Un piacevole soggiorno

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Fredde terre dei morti sugli alberi
Pendolano, dondolano, lacrimano
Tane di lupi aggressivi e feroci
Si sbranano tra loro con crudeltà
Questa è la terra dalle molte scarpe
Ma di calzolai non se ne trovano
Muto gorgoglia un urlo di terrore
Un richiamo che mai sarà ascoltato.
Partire è un po’ come morire…
Nessun detto è più veritiero…La morte dello spirito, del cuore, estirpato dalla sua essenza d’amore, senza di lei, il senso del mio essere.

Nottate insonni, incubi infestano il mio riposo, non riesco più a dormire… il dolore mi lacera il petto e tutto il ventre nel profondo.
Dolore.
A volte credo che l’oscurità mi voglia inglobare, avvolgendomi ogni notte, facendomi dubitare della mia vera esistenza.

Dense nebbie offuscano la mia vita
Il silenzio più oscuro mi circonda
Dimenticato da tutti i sentimenti
Sono come un pensiero indifferente

Piano mi dissolvo tra le tenebre
I ricordi felici si perdono
Vuoto permango in una gelida stasi
Racchiuso in un bocciolo d’oscurità

Passano le notti meste e veloci
Gli incubi divorano i soavi sogni
Rendendo inutile quest’esistenza

Scivolo in una gola di sofferenza
Dalla quale mi è impossibile uscirne
Scordate la realtà del mio essere.

Questo buco sembra rivoltarsi su se stesso, come se delle enormi fauci volessero inghiottirmi. Il fetore non manca e il soffitto è crepato da grandi perdite di umidità formatesi oramai da innumerevoli anni a causa dell’acqua stagnante…. forse neanche la famiglia di topi che abita sotto il mio giaciglio ha visto il formarsi di questa muffa.
Oggi ho visto impiccare un vecchio: è gia la terza persona da quando mi trovo qui. Mi obbligano ad assistere a questi massacri, credono che sia un ottimo insegnamento e che possa temprare l’animo anche a uno sporco straniero, come qui mi chiamano. Come se non bastasse, più volte ogni giorno mi tocca sentire le urla strazianti di chi viene frustato. Dieci, venti, a volte anche trenta frustate: chiunque impazzirebbe in un soggiorno simile.
Tutte le mattine all’alba sento il marciare veloce dei soldati di ronda: ciò significa per me apprestarmi a una nuova giornata. Dopo due decine di giorni passate a rovistare e scartabellare quei documenti, devo anche ripulirli e sistemarli secondo un ordine cronologico…. Ma la vetta dei fogli sembra non avere una fine…
Oramai sono abbastanza pratico, grazie soprattutto all’insegnamento impartitomi da Melisenda, quando ancora ero a Mordian, e procedo piuttosto veloce, ma di tracce di Esmeralda neanche l’ombra.

***

Stavo per iniziare a disperarmi seriamente, dico sul serio. Chi poteva resistere, in una situazione così?
Anche quel giorno stava per concludersi e le mie speranze iniziavano a vacillare sempre più: l’unica consolazione era che oramai della moltitudine di pergamene erano rimaste solo una mezza dozzina, ovvero quelle che avevo riposto da una parte perché non erano stati datate o per fretta o per dimenticanza dei soldati responsabili della loro compilazione.
Il sole oramai aveva compiuto l’intero viaggio e andava riposandosi dietro l’orizzonte. Il solito caos proveniva dalla strada sottostante la finestra della biblioteca: era scattato il coprifuoco e, come in ogni giorno appena il sole finiva di tramontare, tutti andavano fuggendo verso la propria abitazione. Anche i due soldati che mi controllavano mi intimarono di andare nel mio alloggio, se così si poteva chiamare quella topaia. Iniziarono a punzecchiarmi con le loro lame, sghignazzando tra loro, augurandomi ogni più rosea fortuna e una bella collana al collo. Di corda.
Ridevano sguaiatamente: l’odio ribolliva dentro di me, ma non potevo fare nulla, dovevo tenere il capo chino e sopportare ogni loro singola offesa. Dovevo farlo per lei.
Mi spinsero nella stanza buttandomi a terra con un calcio ben piazzato, i fogli mi scivolarono su tutto il pavimento e chiusero la porta a chiave con gran fragore. Avrei voluto rompere tutto: la rabbia era in crescendo, la pazienza era giunta ormai al limite e non ne potevo più delle loro risate, dei loro discorsi su noi popoli dell’Est… solo una fila di ubriaconi, a sentir loro.
Non ne potevo più: volevo andare via il prima possibile.

Lentamente scivolo giù nell’oblio
Infranti sono i sogni e le speranze,
Il silenzio freddo mi ingloba piano,
Vuoto il mio animo si perde nel buio.

Fine pioggia versa e riga il mio volto
Nascondendo le lacrime versate
L’oscurità avvolge il mio solo cuore
Le stanche membra si irrigidiscono

Dalle labbra chiuse escono sussurri,
Frasi confuse tra vita e la morte
Si perdono tra gelidi sospiri

Il mio animo nel tempo si frantuma
Nei lenti anni sarò dimenticato
Inesorabilmente scomparirò.

Presi quei pochi fogli che mi rimanevano e mi sdraiai sul cumulo di paglia che mi avevano dato come letto: le pergamene riguardavano per lo più pene inflitte a persone che avevano infranto la legge. Era ancora presto, ma gli occhi poco a poco si chiudevano. La speranza era crollata.
Sognai, mi sembra, ma non ne sono sicuro… d’un tratto, infatti, la figura di Esmeralda apparve quasi prepotentemente davanti a me. Si avvicinava al mio letto, si prendeva cura di me e dava sollievo al mio cuore rabbioso… se era un sogno, era stupendo… e molto realistico.

Sorge il sole di un nuovo giorno
dove ho te accanto angelo mio
il sole ti bacia coi suoi raggi
risplendi di bellezza divina
e porti la felicità con la tua sola presenza
brucia di nuova passione il mio cuore
arde di desiderio per te
hai scacciato le tenebre dal mio animo
e mi hai fatto sperare in un sogno
una nuova vita con te dolce angelo mio.

“Non ti arrendere mai amore mio…” mi disse Esmeralda baciandomi dolcemente sulle labbra. Riaprii gli occhi, ma lei non c’era più.
La notte era passata con estrema velocità e il sole rosseggiante entrava dalla grata della finestrella della mia stanza. I fogli mi erano tutti caduti dalle mani, tutti… tranne uno… Incuriosito iniziai a leggerlo… in una retata in una nave pirata, un cerusico arathiano aveva trovato tra la refurtiva varie donne… una in particolare, di origini orientali, colpì la sua attenzione, e lui stesso si prese cura dei mali che la affiggevano… poi, si diceva l’avesse venduta a qualcuno che le impresse un marchio sulla pelle a forma di losanga con sette circonferenze all’interno…
“Allora non era un sogno….  Esmeralda……. Sono sicuro che quella donna sia tu. Mia dolce, aspettami!”
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Commenti

commenti

7 commenti

  1. Era l’ora!
    Permettimi di rimettere un po’ in sesto la punteggiatura…

    Massì che è viva! L’ha data a tutto il Meridione, ma è viva…

  2. .. e tu che ne sai? XD

    Con tutti quelli che se la sono ripassata, ci sarà stato sicuramente un bestio di Orione… a copularci insieme, dai e dai alla fine nasce qualcosa… (com’è adorabile Dahal!)

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