Quella festa del Nadir…

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Tutto era pronto per la cena ufficiale che lady Alison aveva voluto organizzare in occasione delle celebrazioni della Festa del Nadir, nell’ottavo anno del nuovo Regno: le luci erano soffuse e austere come si conveniva all’occasione, la musica in sottofondo coronava l’atmosfera di solennità, addobbi e arredi omaggiavano le tradizioni dei cinque clan di Gardan e dei sept maggiori del clan Cleeland, la servitù era impeccabile nelle livree cerimoniali, gli ospiti si erano già accomodati nel salone e attendevano solo la chiamata della padrona di casa, il suo adorato marito risplendeva nella sua armatura cavalleresca lucidata fin nei minimi dettagli e i devoti figli erano adorabili e perfetti nei loro abiti più formali, ben pettinati e con le schiene ben dritte. Certo, Ryan era più rigido di uno stoccafisso, Martin stava sudando più del necessario e Francis aveva un evidente bisogno di svuotare la sua vescica per la quinta volta nell’ultima mezz’ora, ma ormai tutto era pronto ed era necessario che anche il piccolo della famiglia imparasse a controllare i suoi istinti.

Una sola cosa tratteneva lady Alison dall’annuncio formale dell’inizio della cena: Olivia. Dov’era finita la sua affidabile, puntualissima Olivia? Quella sera Lady Alison aveva tutta l’intenzione di sfoggiarne l’arguzia e la grazia: dopotutto nell’anno che si preparava ad arrivare la sua bambina avrebbe compiuto sedici anni, l’età perfetta per iniziare a cercarle un buon partito… Forse si era attardata nel prepararsi, per quanto non ricordava che sua figlia si fosse mai appassionata tanto a vestiti e belletti, ma d’altronde quello era un periodo così delicato per una fanciulla…
Era immersa in questi pensieri quando all’improvviso udì il portone aprirsi e la voce del maggiordomo risuonare nel salone in modo un po’ incerto, annunciando l’arrivo della primogenita della famiglia.

Lady Alison alzò gli occhi e mancò poco che svenne.

Olivia era sulla soglia, un sorriso smagliante impresso sul volto, le mani dietro la schiena e il petto in fuori, luminosa nel suo portamento, nobilitato da un lungo abito da gran dama semplice ma di grande effetto che fasciava le sue forme ancora di ragazzina… Avrebbe rappresentato una personificazione della perfezione giovanile quasi commovente se non fosse stato per la zazzera corta di capelli spettinati di un colore inconcepibile, innaturale, il viso vagamente sporco di una sostanza oleosa scura e un paio di occhialoni da fabbro che s’intravedevano, ondeggiando, nonostante la loro proprietaria li tenesse nascosti dietro la schiena insieme a qualcos’altro di indefinibile.
Lady Alison la fissò orripilata sbarrando gli occhi e iperventilando lievemente, mentre lord Benedict aggrottò le sopracciglia, indirizzando uno sguardo scioccato e furente verso la sua amata primogenita… Anche gli altri tre figli la guardarono con stupore, ficcandosi le mani in bocca per evitare di rumoreggiare… oh, sì, quello era davvero troppo! TROPPO!

Il silenzio si era fatto grave e pesante ma, prima che chiunque potesse fare qualunque cosa, senza scomporsi né perdere il sorriso Olivia allungò le braccia dinanzi a sé, rivelando il bizzarro oggetto che aveva tenuto celato dietro la schiena insieme agli occhialoni, e spinse una levetta su di esso: di colpo l’intera stanza si illuminò di luci e ombre che danzavano e scorrevano lungo le pareti, lentamente, come se centinaia di spiritelli fossero stati liberati e volessero tessere una storia sulle pietre chiare e squadrate del salone… lo sgomento si trasformò in pura meraviglia quando i presenti si resero conto che la ragazza reggeva in mano una sorta di lanterna colorata da cui si sprigionavano un bizzarro ticchettio e tutto il gioco di ombre e luci che adesso affollava la stanza. Guardando meglio, le figurine che comparivano e si inseguivano raccontavano una storia di cavalieri che sconfiggevano creature mostruose, si coprivano di gloria, aiutavano i deboli e rendevano omaggio al proprio clan…

– Ma questa è magia… – mormorò estasiato lord Benedict.
– No padre, sapete che non sono pratica di quelle cose… è solo una lanterna meccanica, un gioco per bambini… l’ho un po’ modificato con l’alchimia e ho migliorato il meccanismo di rotazione e un altro paio di dettagli nelle lenti… mi sembrava appropriato portare il mio contributo per onorare il nostro clan, mi dispiace solo di aver avuto un piccolo incidente mentre lo mettevo a punto e di non aver avuto il tempo per rimediare… – Olivia si toccò i capelli agonizzanti, sorridendo un po’ impacciata. – Madre, so che sarete furiosa…
– Ma no, ma no, figlia mia! È una meraviglia! – Lord Benedict si avvicinò a grandi passi alla lanterna, la prese delicatamente e la collocò sopra una colonnina, spostando un prezioso vaso che vi troneggiava sopra, con orrore di lady Alison. – Una graditissima sorpresa! Sarà davvero suggestivo cenare in compagnia dei nostri gloriosi antenati e delle loro gesta! E poi questi colori, sono proprio quelli del nostro tartan! Lo dico sempre io, la tua testolina è una grande risorsa per il nostro clan! Vieni, siediti accanto a me e diamo inizio a questa celebrazione!

La solennità che aveva dominato fino alla comparsa di Olivia era svanita irrimediabilmente, ma gli ospiti adesso sembravano davvero a loro agio, conversavano allegramente fra loro prendendo spunto dalle scene mostrate dalla lanterna per parlare di grandi battaglie e storie ardimentose, si scambiavano poderose pacche sulle spalle e per tutta la sera onorarono l’ospitalità dei Cleeland godendo delle delizie della casa e rievocando le gesta del clan attraverso canti e drammatizzazioni spontanee.
Ryan, Martin e Francis apprezzarono immensamente la piega che aveva preso la serata e alla fine vennero portati a dormire esausti e soddisfatti da alcuni loro zii, che non smettevano più di raccontar loro storie meravigliose. Lord Benedict si allentò più volte i lacci dell’armatura per stare più comodo. La festa finì nell’allegria generale, fra baci, abbracci e promesse di future avventure.
Lady Alison aveva sorriso per tutto il tempo, cercando con noncuranza di far buon viso a cattivo gioco, e si poteva dire che ci fosse riuscita alla perfezione. Nessuno si era accorto che, per tutta la sera, la nobildonna non aveva fatto altro che guardare sua figlia: silenziosa, con un sorriso enigmatico dipinto sulle labbra, Olivia aveva giocato con i suoi fratelli e risposto con intelligenza e arguzia ogni volta che qualcuno l’aveva interpellata, ma non aveva mai iniziato una conversazione, né si era avvicinata ad altri; anzi, sembrava che tutto ciò che le interessasse fosse ascoltare. Aveva declinato con gentilezza ogni invito a danzare o a prender parte a qualche gioco, completamente disinteressata ai giovanotti della sala (e anche alle fanciulle, lady Alison non era tipo da scandalizzarsi per queste cose).

Si era limitata ad osservare. Era lì fra loro, ma non era davvero con loro.
Ma che le passava in testa, a quella ragazza? Certo, sono le bizzarrie dell’adolescenza, si ripeteva lady Alison, ma… la lanterna… il viso sporco… la festa del Nadir… perché mai…
A che mai aveva pensato per tutto il tempo?

Lei e quei suoi orribili capelli rossicci…

 

(Avrei voluto pubblicarlo per Natale ma non avevo fatto in tempo a finirlo…:D)

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