Una normale giornata ad Eisenstein

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Estremamente soddisfatta, Hildegard si sedette sul prato, sotto il sole del mattino. Era, finalmente, quel giorno del mese in cui erano tutti impegnati a seminare le nuove messi, quindi nessun cittadino si sarebbe presentato in cerca del borgomastro. La sera prima, aveva raggirato il povero Kilian, facendogli credere di essere terribilmente fuori forma e, come previsto, si era alzato all’alba per fare flessioni nel cortile, cosa che aveva distratto anche Else, la cuoca, e così Hildegard si era liberata dei due con una sola abile mossa. Un paio di sospiri piazzati in una frase ambigua la sera prima, a cena, avevano sistemato anche Maximilian, che si era chiuso in preghiera e ne sarebbe uscito solo a pomeriggio inoltrato. Con Nicholas era stato più difficile. Invisibile, la maga era entrata in quel chaos privo di senso che l’alchimista definiva laboratorio e aveva scambiato tutte le etichette delle boccette sulla terza mensola da destra. A questo ricordo, Hildegard si appoggiò una mano all’orecchio e attese alcuni secondi, finchè un urlo misto tra una ragazzina piangente e un uomo distrutto non le confermarono che Nicholas aveva scoperto la tragedia. A quel punto era certa che nessuno l’avrebbe più disturbata. Era, finalmente, sola con le sue rose.
Sua madre le aveva insegnato a prendersi cura di quella particolare specie, di un rosso così profondo da sembrare nero, fin da piccola, ma Hildegard credeva che il “pollice verde” non fosse adatto al suo attuale status di fiammeggiante maga e quindi teneva nascosto il suo amore per il giardinaggio. Liberarsi di tutti non era cosa semplice, ma quella mattina era perfetta.
Gli uccellini cantavano, l’aria era fresca.
Un ebete sorriso comparve sul volto di Hildegard, che iniziò a togliere le prime foglie secche…
-Borgomastro!!!- Nicholas comparve da dietro la siepe- E’ arrivato un…ma che ci fai qui?-
-uh!- La maga si alzò da terra- Ero…c’era…una….Traccia mistica!-
-E che cavolo è una traccia mistica?-
-Primo:per decreto stilato da me dopo il conclave, la parola cavolo e derivati è bandita. Secondo: sono cose da arcanista che tu…Cosa hai fatto alla mano?- Hildegard indicò la mano sanguinante del suo mentore.
– Ehm…me la sono chiusa prima in un cassetto….Comunque…C’è un tizio che ti cerca. L’ ho lasciato nel salone-
Con un calcio, Hildegard spinse gli attrezzi da giardinaggio in un cespuglio, si ricompose e si diressero verso il salone.
Nel cortile, Kilian stava pompandosi i muscoli sollevando tronchi, sotto lo sguardo attento della cuoca, alla quale si era aggiunta la vecchia lavandaia, la vedova Weißenkopf e il pasticcere, che lo guardava girando velocemente un impasto in una ciotola, tutto sudato.
Entrarono. Ad attenderli nel salone c’era un uomo vestito eccessivamente colorato che fissava un arazzo. Hildegard attirò la sua attenzione:

– Guten Morgen, sono Hildegard Akelei Schwarzrose, Borgomastro di questo luogo. Posso aiutarvi?-

L’uomo si voltò, come se fosse stato strappato da una visione.

-Mia splendida signora di Eisenstein!- Si gettò in ginocchio e le prese la mano con un fare eccessivamente viscido, inadeguato e appiccicoso- Vengo dalla grande città, il mio nome è Otto GroßenPinsel, acclamato pittore- si inchinò profondamente.
In quel momento, la porticina della stanza di Maximilian si aprì lentamente e il priore uscì con il volto di chi si era finalmente liberato da pensieri osceni, con ore di preghiera.
Il pittore riprese a parlare, sotto lo sguardo misto tra la sufficienza e la rassegnazione di Nicholas e Hildegard.

– Ho viaggiato molto, perchè voi, Lady, avete qualcosa che io desidero ritrarre e che che tutta Therza desidera ammirare. Due gioielli che voi, meine Freulein, ci nascondete, ma di cui il popolo tutto dovrebbe poter godere…-
Maximilian si paralizzò osservandolo
-…le vostre due grosse….-
Nella mente di Hildegard, l’incantesimo ’incenerire’ prese forma.
– ..rotonde….-
Nicholas fece due passi indietro, allontanandosi dalla maga, che stava portando la mano destra verso l’alto.
– …enormi..-
Maximilian alzò gli occhi al cielo, si girò e si richiuse nella stanza delle preghiere, farfugliando.
-…bestie suine pluripremiate, note come “Doppiomento Wein e Brad il Ribelle”-
L’espressione di Nicolas e di Hildegard mutò in stupore.
– Brad e Wein? Siete venuto fino qui per ritrarre i miei maiali Grünwald?-
– Ja, mia signora, tutti devono godere della loro grazia!-
-Certo…Era chiaro…Che devo dirvi…Seguitemi!-
Uscirono e accompagnarono Otto verso la parte del giardino dove Wein e Brad erano soliti stare tra la seconda colazione e lo spuntino pre-terza colazione, dove i due suini erano appisolati russando come due dragoni obesi.
– Devo avvertirvi, Herr GroßenPinsel: hanno un carattere pessimo. Primo, possiamo toccarli solo io e Nicolas se porta in pegno delle mele, sentiranno l’odore della vostra paura, l’esitazione in un piccolo gesto, se avete cibo in tasca e se avete toccato cibo di recente. Dopodichè decideranno se siete gustoso. Siate fermo e coraggioso e potrete avvicinarvi.
– Mia signora- disse Otto- dipingo maiali da sei anni, so come trattarli!-
Alla parola “maiali”, Doppiomento Wein, una bestia da guerra di più di 200 chili, aprì un occhio e si alzò in piedi con una fatica infinita, mostrando il suo bellissimo fiocchetto rosso legato alla coda.

– Per gli astri per carità!- Nicholas si frappose tra Otto e Wein- non chiamateli “Maiali”!Lo detestano!-

– Non preoccupatevi, ho portato dei biscottini, lasciate solo che sciolga il complesso nodo della sacca che li contiene…-

Il rumore inequivocabile di biscotti fece svegliare anche Brad, ma il pittore stava impiegando troppo tempo. Loro lo stavano caricando. Alla stessa velocità con cui la luna solca il cielo, ma ugualmente inesorabili, si diressero verso Otto, che si lasciò prendere dal panico complicando ulteriormente il nodo del sacchetto. Un balzo, lo stesso balzo che farebbe un cavaliere obeso, ferito gravemente in armatura pesante, per salire un piccolo gradino; e gli furono addosso, dilaniando il sacchetto di biscotti e travolgendo il povero pittore. In pochi secondi i due suini divorarono il bottino e Wein, seduto sulla testa di Otto che batteva la mano a terra in segno di resa, concluse il pasto, ringraziando il pittore con un lungo rumoroso peto che fece vibrare il suo bel fiocchetto. Fu a quel punto, Otto perse i sensi.

Fu necessario tutto l’organico disponibile per far smuovere Wein da Otto. Hildegard li attirava con lo Strüdel, Kilian lo spingeva, Maximilian tirava fuori il pittore svenuto e Nicholas si era scapicollato nel suo laboratorio per prendere un qualche intruglio per fargli riprendere conoscenza.
Il cerusico somministrò la pozione e il pittore cominciò a riprendersi.

– oh…Lady Hildegard, ho sottovalutato le vostre bestie..-

– Non temete, non lo diremo a nessuno..State bene?-

Lo sguardo di Nicholas si spostava velocemente dalla boccetta alla faccia del pittore, che stava lentamente cambiando colore.
– Mh….Strano…-
-Nic….- Chiese Hildegard- dove stava quella boccetta?-
– Sulla terza mensola a destra…ma non dovrebbe fare… così!-
– Ti prego, dimmi che l’urlo che hai lanciato stamani era perchè hai scoperto che io…cioè, dei folletti…orribili folletti…hanno scambiato tutte le etichette di quelle boccette!-
-No….mi sono chiuso la mano nel cassetto!Bene…Mio caro Otto…voi adesso siete..arte…consideratelo il vostro “periodo blu”, periodo artistico che durerà dai sei agli otto giorni, a seconda di quanta acqua berrete!-
***********
Otto Großenpinsel è ancora ospite a scrocco ad Eisenstein. Nessuno, volete per il buon cuore, volete per i sensi di colpa, ha il coraggio di mandarlo via.
Nicholas ancora fa ricerche sui folletti.
Maximilian, non riesce a smettere di ridere.
Kilian riceve ogni giorno una tortina accompagnata da una lettera d’amore.
Hildegard sta studiando un nuovo piano per accudire le sue rose.

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4 commenti

  1. E’ BEL-LIS-SI-MO, ho riso come una cretina lacrimando a fiumi…
    Otto GroßenPinsel è il mio idolo per i secoli a venire e le grosse… enormi… rotonde creature domineranno tutti i Ducati. Un giorno. Quando avranno voglia.

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