Un’altra storia… Capitolo 1

Share Button

Il sole era tramontato da un paio di ore ormai, i bambini erano con gli zii a Saluska per cui la quiete regnava sovrana in quei giorni. La giovane ragazza stava sdraiata nel largo letto a due piazze in compagnia di un vecchio libro che in qualche modo la avrebbe aiutata a conciliar il sonno. Nel braciere soltanto i carboni privi di fiamma riscaldavano l’ambiente stemperando quella che sarebbe altrimenti risultata una fresca sera di inizio primavera. La porta del Wagon si aprì lentamente e passi leggeri come piuma si avvicinarono alla soglia della camera da letto finché l’uomo intabarrato nella sua classica cappa nera e vermiglia non fece il suo ingresso sbuffando in segno di stanchezza. La ragazza guardò il marito abbassando il libro e sorridendo scherzosamente disse:

“Soltanto cinque giorni questa volta? Nonostante l’età che avanza continui a sorprendermi.”

L’uomo iniziò a spogliarsi velocemente del suo equipaggiamento di ventura riponendolo ordinatamente dentro la cassapanca posta dietro la porta.

“Ma quali gentili parole ottengo dalla mia adorabile consorte, al ritorno da quello che è stato un lungo viaggio, infruttuoso ma comunque lungo.”

La ragazza chiuse il libro che stava leggendo poggiandolo sul comodino posto di lato al letto.

“Così vorresti gentili parole?? Beh chi lo sa … magari più tardi …” con aggraziata sensualità la ragazza scostò leggermente la veste rivelando la nudità di una delle sue gambe: qualunque uomo sano di mente sarebbe letteralmente impazzito a quella visione.

“Non stasera tesoro, sono dannatamente stanco, sul serio.” affermò il ragazzo sdraiandosi di fianco a lei. Le pose le labbra sulla fronte e coricandosi dall’altra parte socchiuse gli occhi, cercando di prender sonno.

“Capisco …” disse lievemente scocciata la ragazza ricoprendosi. Si alzò poi dal letto e gettò alcune essenze profumate nelle braci che subito invaserò la stanza con una fragranza avvolgente e rilassante; afferrò poi due fialette di liquido ambrato da sopra una mensola, ne trangugiò avidamente una per poi tornare a coricarsi … “ prendi un po’ di questo per rinvigorirti, mio afflitto amato, sperando che ti vada di traverso.”

“La prenderò domattina, adesso fammi riposare … per favore.”

“Come preferisci.” La donna fece voltare leggermente il ragazzo, quanto bastava per accoccolarsi tra le sue braccia e poggiargli la testa sul petto, poi, dopo pochi istanti, chiese ancora “Rammenti la prima volta che mi dichiarasti quello che provavi?? Ogni volta che partiamo per qualche missione, tu, io o entrambi, più o meno pericolosa che sia, ripenso a quelle parole e non posso far ameno di condividerle … adesso abbiamo anche tre figli e sai ne che vorrei almeno altrettanti … dimmi ancora quelle parole ti prego …”

L’uomo aprì di nuovo gli occhi “Adesso? Così dal nulla? Posso provarci ma … vediamo … all’inizio pensavo di descriver …” la voce ebbe un sussulto e gli occhi si sgranarono, le vene del collo si gonfiarono e lentamente i connotati dell’uomo presero a mutare … un rantolo risuonò all’interno della camera da letto mentre la mascella divenne più squadrata, gli zigomi più accentuati e i capelli iniziarono ad allungarsi e ad assumer una tinta ben più scura … la carnagione assunse un colorito pallido e le iridi divennero ben presto azzurre … “ma che diavolo?? …”

La ragazza si pose a sedere sul letto e da sotto il cuscino ne estrasse un pugnale dall’elsa rossastra a foggia di drago mentre nell’altra mano stringeva ancora la fialetta ambrata presa poc’anzi dalla mensola …

“Mmhhh … Pozione polimorfica … Con tutto il rispetto mio caro, nessuno ti ha detto che la ricetta di tale Elisir proviene proprio da queste terre? E tu credevi davvero di riuscir a fregar una Magistra con un simil sotterfugio?? Andiamo! L’unica cosa che mi sorprende è come avete fatto ad averne una dose … a meno che … ”

“Come ha-i fat-t-to? Mi ss-on guadato bene da-al n-n-on ing-erir null-aa da te off-f-erto?”

“Tranquillo … ti sei fregato molto prima. In quale vita mio marito mi avrebbe rifiutato come hai fatto tu?? In un’altra forse ma di certo non in questa. E comunque rasserenati, la sostanza non l’hai ingerita … l’hai inalata.” La ragazza volto lo sguardo di lato verso il braciere accennando verso di esso con la testa … “quello che invece ti ho offerto e che adesso sta proprio qui tra le mie mani è l’antidoto, che tra parentesi, hai rifiutato.”

“Ha-a ha-a-a davv-ero in g-g-am-ba … lo amm-m-etto …”

“Non sai nemmeno quanto, credimi. Ah per inciso: quella era la proposta di matrimonio non la prima volta che si è dichiarato. Comunque, l’essenza che hai inalato non è mortale e oltre che vanificare gli effetti della pozione polimorfica ti paralizza il corpo dal collo in giù. Adesso puoi decidere: o muori soffrendo come un porco scannato mentre ti tagliuzzo tutto oppure puoi iniziare da una parte e raccontarmi il motivo per cui sei qua, iniziando da dove diavolo si trova Gabriel?”

La ragazza sperò che l’uomo iniziasse a parlare dato che mai avrebbe avuto il coraggio e la crudeltà necessaria per fare ciò che aveva appena detto.

“Hehe-he … dal collo in giù hai detto?? Lode sia al dio della morte, nelle sue mani rimetto la mia sorte. Nechra vive ancora ragazzina e ben presto verrà a reclamar le vostre anime.”

L’uomo rapidamente passò la lingua sulla parte superiore della sua dentatura rimuovendo quello che parve esser una capsula che ruppe mordendo; il veleno agì rapidamente e spasmi convulsi pervasero il corpo del giovane. La ragazza si gettò di lato nel letto afferrando il disco di argento appeso alla parete e rapidamente proferì strane parole: un alone biancastro pervase la sua mano che successivamente ella impose sull’uomo. Ma era tardi, il veleno aveva già avuto effetto e il corpo esanime per ragazzo giaceva privo di vita sul letto.

“Merda!”

La porta del Wagon si aprì di nuovo e questa volta i passi sul legno del pavimento erano celeri: una donna dai lunghi capelli mossi color castano scuro si stagliò lama alla mano sulla soglia della camera da letto.

“Izzie! Che diavolo è successo qui??”

“Kat … abbiamo un problema …”

“Beh! Lo vedo! Hai un morto nel letto … ti ho sempre detto di sceglierli giovani che altrimenti rischiano un infarto … un attimo, questo è piuttosto giovane però …”

“Infatti! Cioè NO! Non è come pensi Katrinalea. Ascoltami … puoi darmi una mano a ripulire questo disastro?”

“ Si ma … cosa cavolo è successo vuoi dirmelo porco Dazhka???”

La ragazza aprì la cassapanca estraendone da essa un corpetto di scaglie di manticora brunito e una bandoliera sulla quale erano appese numerose fiale dai colori differenti, in aggiunta a tutto quello che aveva posato l’uomo al suo ritorno.

“Cosa è successo dici?”

Rimosse poi un dipinto dalla parete del Wagon dietro al quale stava un ripiano nascosto: vi frugò all’interno e ne estrasse uno strano tubo metallico lungo all’incirca due palmi, più largo su una delle due etremità e terminante con un calcio in legno scuro finemente intarsiato sull’altra.

“Gab è nei guai…

Share Button

Commenti

commenti

Lascia una risposta!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *