{"id":111,"date":"2008-03-19T11:40:00","date_gmt":"2008-03-19T11:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=103"},"modified":"2008-03-19T11:40:00","modified_gmt":"2008-03-19T11:40:00","slug":"anno-v-del-regno-eterno-and-the-story-ends","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/anno-v-del-regno-eterno-and-the-story-ends\/","title":{"rendered":"Anno V del Regno Eterno- And the story ends"},"content":{"rendered":"<p>&#8211; Qui andr&agrave; benissimo- disse a s&eacute; stesso il giorno in cui arriv&ograve;.<br \/>\nUna torre abbandonata su un promontorio. Il mare tutt&#8217;intorno, con il suo ruggito lento e inquieto. Inquieto come lui, con la sua colpa, i suoi rimorsi, i delitti di cui si era macchiato in lunghi anni e da cui non poteva scappare, neanche in un posto lontano come quello. Non poteva sperare di dimenticarsi di tutto, anzi doveva farne tesoro e lezione. Quello che portava sulla schiena, quell&#8217;angelo senza ormai pi&ugrave; le ali, con il suo perdono gli aveva indicato la via della redenzione. Le sue arti non sarebbero pi&ugrave; servite per dare dolore, per uccidere gli innocenti, ma per proteggerli, per toglierli dal giogo che opprimeva le loro vite da troppo tempo. E l&#8217;unico modo che Jorge Desmortes aveva per rimembrare in ogni istante che la sua anima era corrotta dal peccato era concedersi un ultimo atto di barbara violenza. Quel corpo bianco, immobile, con un paio di monconi sanguinolenti sulle spalle, sarebbe stato eterno monito ai suoi occhi; l&#8217;avrebbe conservato come altare in un luogo raggiungibile solo dai suoi occhi, ben visibile, appeso ancora come un prigioniero. Gli serviva, quello scempio; uno solo per ricordare i mille e pi&ugrave; che aveva commesso, per non dimenticare mai che era stato lo Psicarca Bianco. Ed ogni tanto, contemplando quel volto pallido, che nel giro di qualche anno divenne uno scheletro bianco e slavato, aveva l&#8217;impressione che recuperasse vita e luce, e guardandolo con quegli occhi chiari e dolcemente tristi gli sussurrasse segreti incomprensibili.<br \/>\nEppure quella notte lo ud&igrave; distintamente. Erano passati pi&ugrave; di trent&#8217;anni, ma quella voce malinconica e flautata, quel soffio di vento tiepido che spazzava via le sue difese, con la sua delicatezza e la sua saggezza, lo riconobbe subito, tanto che fin&igrave; seduto sul letto. Poche parole che gli rimbombarono nella testa, gli percorsero il dorso con un brivido impregnando ogni cellula del suo essere, come una consapevolezza improvvisa.<br \/>\n&#8211; Tutto questo sta per finire.&nbsp; <\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>\nErano passati un paio di giri di clessidra da quando il sole si era andato a nascondere in fondo al mare, lasciando dietro di s&eacute; una notte chiara e stellata. Noctulis se ne stava in piedi sulla spiaggia, scalzo, il bordo della veste lambito dalle onde; assaporava il profumo della salsedine mischiato agli aromi floreali che gli giungevano dalla foresta, lasciando il suo pensiero libero di vagare, riposato e disteso dopo una dura giornata di studio. Fosse stato per lui, ormai ci si sarebbe consumato in quell&#8217;opera che cos&igrave; tanto lo appagava; aveva raggiunto i trent&#8217;anni, e aveva trovato la sua occupazione giornaliera nell&#8217;affinamento e nell&#8217;analisi dell&#8217;arte arcana, e ci avrebbe dedicato ogni istante ed ogni anno di vita che gli rimaneva. Forse era contento cos&igrave;: si sentiva quasi appagato,&nbsp; quasi soddisfatto, e la sua voglia di avventura pareva placata e soddisfatta da quella vita tranquilla, che scorreva lenta senza dargli preoccupazioni. Un nuovo tipo di esistenza, pi&ugrave; intimo e riservato, scevro delle acerbe pulsioni della giovent&ugrave;, solo lui e la sua magia. Il suo corpo, poi, negli ultimi anni si stava dimostrando pi&ugrave; delicato del previsto, e la sua corporatura si era fata segaligna, l&#8217;incarnato pallido e la sua stessa andatura era leggermente pi&ugrave; curva. Ridendo, si diceva spesso che sarebbe divenuto come il vecchio Jorge, un ammasso di ossa e capelli bianchi tenuti su solo dai quattro venti.<br \/>\n&#8211; Ancora qui?- lo distrasse la voce del suo maestro, che giungeva in quel momento sulla spiaggia. Sul viso aveva un&#8217;enigmatica espressione di cordoglio, e gli occhi erano velati da un sottile strato di lacrime. Noctulis rimase sul vago, sospettoso.<br \/>\n&#8211; Meditavo un altro po&rsquo;&#8230; piuttosto, non eri andato a letto, te?<br \/>\nL&#8217;anziano mentore alz&ograve; le spalle, trattenendo una smorfia di dolore a stento. Aveva superato da poco gli ottant&#8217;anni, e gli acciacchi dell&#8217;et&agrave; erano ormai evidenti e indelebili.<br \/>\n&#8211; Non riuscivo a dormire, e cos&igrave; ho pensato di farti un po&rsquo; di compagnia&#8230;<br \/>\nSi mise lentamente a sedere sulla sabbia, lasciandola scorrere tra le dita sottili e allungando le gambe. Noctulis, allo stesso modo, vedendo il gesto del mentore si accovacci&ograve; raggomitolando le gambe al petto e cingendole tra le braccia. Il respiro del vento era debole e soffuso, una melodia lontana e nostalgica. Rimasero in silenzio ad ascoltarlo, osservando l&#8217;incessante movimento delle onde sulla risacca, i loro riccioli scherzosi e i loro lampi argentati. Fu Jorge a parlare per primo, all&#8217;improvviso, con voce ferma e greve.<br \/>\n&#8211; Davvero ti basta questo?<br \/>\nLa domanda rimase sospesa nell&#8217;aria per qualche istante, come se entrambi la stessero esaminando in tutte le sue sfumature. Il pi&ugrave; giovane dei due taceva, meditabondo, contemplando i vasti orizzonti che si aprivano innanzi a lui; sul volto si andava dipingendo una nota di disappunto evidente, come un verme che lo rodeva dall&#8217;interno.<br \/>\n&#8211; Io non vivr&ograve; ancora a lungo, lo so- continu&ograve; Jorge con una punta di dolorosa consapevolezza. &#8211; E tu che farai, dopo? Rimarrai qui, in riva al mare, a studiare per tutta l&#8217;eternit&agrave;? Oppure cercherai anche tu un allievo, come ho fatto io, e rivivrai la mia storia dall&#8217;inizio?<br \/>\nUn secondo silenzio si interpose violentemente nella conversazione, dirompente. Solo il mare poteva udire il suono di mille pensieri che si formavano e si scontravano tra loro, spargendo nell&rsquo;aria frammenti di dubbio e incertezza. Le parole dell&rsquo;anziano incantatore ripresero a cadere&nbsp; una dopo l&rsquo;altra come pesanti macigni.<br \/>\n&#8211; Questo non &egrave; posto per te. Il mondo, quello abitato, intendo, quello &egrave; fatto per te. Perch&eacute; tu possa incontrare persone che ti possano far cambiare e insegnarti qualcosa di nuovo, tutte quelle cose che un vecchio stupido come me non ti ha saputo dare. Pensi davvero che rimanendo qui tu possa in qualche modo divenire una persona migliore di quella che sei adesso?<br \/>\nGli occhi del discepolo scrutavano la linea scura che divideva acqua e cielo, una sottile striscia bianca tra due ali di velluto nero, su cui combattevano i suoi sogni, le sue aspirazioni, la sua curiosit&agrave;, i suoi ideali. Aveva faticato a convincersi che la Torre del Mare sarebbe stato il suo futuro, ed era giunto alla conclusione che non l&rsquo;avrebbe abbandonata; ed adesso quel pensiero si era infranto al primo assalto, alle prime avvisaglie di un domani differente dallo studio fine a s&eacute; stesso. La sua ancora era stata tagliata, ed adesso le onde del destino lo sballottavano a destra e a manca senza ritegno, senza rispetto. Poteva lasciarsi alle spalle tutti questi anni e viaggiare in terre sconosciute, conoscere persone nuove; la sua conoscenza sarebbe arrivata a livelli che mai avrebbe potuto raggiungere rimanendo l&igrave;. Oh, ma chi se ne fregava della conoscenza! Avrebbe vissuto, vissuto e non sopravvissuto! Non sarebbe pi&ugrave; marcito dal&rsquo;interno, come stava gi&agrave; iniziando a fare! Sarebbe stato libero di fare quello che voleva!<br \/>\n&#8211; Che dire- ridacchi&ograve; Noctulis, il volto verso la luna, &#8211; rimarr&ograve; qui il tempo necessario a rimettere in sesto le trappole sulla spiaggia e poi inizier&ograve; a pensarci seriamente&hellip;<br \/>\nUn lampo freddo pass&ograve; attraverso la schiena di Jorge. Si volt&ograve; di scatto verso l&rsquo;allievo, gli occhi sbarrati, con un&rsquo;espressione di puro terrore che gli deformava il viso.<br \/>\n&#8211; Le trappole? Le trappole sono scattate?<br \/>\nDopo che il giovane, spaventato, scosse debolmente la testa in cenno di assenso, il vecchio non attese un istante e balz&ograve; in piedi con agilit&agrave; sorprendente per la sua et&agrave;, guardandosi intorno allarmato. Vagliava gli alberi, le dune, ogni singola ombra o anfratto nel terrore di poter vedere quelli di cui temeva il ritorno. Certi individui sanno essere vendicativi, e loro avevano rivolto uno sgarbo alla razza pi&ugrave; vendicativa del mondo. E in quel giorno, sembrava che si fossero finalmente decisi.<br \/>\n&#8211; CORRI!- intim&ograve; Jorge con quanto fiato aveva in corpo, preparandosi a recitare un sortilegio. Noctulis non comprese, ma colpito dalla paura del maestro non se lo fece certo ripetere; se il maestro percepiva un tale pericolo, non c&rsquo;era altro da fare che obbedirgli. Arrancando sulla sabbia, si alz&ograve; ed inizi&ograve; a correre verso la porta della torre, quando all&rsquo;improvviso due frecce sibilarono ad una spanna dalla sua testa; la sorpresa fu tale che cadde nuovamente a terra, a pancia in gi&ugrave;, e finalmente comprese anche lui la gravit&agrave; della situazione. Silenti come ombre e allo stesso modo tenebrose, oltre una dozzina di figure aveva circondato il promontorio sul quale sorgeva la loro abitazione, tagliandoli fuori da qualsiasi riparo. Pelle nera come ossidiana, armature che sembravano intrecciati con la notte stessa, occhi maligni e iniqui; guerrieri di stirpe drow, elfi ripudiati dalla luce, che accolgono i peggiori demoni nei loro cuori malsani, e che volevano la morte dei due umani sopra ogni altra cosa. Le corde dei loro archi erano nuovamente tese, e le punte delle loro frecce adesso erano dirette tutte verso Jorge. Scoccarono; Noctulis vide il suo mentore terminare il sortilegio ed innalzare una barriera di sabbia innanzi a s&eacute;, un muro che eruppe dal suolo rombando e fermando la corsa della maggior parte degli strali. Un paio di essi, per&ograve;, riuscirono a superare l&rsquo;ostacolo e mentre uno si perdeva nel buio l&rsquo;alto si conficcava in profondit&agrave; nella spalla sinistra dell&rsquo;anziano incantatore, che cadde violentemente al suolo con un lamento.<br \/>\n-MAESTRO!- url&ograve; il giovane. Incurante dell&rsquo;avvertimento precedente si rialz&ograve; e si gett&ograve; con quanta foga aveva in corpo verso Jorge, che giaceva al suolo con il respiro pesante e la veste gi&agrave; zuppa di sangue. Sent&igrave; come un morso rabbioso al polpaccio, all&rsquo;improvviso, e la sua corsa si interruppe bruscamente a pochi passi dal suo obbiettivo, cadendo pesantemente a faccia in gi&ugrave;; stringendo i denti, vide che una freccia gli passava completamente lo stinco da parte a parte, con la punta metallica che riluceva insanguinata.<br \/>\n&#8211; Ti avevo detto di scappare&hellip;- mormor&ograve; irato Jorge nella direzione dell&rsquo;allievo. Il volto era mortalmente pallido, imperlato di sudore, mentre le labbra assumevano una tinta cianotica. Faceva fatica persino a tenere gli occhi aperti, eppure non poteva non sentirsi parimenti colpevole e orgoglioso per il gesto del suo discepolo, ritornato per salvarlo. Solo che adesso erano circondati dalle figure che si erano fatte loro intorno, come oscuri rapaci pronti a sbranarli, e chiss&agrave; cosa poteva salvarli&hellip; <br \/>\n&#8211; Che gesto amorevole non c&rsquo;&egrave; che dire&hellip;- li apostrof&ograve; una voce velenosamente sensuale, a pochi passi da loro. Una fanciulla se ne stava in piedi, divertita, a rimirarli come due oggetti bizzarri; aveva la pelle color dell&rsquo;ossidiana, lunghi capelli bianchi e lisci che ricadevano sulle spalle nude, il corpo mortalmente sinuoso ed esile, le forme a malapena contenute in una veste scura e discinta ricamata con motivi simili a scaglie. Li guardava dal profondo dei suoi occhi viola e infidi, quasi come un serpente che ipnotizza la sua preda. S&igrave;, li stava catturando allo stesso modo.<br \/>\n&#8211; Sono loro, sorella&hellip;- mugugn&ograve; qualcuno alle sue spalle; era uno degli elfi scuri, con addosso i leggeri abiti da esploratore, eppure il volto era irriconoscibile a causa di una brutta ustione contrassegnata in pi&ugrave; punti da riflessi metallici. &ldquo;Acciaio fuso&rdquo;, pens&ograve; Jorge con pi&ugrave; di una punta di paura, ripensando all&rsquo;assassino che Noctulis aveva sfregiato presso il Forte dello Sparviero. Erano l&igrave; per vendicarsi, dunque?<br \/>\nLa ragazza colp&igrave; con forza il suo compagno sul volto, a mano aperta, facendolo subito allontanare uggiolante, e si limit&ograve; a imprecare a bassa voce. Subito dopo il suo volto sembr&ograve; recuperare quel sorriso perfettamente malvagio, e lo rivolse alle sue vittime distese sul ventre nella sabbia; quei capelli color latte erano dardi diretti al cuore, quei denti bianchissimi erano quelli di una belva affamata. <br \/>\n&#8211; La vendetta &egrave; solo un pretesto per divertirmi con lo Psicarca Bianco, nient&rsquo;altro&hellip; vedere cosa sa fare se messo alle strette&hellip;<br \/>\nPunt&ograve; un dito sottile verso Noctulis, prima che qualcuno potesse compiere anche un solo gesto. Subito il giovane sent&igrave; il corpo pervaso da un dolore indicibile, insopportabile, come se mille aghi lo stessero passando da parte a parte straziandogli le carni; si inarc&ograve; sulla schiena, urlando contro la notte inutilmente, completamente sopraffatto.<br \/>\n&#8211; Vediamo cosa fa lo Psicarca Bianco se si tocca il suo cucciolo&hellip;- sibil&ograve; infidamente l&rsquo;elfa.<br \/>\nJorge gli gett&ograve; uno sguardo rabbiosamente impotente. Era vecchio, indolenzito, aveva il corpo pieno di veleno, una freccia conficcata addosso e una spalla rotta; cosa poteva fare lui per fermare quello scempio?<br \/>\n&ldquo;Tutto questo sta per finire&rdquo;.<br \/>\nLe parole dell&rsquo;angelo gli risalirono violentemente alla memoria, come un&rsquo;onda di mareggiata che lo riemp&igrave; e gli dette forza. Era vero, aveva ragione, il suo tempo era scaduto; aveva fatto fin troppo di quella sua vita, era l&rsquo;ora di cedere il passo. Per lui era l&rsquo;ora, non certo per il suo allievo.<br \/>\nL&rsquo;urto che l&rsquo;anziano stregone lasci&ograve; partire dalla sua mano colse la ragazza drow impreparata, scagliandola al suolo in un istante; nello stesso momento, il corpo di Noctulis smise di tremare e contorcersi, giacendo ansante al suolo, vivo. Ora era Jorge ad alzarsi, a fatica, pallido come uno spettro, con il sapore del suo stesso sangue in bocca; una figura diafana, in piedi per pura volont&agrave;, che recitava il suo ultimo, poderoso sortilegio a mani levate verso il cielo, circondato da una debole luminescenza azzurra. I sicari drow videro il bersaglio e scoccarono subito le frecce dai loro archi; una, due, cinque frecce si infilarono nelle carni dello Psicarca Bianco, macchiando la veste candida di un fiume di lacrime vermiglie. Allo stesso modo, da ogni ferita partiva un dardo di energia scarlatta, un raggio di luce sanguigna che trapassava da parte a parte chi aveva mandato a segno il proprio colpo. Ogni assassino si vedeva tornare indietro il dolore che aveva provocato, e gi&agrave; pi&ugrave; della met&agrave; dei drow si rivers&ograve; defunta a terra. Quelli rimasti, titubanti, si contavano ormai in una mano, e Jorge avrebbe usato ogni goccia della sua vita per abbatterli e per dare un&rsquo;opportunit&agrave; di salvezza al suo discepolo&hellip;<br \/>\n&#8211; Piantala o lui muore- lo apostrof&ograve; la voce della ragazza, al suo fianco. Il vecchio si volt&ograve; di scatt&ograve;, e in mezzo al sangue che gli offuscava la vista pot&eacute; vedere l&rsquo;elfa impugnata a tenere un pugnale puntato alla gola di Noctulis. Il ragazzo era a malapena cosciente, stordito, e si dibatteva debolmente ad occhi chiusi. L&rsquo;elfa sogghign&ograve; maliziosamente, nel momento in cui si accorse che Jorge stava perdendo la presa sul suo incantesimo. Lo sapeva benissimo che non era vero, che i drow li avrebbero trucidati entrambi se lui smetteva di recitare il suo incantamento, ma il dolore del corpo ormai morente, la vecchiaia, la paura per la sorte del suo discepolo, lo sopraffecero in un solo istante in cui perse la concentrazione. L&rsquo;elfo con l&rsquo;ustione metallica sul viso balen&ograve; subito innanzi a lui, a spada sguainata; i due si guardarono negli occhi per un tempo che parve infinito, per il tempo necessario per entrambi che quello che stavano per fare sarebbe stato per loro fatale. <br \/>\nLa lama si conficc&ograve; profondamente nel ventre di Jorge, sino a spuntare&nbsp; colma di sangue dalla schiena; contemporaneamente, l&rsquo;intera figura del vecchio maestro brill&ograve; sino a coprire il bagliore di tutte le stelle di quella notte mortale, e un lampo azzurro invest&igrave; in pieno il sicario scaraventandolo in mezzo alla spiaggia, gi&agrave; morto prima di toccare terra. Jorge si port&ograve; una mano alla pancia ed estrasse interamente la spada, gettandola al suolo; strano, non provava dolore. Non vedeva pi&ugrave; niente, se non Noctulis innanzi a lui. Il suo allievo, stordito ricambiava il suo sguardo, eppure i suoi occhi erano velati di lacrime; mentre la sua stessa vita era minacciata si preoccupava ancora per il suo mentore.<br \/>\n&#8211; Figlio mio&hellip;- sussurr&ograve;, cos&igrave; debolmente che neanche le sue orecchie poterono udire quelle parole. Le sue ultime parole. Jorge Desmortes cadde in ginocchio, sorridendo, pallido come la luna in cielo, con rose scarlatte che sbocciavano su tutta la veste; mentre cadeva riverso a terra vide un angelo bianco a fianco del suo allievo, inginocchiato, intento anch&rsquo;egli a guardarli con gentilezza e compassione, le ali candide a coprirlo e proteggerlo. Dopo quello, il suo mondo divenne buio.<br \/>\nNoctulis aveva assistito a tutta la scena in silenzio, incapace di proferire alcunch&eacute;; le sue emozioni lo avevano vinto, lo avevano incatenato a terra, capace solo di piangere. Aveva paura, quanta mai ne aveva avuta in vita sua, e il suo maestro, Jorge, la persona che pi&ugrave; aveva contato per lui, adesso non era che un ricordo. Non c&rsquo;era nient&rsquo;altro da fare che rassegnarsi e&hellip;<br \/>\n&#8211; Alzati- gli intim&ograve; l&rsquo;elfa, togliendogli il coltello dalla gola e spostandosi. &ndash; Questa carneficina non ha pi&ugrave; senso, ormai.<br \/>\nNon ci poteva credere. Vide i quattro assassini sopravvissuti schierarsi alle spalle della giovane elfa, che adesso lo scrutava assorta. Noctulis si alz&ograve; debolmente in piedi, incredulo, impaurito, infreddolito, indolenzito. Aveva visto troppo, e voleva andarsene, lontano da quel dolore, da quella miseria, da quella violenza&hellip;<br \/>\n&#8211; Hai degli occhi magnifici, ragazzo, limpidi&hellip;- sussurr&ograve; l&rsquo;elfa maliziosamente. In altre occasioni Noctulis avrebbe indugiato su quelle forme seducenti, su quel corpo attraente, ma non ci poteva riuscire adesso, in alcun modo.<br \/>\nIl buio cal&ograve; innanzi ai suoi occhi; l&rsquo;ultima cosa che intravide fu l&rsquo;elfa che scatt&ograve; in avanti, la mano protesa verso il suo volto, poi sent&igrave; il contatto della pelle fredda e liscia della drow contro il suo viso, sopra i suoi occhi. Sent&igrave; un calore strano, crescente, che diveniva lentamente insopportabile&hellip;<br \/>\n-&hellip; talmente limpidi da volerli chiudere per sempre!- rise malignamente la strega.<br \/>\nLe fiamme divamparono violentemente dalla sua mano per estendersi al volto di Noctulis. Url&ograve;, url&ograve; come mai aveva urlato; si sentiva ardere, sentiva le sue carni sciogliersi sotto quella fiamma, uno strazio indicibile. I suoi lunghi capelli andarono ad alimentare quell&rsquo;inferno, trasformando la sua testa in una torcia, e sentiva che ormai le dita dell&rsquo;elfa potevano affondare nel suo viso come nella cera. Provava a dibattersi, inutilmente, a cercare di recitare il pi&ugrave; piccolo degli incantesimi, ma non c&rsquo;era modo che si potesse salvare, che potesse fare alcunch&eacute;. Era la fine, in un mare di fuoco bollente che stava incendiando la sua testa.<br \/>\n&#8211; Ora basta giocare, per&ograve;.<br \/>\nLa voce melliflua dell&rsquo;elfa, e poi il sollievo. Il fresco all&rsquo;improvviso. Il freddo, anzi. Tra le costole. Sopra il cuore. Nel cuore. Freddo come pu&ograve; essere solo il metallo. Freddo come il bacio delle stelle lontane. Freddo come un pugnale che si infila nel tuo costato e ti strappa via la vita. Freddo come il mare in cui cadi, senza pi&ugrave; forze, finito, sconfitto, un burattino a cui sono stati tagliati i fili. Freddo, come lasciare il mondo a quel modo, senza salutare nessuno, senza combattere. Freddo come morire a trent&rsquo;anni con tutti i tuoi sogni inespressi. Freddo, come l&rsquo;ultimo istante che ti passa fra le dita. <br \/>\nE finalmente, non senti pi&ugrave; freddo.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; * <br \/>\n&nbsp;&nbsp; <br \/>\nEra disteso, lo poteva sentire, ma non sapeva dove. Il suo stesso corpo, le sensazioni che riceveva erano indistinte, ovattate, soffuse. Non si era mai sentito cos&igrave; riposato, e allo stesso tempo spossato. Apr&igrave; gli occhi lentamente, e si puntell&ograve; sulle mani per alzarsi a sedere. Quello che vide non lo lasci&ograve; stupito; sentiva di non riuscire a stupirsi.<br \/>\nIntorno a lui, solo una nebbia lattiginosa, fittissima, che mandava dei bagliori perlacei; lo avvolgeva totalmente, e lo stesso suolo sembrava composto della materia impalpabile delle nuvole e dei sogni. Non riusciva neanche a capire fino a dove riusciva a vedere, tanto la nebbia era densa e non riusciva a calcolare le distanze. E poi il silenzio, un silenzio che non era solo assenza di rumore, era un&#8217;entit&agrave; vera e propria, come se mai un suono avesse solcato quell&#8217;aria immobile e fredda. E ancora, non riusciva a stupirsi di quell&#8217;ambiente innaturale. Dopotutto, lui doveva essere l&igrave;, lo sapeva; gli rimaneva solo oscuro dov&#8217;era il <em>&quot;l&igrave;&quot;<\/em>, <em>perch&egrave;<\/em> e <em>come<\/em> c&#8217;era arrivato. Ecco, quelle domande iniziarono gi&agrave; a muovere un complicato bagaglio di emozioni, di dubbio, di curiosit&agrave;, di spavento. Era tutto normale, ma non trovava chiarezza in quella normalit&agrave;, non l&#8217;accettava logicamente.<br \/>\n&#8211; Esiti?<br \/>\nLa voce arriv&ograve; all&#8217;improvviso, da nessun punto preciso, come se arrivasse dalla nebbia stessa. Era una voce femminile, talmente dolce e carezzevole che Noctulis sent&igrave; un brivido caldo e piacevole attraversargli la schiena. <br \/>\n&#8211; Di cosa hai paura ancora, Noctulis? Non devi averne&#8230;- prosegu&igrave; la voce, teneramente. C&#8217;era qualcosa di pi&ugrave; in quella voce, che lo inquietava e lo spiazzava, qualcosa che non sentiva da tanto tempo, una sensazione di familiarit&agrave;, di vicinanza, come la voce di qualcuno che lo conoscesse da tanto tempo. Il cuore gli si gonfi&ograve; di malinconica nostalgia, di un amore struggente e antico, sopito e sommerso nel senso di colpa ma mai dimenticato del tutto, come fuoco sotto la cenere. Scand&igrave; poche parole, intontito e spaesato.<br \/>\n&#8211; &#8230; mamma&#8230; mamma, sei tu?<br \/>\nLa voce tacque un istante solo, poi la nebbia si schiuse debolmente, lasciando il passo a una visione angelica. In piedi davanti a lui, le mani strette sul grembo, bella e solare, Layla Xandauter, sua madre. I capelli scuri erano sciolti sulle spalle, il volto sottile aveva un&#8217;espressione serena e consapevolmente triste, il corpo esile stava immobile, stretto in una lunga veste bianca fluente. Lo guardava melanconicamente, e i suoi movimenti erano talmente lenti e compassati da sembrare immobile.<br \/>\n&#8211; Se vuoi che io sia tua madre, allora lo sar&ograve;, Noctulis.<br \/>\nUn lampo nei suoi occhi, nella sua testa. Vide una mano nera che gli stringeva il viso, il calore che gli consumava la carne, e poi un singolo brivido freddo nel costato, il morso impudente dell&#8217;acciaio. Acquist&ograve; parte dei suoi ricordi, e la comprensione fu tale da spingerlo al suolo senza fiato. Lui era morto. Vicino alla Torre, lui era morto. Anche il suo maestro era morto, ma quello che pi&ugrave; lo preoccupava era di essere morto lui stesso. Lo stomaco gli si chiuse orribilmente, e ogni stilla di calore che ancora a malapena percepiva dal suo corpo se ne and&ograve; definitivamente. Riusciva a borbottare a malapena qualcosa, senza alzare gli occhi da terra. <br \/>\n&#8211; Tu chi sei?<br \/>\nAlz&ograve; gli occhi da terra, per vedere la figura che si era avvicinata a pochi passi da lui. Adesso che la osservava meglio, cap&igrave; che non era sua madre, n&eacute; poteva essere alcuna donna del mondo mortale. Aveva una bellezza perfetta, senza tracce di imperfezioni, tale da esulare persino dall&#8217;immaginario dei pi&ugrave; grandi artisti o dei pi&ugrave; fantasiosi sognatori. I suoi occhi erano scuri pozzi di tenebra, eppure emanavano un tepore umano, una tristezza che poteva essere conosciuta solo da chi possedeva un cuore sin troppo sensibile. I capelli corvini sembravano mossi da un vento inesistente, e l&#8217;intera vesta veniva scossa allo stesso modo. D&#8217;incanto, tra le dita le si materializz&ograve; una lunga alabarda perlacea, intessuta nella luce soffusa di quel luogo, su cui brillavano alcune gemme lucenti da far male. Adesso, la donna lo guardava dall&#8217;alto in basso, con un vago sorriso sulle labbra sottili e pallide.<br \/>\n&#8211; Io sono tua madre. Sono la madre di tutti i viventi, in quanto sono l&#8217;unica che li accompagna dal momento in cui nascono a quando se ne vanno. Sono Colei che vive tra la luce e l&#8217;ombra, Colei che tesse ogni singola trama delle vite terrene. Mi sono stati dati molti nomi e molti aspetti, e anche questa non &egrave; che una mia manifestazione.<br \/>\nSi ferm&ograve; un istante, come pesando le parole.<br \/>\n&#8211; Io sono la Morte.<br \/>\nNoctulis non riusciva a fiatare. Aveva la bocca secca e impastata, i suoi arti si rifiutavano di muoversi, le gambe non accettarono neanche di provare a sorreggerlo. Era sopraffatto da quella visione, da quel pensiero che non lo abbandonava. E come poteva abbandonarlo? Era morto!<br \/>\n&#8211; Seguimi, adesso- gli disse la donna, mestamente.<br \/>\nSeguire la Morte? E dove? E cosa voleva dire? Era la fine di tutto, questo? Niente pi&ugrave; Noctulis Desmortes? I suoi giorni erano gi&agrave; finiti, proprio ora che pensava a una nuova vita? I suoi sogni spezzati a soli trent&#8217;anni? Non c&#8217;era davvero altro da fare o da dire, se non constatare la chiusura del sipario, e vedere che tutti gli attori sono usciti e il pubblico se ne sta andando? Finisce tutto cos&igrave;?<br \/>\n&#8211; Non mi stai seguendo- constat&ograve; tristemente la Morte, guardandolo ancora a terra, incapace di muoversi. Noctulis aveva il fiatone per lo spavento, la sua spavalderia l&#8217;aveva totalmente abbandonato lasciando dietro di s&eacute; un guscio indifeso di paure. <br \/>\n&#8211; Io non ti seguo- sput&ograve; fuori tutto d&#8217;un botto. La Morte lo guard&ograve; con un vago sorriso.<br \/>\n&#8211; Nessuno vuole, piccolo mio- sussurr&ograve; dolcemente, come fa solo una madre amorevole verso il figlio a letto. &#8211; Nessuno vuole, ma quando capiscono che non c&#8217;&egrave; alternativa tutti mi seguono, Noctulis. &Egrave; la legge di questo mondo. In molti hanno provato a non seguirmi, a scapparmi inutilmente, ma alla fine hanno compreso che da qui non si fugge.<br \/>\nCon un largo gesto, indic&ograve; la nebbia intorno a lei.<br \/>\n&#8211; Questo &egrave; il mio regno, e la tua futura casa.<br \/>\nA questo era destinato, dunque, a perdersi nella nebbia e a divenire un fantasma tra i fantasmi, una nuvola tra le nuvole, una goccia d&#8217;acqua nell&#8217;immensit&agrave; del mare. Lui era uno dei tanti. E poi c&#8217;era pi&ugrave; di una cosa che lo turbava, una fra tutte.<br \/>\n&#8211; Ci sono persone che non voglio ancora incontrare.<br \/>\nLa Morte alz&ograve; un sopracciglio interessata a quelle parole, dipingendo sul volto, un&#8217;espressione interessata. Con un gesto, lo incit&ograve; a continuare a parlare; e lui riprese, buttando fuori le parole tutto d&#8217;un fiato, una cascata di pensieri che si riversava fuori.<br \/>\n&#8211; Qui&#8230; che poi non so dove sia, qui&#8230; insomma, ci sono mio padre e mia madre. E se li incontrassi adesso? No, non potrei affrontare mio padre, quell&#8217;eroe di mio padre, l&#8217;uomo che per me ha dato la sua vita e dirgli: &quot;Ne ho fatto buon uso, padre, l&#8217;ho usata per morirci contro i cani elfi scuri combattendo a malapena, sei orgoglioso&quot;? E poi, come potrei affrontare mia madre sapendo che si &egrave; lasciata morire dopo la mia partenza? Come potrei anche solo guardarla, come potrei tenere la testa alta sapendo che &egrave; tutta colpa mia? E Maestro Jorge? Ha combattuto sino all&#8217;ultimo, mi ha concesso una via di fuga usando la sua stessa vita e io l&#8217;ho sprecata cos&igrave;! Come potrei guardare queste persone negli occhi senza vergognarmi, dimmelo! Come posso affrontare un&#8217;eternit&agrave; sapendo che il senso di colpa nei loro confronti, la sensazione di essere inadatto, il non sentirsi all&#8217;altezza non mi abbandoneranno mai?<br \/>\nTacque, sfinito da quell&#8217;ondata di disperazione che l&#8217;aveva avvolto, avvinto, masticato e poi sputato. Guardava la Morte negli occhi, e lei ricambiava il suo sguardo assorta. Le sue prime parole furono dette con tono talmente dolce e vibrante da mozzare il respiro.<br \/>\n&#8211; Capisci che loro non esistono pi&ugrave;, se non in me? Che fanno tutti parte di me? E che l&#8217;unico modo per dimostrarti alla loro altezza &egrave; dimostrarti alla mia altezza?<br \/>\nNoctulis deglut&igrave;, annuendo, e si alz&ograve; in piedi a fatica. Le gambe lo sorreggevano a malapena, ma cap&igrave; che in questo momento doveva dimostrare forza. La Morte adesso era seria, decisa, e la sua voce sembrava temibile come una tempesta epurata della sua furia, una distruzione pacata e inesorabile.<br \/>\n&#8211; Ti concedo una seconda opportunit&agrave;, Noctulis Desmortes. Di solito queste cose avvengono per intercessione degli dei o delle forze magiche, ma io di persona mai ho rimandato un mortale nelle sue carni terrene di mia volont&agrave;. Mi hai colpito, e io ti propongo un gioco. Non sei libero di accettarlo, ma sei libero di seguirlo, perch&egrave; la fine &egrave; nota a tutti.<br \/>\nLa nebbia prese una tinta luminescente, accesa, ed inizi&ograve; a vorticare freneticamente intorno ai due, alzando un vento incontenibile che schiaffeggiava il volto. Noctulis si ritrov&ograve; in ginocchio innanzi alla Morte, che invece non sembrava minimamente consapevole di quella furia, e continuava imperterrita il suo lugubre discorso di chiusura. Nei suoi occhi non c&#8217;era vita, non c&#8217;erano emozioni, non c&#8217;era niente, se non una speranza che assomigliava a una condanna.<br \/>\n&#8211; Tu vivrai per me, Noctulis Desmortes, mi servirai e mi onorerai. Io ti conceder&ograve; un giorno di vita per ogni anima che porterai al mio trono, un pugno di giorni in pi&ugrave; se l&#8217;anima &egrave; particolarmente ostile o peculiare. Tu vivrai nel sangue, e finch&eacute; continuerai a dimostrarti alla mia altezza potrai vivere. Pi&ugrave; ti impegni, pi&ugrave; allontanerai il giorno in cui potr&ograve; reclamare di nuovo la tua esistenza. E adesso vai, Noctulis Desmortes, e buona fortuna&#8230;<br \/>\nIl vortice prese una tale velocit&agrave; da scomparire, e divenire solamente un muro di luce, una luce bianca, che presto avvolse tutto, nascondendo a Noctulis il suo stesso corpo e pervadendolo di pace e calore. Il mondo intorno non esisteva pi&ugrave;, lui non esisteva pi&ugrave;, era solo luce, e tepore, e vita, finalmente&#8230;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Soddisfatta del suo lavoro, di come aveva condotto la missione senza perdite di rilevanza, ovvero s&eacute; stessa, la drow aveva ormai raggiunto il limitare della boscaglia, gi&agrave; con il pensiero di godersi i meritati elogi. Nel cielo Rigel, il Principe Caduto, brillava soddisfatto della pena che aveva inflitto a quei due mediocri umani. Consueta ordinanza, niente di pi&ugrave;. Si aspettava qualcosa di pi&ugrave; dal rinomato Psicarca Bianco e dal suo allievo, ma pazienza&hellip;<br \/>\nUn rumore da lontano, dalla riva. Passi nell&rsquo;acqua. Per pura curiosit&agrave;, sicura di aver eliminato tutti, si volt&ograve;. Il lampo che vide investire i suoi quattro superstiti e la successiva roboante esplosione la buttarono nuovamente a terra, senza che riuscisse a vedere alcunch&eacute;. I suoi occhi erano abbagliati da quella luce improvvisa, che la fer&igrave; senza ritegno, e alle sue orecchie giungevano le grida di strazio dei suoi consanguinei che bruciavano in quel vortice infuocato. Quando riapr&igrave; gli occhi, mille nuove stelle si accesero nella notte innanzi a lei, intontita, e all&rsquo;improvviso lo vide. Una figura umana stava in piedi tra i cadaveri parzialmente carbonizzati dei suoi uomini, avvolta dalle ombre come un manto regale. Non era il buio tanto caro alla sua razza ma un vuoto raggelante, tale da inghiottirla se l&rsquo;avesse osservato troppo a lungo, erano fauci di puro terrore pronte a divorarla. Da quel buio, si innalzava un tenue filo di vapore biancastro, dalla sommit&agrave; della testa calva, dalle spalle esili, tenui volute di fumo che delineavano quel corpo umano troppo sottile per essere davvero vivo, ma che sprigionava un senso di opprimente maest&agrave;. Non riusc&igrave; a proferire parola o a emettere alcun suono quando la figura gli fu addosso ghermendola per il collo con le mani ossute.<br \/>\n&#8211; I ruoli sono cambiati, adesso- sussurr&ograve; con voce rauca e lugubre la figura di Noctulis Desmortes, nuovamente in piedi. Si sentiva nuovamente vivo e pulsante, e desideroso solo di conquistarsi nel sangue il suo futuro.<br \/>\nQuello che l&rsquo;elfa guardava era un volto umano segnato da una bruciatura tale da rendere impensabile che potesse sopravvivere; i capelli e la pelle della sommit&agrave; del capo erano interamente bruciati, mentre intorno agli occhi la carne era talmente scavata da farli risaltare ancora di pi&ugrave;, scaglie di ghiaccio in un lago di lava rossa, che la osservavano desiderosi solo di scoprire cosa scorreva sotto la sua pelle.<br \/>\n&#8211; Da capo- pronunci&ograve; Noctulis in un soffio, diretto a s&eacute; stesso. Dalle sue mani inizi&ograve; ad irraggiare una vaga luminescenza azzurra che strinse il collo dell&rsquo;elfa, ormai incapace di muoversi. Stava affrontando un demone uscito dagli inferni di Orione, cos&rsquo;altro? Quell&rsquo;individuo, quel giovane umano era morto, ed adesso era nuovamente l&igrave;, a strapparle la vita, a risucchiare via la sua anima attraverso la sua mano, a farla sua. La stava divorando, la stava usando per ricucire le sue carni, anche se le ferite non si chiudevano del tutto; adesso, per&ograve;, era ben visibile un ghigno sul suo viso, un sorriso letale e maligno che stava decretando la sua morte. Con quello stralcio d&rsquo;inferno si concluse la vita della giovane incantatrice drow, mentre un pezzo se ne aggiungeva a quella di Noctulis.<br \/>\nLa sentiva. La vita pulsava in lui e attraverso di lui. L&rsquo;aveva persa e l&rsquo;aveva ritrovata, gli era stata ridata. Si guard&ograve; le mani, ancora sporche del sangue dell&rsquo;elfa. Avrebbe tenuto quella vita con le unghie e con i denti, l&rsquo;avrebbe fatto assolutamente, costasse quel che costasse, anche se fosse significata una vita nel sangue. 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