Senza Nome

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La pioggia incessante permette  a malapena di sentire il bussare  insistente nella notte. Dopo qualche minuto, una guardia apre il pesante portone. Una figura imponente, ammantata di nero, fa il suo ingresso nel freddo androne, seguita da una seconda persona con un fagotto in braccio.  L’ammantato si scopre  il viso, con una mano si asciuga dalle gocce di pioggia, e si rivolge alla guardia, con voce ferma.

Avverti il Sua Signoria  che ho portato quel che cercava”.

Velocemente, la guardia annuisce e si incammina nel corridoio .

Qualche minuto dopo, l’uomo ammantato, accompagnato dal proprio scudiero,  si ritrova in una fredda stanza asettica, illuminata da un tetro lampadario di ossidiana, che pende dal soffitto.

Davanti a lui, Lionello Squarcialupi e il Conte Eberardo Caniscalchi attendono in piedi, dietro un tavolo, in silenzio.

Signori,  i miei rispetti. – Il sinistro chirurgo rivolge saluto ai due uomini, mentre osserva alla luce delle candele una siringa ricolma di liquido verde smeraldo-  La vostra precisione nell’eseguire i compiti dati è rimarchevole, come al solito.”

Spero si possa dire lo stesso di voi, Lord Squarcialupi. È da qualche tempo che non operate più su soggetti tanto…”freschi”, se così vogliamo dire. Mi auguro che sua Signoria sia stato servito come deve.” Detto questo, l’uomo fa un mezzo inchino verso il Conte Eberardo, che ancora non ha proferito parola.

E’ tutto in perfetto ordine, state pure tranquillo. Vi prego, non indugiamo oltre e procediamo.” La voce del conte si fa un po’ tremolante. In velocità si porta un fazzoletto candido alla bocca,  prima di tossire un po’.

L’uomo nero  fa un cenno allo scudiero  alle sue spalle, rimasto fino ad ora immobile, con il fagotto in mano. Questo si avvicina al tavolo e vi posa, al centro, un bambino di circa 1  anno, al quale mancano i mignoli di entrambe le mani. Il piccolo, profondamente addormentato, rimane placido,  mentre un altro bambino, gli viene poggiato accanto, anche questo privo di sensi.

Magnifici! Magnifici! Ogni volta che li osservo, mi viene la pelle d’oca! Sono assolutamente fiero del lavoro che ho fatto! Sono IDENTICI!” il segaossa  osserva i due bambini con occhi spiritati. Con una mano guantata, carezza lievemente la guancia di un uno, un po’ più pallida e scavata di quelle dell’altro bambino. “Se solo il vostro non fosse così…debole… così malconcio…è stato davvero, davvero sfortunato a prendere da voi, Vostra Eccellenz-“

Con un movimento svelto, Eberardo afferra Lionello per il bavero e se lo avvicina la volto.

Frena la lingua dottore, se non vuoi tornare a sezionare topi all’istituto dove ti ho trovato! Puoi fare quello che mi hai promesso si o no?!

“Si! SI CHE POSSO! Sono o non sono Lionello Squarcialupi, l’immortale?! Io ho sconfitto la morte! Io posso tutto!” Con sguardo da pazzo, il dottore si volta di scatto e inizia a mettere sul tavolo alambicchi, bollitori e ferri del mestiere,  predisponendo tutto con precisione maniacale.

Certo sono un po’ grandicelli….ma vedrete! Non vi deluderò!”

“Bene. Mettetevi al lavoro.”

Il conte si allontana dal tavolo ed esce dalla stanza, seguito dal suo tirapiedi  e dall’altro uomo. Poco prima che si chiudesse  la porta alle sue  spalle, un rumore di arnesi metallici giunge alle sue orecchie.

Le tre figure percorrono il corridoio che conduce alla porta esterna senza proferire parola. Solo quando stanno per uscire il Conte ferma l’incappucciato con una mano sulla spalla per sussurragli qualcosa all’orecchio.

Mia moglie…non sa nulla vero?

Nulla, sua Signoria, è convinta che abbiate portato vostro figlio da un sommo luminare della capitale, come precedentemente pattuito.”

Bene… Benen..Ora va. E assicurati che nessuno faccia parola di questa storia.” Pallido, Eberardo si appoggia al muro, asciugandosi un po’ di sudore gelido dalla fronte.

L’uomo annuisce. Velocemente esce dalla porta, e subito viene investito dal temporale che non accenna diminuire. Il rumore dell’acqua copre  quello dello scudiero  che grida, sgozzato.

*****

Una calda luce solare investe appieno la magione isolata e trapela dalle spesse tende dello studio, seppur a fatica.

Il  ragazzino, seduto alla scrivania,  sente il calore del raggio sulla mano. Dopo un attimo cessa di scrivere e si incanta a guardare i bruscolini di polvere che volteggiano nell’aria.

“Giovanotto!” una bacchetta dà un colpo secco sul tavolo , tanto veloce da farlo  trasalire “E’ così che studi i tuoi appunti di magistratura? Fissando il nulla come un allocco?” L’austero giudice   guarda con gli occhi stretti il giovane mortificato.

“Mi scusi Lord Caniscalchi… è che fa così caldo e fuori è così bel tempo…non potrei anche solo per un attimo uscire un po’ in cortile?”

Questa volta la bacchetta cade precisa sulle nocche della mano destra, proprio sopra una cicatrice che prende il posto di un dito mancante. Il bambino ritrae la mano, portandosela alla bocca. Due lacrime spuntano ai lati degli occhi, ma coraggiosamente, rimangono sulle ciglia.

“Alla tua età, tutte le energie devono essere spese per imparare! Assimilare! Assorbire il sapere! Non puoi perdere tempo con scempiaggini del genere! Sai benissimo che non puoi distrarti!”

“Suvvia, Lord Graziano…non siate così severo!”

Una voce giunge dalle spalle del giudice. Una figura alta e slanciata dagli occhi viola, entra nella stanza e si avvicina al tavolo da studio. Il bambino, al vederla, si illumina con un sorriso.

“Mastro Thelonius, da quando sono tutore del pargolo, ho il dovere di istruirlo! Deve essere orgoglioso di avere il privilegio di studiare, nonostante sia un trovatello!”

“Credo che ne sarà orgoglioso  anche se passa qualche minuto all’aria aperta. A forza di stare col naso sui libri lo farete diventare un topo da biblioteca!”

Detto questo, l’uomo si avvicina alla sedia del ragazzo e afferra le due manopole poste sullo schienale. Con un movimento rapido, spinge la piccola sedia a rotelle verso il giardino.

“Che ne dici, ti va di stare un po’ fuori al sole? “

“Oh si, grazie signore!” raggiante, il bambino si fa portare vicino al bordo di una grande fontana, dove  viene lasciato tranquillo a giocare con l’acqua.

Dopo un po’, Graziano si avvicina a Thelonius, che guarda immobile il bimbo a qualche metro di distanza.

Ti merita non affezionarti sai. Potrebbe arrivare una missiva dalla Corte da un momento all’altro.”  Le parole del giudice sono fredde e misurate, come al solito.

Thelonius lo giuarda di sbieco “Magari potrebbero non trovarlo”.

“ Dove vuoi che vada in quelle condizioni?  Lo troverebbero.  Io ti ho avvertito”. 

Con un fruscio della toga, il giudice si allontana.

Thelonius non lo segue e,  lentamente,  infila una mano dentro una delle sue numerose scarselle, accarezzando  una piccola pergamena.

“Dipende quanto riesce a fuggire lontano.”

In silenzio, l’uomo continua ad osservare il bambino senza gambe, che gioca  tranquillo con i pesci nella vasca.

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