Storia di un Malinverni

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Guastardo Visconti osservava cupo il continuo ticchettare della pioggia sull’ampia finestra di vetro spesso. Nella sala illuminata dall’incedere scoppiettante del camino, le due giovani figlie sedevano in silenzio, assorte in attesa delle decisioni del capofamiglia. Stringendo i pugni tra le gambe, Lucrezia trattenne a stento una smorfia quando il bimbo che portava in grembo si mosse agitato, quasi quella creatura ancora non nata volesse spezzare un’atmosfera insostenibile, come se quella vita in procinto di sbocciare fosse conscia della propria difficile situazione. “Adesso che abbiamo raggiunto il nostro scopo” sibilò il vecchio “dovrò pianificare il modo di mantener al sicuro la chiave per il successo. La scelta migliore è quella di far crescere il ragazzino fuori da Sathor, mentre io mi occupo dei dispendiosi dettagli per renderlo un Malinverni.” Le figlie annuirono all’unisono, non senza lasciar trapelare il desiderio con sguardi speranzosi.

L’esistenza era ogni giorno una dura sfida per chi non facesse parte dell’Oligarchia della Fuildlì. La famiglia Visconti riusciva a resistere a tanta difficoltà grazie alla profonda cautela, la forte capacità diplomatica del suo patriarca e l’ineffabile bellezza delle due figlie. Guastardo sapeva stare al suo posto, riconoscendo umilmente la superiorità dei Nobili Sathoriani. Li aveva serviti per anni, chinando il capo, con massima efficienza. Per quanto difficile fosse per un Nobile ammetterlo, il vecchio Visconti era il suddito tipo per chi voleva governare senza intralci. Meno difficile era invece notare la spiccata bellezza delle due figlie, tanto che a Guastardo non era sfuggito l’interesse sessuale di molti dei giovani Purosangue di corte.

Dopo la morte della madre, la crescita delle due ragazzine aveva risvegliato un interesse disatteso nell’animo del servile genitore, che cominciò a covare l’idea di mescolare il proprio sangue con quello della Nobiltà. Avrebbe così potuto veder ripagati anni di pesanti servigi e di cupo silenzio, rischiando la fama di suddito esemplare per scalare rischiosamente verso la vetta del potere Sathoriano. Un suo eventuale nipote sarebbe stato dunque la chiave per il successo della famiglia Visconti.

Delle due figlie, Dorotea e Lucrezia, la seconda risultò possedere un carattere forte ed ambizioso che ben si amalgamava con i progetti del padre. Meravigliosa nel suo incedere, di pelle marmorea e dai capelli corvini, la donna era pari in bellezza solo alla sorella. Ma la mente calcolatrice ed il desiderio di Nobiltà la rendevano ancor più affascinante agli occhi di chi, intrappolato in un vortice di passione, l’osservava e l’avvicinava con fare malizioso. E Lucreziasapeva chi far avvicinare.

Medoro Eustacchio Malinverni sudava copiosamente nello sporco panciotto, ansimando con scosse irregolari sotto i corti baffi ricciuti. Com’era possibile che quella donna di blande origini fosse così maledettamente eccitante? Quanto sinuose potevano essere le curve femminee di una semplice misera servitrice di corte? Il grasso Nobile non riusciva a distogliere lo sguardo eccitato dalla giovane Visconti, china a ripulir i tappeti del grande corridoio. Teso e tremante, l’apprendista Mago cercò di schiarir la mente, così come si insegnava nei più semplici tomi di stregoneria. Sfortunatamente, le scarse capacità in materia non gli permisero di trovare nella memoria incantesimi atti a sovvertir quel momento di mancata intimità. Ah…se si fosse applicato maggiormente negli studi dando retta a suo padre, se solo non fosse stato una delle peggiori pecore nere della famiglia Malinverni, la casata Sathoriana che più di ogni altra vantava uomini legati all’Arte Arcana. Si, se solo non fosse stato un tale incapace, avrebbe potuto sfruttar ciò che aveva imparato dietro ai banchi d’Accademia, più per dovere che per vocazione intrinseca, al fin di montar quella vacca proletaria, rendendola la più vogliosa delle sguattere. E mentre Medoro si scervellava nell’invalido tentativo di trovar soluzione a tale voglia, non riuscì a rendersi conto che quella per lui era una giornata fortunata. La giovane Lucrezia, tornata in piedi dal mestier concluso, avvicinò le labbra carnose ai lobi oblunghi del Nobile volto. “Stanotte sarò vostra Signore, se mi vorrete. Vi aspetterò fuori dal palazzo, nei ricchi giardini della Rocca, verso la mezzanotte.”
Come aveva osato quella misera vita esprimersi senza permesso e con tanta sfrontatezza? Medoro divenne paonazzo in volto, tanto che questo sembrò gonfiarsi oltre le usuali tondeggianti dimensioni. Come un rospo in fase di respiro, potrebbe aver pensato la donna se fosse rimasta lì. Ma la ragazza non c’era più, sgattaiolata già oltre le innumerevoli porte del palazzo. Il grasso Malinverni si stupì di se stesso e si chiese, a più riprese e per quanto il misero cervello gli permettesse, come aveva potuto resister a tanta arroganza dimostratagli da una parìa. Seppur non trovasse risposta a tale insondabile incognita, si trovò dopo pochi minuti a puntar maggior interesse verso un’altra domanda di spessore similare “La sciocca aveva forse detto mezzanotte?”. Così, trotterellando sulle gambe grassocce, il Nobile Sathoriano si allontanò ed i suoi pensieri si colmarono di immagini erotiche poco consone ad un uomo di sangue puro.

Gli incontri fugaci fra la giovane Lucrezia Visconti ed il viscido Medoro Eustacchio Malinverni si consumarono sotto il cielo stellato di una calda estate, tra le fruscianti siepi dei giardini di Palazzo. Alla fine, la ragazza ottenne ciò che anelava: sangue Malinverni nel suo grembo. Da quel momento in poi non fu difficile far “distrarre” l’eccitato Nobile dalla sorella Dorotea, meno spigliata di Lucrezia, ma pur sempre bellissima. I lunghi periodi di assenza Accademica poi, permisero alle Visconti di gestire lo stolto Purosangue, affinché non sospettasse alcun erede indesiderato.

Ludovico Guastardo Malinverni nacque durante una lugubre giornata, sbucando dalle cosce madide della madre, gettato tra le lenzuola di un vecchio letto arrugginito e nascosto in una misera stanza per la servitù.”Maschio!” osservò compiaciuto il vecchio Visconti. Le grosse mani nerborute si strinsero attorno al piccolo con velata agitazione e le braccia scoperte lo innalzarono alla poca luce che filtrava dai vetri opachi delle sporche finestre. Dorotea osservava con sguardo curioso il piccolo bambolotto dalla pelle chiara posto tra gli ampi palmi del capofamiglia, quasi volesse scorgere nell’infante appena nato un accenno di Nobiltà. Gli occhi di Lucrezia invece, incorniciati da un volto stanco e provato dal parto, mostravano un’espressione trionfante e soddisfatta, simile a quella di chi, dopo tanto impegno, riesce nell’intento prefissato. “Un maschio Malinverni..” sussurrò la giovane madre con un debole filo di voce.

Quando fu abbastanza grande, Ludovico Guastardo Malinverni fu mandato a studiare a Falsim, grazie ai fondi che il nonno aveva racimolato e tenuto nascosti nel corso degli anni. Nella Iurefrangia di Artenia, anche conosciuta come Ateneo del Sud, il giovane Ludovico imparò ad amare l’Arte, la Poesia e la Scrittura. A stretto contatto con le genti di Falsim, comprese l’importanza della Parola, la forza della comunicazione e dell’espressione. Inoltre, proprio in questi anni, il sangue Malinverni incominciò a ribollire nelle vene del meticcio Visconti, più forte di quanto mai fosse stato nello stesso Medoro, lasciando scaturire l’energia magica presente in esso, dapprima con alterni inspiegabili avvenimenti, successivamente con semplici effetti di stregoneria controllati dal ragazzo. Ludovico si avvicinò così alla Magia, iniziando a studiarla con eccitato interesse, divorando pagine su pagine dei libri presenti in grande quantità nelle ampie biblioteche di Artenia. Ben presto il giovane Stregone incominciò a dimostrare particolare interesse verso la mente umana ed i suoi segreti, fortemente attirato  dai metodi per manipolarla e dagli studi per comprenderla. Non poteva immaginarlo, ma tali interessi si sarebbero rivelati fondamentali nella scalata verso la Nobiltà Sathoriana.

“Si, questi è mio figlio..” acconsentì contrito il grasso Medoro. Nella grande sala di palazzo si alzò un lieve brusio tra gli astanti, prontamente interrotto da un gesto della mano del Nobile Purosangue seduto sul grande scranno centrale. Ludovico, posto affianco al madido padre, nascose sotto i baffi un sorriso compiaciuto, quella situazione era la dimostrazione che ormai il ragazzo sapeva sfruttare eccellentemente i più basilari incantesimi di manipolazione mentale. Poche semplici parole arcane ed il genitore aveva provato un forte senso di sostegno ed amicizia per quel figlio sfortunato, nato dal grembo di una madre popolana. Un senso tanto forte da convincer Medoro a svelare i suoi rapporti con l’avvenente Lucrezia, nonché la susseguente inattesa concezione. Il Nobile dal volto coperto anche dinnanzi ai suoi pari, comodamente seduto sull’alto scranno intarsiato, provò una strana curiosità per quell’avventato mezzosangue che era riuscito ad incantare lo stupido Medoro. Come ogni vero Malinverni, il Nobile posto a giudizio di quella sciocca situazione non aveva avuto difficoltà a percepire il semplice sigillo magico presente su Medoro Eustacchio. Un misero incantamento di Charme, roba per matricole d’Accademia. Ma quell’arrogante meticcio sembrava interessante, soprattutto se paragonato all’increscioso padre che l’aveva messo al mondo. “E sia..” sibilò il maestoso e cupo Nobile dall’alto della sua migliore posizione “Ludovico Guastardo Malinverni può entrar a far parte della Nobiltà minore di Sathor, Sanguinis Causa. Comunque qui stabilisco che l’onere per la documentazione ed il blasone di Nobiltà  sia a carico della famiglia dei paria Visconti.”

Quella notte, al centro di una delle tante stanze sotto il palazzo, lo stesso Nobile che aveva emesso la sentenza relativa a Ludovico Guastardo Malinverni, osservava compiaciuto una brillante sfera di cristallo posta su di un pesante tavolo di quercia. All’interno del magico oggetto una nebbia turbinante lasciava intravedere un lungo corridoio sporco di sangue, al centro del quale il corpo senza vita del grasso Medoro giaceva con un coltello posto sulla schiena ricurva. “E qui stabilisco che se nuovo Sangue è dato alla famiglia Malinverni, vecchio Sangue sarà sottratto.” Dietro alla cupa maschera umanoide, il Nobile sorrise soddisfatto.

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