Padri e Figli

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“Padre, perché dovrei imparare a tirare di spada? Non ci sarai sempre tu a proteggere la mamma e me?”
“Vedi figliolo, ci sarà un giorno in cui io non sarò in grado di poterlo fare. E allora dovrai pensare tu a tua madre. Sai che sono un militare. Difendiamo la nostra Patria da quanti vorrebbero farci del male e alcuni di noi cadono. Allora tocca ai nostri figli e a i figli dei nostri figli prendere in mano le redini di questa bella Terra ed evitare che chi non ne ha alcun diritto, possa impadronirsene.
Questa terra appartiene ai Mac Dussel. E solo loro possono decidere come impiegarne le risorse.”
Continuò così, tra un discorso accorato e qualche lezione di affondi, il decimo compleanno di Garreth.

Ci stava pensando proprio mentre rientrava nei confini natii. Quel giorno fu il primo vero e proprio gradino di una scala che terminò quando il Duca, Erik, lo nominò Gran Conestabile dopo la dipartita del padre. Adesso era lì, ancora arrancante nonostante le cure di un sacerdote della terra del Leone, che si inerpicava sul sentiero che allargandosi si immetteva sulla via maestra di Oldmory su su, fino al Bastione. E gli pareva che la scala non fosse nemmeno lungi dall’essere al termine.
Gli si fecero innanzi due militi, per sorreggerlo ed aiutarlo a camminare, ma lui li scacciò con un gesto secco della mano.

Cosa sarebbe accaduto se la Duchessa fosse caduta?
Proprio Lei, che aveva dubitato di lui innanzi alla stanza vuota del golem e a tutta la corte riunita. Lei che lo aveva obbligato a comunicare agli uffici competenti ogni suo spostamento. Lei che pareva non vedere gli squarci sulla pelle che quello stesso costrutto incantato aveva inferto al Bunaìdh del Clan Kerr. Lei che non era vigile, quando quell’automa aveva mandato in frantumi il suo spadone.
Eppure, sapeva in cuor suo che solo la vita di Sua Grazia avrebbe potuto tenere unita la popolazione dell’Orsa. Solo battendo in duello il Duca di Thersa avrebbe potuto lavare via l’onta su non una ma ben due delle stirpi più importanti nelle terre dell’Orifiamma. Solo abbattendo quella ignobile creatura, sarebbe tornata a cavalcare ed errare.

Ma il corpo del Duca non giaceva a terra, né tantomeno quell’orrido abominio sembrava essere stato ricacciato dal luogo ove debbono rimanere certe offese a quanto di buono c’è nel Creato.
C’era solo Lei. Seduta, attorniata dai suoi cortigiani più fedeli, da coloro che le erano al fianco nel momento in cui poteva veder recisa la sua vita da un altro dei savi uomini che governano il Nord. Nel momento in cui il suo fiato poteva esser rotto dalla nefanda prole di Orione.
Come suo Padre, sapeva lasciarsi alle spalle i momenti difficili. Come qualche anno fa, quando un intera ala dell’esercito venne mandata in rotta da un manipolo di barbari che sciamava già da un valico innevato. Era stata una battaglia dura, forse la prima vera e propria combattuta dell’allora Maresciallo Kerr. I caduti non si contavano e le urla e gemiti dei feriti stentavano ad interrompersi.
Allora il buon Erik, ferito ad un braccio, si alzò a stento sopra un giaciglio e infervorò le truppe:
“Fratelli e Sorelle,
Oggi molti di noi sono caduti.
Molti di noi adesso giacciono nella Spirale.
Quanti sono rimasti rendono onore al loro sacrificio, al loro patriottismo e alla loro volontà di difendere i confini sacri di Gardan.
Non ci è dato sapere come o quando onoreremo il debito che oggi abbiamo contratto nei loro confronti. Ma, quant’è vera la Luce del Nord che guida gli Erranti, noi lo faremo. LO FAREMO!”
E l’urlo del battaglione divenne uno solo.

Adesso, Costei, come il Padre, giurava di impedire a chiunque, di infangare il suo buon Nome, quello del suo Ducato e quello della sua Gente.
Coloro che aveva attorno l’avrebbero aiutata.
Ogni uomo di buona volontà nato tra le braccia dell’Orsa lo avrebbe fatto.

“LO FAREMO!”
“Perdonate, Signore, avete detto qualcosa?”
“No, Sergente. Ripensavo ad una vecchia battaglia…..”
E la figura del Gran Conestabile sparì attraverso la porta dei suo alloggi.

“Lo faremo….”

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