Ryu No Chi

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Sangue di drago

Le fiamme tracciavano lunghe lingue che si stagliavano alte nel cielo sereno, i tetti in legno bruciavano e crollavano, lasciando della splendida città poco o niente. La pagoda resisteva, illuminata da quel tetro bagliore rossastro che si rifletteva sui fregi dorati e le lucide statue.

La gente urlava in preda al terrore, la milizia continuava il suo massacro assolutamente noncurante di ciò che stava provocando: la caduta di un popolo.

-Aiko, dobbiamo andarcene di qui!- disse un uomo visibilmente scosso. – non siamo al sicuro! Tua figlia non è al sicuro!

– Non possono farci questo! Non posso lasciare questa casa!- urlò la donna in lacrime, con in grembo una bimba piangente. La piccola sala da thè stava quasi ormai crollando sotto un rogo che avrebbe inghiottito anche la famiglia da lì a poco, se non se ne fossero andati in tempo.

– Aiko vieni via di lì!- gridò l’uomo, tentando di scostarla dalla parete dove era infisso un appoggio per nodachi, katane a due mani utilizzate contro la fanteria. Lei si girò, con il volto rigato dalle lacrime, i lunghi capelli corvini scarmigliati e il kimono finemente decorato sciupato dalla polvere nera, e lo fissò, in silenzio, per interminabili secondi. Poi chinò il capo, e sorrise guardando cosa la natura le aveva donato: una splendida bambina che assomigliava al padre… Decise che lei era più importante di qualsiasi altra cosa. Si tolse il kimono e lo avvolse attorno alle minute spalle della figlia,baciandole la fronte: infine allungò le braccia verso suo fratello Masao.

– Fratello mio, ho già scelto il mio destino. Ho promesso che lo avrei aspettato qui, in questa vera casa. Ho promesso che gli avrei tolto l’armatura intrisa di sangue nemico, e che avrei riposto la sua arma una volta ripulita. Non posso scappare da ciò che mi ha riservato il futuro, e quindi affido a te mia figlia.- fece una piccola pausa, dove qualche altra lacrima scese bagnando le ginocchia. Accarezzando per l’ultima volta il viso della piccola, finì il discorso. – so che con te è in buone mani, portala via di qui, non è il suo posto questo…- Masao tentò di replicare varie volte, ma la sorella non lo fece parlare. – prima di rimangiarmi la parola, vattene, ti prego. Io aspetterò Heikichi, so che tornerà da me.-

L’uomo si alzò barcollante, senza staccare mai gli occhi di dosso da Aiko, voltata di spalle. Stringendo forte i pugni per la rabbia pronunciò le parole di addio alla sorella. – ed io prometto a te di prendermi cura di lei.-

Il cuore batteva forte, lo sentiva bruciare nel petto da sotto l’armatura. Attorno a lui clangore di spade ed urla spezzate, sopra i suoi occhi l’azzurro del cielo della patria. Poi un dolore improvviso, una fitta all’addome. Si rese conto di essere a terra, nel mezzo del campo di battaglia: tentò di alzare la testa, ma lo sforzo fu così tanto che il dolore lo attanagliò nuovamente. Una mano forte lo alzò, una mano insanguinata.

– Heikichi! Sono qui con voi…- disse un altro samurai. – ve la caverete!

Solo allora si rese conto di ciò che stava accadendo: stavano perdendo. L’antica stirpe dei Dragoni di Giada stava perendo sotto le forze nemiche, e lui lo stesso. Una lama conficcata nel corpo, il sangue che colava nell’erba. Le forze lo stavano abbandonando.

– Non c’è più posto per me qui, amico mio… Stanno vincendo. Il mio dovere è compiuto, ho servito al meglio il mio Daimyō. E presto rivedrò la mia amata…- la luce si affievoliva, e riusciva a sentire il tepore del sole scaldare le stanche membra.

– Signore abbiamo bisogno di voi!-

– Voi avete bisogno solo del Bushido e della vostra fida katana, nient’altro. Devi essere coraggioso, ed affrontare il nemico come solo un Dragone saprebbe fare…-

-Si, mio maestro.- disse il ragazzo quasi in lacrime. – lo faremo…-

Il samurai sorrise, e chiuse gli occhi come per dormire, tanto stanco era ma libero nello spirito. Il ragazzo prese il nodachi di Heikichi e lo appoggiò accanto a lui, sul campo di battaglia.

Un ultima folata di vento scompigliò i capelli rossi del Dragone di Giada, che esalò il suo ultimo respiro.

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