Ricovero. anno XX, mese di Kainus Yano

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La stanza era cupa, appena illuminata dalla tenue luce rossa del camino e a stento si intravedevano le pareti di pietra, spoglie di ogni decorazione. I mobili erano addossati alle pareti; una libreria, un cassettone, alcune sedie e vicino al camino una grande e logora poltrona, con accanto un piccolo tavolo. Mikhal Rockraven era proprio seduto su quella poltrona, scaldandosi al piccolo fuoco, mentre sopra il piccolo tavolo era posata una tazza con accanto una bottiglia quasi vuota. A tratti sorseggiava dal recipiente, aggrottando le sopracciglia ad ogni sorso. La giornata era stata abbastanza tranquilla, lavoro buono non le solite vittime, ma veri e propri delinquenti giustamente processati e giustamente condannati a morte, o più semplicemente al taglio della mano o di qualche altro arto. Lavori svelti, precisi e veloci; niente spettacoli in quegli ultimi tempi, al momento la sua occupazione principale era la tortura, soprattutto quella psicologica. Come gli piaceva far credere a quei sudici delinquenti quali orrori gli avrebbe fatto, se non avessero parlato!!! E pensare che nemmeno c’erano i Troll, in quella stagione! Ormai lo capiva solo dallo sguardo se erano colpevoli o no e come si vedeva! Niente gli poteva essere celato da quei figli di buona donna, da quei figli del demonio… ne aveva visti troppi perché si potesse sbagliare. Nonostante sembrasse che il mondo stesse andando in malora in Arath qualcosa era migliorato. Era proprio vero che il Lupo Nero era un ottimo conte. Alzò La tazza verso l’alto, facendo un sorriso storto:

– Al grande Emanuel Kebellion, Il Lupo Nero, che possa vivere una lunga vita!! –
 
In un sol fiato bevve tutto il liquido, mandando poi un lungo sospiro. L’occhio sano era lucido e l’espressione era abbacchiata. Riempì di nuovo la tazza col liquido ambrato e quasi in un sospiro uscirono le ultime parole.

E che il Lupo Nero possa trattar bene la mia figlioletta…. –

Un giorno la sua piccola Mira era arrivata dopo mesi di girovagare con la compagnia d’arme delle Zanne. Ricordava bene quel giorno, sua figlia aveva fatto un sorriso storto e con voce pimpante gli aveva comunicato che era entrata a corte del Lupo Nero. Tra tanti aveva scelto lei. Chissà come se la passava… era mesi che non la vedeva, nemmeno una lettera. Nevyn gli aveva detto di non preoccuparsi, che sarebbe stata bene e che gli impegni di corte sicuramente l’avevano impegnata a lungo. Ciononostante un padre è sempre un padre, e le mancava il sorriso storto di Mira, gli occhi così uguali a quelli della sua amata Isolde. Si accasciò sulla sedia, sfinito, triste e solo.

I figli scelgono il loro destino. E i loro vecchi possono solo sperare di vederli vivere mentre loro imbiancano e a poco a poco si spengono… –

La bocca si strinse, piegata in una espressione pensierosa. Aveva sperato che Mira prendesse il negozio di erbe di Nevyn. Ma l’anziano sacerdote gli aveva spiegato che il destino di un sacerdote di Sirio è la conoscenza e che solo girando il mondo si può acquisire ciò che la sua fede vuole. Ma il mondo era pericoloso, in giro si parlava di demoni, di angeli belligeranti e di barbari sanguinari. La sua piccina, come poteva scampare ai pericoli?

Zanne insanguinate, Lupo Nero…pregate che mia figlia sopravviva a tutto ciò….o io pregherò che la fine che raggiungerà lei, la raggiungiate anche voi…. –

Mentre borbottava tra sé, con la bocca impastata dal sonno, sentì dei forti colpi alla porta. Alzò un sopracciglio, sorpreso. Chi poteva essere a quell’ora? Sentì altri colpi battere contro la porta, sempre più insistenti e si alzò dalla poltrona, avviandosi con passo pesante, sbuffando irritato.

Arrivo, arrivo… –

Aprì la porta e rimase inebetito per qualche secondo. Davanti a lui vide un giovane guerriero. Nonostante la poca luce intravide un volto conosciuto, quello di Aral, il giovane che anni prima Mira aveva salvato. Accanto a lui, appoggiata pesantemente ad un bastone, c’era una figura incappucciata che ansimava sibilando. Alzò di poco il capo e un sorriso storto si fece largo nel viso e due occhi arrossati lo guardarono quasi dolcemente. Alcune macchie di sangue secco coloravano il viso pallido.

– Padre…cosa c’è, non riconosci la tua stessa figlia? –

La voce era roca e cominciò a tossire fortemente mentre Mikhal la guardava.

– Signor Rockraven, mi spiace l’ora tarda, ma stava troppo male…io gli avevo detto… –

Mikhal oltrepassò senza ascoltare il giovane guerriero. Di colpo, con facilità, prese sua figlia in collo e la portò dentro casa.

Tu, giovanotto, vai a chiamare Nevyn, sai dove abita. E poi vieni a riscaldarti accanto al fuoco. –

Il boia portò lo sguardo verso il giovane, uno sguardo così freddo, accusatorio e terrificante che avrebbe spaventato chiunque non ne avesse conosciuto l’idole bonaria.

Poi mi racconterai per filo e per segno cosa le è successo. –

Il giovane rispose allo sguardo freddo senza battere ciglio. Poi obbedì all’ordine che gli era stato dato.

Su papà, non trattare così Aral…si è occupato fino ad ora che non finissi dentro qualche buca, con tutto
questo buio. –

Il boia guardò la figlia con sguardo severo. Non le rispose ma si avvicinò all’unica poltrona comoda in cui pochi minuti prima era seduto e posò delicatamente la figlia su di essa. Le prese una coperta e dei cuscini, cercando di farla stare comoda. Sentì un piccolo gemito provenire da Miralys mentre una smorfia di dolore le pervadeva il viso. Mikhal si colorì di rosso, fin in cima alle orecchie, mentre la voce si fece quasi ringhiante.

Bene, grandioso, direi, proprio grandioso!!! Sei alla corte del nostro Conte, vai in giro per il mondo in mezzo a demoni, angeli e porcherie varie, non ti fai sentire per mesi e torni da me in questo stato? E io che mi aspettavo di vederti abbigliata in sete e velluti, alla corte di un Conte. –

Miralys portò il suo sguardo stanco sul padre facendo un altro sorriso storto gorgogliando una risata sarcastica.

– Ahah, oh, si, certo… I velluti sono certo adatti ad andare per boschi e selve a combattere al fianco del conte contro il Sole Nero. Soprattutto mi sarebbe servito un vestito sfarzoso a cambiare l’opinione di Silverion da: voglio ammazzare quella meretrice di una sacerdotessa che ha osato prendermi per il bavero e umiliarmi in : oh, guarda, una fanciulla elegantemente vestita! Chissà se con il suo animo riuscirà a redimermi? Si, certo, come no…. –

La voce era acida, frustrata e aveva portato le mani al petto in un gesto quasi plateale.

– Comunque…sono contenta anche io di rivederti. –

Il padre addolcì lo sguardo, quasi piangendo in cuor suo per le condizioni della figlia. Come sarebbe stato felice vederla lontano miglia e miglia e sposata a un brav’uomo… l’aprirsi della porta interruppe i suoi pensieri. Sulla soglia comparve il giovane guerriero con il vecchio Nevyn e una ragazza sui quindici anni dall’aspetto sano. Miralys girò appena la testa. Il suo maestro era un po’ curvato sul bastone, nel viso sembrava che le rughe fossero aumentate in maniera considerevole. Ciononostante le mani nodose tenevano con forza il bastone e gli occhi celesti erano sempre svegli e vigili come un tempo. Un largo sorriso si aprì tra le innumerevoli rughe del vecchio.

Oh oh, allora avevo ben riconosciuto il giovane che mi ha svegliato ad un’ora tale. Mira, non ti vedo in gran forma, eh? Vediamo come va… –

Si avvicinò alla giovane mentre la giovinetta quasi intimorita teneva accostata al petto la valigetta del Maestro.

Va meglio di alcuni e peggio di altri. Due notti di riposo e sarò a posto. Per le ferite non preoccuparti, sono cose all’ordine del giorno, domani le farò rimarginare. –

Beh, direi che intanto dovremmo pulirti dal sangue secco. Ma a questo ci penserà Ghertrude, –

Si avvicinò a Miralys sussurrandole all’orecchio:

<<Almeno le insegnerai come si fa ad accudire un ferito. Talvolta è di una goffaggine estrema!!>>

Mikhal strinse forte la mano della figlia,mentre Ghertrude timidamente puliva il viso e le ferite. Nonostante tutto era viva. Acciaccata ma viva. L’avrebbe lasciata nelle mani di Nevyn. Guardò l’espressione dei presenti. Nevyn sembrava soddisfatto mentre visitava la fanciulla e questa le raccontava ciò che succedeva nel mondo, mentre Aral era rimasto in piedi, come solo un vero soldato Arathiano sa fare, osservando preoccupato Miralys. Il Boia si alzò dalla sedia e si avviò nella stanza accanto rovistando nell’armadio prendendo un’altra coperta di lana pensante. La buttò sopra al giovane.

 – Togliti quel ammasso di ferraglia ben fatto Aral. E siediti vicino al camino. Di certo stanotte non ti muoverai da qui. C’è un letto laggiù in quella stanza. Dovrebbe bastarti. –

Gli occhi chiari di Aral non persero un movimento nello sguardo di Mikhal. Non proferì parola, ma accennò un segno di assenso, sedendosi di fronte al camino con le mani intirizzite dal freddo pungente. Il boia ormai tranquillizzato prese un ceppo e lo mise sul fuoco morente del camino, cominciando a far luce nella stanza. Cercò di aggiustare come poteva la figlia, trasportando il letto dalla sua stanza al salone, dove il camino teneva caldo l’ambiente. L’appoggiò delicatamente facendola distendere, mentre Miralys protestava debolmente.

Padre, posso alzarmi….mettimi….giù… –

Mikhal sorrise e si tranquillizzò un po’. Se riusciva comunque a protestare voleva dire che ancora non stava malissimo. Vederla malata lo terrorizzava sempre. Da quella volta, in cui perse Isolde e stava per perdere pure lei… se non fosse stato per quella fanciulla, cosa sarebbe diventata la sua vita? Due fanciulle, due luci nella sua vita. Isolde, che l’aveva amato nonostante tutti ne fossero terrorizzati… era stato un soldato Arathiano nell’esercito regolare, congedato a causa di quella ferita. Una ferita…quello era rimasto della sua famiglia, a ricordargli il dolore, la sua impotenza di fronte alla morte dei suoi cari…ma Isolde l’aveva compreso, capito, aveva rimarginato quelle ferite; poi quando Isolde morì a consolarlo del vuoto che sentiva dentro rimase solo quel piccolo scricciolo. Sembrava proprio che gli dei esistessero, dopotutto. Tanto gli avevano tolto, ma sempre qualcosa gli avevano lasciato. La sua piccola Mira, il suo scricciolo coraggioso e pungente, come una piccola pianta di rovi. Era talmente assorto nei suoi pensieri che appena sentì la mano di Nevyn posarsi sulla sua spalla.

Bene Mikhal, direi che tua figlia è una pellaccia. Qualche giorno e si riprenderà. Tienila al caldo. Io tornerò domani mattina per controllare come sta e … –

Nevyn aggrottò la fronte e con una agilità inaspettata si portò vicino ad Aral posandogli una mano sul collo. Il giovane stava tremando e si teneva la testa tra le mani mentre gli occhi erano spalancati dal dolore. Nevyn aggrottò le sopracciglia, e gli posò una mano sulla fronte.

– Uhm…non passerà facilmente. Stanotte tu vieni con me… Ad Aral ci penso io Mikhal. Tu pensa a tua figlia. –

Mikhal annuì serio in volto tenendosi accanto al letto della figlia che ormai, sfinita, appena teneva aperti gli occhi. Uscirono con calma, con Aral ancora nel bel mezzo di una crisi. Chissà cosa gli era successo…

La spirale delle anime. Sembra che quando si torni da là, ci si porti con sé qualcos’altro…o qualcun altro…Il Nigredo non c’è e nessuno guida le anime… –

Il boia guardò la figlia, annuendo, continuando ad accarezzarle la fronte.

Già…ma ora riposa. Non ci saranno né angeli né demoni stanotte. Non questa notte. –

Miralys spalancò gli occhi per un momento e dagli occhi lucidi uscì una piccola ed unica lacrima, che percorse timidamente tutto viso fino ad arrivare al cuscino. Miralys sorrise, un sorriso intero, fatto con gli occhi e con la bocca. Un vero autentico sorriso.

Già…stanotte non ve ne saranno. –

Chiuse gli occhi, portando la mano del padre sulla sua guancia.

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18 commenti

  1. Coccoloso il Boia Rockraven!!!!
    Inutile dire però che Nevyn non ha perso tempo, eh… persa Mira, subito un’altra sbarbina da tocchicciare…

    E anche Miralys… proprio inquietante… ah! che bellezza…

  2. Eh si, il vecchio Nevyn non si smentisce … la cosa che mi preoccupa è che si è portato dietro pure Aral O.O’

    Cmq, tornando al gossip su Myra, enumererei anche Aral tra i suoi (molti) spasimanti :P.

  3. Lyppa: Eh, visto il vecchiaccio malefico??? prima o poi scrivo qualcosa anche su di lui, maledetto..

    Cla:naaaa, solo giovani e giovanotti… ad Aral massimo lo tagliuzza un pochino per vedere che c’è che non va…

    Più che spasimante, Aral controlla che non scappi con la cassa ;D

  4. ehhh io l’avevo detto che era pedofilo il vecchiaccio :PPPP

    ehhhhh la povera myralis troverà mai il fidanzato giusto?no xkè quanti soldi hai?ti piacciono i non morti?qui c’è un dragone di giada con tanta dote libero libero!!!

  5. ma che scalfittura … il suo cuore ‘traboccante’ d’amore aspetta solo di essere riversato su un soggetto (che non soffra di glicemia, altrimenti è la morte …) 😛

    acida 🙂

  6. Cla: glicemia? nono, armatura resistente al fuoco e all’acido, altro che alla glicemia…

    Noctulis: scalfitura nella gelida armatura? chi lo sa? 😀

    Menco: beh, il babbo la vorrebbe sistemata ma sa che se prova lui ha presentarle qualche giovine rischiano di essere arrostiti…O_o
    quindi, dragone caro, attento agli arrosti 😀

    comunque, col vecchiaccio vi ho quasi accontentati, eh??! 😀

  7. AAAAAHHHHH! Sentito, quello che piange miseria in continuazione e si fa prestare gli spiccioli per le bacchette dalla sorella lavoratrice?
    D’ora in poi aspetta che ti regalo qualcosa, vai!

    Diecimila corone saranno un po’ tantine, comunque, no?

  8. Non saranno i soldi ma il cuore a conquistare la dolce Miralys!
    (by Alehandro con i vestiti rattoppati e le proverbiali “pezze al culo”… io ODIO i samurai ricchi! Ma non dovreste essere morigerati?)

  9. beh, in effetti i soldi non sono indispensabili alla conquista della psicolabile sacerdotessa.
    Ma secondo me appena sanno che è figlia di un boia Arathiano, scappano tutti 🙁
    😉

  10. Anche troppe, forse… vecchiaia= più esperienza 😀

    Però Mira non si chiama mica Allister ,che fa incesto con i parenti, o quasi tali… potrebbe essere il nonno della fanciullina!!:D

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