{"id":106,"date":"2008-02-23T14:39:00","date_gmt":"2008-02-23T14:39:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=98"},"modified":"2008-02-23T14:39:00","modified_gmt":"2008-02-23T14:39:00","slug":"consapevolezze-da-troppo-celate-anno-xx-mese-di-ellesham","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/consapevolezze-da-troppo-celate-anno-xx-mese-di-ellesham\/","title":{"rendered":"Consapevolezze da troppo celate&#8230;.    Anno XX, mese di Ellesham"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/DOCUME~1\/MIRALY~1\/IMPOST~1\/Temp\/moz-screenshot.jpg\" \/><\/p>\n<p>Era sera. Finalmente, era arrivata sera. La giornata per la giovane sacerdotessa era stata piena e stancante, cos&igrave; come i giorni che l&rsquo;avevano preceduta. Tanto c&rsquo;era voluto per accompagnare ad un tempio Aral, dove con le sue preghiere e quelle degli altri sacerdoti avevano potuto pregare per la sua anima, guidarla di nuovo verso la luce del mondo materiale, che in quei giorni sembrava tramutarsi sempre pi&ugrave; in un mondo di tenebra. Quando l&rsquo;aveva visto respirare dopo quell&rsquo;urlo assordante ne era rimasta stranita, ma non aveva versato lacrime. Ne aveva gi&agrave; versate quando era caduto a terra senza vita, senza che potesse far niente.  Era ritornata all&#8217;eremo e l&igrave; si era fermata, troppo debole e malata per sopportare il lungo viaggio fino ad Arath. La stanchezza accumulata, ore senza riposo l&rsquo;avevano costretta a letto. Si era rinchiusa in camera, per riposare, diceva; ma&#8230;  non poteva farsi vedere in quelle condizioni. Non dopo aver mostrato quanto era fragile, non dopo aver mostrato tante debolezze, non voleva mostrare altra fragilit&agrave;&hellip;e allora perch&eacute; era in quel letto, sola, a cercare di frenare i dolori che sentiva al petto? Non aveva pianto per sua madre, non aveva pianto per nessuna delle vittime uccise sul patibolo, non aveva pianto per nessuno. Cosa le accadeva? Cosa le stava succedendo?<br \/>\nL&rsquo;animo umano&hellip;quante volte Nevyn le aveva detto che prima o poi sarebbe scoppiata, quando aveva visto la sua impassibilit&agrave; presente gi&agrave; da bambina di fronte alla morte. La morte di Aral, Elmo, non erano solite morti? Non erano comunque corpi che venivano privati della loro anima? Quale differenza facevano loro di fronte agli altri?<\/p>\n<p>Non era tanto la differenza tra loro&hellip;<\/p>\n<p>Quanto il fatto che lei stessa era cambiata in quei mesi. Aveva come acquisito una nuova coscienza, una coscienza che la rendeva pi&ugrave; in balia dei suoi sentimenti, pi&ugrave; fragile,  pi&ugrave; umana.<br \/>\nElmo&hellip;aveva sempre apprezzato l&rsquo;animo del giovane anche se lo riteneva alquanto scellerato ed idealista, ma mai ne aveva visto la forza di intento e il suo animo altruista. Anche l&rsquo;immagine che era arrivata a loro del principe Diamond&hellip;.splendente nel suo essere, dalle grandi conoscenze&hellip;ma soprattutto dal grande cuore. Quale dolore era stato per lei e Ryanna vederlo scomparire, tra le nebbie dei sogni, rimanendo desideri, impossibili, sogni irrealizzabili.<br \/>\nRiteneva sciocche e futili le emozioni, tali da offuscare la lucidit&agrave; dei pensieri degli uomini, tale da farli divenire deboli, irrazionali e manipolabili.<\/p>\n<p>Ma&hellip;<\/p>\n<p>Ora lei stessa era trasportata dai sentimenti. Tristezza, solitudine, rabbia, dolore l&rsquo;avevano quasi annientata in quei giorni, anzi&#8230;in quei mesi&hellip;ma insieme a loro era venuto insieme altro, molto altro.<br \/>\nSotto le coperte, con la febbre che non le lasciava momenti di tregua stringeva il suo simbolo sacro, stringeva la sua ancora perch&eacute; non si perdesse nel sonno, nei ricordi, per cercare di mantenere la lucidit&agrave; che sempre l&#8217;aveva contraddistinta.<\/p>\n<p>&#8211; Devo essere forte&hellip;non devo cedere&hellip;-<\/p>\n<p>Lo sguardo febbricitante stava fisso sul soffitto, col respiro ansante. Chiuse gli occhi ma ogni volta che lo faceva ricordi dei giorni passati si accalcavano uno dietro l&rsquo;altro; Il viso del Conte Kebellion dallo sguardo altero, imperscrutabile &hellip;gli occhi cos&igrave; calmi e caldi di Diamond, saggi e tristi per qualcosa che non poteva avere ma che desiderava con tutto s&eacute; stesso. L&rsquo;abbraccio di Elmo, cos&igrave; disperato, in cerca di qualcosa di certo da poter afferrare, che potesse farlo rifuggire dalle folli voci che andavano e venivano dalla sua testa&#8230; lo sguardo fiero e pacato di Sigfrid, da cui di continuo rifuggiva. Gli occhi di Melisenda, terribili, implacabili, fissi su un unico scopo. Quante persone aveva visto, quanti luoghi aveva visitato. Ma tutto questo era stato accompagnato da sensazioni, cos&igrave; simili e diverse tra loro. Lei, che aveva rinunciato a provare emozioni. Gioia, affetto, amore tutte cose che si era negata. in quei mesi aveva assaggiato un po&rsquo; di tutto questo: aveva assaggiato la gioia, data dal fatto che le fonti di conoscenza erano inesauribili e che sempre avrebbe potuto imparare; Poco a poco quasi timidamente era comparso l&rsquo;Affetto, il calore che provava per molti di loro. Sentiva di bramare sempre pi&ugrave; quei sentimenti, di non esserne mai sazia&#8230; una parola, un gesto bastava a scaldarla dal freddo opprimente in cui aveva relegato il suo animo. Forse aveva provato amore, ma non ne intendeva ancora il sottile confine che lo distaccava dall&rsquo;affetto&hellip;<br \/>\nLei, sempre fredda, controllata, professionale, mai si era in alcun modo avvicinata a chi soffriva di altri mali che andavano oltre a quello fisico. Ma&#8230; il dubbio che i tre del Sole Nero insinuavano nelle menti altrui, i mali che ne corrodevano gli animi, non corrodevano il suo, non per l&#8217;aridit&agrave; di sentimenti che l&#8217;avevano contraddistinta, ma per le forti certezze che in tutta la sua vita l&#8217;avevano accompagnata e che mai, mai sarebbero riusciti a far crollare, poich&egrave; lei era stata salvata dal suo Dio; si era quasi sentita in obbligo di aiutare quegli animi cos&igrave; turbati, di fargli scavare nel buio per trovare la luce, una via di fuga&#8230; ma per farlo aveva dovuto rinunciare a qualcosa, aveva dovuto rinunciare alla sua indifferenza.<\/p>\n<p>Il processo per&ograve; era partito da molto, il disgelo era arrivato prima&#8230;..<\/p>\n<p>Quel giorno&hellip; lo ricordava come se fossero passati giorni, piuttosto che mesi&#8230;quando aveva visto Melisenda piangere su Alheandro, con una disperazione e una tristezza che non aveva mai provato nemmeno per sua madre che aveva amato tanto. Il vedere la consorella in un tale stato di sofferenza le aveva fatto male. Ma&hellip;non era pena, era Invidia. Mai aveva osato esternare il dolore, la disperazione che attanagliavano il suo cuore. Fino ad allora aveva pensato che evitando i sentimenti, Qualunque sentimento, tutto ci&ograve; avrebbe dovuto scacciare il dolore per sempre. Aveva vissuto gli ultimi dodici anni della sua vita a cercare di non provare nulla, a cercare di essere indifferente. Ora tutto questo le ricadeva addosso, spazzando via il muro in cui si era rifugiata, il suo piccolo angolo di nulla. Il muro non c&rsquo;era pi&ugrave; e l&rsquo;orizzonte era cos&igrave; distante. La Miralys che era uscita da Arath dieci lune prima, non esisteva pi&ugrave;.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era sera. Finalmente, era arrivata sera. La giornata per la giovane sacerdotessa era stata piena e stancante, cos&igrave; come i giorni che l&rsquo;avevano preceduta. 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