Messaggi subliminali

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Oscure tentazioni,
tessono la paura,
intrecciano incubi,
lacerano i sogni,
ali di demone
volano nell’orrore,
ghigni malevoli
risuonano nel silenzio,
neri tentacoli
intrappolano l’anima,
la consumano lentamente
finchè non svanirai,
il nulla ti circonda
in un dolce abbraccio
ferendo il tuo corpo
conducendoti alla morte.

-“Piccolo mio dove sei? Ti devo togliere tutti gli spiritelli dai tuoi riccioli!”
-“No, no, no, no, no, no e poi no mamma! Tu mi fai male quando mi pettini i capelli!” disse il bambino scappando dalla giovane donna, trovando rifugio in un barile vuoto.
-“Dahal.. ma lo faccio per il tuo bene tesoro mio… non vorrai che gli spiritelli ti portino tanto fuzuka addosso!”
-“ Uffi… non vogliooooooo!” la squillante voce del bambino suonava più cupa dall’interno della botte.
-“Peccato che sei sparito… proprio qui c’era un pacchetto tutto per te…”
-“ Un pacchetto??” la testa del piccolo fuoriuscì dal suo nascondiglio-“per me??”
-“Certo tesoro! Però solo se ti lasci pettinare…”continuò la donna con voce molto dolce
-“Va bene….” Sbuffò il piccolo poi si sedette su un piccolo panchetto, la madre prese un pettine dai denti di biancospino e dall’impugnatura di osso di volpe e iniziò a pettinare lentamente i capelli del proprio bambino
-“Piano mamma…..” la supplicò.
-“Tranquillo piccolo mio, farò più piano possibile…”
-“Mamma… posso chiederti una cosa?”
-“Dimmi pure…” rispose con un gran sorriso.
-“Perché tutte i bambini che conosco hanno un cognome e io non ce l’ho?” gli chiese con aria imbronciata
La madre sapeva il perché… ma non poteva dirgli che il padre voleva che il loro figlio crescesse e vivesse solo con le proprie forze, non che il loro cognome avesse condizionato la sua vita.
-“Tesoro.. il cognome non è una cosa importante… Una rosa profumerebbe con il suo dolce profumo anche se avesse un altro nome…”
Il bambino non era soddisfatto della risposta che aveva ricevuto dalla madre ma la accettò, mise poi la mano sul panchetto e una scheggia penetrò nell’indice procurandogli una fitta di dolore.
-“Ahiaaaaaaaaa! Buaaaaaaa…!” Facendo vedere il dito alla madre.
-“Fermo…” prese la piccola mano e con le unghie tirò fuori la scheggia dalla mano, e il piccolo si mise il dito in bocca succhiandolo-“stai meglio Dahal?”
-“Shi, shi….” Ai lati degli occhi aveva due enormi lacrimoni –“mamma.. perché esiste il dolore?”
-“Amore… nella vita se non esistesse il dolore non ci sarebbe mai neanche la gioia.. la tua vita ti parrebbe sempre uguale…” per il piccolo sembrava che sua madre stesse parlando qualche idioma sconosciuto-“ forse ora non comprenderai le mie parole ma quando crescerai sono sicuro che le capirai… comunque questo è per te…” la donna tirò fuori dalla propria borsa un pacchetto di piccole dimensioni ricoperto con della carta color giallo zafferano. Il bambino entusiasto prese il pacchetto e lo scartò, al suo interno c’era un pennino semplice di legno liscio –“ è fatto di biancospino spero che ti porterà fortuna!”gli sorrise.
-“Grazie mamma!!!!!” il bambino felice lo prese in mano.
-“Non devi… è per il mio piccolo Angelo!”

Ad un certo punto un lampo accecò gli occhi del piccolo, il corpo sembrava crescergli invigorendosi sempre più.

-“Dove sono… dove mi trovo? Ma .. sto volando?!? Quando ho imparato a farlo? È piacevole però, è bello sentire l’aria sul viso, volare libero nell’immenso blu…” continuò a volare un po’ goffamente  quando scorse all’orizzonte una piccola zona boschiva con un piccolo stagno e tante figure, allora aguzzò la vista per carpire chi fossero.
-“Ma sono Alheandro, Melisenda, Felix, Gith, Elmo, Ayleen, Misha e Rosminta! Ora gli piomberò addosso a tutta velocità e vedrai come si spaventeranno!” penò fra se e se.
Si avvicinò a gran velocità a quel gruppo li riunito; planò in mezzo a loro stupiti, ma non come credeva lui di sorpresa ma di terrore più puro, i tre che gli erano più vicini a lui, ovvero l’acchiappafolletti e i due alchimisti, fuggirono a gambe levate.
-“Ragazzi che vi succede?” tentò di dire ma dalle sue labbra, ormai scure, uscirono solo cupi gorgogli, non si era reso conto di quello che stava succedendo, o almeno non ancora.
In pochi attimi tutti i presenti estrassero le proprie armi, Gith e Ayleen presero i loro rispettivi archi, e rapidi scoccarono più e più frecce contro quel corpo nerboruto senza che esso riportasse feriti di alcun genere, ma l’anima di quel corpo, l’anima di Dahal soffriva come se quelle frecce fossero scagliate contro il suo vecchio corpo, Felix sguainò la sua spada e la lama si infiammò in un battito di ciglia, e con passi decisi caricò l’immonda creatura in una danza frenetica. E fu allora che il ragazzo perse completamente l’utilizzo di quello che un tempo era il suo corpo, come un burattino è soggiogato al burattinaio, lui era soggiogato all’ira. Il mezz’elfo cerco di colpire di sorpresa con un tondo verso l’addome dell’avversario, con dei prodigiosi riflessi la creatura bloccò la lama con le sue possenti mani senza che le mani si ustionassero al fuoco incantato e passo al contrattaccando passando da parte a parte lo sterno del giovane. Questa volta era il turno di Alheandro e Melisenda.
-“Per il potere divi……”
-“Per l’arcana melo….” E poi tacquero come se le loro menti fossero state confuse da qualcosa che gli fece perdere i loro incantesimi; nel frattempo coloro che prima erano scappati erano tornati per cercare di dar man forte, Elmo tentando di guarire con delle erbe mediche Felix, e i due alchimisti scagliando le loro prodigiose creazioni, niente, era tutto inutile; fuoco, freddo, acido, folgore nessun elemento sembrava ferirlo, continuava avanzando fino all’acchiappa-folletti prono, lo sollevò per la gola finché al povero ragazzo gli fu impossibile respirare e venne scagliato a terra esamine. Il gruppo ormai era senza speranza e, con le ultime energie che rimanevano caricarono, la bestia a capo basso.
Sorrise malignamente davanti questo sforzo inutile e iniziò a formulare frasi oscure, imperterrito dei colpi che stava ricevendo.
-“Per il potere demoniaco, io invoco morte e distruzione su voi che mi affrontate, piros jahn, piros zhar, fiamme ardete, fiamme esplodete, piros invoco” terminata la formula il cielo si oscurò completamente e dallo stesso cielo piovvero quattro sfere di magma ardente che si schiantarono sopra lo stesso incantatore. Rimase solo povere. No. Solo lui e la polvere tutt’intorno. Aveva riottenuto il controllo di se stesso, di ciò quello che un tempo fosse il proprio corpo.
Si guardò le spaventose mani che si trovava.. piene di vene che fuoriuscivano e da artigli neri lunghi come pugnali, si rese conto solo in quel momento che se prima era riuscito a volare lo doveva a due enormi ali che aveva dietro le spalle, due enormi ali rosse da pipistrello.
Non ci credeva… non riusciva neanche a immaginare di ciò che aveva fatto fino a pochi attimi prima, con le sue stesse mani si feriva le proprie mani a fondo, non sentiva neanche il minimo dolore. Un piccolo applauso partì da dietro di lui, erano Aldegar e Maliandar:
-“Piccolo poeta innamorato Dahal”- iniziò colei che un tempo era un elfo-“ o ti dovrei chiamare oscura bestia?”
-“Smettila” sibilò
-“Complimenti hai sbaragliato tutti senza alcun problema, sei migliorato molto nel combattimento vedo! Ahahah” continuò il folletto dal viso insanguinato
-“E non solo quello… anche negli incantesimi!”- continuò lei-“sei divenuto un dio tra gli uomini, nessuno può nulla ora contro i tuoi potenti poteri…”
-”Smettetela!” urlò con tutto il fiato che aveva in corpo.
Due braccia scure dai riflessi verdastri presero da dietro il giovane e l’oscuro essere gli bisbigliò:
-“Tu sei come me Dahal…. Un Demone!”

-“Smettetela!”
L’uomo dalla folta capigliatura e la gnoma si svegliarono di sobbalzo subito dopo aver sentito quell’urlo provenire dalla camera degli ospiti.
-“Basta io l’ammazzo! Non è possibile che tutte le notti sia così a causa di quella specie di uomo divano!” la gnoma furibonda scattò in piedi rapida, afferrando diverse boccette alchemiche di vario colore.
-“Rosminta calmati per piacere!” l’uomo preoccupato per ciò che sarebbe potuto accadere al giovane la rincorse. La ragazza corse fino davanti alla porta della camera degli ospiti, la porta era completamente spalancata e appena vide dentro la stanza, rimase sconvolta da quello che stava vedendo facendo scivolare dalle braccia tutte le boccette cadendo così in terra.
-“Rosminta? Ma che diav….?” L’uomo la raggiunse e vide anche lui l’orribile scena. Il loro ospite era con il busto eretto e fissava il vuoto mentre dalle sue mani scorticate stillavano gocce di sangue che percorrevano le sue dita e colavano sulle coperte candide del letto.
-“Tu sei un cretino, e ora ho anche le prove!” disse la ragazza “ ma che diavolo di sei fatto alle tue mani?” disse poi preoccupata.
-“I…I… io non… non ho fatto nulla” gli rispose il ragazzo ancora scosso dal sogno.
-“Calmati ora sei tra amici… Rosminta vai a prendere le bende per favore?”continuò “anche questa notte incubi vero Dahal?”
-“S….S…..Si……..”
-“Dai sciacquati le mani ora… ti va di parlarne?”
Il sole, intanto, sorgeva tiepido e timido.

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Commenti

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7 commenti

  1. su, vieni e passa qualche mese ad Arath…ma non dove eri te, a casa di Mira….

    Poi gli incubi o aumentano o spariscono 😀

    Povero Dahal…..su, forza e coraggio!!!!

  2. Ma quella all’inizio… è Roshan, vero? 😉
    Bravo Dahaluccio di papà, vieni da Alehandrino tuo che ha una cura infallibile per il tuo cervello bacato… Allora, la birra, arriva o no?

  3. Ho un pissicopatico in casa… e fin qui pazienza… il problema è che:

    o si sbuccia le mani dalle s….

    o c’ha le stigmati

    Cmq bell’incubo davvero! Bravo capoccione!!! E poi guarda il lato positivo delle cose… ancora il loto nero non è caduto per errore nella tua minestra… dovresti esserne felice!

  4. Rosminta prima o poi ti farà la pelle, garantito… le sporchi tutte le lenzuola… quiando si sa benissimo che se si parla di macchie è lei la regina incontrastata della casa… nel senso che le macchie che procura lei non hanno rivali, con tutte quelle boccette a spasso…

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