Memorie del deserto

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La creatura era lì, a pochi passi da lei…così vicina che poteva sentirne il fetore…doveva solo riuscire ad aggirarla per prenderla di soppiatto alle spalle.
Con il cuore che le martellava nel petto, ed estraendo lentamente le armi dal fodero, la ragazza diede una rapida occhiata per controllare che il campo fosse libero.
Un rivolo di sudore le colò sulla schiena: non era più abituata a combattere ed il ferro sulle sue mani era quasi un’ entità aliena…
Non era tempo per indugiare, però e, con un rapido balzo si portò, quindi, alle spalle del nemico, con le lame in mano pronte a trafiggerlo.

La creatura si girò furente, gli occhi iniettati di sangue e….

iniziò a piangere a dirotto……

“Shereen ti prego fallo smettere…sono morto di sonno e tra poche ore devo partire…”

La giovane si riscosse dal torpore e, a tentoni nell’oscurità, riuscì ad accendere una candela: il vagito del neonato si affievolì un po’..
Mentre si alzava la candela illuminò la figura dell’uomo che le stava coricato a fianco e, per un attimo, la ragazza rimase a fissarlo, irretita..
Come ogni volta che lo guardava si sentì immediatamente invadere da un senso di tranquillità.
Nadir era la sua costante, il punto fermo dell’esistenza caotica e rutilante in cui era stata catapultata dopo aver lasciato El – Teparef.
Le era rimasto accanto: dopo gli accadimenti di Khamun, dopo che aveva seguito Lady Jaina, dopo Abdul…era lì, sempre lì…senza mai lamentarsi o scomporsi! Una colonna…
Le era quasi impensabile immaginare un’esistenza senza di lui..

Frattanto era arrivata dal bambino che, vedendola, cessò istantaneamente di piangere:
Altro che Abdul – mormorò tra i denti la ragazza – dovevo chiamarti Yashir l’egocentrico!! Antipatico! Non puoi fare il diavolo a quattro, far correre le persone nel cuore della notte e poi, quando siamo ormai svegli e preoccupati tu ci guardi, sorridi e smetti! Fai solo un sacco di capricci….Non è carino!!è la quarta volta che ci svegli stanotte e tra poche ore Nadir deve partire…”.

Come se avesse capito le parole della “madre” il bimbo rise divertito.

A volte il carattere di Abdul la inquietava: la balia diceva che per avere solo pochi mesi era un bambino straordinariamente sveglio e precoce. Questo, però, anziché rasserenarla, la preoccupava: nessuno era stato in grado di prevedere come si sarebbe manifestata la natura particolare di Abdul, né se, in effetti, quello che gli era capitato prima di nascere aveva avuto delle ripercussioni sulla sua “essenza”…
Per il momento era un infante sano, vivace e cresceva forte; era amato, coccolato e sin troppo viziato… ma chissà cosa sarebbe successo in futuro…Chissà chi era il padre….Quella domanda le continuava a ronzare in testa da sempre….

Persa a fissare il figlio non si accorse del tempo che passava e che, lentamente, il cielo sopra Canaham di tingeva di rosa.

L’ora della partenza era prossima.

******

Shereen… per il Sommo Hor-Yama…ma che cosa hai combinato ai tuoi capelli???…Le tue ginocchia?! Ma …sanguini…di nuovo!!!” – urlò la donna non appena la bambina ossuta, scarmigliata e tutta lividi si presentò al suo cospetto.

Il figlio della signora Izma mi ha offeso madre…mi ha detto che sono una stupida donnicciola  e mi ha spinto….Tu capisci che ho DOVUUUTO fargli vedere che si sbagliava!!

“Hai fatto di nuovo a botte con un maschio?!” – disse esasperata, portandosi stancamente le mani al volto.

“Io non la vedrei così se fossi in te, madre! Pensa piuttosto che ho difeso il mio onore di puma e che ho fatto valere la mia opinione!!”

La donna ora le stava girando attorno scrutando accuratamente ogni centimetro di pelle e di cuoio capelluto:

“…Si..ma….i tuoi CAPELLIIII Shereen….i tuoi bei capelli. Dove diamine sono finiti??? Sono corti….sono a C-H-I-A-Z-Z-E!!”

“Ahh si…visto madre? Sono stata brava…li ho tagliati da sola… Ho usato il tosacammelli… Adesso non sembrò più una donnicciola!” sentenziò con orgoglio la bimbetta.

“Non sembri più una donniciola??? Adesso sembri malata, figlia mia… sembra tu abbia la tigna!!!”.

La voce della donna ormai aveva assunto il tono stridulo che precedeva sempre l’inizio di una sonora ramanzina:
“Se non diventi un po’ meno aggressiva spaventerai tutti i tuoi possibili futuri pretendenti… Alla fine rimarrai zitella: guardati…hai OTTO anni: non sai rammentare, ricamare, cucinare, tosare…. passi tutto il giorno ad attaccar briga a destra e a manca…”

Shereen tossì distrattamente, si cacciò una mano in bocca e ne estrasse subito qualcosa che tentò di nascondere alla vista della donna… troppo lentamente, però:

“Oh per il Sommo Califfo… è per caso un dente quelloOOOO???!!! Io non so davvero cosa fare con te… Vai IMMEDIATAMENTE in punizione! Quando arriva tuo padre facciamo i conti… Se non ti comporterai come si deve non troverai MAI un uomo dabbene che ti sposi e che ti dia dei figli!”

“Tanto meglio – sbottò la bambina – io non voglio né uomini che mi proteggano, né stupidi poppanti da accudire…Io voglio l’avventura. Io voglio viaggiare… Troverò Abdul e lo riporterò a casa da te e papà e poi diventerò Capo Villaggio!! Non mi serve un uomo… Puzzano, frignano e sono stupidi!”

********

“Ambasciatrice, c’è un uomo che arriva da El Teparef e chiede di poterVi incontrare.”

“Grazie mille Amir, fallo passare.”

Shereen si alzò dalla scrivania, lisciando le pieghe della veste e ravviandosi i capelli: faceva particolarmente caldo quel giorno e neppure le spesse mura della Torre concedevano sollievo dall’aria caliginosa.

Sulla porta comparve un giovane Puma Grigio.
Era un uomo di circa 30 anni con la carnagione ambrata, le vesti tipiche della tribù desertica ed il viso segnato dal sole e dal lungo viaggio.
Aveva la barba di diversi giorni e uno strano sorriso sghembo dipinto sul volto:

“Ambasciatrice quindi…da non credere! Allora hai finalmente domato quel caratteraccio rissoso e hai indossato le più consone vesti del diplomatico. Finalmente un po’ di lustro al tuo povero ramo della famiglia!”

“Hassan, cugino adorato…Sono anni che non ci vediamo e, come al solito, dalla tua bocca escono solo parole pungenti. Che MERAVIGLIOSA famiglia UNITA la nostra!!”

Detto questo i due scoppiarono in una sonora risata e la donna corse ad abbracciare il cugino.

Parlarono per qualche tempo, finchè Hassan le consegnò una pergamena.
La carta era tipicamente di foggia desertica: più spessa di quella comune e più ruvida, “grezza”:

“…CASA!!” pensò Shereen

Erano mesi ormai che non riceveva missive dalla sua famiglia: da dopo la chiamata alle armi a Khamun e dalla “fuga” con Lady Jaina, la sua famiglia aveva interrotto ogni contatto.. e adesso stringeva tra le mani quel “tesoro” del tutto inaspettato..

Doveva leggerlo subito.

Congedò Hassan con malcelata impazienza e si precipitò nella sua stanza, con le mani tremanti per l’ansia e la curiosità.
Si rese immediatamente conto che non proveniva da sua padre: Mansur era solito attaccare alla pergamena un piccolo sacchettino con dentro una manciata di sabbia del deserto, affiché lei avesse sempre con sé un pezzo di casa..

Srotolò la missiva e scoprì una grafia leggera e nervosa:

“Oh no – sospirò – non mia Madre…”

La missiva era breve e concisa:

“Cara Figlia,

a quanto pare ho un nipote. Bene!

Ho un nipote..Sono nonna e neppure sono la prima a saperlo… Non sapevo neppure tu fossi incinta a dire il vero… Mi sarei aspettata una missiva… che so… due righe, e invece NULLA… Silenzio…

Vengo a sapere la “lieta novella” da un carovaniere… UN CAROVANIERE…. IO, TUA MADRE… ignara di tutto!!

Per non parlare poi delle voci sulla questione… a dir poco scioccanti!

Nessuno sa chi sia il padre… alcuni vociferano sia un personaggio in vista che vuol mantenere l’anonimato, un Lord, un Sir o, peggio… altri dicono che durante la tua “fuitina” con la Gran Khale’sir tu sia stata irretita dai nemici….. ed infine circolano storie su vasi e riti oscuri in onore del maligno!

Io non so più cosa pensare, ma una cosa è certa: tuo cugino ha avuto l’ordine di portarti a casa… Dovrò pur conoscere mio nipote e far luce su questo CAOS…

Ho detto ad Hassan di usare qualsiasi mezzo per portarti a casa… Q-U-A-L-S-I-A-S-I..

Stai pur certa che lo farà…

Mi dicono che ultimamente ti accompagni con un Sacerdote…

Porta con te anche questo TUO… compagno, insomma… Colui che, immagino e spero, sia il padre di tuo figlio!

… Se è un uomo dabbene sarà il caso venga a presentare le sue intenzioni.”

Shereen abbassò la lettera con un’espressione attonita sul volto:

“Perfetto tempismo Nadir! Proprio perfetto – pensò – Mi convocano a casa e, proprio quando ho bisogno di te come MAI prima d’ora, tu te ne vai a zonzo a Tuskgar…Coincidenze??? Io non credo… Come minimo il Divino Hor-Yama ti sarà apparso in sogno urlandoti di scappare lontanissimo per una calamità incombente…Quanto ti odioooo!!”.

Si diresse quindi verso la sua stanza per fare i bagagli, bofonchiando tra sé tentativi di conversazioni e di approccio con sua madre…
Non si accorse di quanti incontrò durante il tragitto, né tanto meno di Lady Rashida e di Sir Rinhad che erano venuti a trovarla, che furono oltrepassati, senza neppure uno sguardo.

“Scusaaa?…..Cosa ha DETTO??” disse sconvolto Sir Rinhad.

“Qualcosa tipo: Non posso presentarti il padre….è un CANOPO?!”

“Ecco…mi pareva…”

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