{"id":114,"date":"2008-04-04T13:20:00","date_gmt":"2008-04-04T13:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=106"},"modified":"2008-04-04T13:20:00","modified_gmt":"2008-04-04T13:20:00","slug":"corte-celeste-ultimi-giorni-del-mese-degli-elementi-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/corte-celeste-ultimi-giorni-del-mese-degli-elementi-notte\/","title":{"rendered":"Corte Celeste. Ultimi giorni del mese degli Elementi. Notte."},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\"><em>La luce splendente dell&rsquo;anima confonda le ombre&hellip; la luce splendente dell&rsquo;anima confonda le ombre&hellip;<\/em><\/p>\n<p>L&rsquo;inchiostro rosso scorreva lentamente dal pennino sulla pergamena un po&rsquo; sgualcita. Il suo libro dei rituali ne aveva viste tante, e non sempre era stato tenuto al sicuro, sul fondo dell&rsquo;ampio tascapane che la sua proprietaria lasciava penzolare lungo un fianco. <br \/>\nQuella poteva anche l&rsquo;ultima volta in vita sua che veniva usato, per quel che ne sapeva. La mano di colei che giorno dopo giorno aveva recitato lunghissime orazioni stringendolo al petto stavolta rischiava seriamente di chiudersi su un pugno di terra per non riaprirsi mai pi&ugrave;. <\/p>\n<p><em>Questo &egrave; il vincolo che niente pu&ograve; spezzare&hellip;<\/em><\/p>\n<p>Quanto tempo era trascorso, da quando per la prima volta aveva udito le parole di suo padre? Quante lune si erano avvicendate mentre frustrazione di non riuscire a comprenderne il significato le attanagliava il respiro? Quante inutili elucubrazioni, quanti dubbi e incertezze&hellip; ma, dopotutto, per districarsi in tutta quell&rsquo;oscurit&agrave; le serviva una mente lucida e sgombra, che fino ad adesso non aveva mai avuto.<br \/>\nNon che si sentisse magnificamente, dopotutto. Anzi. Col tempo si era resa conto che prima portava a termine la vendetta che aveva giurato di compiere e meglio sarebbe stato.<br \/>\nIl problema &egrave; che aveva iniziato a sentirsi di nuovo un po&rsquo; ansiosa. Forse perch&eacute; Nigredo era confinato chiss&agrave; dove, allentando la presa sull&rsquo;impronta che aveva lasciato in lei, o forse perch&eacute; Nihal aveva proprio ragione: per quanto fredda e distaccata potesse diventare, per quanto l&rsquo;odio potesse colmarle il petto, c&rsquo;era un angolo di sacra intimit&agrave;, dentro di lei, che nemmeno il furioso Oyg-Mazel poteva scandagliare in profondit&agrave;, poich&eacute; difficilmente ne avrebbe compreso la misteriosa natura.<br \/>\nAveva difeso quel tesoro remoto con le unghie e coi denti da qualsiasi ingerenza esterna, che fosse l&rsquo;umiliazione inflitta da Desmodar Sceleron al suo orgoglio o la furia devastante del suo desiderio di vendetta. Era una presenza cos&igrave; tenace da riuscire a sopravvivere a ognuno degli stravolgimenti che si erano susseguiti, e anzi, si era ingigantita a dismisura negli anni del circo, per poi arrivare ad essere un&rsquo;impercettibile macchiolina, tiepida ma ben viva. <br \/>\nMinima, irrilevante forse, ma c&rsquo;era. Eccome se c&rsquo;era. E adesso quest&rsquo;ombra diafana la punzecchiava, timidamente, per ricordarle la sua esistenza.<br \/>\n<em><br \/>\n&hellip;ci&ograve; che mi hai donato mi lega per sempre a te. <\/em><\/p>\n<p>Sarebbe stata l&rsquo;indicibile potenza latente di quell&rsquo;angolo segreto a salvare l&#8217;anima di Kasumoto. Quella era l&rsquo;unica cosa che <em>lui <\/em>non potesse pi&ugrave; comprendere e alla quale gli sarebbe stato dura opporsi.<br \/>\nSe non avessero commesso errori, certo.<br \/>\nE lei non ne voleva commettere. No davvero.<\/p>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *\n<\/div>\n<p>\nDoveva essere davvero stanca, altrimenti non si sarebbe mai assopita in quel modo, abbandonata scompostamente sul tavolo. Fra le dita stringeva ancora la piuma d&rsquo;oca con la quale stava scrivendo, il cui pennino ormai era secco, incrostato di inchiostro rosso. La falce di luna calante ormai era scomparsa dietro le colline e tuttavia l&rsquo;alba ancora non accennava ad arrivare. Mentre si stropicciava il viso per tornare in s&eacute;, percep&igrave; distintamente il rumore che l&rsquo;aveva svegliata: infatti, dal giaciglio poco distante da lei si innalzava un debole gemito.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Oroboro&hellip; <\/em>l&rsquo;eterno ritorno dell&rsquo;uguale&hellip; <em>oroboro&hellip; <\/em>io vedo&hellip;<br \/>\n&#8211; Oh, eccolo&#8230; Iniziavo quasi a preoccuparmi.<\/p>\n<p>Lentamente si alz&ograve;, avvicinandosi al basso tavolino accanto al giaciglio, immergendo le mani in una bacinella piena di acqua e neve, ormai quasi del tutto sciolta. Il freddo pungente le fece arricciare appena le labbra, ma non si scompose ulteriormente nemmeno quando strizz&ograve; forte una pezza di stoffa bianca e profumata che da qualche decina di minuti attendeva paziente il suo turno. <br \/>\nLa veggente afferr&ograve; con fare pratico il panno tiepido sulla fronte dell&rsquo;ammalato e lo sostitu&igrave; con quello gelido che aveva appena preparato. Mastro Kiranus Paracelsius gemette debolmente, ma sarebbe stato difficile dire se si fosse davvero accorto di qualcosa.<\/p>\n<p>&#8211; Capite una parola di quello che vi dico, Maestro?<br \/>\n&#8211; Il leone&hellip; l&rsquo;eterno flusso&hellip;. <em>Oroboro&hellip; <\/em>&#8211; si ostinava a delirare l&rsquo;alchimista. <br \/>\nMel&rsquo;Ishnd sorrise appena, scrollando le spalle, e gli pass&ograve; una mano fra i lunghi capelli scarmigliati, sistemandoli in modo che non si impigliassero durante le frequenti crisi del paziente. <br \/>\n&ndash; Suvvia, Kiranus, fate il bravo&hellip; &egrave; tutto passato, anche se voi non lo sapete&hellip; shhh&hellip; riposate&hellip; non &egrave; ancora ora di ingollare quella robaccia che vi danno per riportarvi alla normalit&agrave;&hellip; <br \/>\n&#8211; Or&hellip; ob&hellip;<br \/>\n&#8211; Da bravo&hellip; dormite adesso&hellip; voi che potete&hellip;<\/p>\n<p>L&rsquo;alchimista sembr&ograve; calmarsi e il suo respiro torn&ograve; regolare, anche se Mel&rsquo;Ishnd era sicura non potesse essere per merito suo. Non le interessavano le arti dei cerusici, dopotutto. Le importava la sanit&agrave; mentale dell&rsquo;alchimista, questo s&igrave;, ma per il resto non aveva il tocco della guaritrice professionista e mai l&rsquo;avrebbe avuto. Ma che importanza aveva? Non era certo nata per risanare pietosamente le piaghe degli ammalati. Anzi, solo il pensiero la faceva scoppiare a ridere.<\/p>\n<p>Il suo campo, per quanto negli ultimi tempi l&rsquo;avesse trascurato, era evidentemente un altro, e non poteva farci nulla: ormai le bastava sfiorare la pelle del volto di qualcuno per cui nutrisse un minimo di apprensione o di affetto per percepirne i sentimenti, i dolori, la storia presente e quella futura. Niente di preciso, in verit&agrave;: intuizioni fugaci, impressioni incancellabili e qualche stralcio di visione. Ma per lei tutto ci&ograve; era un segnale pi&ugrave; che sufficiente: stava tornando quella di un tempo. Anzi, no&hellip; finalmente stava preparandosi a percorrere la sua vera strada. Consapevolmente, finalmente sciolta dai vincoli imposti dalle ombre del presente e del passato.<br \/>\nComunque fossero andate le cose, il suo tempo nell&rsquo;Occaso stava per scadere. <br \/>\nNon sarebbe rimasta l&igrave; che per qualche luna ancora.<br \/>\nSe fosse sopravvissuta, sarebbe senz&rsquo;altro tornata a casa. Adesso, improvvisamente vedeva con chiarezza anche dove avrebbe dovuto recarsi e cosa avrebbe dovuto fare.<br \/>\nIl Deserto la chiamava a s&eacute;, evidentemente, e finalmente lei riusciva ad udire il suo richiamo, anche se ancora in sordina.<br \/>\nLa storia, quindi, stava per giungere a un epilogo. Presto ogni cosa avrebbe avuto un nuovo significato e una nuova collocazione e, infine, avrebbe potuto cominciare davvero a scegliere.<br \/>\nAvrebbe continuato a cercare il modo di distruggere definitivamente <em>ma-jin <\/em>unicamente perch&eacute; era suo desiderio farlo. Avrebbe calcato le vie della ricerca a fianco di Miralys, se la sua consorella avesse accettato la sua compagnia. Avrebbe tenuto d&rsquo;occhio la lunga strada che attendeva i passi di Alehandro e ascoltato le sue storie finch&eacute; le sue orecchie non si sarebbero consumate, imparando nuovamente a ridere senza che le ombre deformassero i suoi sorrisi in ghigni beffardi.<br \/>\nStranamente, dopo tanto, sentiva di nuovo un forte, violentissimo attaccamento alla vita.<br \/>\nLa rivoleva indietro. Anzi, voleva proprio iniziare a vivere daccapo. Ma una vita vera, stavolta. <br \/>\nOyg-Mazel e Oyg-Kenen si sarebbero spartiti equamente la sua anima. <\/p>\n<p><em>Il cerchio &egrave; chiuso. Nessuna catena ti leghi pi&ugrave; all&rsquo;ombra. Tua figlia ti chiama a s&eacute;.<\/em><\/p>\n<p>Mancavano ancora due ore all&rsquo;alba. <br \/>\n<em>Deve funzionare. Tutto questo deve finire. <\/em><br \/>\nIl pennino tracci&ograve; le ultime, lente volute d&rsquo;inchiostro sulla carta ingiallita. <br \/>\n<em>E quando avr&ograve; finito con te, ma-jin, con un po&rsquo; di fortuna paregger&ograve; i conti con il sangue del mio sangue.<\/em><br \/>\nRichiuse il libro sacro, deponendolo sulle ginocchia.<br \/>\n<em>Cos&igrave;, potr&ograve; tornare nel Deserto e vendicare la mia gente.<\/em><br \/>\nSocchiuse gli occhi.<br \/>\n<em>E dopo&hellip;. Finalmente&hellip;<\/em><br \/>\nSollev&ograve; la testa.<br \/>\n<em>&hellip;sar&ograve; davvero libera&#8230;<br \/>\n<\/em>Sorrise.<br \/>\n<em>&#8230;finalmente libera.<br \/>\n<\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luce splendente dell&rsquo;anima confonda le ombre&hellip; la luce splendente dell&rsquo;anima confonda le ombre&hellip; L&rsquo;inchiostro rosso scorreva lentamente dal pennino sulla pergamena un po&rsquo; sgualcita. 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