Zec Pjevač – Lepre Canterina

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Bijel Dana, mese di Nhea, anno 1°

Le calende bianche. Erano vicinissime, sarebbero state il giorno seguente. La carovana, come pattuito dalle mappe degli spostamenti, si stava dirigendo verso il crocevia Miloscenko, un ottimo luogo per festeggiare. Veliar era all’intero di uno dei Vagon insieme a Luchretia, sua moglie. Era una donna a dir poco atipica. I capelli bianchi, gli occhi azzurri rilucevano rossastri alla luce così come la pelle, diafana e quasi trasparente. La giovane era in attesa di un figlio, anzi,di una figlia diceva lei. Che fosse l’uno o l’altro, Veliar non era proprio felice di questo. non gli piacevano molto i bambini. Forse perché accompagnati solitamente dalle loro madri, e questo per lui voleva dire guai. Un sacco di guai. Un sacco di discorsi inutili. Un sacco di beghe! La pancia della giovane cominciava a farsi prominente e per non affaticarsi troppo se ne stava accanto ala finestra, tirando talvolta qualche sbadiglio. Veliar si limitava a stare in fondo al vagon, appoggiando la testa sulle mani incrociate dietro, immerso in una marea di comodi e vaporosi cuscini. Stava quasi per addormentarsi, quando una brusca frenata gli fece battere una dolorosa capata contro la parete del carrozzone.

– Per il grande Adam Goska ! Ma che cavolo succede??

La giovane fattucchiera rimase silente, osservando all’esterno cosa stava accadendo.

– Un’altra carovana ferma… forse hanno problemi.

Che cavolo di problemi possono avere?? Bah, scendo a dare un’occhiata, te stai pure qui tranquilla, mia cara!

– Di certo sono più tranquilla io di te. Anzi, sonnecchierò un poco, sisi.

Non ascoltò del tutto le parole di Luchretia, e scese con un salto dalla finestra del vagon. A terra c’era già il loro capo carovana con accanto sua madre, la fattucchiera. Strizzò gli occhi ed aguzzò l’orecchio per cercare di carpire la loro conversazione.

Ma voi Zora? Gospodar Igor, Non dovevate essere andati via 3 giorni fa, incoscienti che non siete altro?

– Già, dovevamo e siamo molto dispiaciuti! Purtroppo la mia sestra sta per partorire a giorni! Abbiamo dovuto ritardare il tutto…si vede che era proprio destino che dovesse andare tutto male, questo mese!!!

Miseria! Partorire così per la via! Poveraccia-

– Già, purtroppo non possiamo fare altro.

– Su Brat, non ti angustiare…

– Sestra! Ti avevo detto di riposarti!

– Eh, tanto, con quanto ci sto mettendo, porca miseria, non credo che arriverà ora in quest’istante! È di una pigrizia questa creatura! –

Quella voce. L’aveva già sentita. Da uno dei vagon degli Zora scese una giovane donna mora di capelli e di occhi, minuta con un pancione prominente; e sembrava sfinita dalla fatica di portarlo dietro, tanto era grande. A Veliar venne un colpo! Era Talitha! Si avvicinò al nutrito gruppetto, con una espressione seria in volto. Si pose davanti alla donna, mentre questa lo guardava sorpreso.

Miseria nera! Ma che ti è successo?

La giovane zora spalancò la bocca, cominciando a ridere con amarezza.

– Come cosa mi è successo! Mi sembra evidente no? A te cosa pare che sia successo, gran genio???

– Oh chi è stato? –

La giovane strabuzzò gli occhi, non potendo fare a meno di fare un’espressione divertita.

Fai i tuoi calcoli ed indovina, genio!

– Ma che dic… –

 Veliar si azzittì di botto, sgranando gli occhi. Porca miseria….concilio di Corcovlad…. Notte…porca misera, era suo il danno!

Vuoi dire che…

– Già.

– è…mio?

– Già

– E ora?

E ora?? E ora me lo tengo. –

Le spalle delle giovane si incurvarono, facendo una smorfia di dolore. Il Gospodar Igor sorresse la sorella, mandando uno sguardo infuocato al bardo.

Ora capisco perché la mia sestra non ha mai detto nulla, ma tra tutti proprio te doveva beccare?

Veliar stava per rispondere in malo modo ma a bloccare il figlio ci pensò la madre, Baba Josipina

Su su, non è ora di recriminare! È ora che questa fanciulla raggiunga un vagon comodo ove poter riposare e partorire in pace. Vieni con me fanciulla, devi riposarti .

Talitha guardò tra il sorpreso e lo spaventato la vecchia, portando lo sguardo intorno, come in cerca di aiuto. Gli occhi di una signora anziana incrociarono il suo sguardo, annuendo in modo rassicurante. Si avvicinò con passo sicuro, i capelli scuri leggermente striati di grigio e una veste rossa lunga ricamata con simboli di api e coppe. pose una mano sulla spalla della fanciulla, guardando ora baba Josipina, che annuì verso di lei.

Baba Semetzina, perdonami se mi impiccio. Ma alla fine si tratta di uno Zora come di un Oghareva. Temo che dovremmo essere in due…

Allora andremo in due, Baba Josipina, perchè temo sarà un lavoro molto lungo e questa bambina ha bisogno della propria baka. –

Veliar era ancora inebetito dalla notizia, finchè non sentì un brivido di terrore alle sue spalle. Silente come un gatto Luchretia si era avvicinata e lo sguardo freddo non prometteva niente di buono.

– Oh, mia cara, mia dolce leprotta, non stavi forse riposando, sai, nelle tue condizioni!!! comunque posso spiegarti tutto, vedi, io…

– No. Meglio se non dici nulla Veliar. Molto, molto meglio, ti assicuro. peggioreresti ulteriormente la tua situazione, e io sono stanca, molto molto stanca. Anzi, forse è meglio che tu vada a vedere come sta la madre di tuo figlio o figlia che sia. –

 La voce non era arrabbiata. Era il gelo assoluto, così era solita essere Luchretia. Con passo altero si diresse verso il vagon, lasciando Veliar pallido e preoccupato in mezzo alla strada, con tutte e due l’intere carovane che lo guardavano, mentre le baka Oghareva facevano segni di scongiuro.

Disgrazia!!

– Incoscienza!! Fuzuka si scatenerà su di noiii!

No, per Veliar, non poteva andare peggio.

Talitha si lasciò trascinare dolcemente nella soba dalle due baba, troppo stanca per chiedersi come le due potessero andare d’accordo. la fecero adagiare nel letto ove una balia era indaffarata a preparare il tutto, cercando di far stare la giovane più comoda, mentre piccole smorfie di dolore pervadevano il viso delicato della giovane Zora.

– Josipina…tu lo sapevi che era di tuo figlio, la bambina?

– Avevo immaginato che potesse succedere. Non sapevo che fosse una bambina, da cosa lo dici, Semetzina?

– L’ho visto nel fuoco propiziatorio, naturalmente.

Josipina storse naso e bocca, ma non con troppa stizza.

– Avrei preferito altri metodi ma la carovana è tua… anche se siete un branco di incoscienti…

– Beh, si direbbe che tuo figlio sia più Zora che Oghareva. Non ha forse fatto i dovuti scongiuri prima di giacere con lei?

– Questo non lo insinuare neanche, lui è un Oghareva, ma è un donosi nevolje. Anche se questa volta, devo ammetterlo, ha superato se stesso.

Semetzina aggrottò la fronte, guardando intensamente gli occhi glaciali della vecchia Josepina.

Ormai quello che è fatto è fatto. In fondo Talitha ne parlò con me e decise di tenerla.

– Certo che si, Baba!! Dopotutto è mia figlia!

Josipina sospirò annuendo nei suoi confronti, facendo trapelare un mezzo sorriso.

– Bene, forse è ora di smettere di fare questi discorsi. La giornata sarà molto lunga.

Talitha era esausta, era due giorni che aveva le contrazioni, e ancora quella piccola peste sembrava intenzionata a non nascere. E pensare che era passata una mezza luna sicura sicura dal termine dei nove mesi. Oh, era sicura del concepimento, quella sera, quel mese non aveva avuto altri uomini. Voleva quella bambina, ma… che ci facevano entrambe le baba delle carovane in quel vagon? cosa volevano da lei??
——————————–

Veliar Oghareva era rimasto all’esterno, dopo l’intimazione di Luchretia. Non si era ancora avvicinato alla carovana Zora e le baka Oghareva avevano cominciato a fare delle litanie, per allontanare fuzuka. Tutto quel ambiente, lo disturbava. Si morse il labbro inferiore indeciso sul da farsi, finché non sentì suoni di cembali e canti gioviali provenire dall’accampamento zora. che fosse nato? Tendendo la schiena ben dritta si avviò con passo spedito verso i vagon zora. Era stato allestito un falò, ove intorno danzavano giovani donne e altre erano intente a cantare o suonare strumenti, inneggianti la bella signora. In fondo, si stava avvicinando il giorno delle bijel dana! Continuò a camminare finché non si aprì di scatto la porta di uno dei vagon, andando quasi a colpire il bel bardo in viso. Ad esso si affacciò Josipina che portò subito lo sguardo sul figlio.

– Ah, giustappunto. Cercavo proprio te! Vieni subito dentro, che la madre di tuo figlio ha bisogno di un po’ di assistenza!

– Non di certo da lui, ahhhhhhh

– Su, fanciulla cara, in fondo, è pure sua la bambina.

– No Baba Semetzina, lei è mia, MIA!!! La sto tendendo in pancia da quasi 10 mesi, è mia figlia, non sua!!!arghhh.

– Su, moja kćer , non scaldarti, o peggiori la situazione.. cerca di star tranquilla.

Semetzina cercava di tenere calma la giovane, mentre Josepina si limitò ad aggrottare la fronte, per poi spostare lo sguardo sul figlio, il quale era avvampato dalla collera. Quanto, quanto quella donna lo faceva arrabbiare! Beh, se non lo voleva,. Se ne sarebbe rimasto fuori, su questo non c’erano problemi!

– Beh Veliar, sembra proprio che tu riesca a farti odiare proprio bene, moj sin

– Oh, non temere madre, di certo non voglio stare a far compagnia a una incosciente e bisbetica Zora!

– Magareći!!

Urlò Talitha, colta da un’altra contrazione

– Bricia fredda!!! Frigida! Sathoriana!!

L’insulto gli venne alle labbra facilmente, così come la mano di Josipina fu pronta a scattare verso il viso del figlio, con ogni muscolo del viso tirato dalla collera.

NON OSARE OLTRE, VELIAR! Se ti senti offeso, vai farti un giro, che forse è meglio!!!

– Credo proprio che lo farò!! Addio, eh?!

la porta si richiuse di scatto. Veliar accecato dalla collera cercò di dare un calcio ad un sasso con tutta la forza che aveva; non proprio una grande idea, dato che si rivelò per lo più nascosto sotto terra, così che la sola cosa che vi ricavò fu un piede dolorante. Imprecò per qualche momento, per poi scuotere la testa, infilarsi le mani in tasca e cominciare a camminare per il campo senza una meta effettiva.

– Alla malora tutti i quanti!!

Non percepì distintamente quanto tempo fosse passato, nemmeno dove si trovasse precisamente in quel momento. Una gran rabbia lo stava prendendo, senza nemmeno sapere il perché. o meglio il perché lo sapeva. Avevano fatto ricadere tutto su di lui. Cavolo, ma che centrava??? Non era colpevole lui quanto la ragazza. E per giunta Luchretia era arrabbiato con lui. Che pessima giornata. Sembrava proprio che fuzuka ce l’avesse con lui!!!

Durante la giornata entrambe le due carovane cominciarono i preparativi per le bijel dana, ognuna a suo modo, ognuna in linea con la propria tradizione. Ove da una parte vi erano drappi rosso accesso con ricami di coppe e api, dall’altra vi erano drappi rosso cupo, con simboli di uova, di serpenti e capre. Chi giocava a dadi, chi invece si preoccupava di allestire lo spiedo per la capra che sarebbe stata a cuocere per più di mezza giornata. Era passata mezzanotte e le bijel dana erano arrivate. Fuori le donne Zora stavano festeggiando il momento e cercando di propiziare la nascita di un nuovo possibile elemento della carovana, le danze intorno al fuoco erano un misto di luce e drappi colorati, tali da rendere onore alla giornata più propizia dell’anno. mentre dentro ancora Talitha era impegnata in quel estenuante parto. Le prime luci dell’alba illuminarono le due carovane e un piccolo vagito si fece spazio nel silenzio del giorno. Talitha era troppo stanca, e quasi immediatamente si addormentò. Le mani di Semetzina presero il fagottino tra le mani ridendo sommessamente

Ma che brava questa bambina…ha atteso il momento più opportuno per nascere…l’alba delle Bijel Dana.

– Già. –

la voce di Josipina era fredda, mentre gli occhi si posarono sulla piccolina.

– Chissà, cosa le riserverà il futuro.

– Bah, chi lo sa Baba Josepina? In fondo, chi siamo noi per poterlo manovrare?

– Nessuno, siamo in balia di esso… –

gli occhi della vecchia baba guardarono tristemente il piccolo fagottino, mentre baba semetzina la adagiò accanto alla madre.

Però è una bella bambina. Proprio tale e quale alla mamma si direbbe.

– Spero proprio che non assomigli a suo padre.

 l’anziana baba portò la mano sinistra a stropicciarsi viso e occhi dalla stanchezza accumulata tirando un sospiro.

– Direi che è ora di andare-

– Concordo, baba.

Le due si avviarono all’uscita del vagon adibito a soba, incuranti degli sguardi che gli alemariti di entrambe le carovane le lanciavano, sguardi misti a curiosità o timore, a seconda dei casi. tra lo sguardo più curioso c’era quello di Veliar che dopo una lunga notte insonne per sbollire e vari calci a sassi troppo interrati per essere tirati si era ritrovato di nuovo davanti a quella soba. Tirò un gran respiro, salendo le piccole scale del vagon e aprendo la porta, pronto a discutere malamente con Talitha, deciso a dirle che non voleva entrarci nulla con quel bambino e che alla fine era solo una stupida, che era un uomo sposato che odiava i bambini, che odiava lei, che le stava rovinando la vita, che quella nascita era stata un incidente e…. non disse nemmeno una parola dato che queste gli morirono in gola. Distesa sulla soba stava La bella Talitha sfinita, ormai profondamente addormentata, con accanto un piccolo ammasso di stoffa che si muoveva appena, mugolando piano. Si avvicinò con passo felpato, dando appena un’occhiata alla donna, per avvicinarsi al frugoletto mugolante. Non sapeva quale istinto lo guidava, ma lo prese in braccio, guardandolo strano, sedendosi sulla sedia vicina e cullandolo un poco. L’infante smise di piagnucolare ed aprì gli occhi dal colore indefinito. Veliar non potè trattenere una risata, quando vide le labbra della piccolina incurvarsi leggermente in un sorriso appena percepibile.

– Che c’è, ora ti piacciono i bambini?

La voce stanca e strascicata della fanciulla colse di sorpresa il bardo, il quale alzò in fretta lo sguardo, facendo una smorfia indispettita.

– Tzè, figuriamoci… ho visto il vagon aperto e sono entrato.

– è bella, non è vero?

– Direi che assomiglia ad una ranocchia. Come sua madre d’altronde.

Talitha fece un respiro profondo, preparandosi a rispondere per le rime, ma fu interrotta.

Una femmina, eh? Yelena! Yelena non sarebbe un cattivo nome per lei…

– Yelena, eh? perché no?

– Cosa? Perché??? dicevo così, tanto per dire…

– Così, è carino. Mi pare adatto.

Veliar guardò ancora la bambina con fare impacciato, mentre Yelena stava tranquilla e paciosa tra le sue braccia. Scrollò la testa e la pose accanto alla madre, indugiando alla fin fine per qualche istante, prima di lasciarla alle sue cure.

Tieni, non vorrei farla piangere.

– Già, forse è meglio.

– Allora… Addio eh?

– Arrivederci veliar. Ah, una cosa….

– Si?

– Non pensavo le cose che ho detto. Ma in quei momenti un po’ ti ho odiato

la giovane fece l’occhiolino, sorridente.

– Salutami tua moglie e dille di non preoccuparsi…

– Allora.. Pa Sestra

– Pa Brat.

Veliar lasciò la soba, soffermandosi per qualche istante sulla scena di madre e figlia insieme, con Talitha che sorrideva radiosa alla propria creatura. Chissà se sarebbe successo lo stesso con il piccolo che portava in grembo Luchretia…non l’avrebbe saputo finchè non fosse avvenuto.
……

.

– Certo che è proprio un bella bambina.

Chiocciò infine il giovane. Così Veliar si allontanò dal vagon, dirigendosi a quello che condivideva con sua moglie pronto a prostrarsi davanti a lei per rientrare nelle sue grazie.

No, non sarebbe stata un’impresa facile, assolutamente no.

—————————————-

Nel mentre le carovane festeggiavano l’arrivo delle bjel dana ognuna a suo modo, chi con canti, balli cibo risate, chi con risate e scongiuri alla sfortuna, le due baba si erano ritirate ognuna nel proprio vagon, completamente sfinite. Baba Josipina cominciava ad avere una certa età e quelle emozioni tutte assieme non le facevano bene. Ciononostante doveva adempiere al suo dovere di baba della carovana Oghareva e compiere il rito tradizionale delle Bjel dana. Dapprima si pettinò con tutti i pettinini e scelse quello più carico di energia positiva, posandolo in una ciotola rossa cupo con dentro del sale per renderlo intatto della sua energia e scacciare qualsiasi influsso potesse impadronirsi di esso. Lo avrebbe poi passato alle altre donne della carovana. In seguito preparò il prerito che preferiva fare in solitudine, portando un piccolo incensiere sopra al tavolo, un misto di erbe da lei composto, mettendo sopra di esse un piccolo tizzone ardente, in modo che bruciassero e spandessero il loro odore per la stanza. l’anziana baba si sedette su uno dei grandi cuscini posti intorno al tavolinetto, chiudendo gli occhi chiari mentre con le mani si apprestava a fare piccoli e misurati gesti. Una litania scaturì dalla sua bocca, attendendo la visione, che in poco tempo, arrivò.

Comparve un bosco, per lo più nascosto da una strana nebbia, che rendeva il luogo evanescente. In vista c’era un uovo Liscio, quasi marmoreo d’aspetto, illuminato da una luna a falce crescente dal profilo quasi umano. Una ape si posò sull’uovo producendo al solo contatto una piccola crepa che, al suo allontanarsi, fece aprire l’uovo del tutto e da esso nacque una piccola lepre che subito si strofinò la zampetta anteriore al musino baffuto, per poi scuotere testa ed orecchie. Era strana, dal colorito innaturale, perfettamente bianca da una parte e marrone dall’altra, divisa in due. Su ognuno dei due lati era disegnato un simbolo, sul manto marrone una capra, dall’altra un paio di dadi. Gli occhi erano quasi umani e osservavano la vecchia baba. Una serpe comparve, avvicinandosi alla piccoletta, con la lingua biforcuta, i denti carichi di veleno ben celati e la coda verso destra. la lepre sembrò non accorgersi di nulla, dello strisciare insistente, del sibilo appena percettibile. La piccoletta stava per essere attaccata e la vecchia baba non resistette, posò la sua mano sulla piccola, quasi ad allontanarla dal pericolo imminente quasi pronta a prendere il morso…e ciò che incontrò fu un’altra mano che si intrecciò alla sua come uno scudo.

Per l’inaspettato contatto aprì gli occhi e, senza rendersi conto del perché, trovò la sua mano intrecciata a quella di baba semetzina che la guardava altrettanto sorpresa. Si era formato uno spesso strato di fumo davanti alla fattucchiera, che proveniva dalle erbe lasciate a bruciare. la sua mano era all’interno del circolo, come se la mano fosse in un altro piano. La figura di baba Semetzina era all’interno del cerchio ma sembrava attorniata dalle fiamme. Un legame nel piano della visione… Le due si guardarono, aggrottando la fronte contemporaneamente.

– Si direbbe che ci sia un collegamento in atto tra noi due. Hai per caso avuto la visione di una lepre?

– Che usciva da un uovo? Direi di si. E io che pensavo fossero le erbe…

– Temo di no, Baba Josipina… dobbiamo parlare.

– Già…

– Aspettami, che ti raggiungo… ti vedo molto spossata, baba Josipina.

– Già…

le due baba si lasciarono le mani che parevano così reali e la visione di fumo o di fuoco scomparve. Baba josipina posò le mani rugose sugli occhi, facendo un respiro profondo.

– Proprio un giorno propizio, si, come no…

Aspettò qualche minuto, finchè non sentì bussare rumorosamente alla porta. Senza aspettare che la porta fosse aperta dall’Anziana Baba, Semetzina entrò con passo allungato e si avvicinò al piccolo tavolino dove Baba Josipina attendeva stanca, con profonde occhiaie che le cerchiavano gli occhi. Con un secco gesto della mano invitò l’altra baba a sedersi intorno al tavolino. Baba Semetzina si sedette, e con le mani incrociate davanti la bocca cominciarono a guardarsi negli occhi, pensierose. Alla fine Baba Josipina dette un sospiro, rompendo il silenzio, portandosi poi la rugosa mano alla fronte.

La visione era più che chiara.

– Infatti.

– Quella bambina è destinata a un destino strano, ed in più l’attenderanno molti pericoli

– Quello che anche io pensavo.

– Assolutamente.

– Ma come? Quel nostro incrociarsi…cosa significava?

– Quella bambina non appartiene solo agli Zora…

– In lei c’è anche sangue Oghareva.

– Dobbiamo fare una specifica.

– Assolutamente!

Non se lo fecero ripetere due volte, e così baba Josipina prese dal cassettino nel tavolino basso una sacchetta di seta, mentre Baba Semetzina da una delle tante tasche della tunica rosso accesso ne estrasse una di velluto rosso. Entrambe cominciarono a scuotere ognuna la propria sacchetta, facendo ognuna la sua litania e i suoi gesti, in modi completamente differenti. Alla fine, in un colpo secco fecero cadere il contenuto sul tavolino. Le ossa di baba Josipina, e i medaglioni intagliati di biancospino di Baba Semetzina caddero ognuno nella mezza parte del tavolo senza in alcun modo andare oltre come fosse la magia a controllarle. Baba josipina controllò le ossa di volpe intagliate ognuna con simboli che sola lei conosceva. Seguiva veloce lo schema da loro formato, indicando ogni simbolo con le lunghe mani unghiate fino a fermarsi su un simbolo particolare strabuzzando gli occhi. alzò lo sguardo e l’espressione di Baba Semetzina era molto eloquente, tanto quanto la sua.

– Metà Zora metà Oghareva. Non potevo aspettarmi niente di meno.

– Quella bambina sarà fortunata, o almeno potrebbe passare le insidie che fuzuka potrebbe porle davanti.

– Ma solo se sarà completa la sua istruzione. Dovrà stare con entrambe le famiglie. Dovrà essere per sempre Zora e Oghareva. Non apparterà principalmente a una sola delle due, ma ad entrambe.

– Per metà la fortuna l’assisterà, per metà fuzuka scongiurerà… Non so se è comparsa anche a te un segno che ti dice “Krozan”.

– Si Josipina, anche a me. Ad ogni crocevia dovrà essere scambiata, sarà la fortuna a decidere con che frequenza. Almeno una volta a anno, si direbbe.

– Si, non sbagli baba Semetzina. Strabiliante.

Un sorriso sfuggì dalle labbra strette dell’anziana baba, quasi sorpresa. Due divinazioni, uno stesso esito. Uguale. Strabiliante. aggrottò la fronte. Il tutto era davvero complicato. molto, molto complicato.

– Direi che tutto è stato deciso. Dobbiamo parlarne solo con i genitori

– E qui verrà la parte più difficile. Talitha non ne sarà felice, ma accetterà, per il bene della bambina.

– Ma Veliar… Veliar mi preoccupa, quell’incosciente. E Luchretia, potrebbe averne a male. Forse… forse sarà bene far partire tutto questo tra un anno.

– Quando Luchretia avrà partorito e per talitha non sarà una completa sofferenza portarla via.

– Concordo. Così la sorte ha deciso per questa bambina.

– E che la fortuna ci assista

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Commenti

commenti

6 commenti

  1. IIIIhhhh, che bella questa parte della storia!!!

    Un unico appunto: komad non è un insulto, vuol solo dire “bella gnocca”! è un po’ volgare ma è un aprezzamento!

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