poco dalla stessa porta uscì il valoroso templare della luce del nord guardando prima a destra e poi a sinistra come se stesse cercando qualcosa, o meglio qualcuno.
-Anche voi a vedere questa bellissima luna messer Xaladh?
-No cavaliere… è roba da zuccherosi poeti, forse sarebbe piaciuto a quel vostro amico che tutti voi tanto parlate.
-Già… probabilmente gli sarebbe piaciuto… ma a volte non credete che sia giusto prendere dei momenti di pausa per apprezzare tutte le cose che ci stanno attorno?
-Bleah… vi prego non continuate oltre o mi farete venire il voltastomaco.
-Come preferite…  Mi permettete una domanda prima che io rientri? Perché ci avete aiutato quest’oggi? Dopotutto non c’era nulla che vi legasse a noi.
-Hai perfettamente ragione… Ma le corone sono un’ottima scusante.
-Tutta una questione di soldi quindi?
-Esatto.
Il paladino fece un cenno di saluto con la testa e rientrò dentro la locanda in parte contrariato, in parte disgustato dalla risposta del giovane.

Finalmente Xaladh era di nuovo solo, solo com’era stato in questi ultimi tre mesi. Non si era mai chiesto se avesse amici, famiglia, l’unica cosa che gli premeva era quella donna: Esmeralda. Ma chi è mai questa ragazza? Una dolce fanciulla dai modi buoni come lui si ricordava o l’assassina che era stata descritta per tutta la giornata? ASSASSINA. Perché quando pensava a quella parola un brivido gelido gli percorreva lungo la schiena?

Le due ragazze non possono coincidere, non può essere: anche se fisicamente molto simili, non può essere un’assassina… lei era dolce e sempre con un grande sorriso e sempre disponibile per lui. Per Dahal. Per Dahal?Per Xaladh che c’entra Dahal ora! La sua Esmeralda è un’assassina della quale si è perdutamente innamorato. E allora perché mi è venuto in mente, così? Probabilmente troppo alcool mi fa male alla testa… Forse è meglio che vada a mettermi dentro a sedere… Forse…

Con passo vacillante Xaladh rientrò nella locanda e si diresse verso lo stesso tavolo di prima, con quel paladino che discuteva come se dovesse fare per qualche guerra di chissà dove, i due piccioncini sempre più appartati, la ciecata con quattro bottiglie vuote davanti, e quello che stava rovistando nella mia borsa come un ladro… La mia borsa??
Xaladh non riuscì neanche a collegare che fosse un vero ladro che appena il ragazzo si sentì minacciato, scappò verso la porta.

Lurido bastardo.

-Fermati dannazione!- iniziò a rincorrerlo, entrambi uscirono dalla locanda ma Xaladh non si diede per vinto nonostante la testa gli facesse sempre più male.
-Vuoi la guerra maledetto? Che l’ombra desti il mio spirito, per l’arcana melodia che ogni tua fibra sia bloccata dal potere della magia!- il ladruncolo si arrestò improvvisamente come pietrificato, Xaladh gli arrivò alle spalle e, sguainata la sua lama, puntò il filo della spada alla gola del ragazzo. Era sudato, stava male, ma non a causa della corsa, il mal di testa sembrava un crescendo musicale non intenzionato a fermarsi.
-Ora dimmi perché dovrei risparmiare la tua vita piccolo manigoldo…
Intanto tutta la sua compagnia lo aveva seguito fuori insieme con un piccolo gruppo di sconosciuti incuriositi dall’evento.
-Xaladh!- sbraitò Marek avvicinandosi a due – se provi solamente a torcergli un capello sarai processato seduta stante da me medesimo!
-Stai zitto! Che l’ombra desti il mio spirito, per l’arcana melodia cedi all’oblio della magia.- il paladino crollò a terra dormiente, mentre Xaladh sembrava perdere quel poco di senno che gli rimaneva.
-Fermati!
– Non fare cazzate!- gli urlarono dietro il ragazzo più grande di lui e la sacerdotessa con gli occhiali.
-Vi prego messere non fatemi del male…- il ragazzo era spaventato a morte e anche se l’incantesimo che gli aveva scagliato era ormai terminato non riusciva a muovere un muscolo.
– Mia madre è morta… e il mio patrigno mi ha cacciato da casa perché mi ritiene un incompetente…

“Anche lui”.

La testa di Xaladh pulsava sempre più forte. Era al limite.
-Ri…dammi la borsa immediatamente…
-Sissignore…- senza fiatare il ragazzo si tolse da tracolla la borsa di iuta e la passò nelle mani dell’inseguitore; Xaladh controllo il piccolo contenitore di cuoio, dove metteva le monete e, dopo che ebbe controllato che fossero tutte, nascose una corona nella mano.
-Bene sembra che ci sia tutto dentro…- si avvicinò all’orecchio del ragazzo e gli sussurrò:
-Cerca di trovarti un lavoro… non ti andrà sempre così bene.- con il braccio libero tirò il ragazzo verso di sé e, dando le spalle alla piccola folla, lì riunita, lasciò scivolare la corona nella piccola tasca del gilet sgualcito.
-Ora vattene!- disse senza che il ragazzo potesse ribattere con tono imperioso e dopo poco la figura del ragazzo si perse nell’oscurità.
Xaladh era sfinito, credeva che oramai la sua testa stesse per esplodere, le gambe cedettero facendolo inginocchiare, la lama gli scivolò sul fianco, e mise le mani nella sua testa riccioluta sentendo in lontananza una voce che lo chiamava.
-Xaladh come…………- non udì più nulla.

Un ragazzo di neanche sedici anni entrò nella locanda e si avvicinò al bancone.
-Oste se ne sono già andati quel gruppo di avventurieri con quel ragazzo dalle vesti buffe?
-Tim, non credi di avere rischiato fin troppo stasera?
-Si lo so, ma ho una cosa che appartiene a quel ragazzo e vorrei ridargliela.
Sbuffò – Sono al piano di sopra a riposare, ci sono solo loro.
Il ragazzo rapidamente salì le scale di legno e si trovò davanti ad una robusta porta. Bussò deciso
-Chi è?- chiese una voce femminile evidentemente stanca, mentre lentamente la porta si aprì.
-Awwwnnn… non vogliamo nulla… ma aspetta te sei il ladro di stasera!
-Chi è Miralys a quest’ora?- chiese con tono calmo Marek mentre si diresse alle spalle della sacerdotessa.
-Scusatemi- disse lui- per tutto il casino che vi ho creato stasera e ora per avervi svegliato… ma volevo riportare questo piccolo cofanetto a quel ragazzo dalle vesti chiare… speravo di barattarlo per un pezzo di pane, ma dopo la corona che mi ha dato, non mi serve più.
Il ragazzo pose nelle piccole mani della sacerdotessa un ancor più piccolo monile.
-Cosa?- Marek spalancò completamente la porta- che cosa ti ha dato?
Il ragazzo estrasse la corona che custodiva gelosamente nella tasca e la mostro ai due.
-Tsk e meno male che a lui interessavano solo le monete…- il paladino sorrise.
Miralys non riuscì a resistere dalla sua enorme curiosità e con le fini dita iniziò ad aprirlo.
C’era un biglietto.

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7 commenti

  1. Certo che ce n’hai messo di tempo… e dire che ce l’avevi già pronto il post, manigoldo!

    Ma quanto mi sta simpatico Xaladh, altro che Dahal, io mi fidanzo con lui!
    Sì poeta, Esmeralda sta cercando di farti ingelosire! ^^

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