{"id":116,"date":"2008-04-10T18:49:00","date_gmt":"2008-04-10T18:49:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=108"},"modified":"2008-04-10T18:49:00","modified_gmt":"2008-04-10T18:49:00","slug":"post-collettivo-1-il-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/post-collettivo-1-il-mare\/","title":{"rendered":"Post collettivo #1: IL MARE"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\"><font color=\"#cc0066\"><font size=\"2\"><font face=\"Georgia\">Dopo lunga attesa, ecco finalmente il <strong>primo post collettivo a tema<\/strong> di Cronacheinutili&#8230; I bardi autori dei rispettivi brano sono perfettamente riconoscibili, quindi non stiamo nemmeno a specificare chi ha scritto cosa! \ud83d\ude09<\/p>\n<p><em>PS: forse qualche corsivo in qua e l&agrave; si &egrave; perso&#8230; beg your pardon!<\/em><br \/>\n<\/font><\/font><\/font><br \/>\nQuello del circense &egrave; un lavoro girovago ed errabondo. Dagli anni in cui aveva iniziato a viaggiare con il circo di Desmond, aveva visto terre vicine e lontane alla sua casa natale, il piccolo borgo di Myrburg. Era cresciuto osservando le acque placide del fiume Myr nel loro limpido splendore; lui e gli altri ragazzi del villaggio andavano spesso a giocare in una delle anse del corso d&rsquo;acqua, dove la corrente si faceva pi&ugrave; rapida e turbolenta, e si divertivano a nuotare in quei punti dove il flusso era pi&ugrave; violento. Gli piaceva sfidare i pericoli che l&rsquo;acqua offriva, lo faceva sentire forte. Poi la storia prese il suo corso, gli eventi lo spinsero ad unirsi a quel branco di amati scalmanati con cui visse per quasi dieci anni, ed Alehandro Maqu&igrave;n&rsquo;daar fu condotto in posti che prima aveva sentito solo nei racconti di suo zio Franklin. Vide foreste incontaminate, monti imponenti, paesaggi sconfinati, i suoi occhi ammirarono bellezze che poteva solo immaginare fino a quel momento. E poi c&#8217;era il mare.<br \/>\nCambiavano le spiagge, gli scogli, le scogliere, ed anche il mare che vedeva non era mai lo stesso: quando calmo e pacato come una distesa di&nbsp; velluto, quando agitato e turbolento, quando spumoso nel suo balletto con i venti. Alehandro non si soffermava mai troppo sui suoi pensieri, in quanto preferiva agire d&#8217;istinto che ragionare troppo e inutilmente; solo che il mare, tutta quell&#8217;acqua, lo infastidiva e lo irritava. Troppo, troppo grande e troppo vasto, non si riusciva ad abbracciarlo neanche in uno sguardo solo, e questo proprio non gli andava gi&ugrave;. Non lo concepiva, che potesse esistere qualcosa su cui, con tutti gli sforzi del mondo, non avrebbe mai potuto influire, operare un cambiamento. La terra la puoi scolpire, e con secoli di lavoro anche le montagne potevano essere rase al suolo, ma l&#8217;acqua&#8230; Non si poteva neanche afferrare, e non aveva neanche forma!<br \/>\nTutte le volte il rituale di Alehandro era sempre lo stesso, e gli altri membri del circo lo osservavano divertiti. Quando arrivava in riva al mare, con gesti rapidi e nervosi, si toglieva gli stivali, i calzari, arrotolava l&#8217;orlo dei pantaloni sopra il ginocchio e immergeva i piedi in acqua; ogni tanto tirava calci alle onde, alzando grossi spruzzi d&#8217;acqua che lo infradiciavano completamente. E non c&#8217;era freddo, vento o tempesta che lo potessero far desistere dalla sua sfida personale, dal suo voler affermare &quot;questo sono io, mare, ricordami&quot;. <br \/>\nE ormai in pochissimi si possono ricordare quell&#8217;episodio, l&#8217;evento con il quale il circo rise per anni. Un giovane alemarita silenzioso, dai ricci folti come la tenebra e dallo sguardo malinconico, era stato affidato da poco alle cure di Desmond, che aveva subito girato il compito ad Alehandro. Il ragazzo si chiamava Dahal e, per quanto mostrasse di apprezzare le cure che tutti i circensi gli offrivano, permettendogli di esprimersi al meglio delle sue possibilit&agrave;, era sempre molto riservato e solitario. Quando giunsero su quella spiaggetta nella contea di Trelven erano solo di passaggio, ma Alehandro era ostinato su questo punto: appena arrivava al mare, doveva fare il suo rituale. Smont&ograve; dalla cassetta del carro, butt&ograve; quasi con rabbia da una parte stivali e calzari e salt&ograve; furiosamente nella risacca della prima onda che gli arriv&ograve;, per poi avanzare fino a che l&#8217;acqua non gli lamb&igrave; le ginocchia. Rimase l&igrave; qualche istante, come al solito, prima di iniziare la sua lotta personale, quando all&#8217;improvviso il sole gli colp&igrave; violentemente gli occhi costringendolo a girarsi, e lo vide. Dahal era l&igrave; sulla spiaggia, silente ed obbediente, che con estrema gentilezza stava riprendendo i possessi di Alehandro affinch&eacute; la sabbia non li riempisse troppo. I suoi occhi, eppure, erano incollati su quell&#8217;azzurro intenso e scintillante, agitato e inquieto come il suo animo. Si stava specchiando in esso, e la sua mente si stava perdendo nei ricordi; un velo triste e melanconico era pronto a calare immantinente su di lui, facendogli perdere la bellezza di quella visioni. Alehandro non si soffermava mai troppo sui suoi pensieri, in quanto preferiva agire d&#8217;istinto che ragionare troppo e inutilmente; fu cos&igrave; che usc&igrave; dall&#8217;acqua e si incammin&ograve; verso Dahal in silenzio, accompagnato solo dal dolce rombo del mare. Il giovane alemarita quasi non si accorse quando il suo robusto compagno lo afferr&ograve; di peso e se lo caric&ograve; sulle spalle senza troppe cerimonie; inizi&ograve; a scalciare, a urlare a protestare, mentre l&#8217;altro tornava nella direzione da cui era venuto. Si ferm&ograve; solo un istante, poi con un urlo da belva si gett&ograve; in acqua di corsa, trascinando l&#8217;altro con s&egrave; e lasciando tutti di stucco. Quando i due scapparono fuori dall&#8217;acqua erano interamente fradici, gli abiti zuppi d&#8217;acqua salata, tra le risate generali. Dahal, ancora stupito per come era stato buttato in acqua, prov&ograve; ad abbozzare una vaga protesta, che fu subito messa a tacere da Alehandro, che colp&igrave; l&#8217;acqua a mano aperta schizzandola addosso al ragazzo. Fu a quel punto che il giovane reag&igrave;: a sua volta, prese l&#8217;acqua a piene mani e la tir&ograve; addosso all&#8217;altro. Quella che si scaten&ograve; fu una delle battaglie pi&ugrave; furiose che la storia avesse mai visto; mentre i due&nbsp; continuavano a gettarsi addosso ondate d&#8217;acqua senza fermarsi un solo momento, gli altri se la godevano pienamente, ridendo di gusto. Il mare, tranquillo, si limit&ograve; ad ospitare i due finch&eacute; non furono troppo stanchi per continuare. <br \/>\nIl giorno dopo, avevano la febbre tutti e due. <\/p>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*\n<\/div>\n<p>\nAveva appena messo il naso fuori dalle mura e gi&agrave; si sentiva mancare il fiato. Era la prima volta che Loupelee lasciava Scentiar, la prima volta che si allontanava dal molo, dai vicoli, dai fastosi palazzi nobiliari e dalle casupole sudice e cadenti della sua citt&agrave;, e per la prima volta il suo sguardo si posava coscientemente sulle ampie distese di terra coltivata, prati, colline, fino ad arrivare alle sagome inedite dei monti lontani, giganti sconosciuti e pericolosi che si stagliavano in un orizzonte polveroso. <br \/>\nTutto molto interessante, certo. Dopotutto, c&rsquo;era gente che viveva costantemente immersa in questo scenario continentale, e chiss&agrave; in quanti altri modi il paesaggio si sarebbe trasformato dinanzi ai suoi occhi. Lo sapeva, si era informata bene prima di lasciare la sua casa, aveva cercato di farsi un&rsquo;idea di ci&ograve; che l&rsquo;avrebbe attesa per potersi preparare al meglio per il viaggio che l&rsquo;avrebbe condotta all&rsquo;altro capo del mondo.<br \/>\n&#8211; Madame, che vi succede? Sembrate allarmata.<br \/>\n&#8211; Pensa a guidare il carro, Martin. Questa strada &egrave; piena di buche.<br \/>\n&#8211; Ehm, certo, Madame. Scusate.<br \/>\nAveva la nausea. Per un attimo ebbe timore che si trattasse dell&rsquo;emozione, e che se la stesse facendo sotto dalla paura. Eppure sapeva cosa stava facendo e perch&eacute;, e niente e nessuno avrebbe potuto impedirglielo. Dunque? Perch&eacute; qualcosa le premeva forte sul petto? Perch&eacute; si sentiva lo stomaco stretto in una morsa? Perch&eacute; sembrava che la testa le volesse esplodere, come se, come se&hellip;<\/p>\n<p>Dei del cielo. Ecco cos&rsquo;era. Il silenzio.<br \/>\nDa dove si trovava adesso non si sentiva pi&ugrave; il rumore del mare.<br \/>\nNelle fogne in cui era nata e dove era vissuta, nel suo bordello, in ogni angolo di Scentiar il mare era una presenza costante. La sua voce poteva diventare un brontolio sommesso, una ninna nanna affettuosa, un urlo raccapricciante o un canto d&rsquo;amore e morte, ma era sempre presente, che sussurrasse appena la sua storia o che squassasse con fierezza le orecchie delle minuscole formiche che si agitavano presso di lui. E per lei, che aveva sempre vissuto sul molo, l&agrave; dove solo una misera striscia di pietra teneva separate le fragili vite umane dall&rsquo;immane potenza dell&rsquo;acqua, il mare era stato il primo vero amico, che l&rsquo;aveva cullata per tutte le notti della sua vita, sia quelle trascorse nelle fogne (e allora la sua voce riecheggiava morbida attraverso i cunicoli immersi nell&rsquo;oscurit&agrave;), sia nelle ore di veglia passate alla finestra della sua stanza al secondo piano, un luogo intimo e privato riservato a lei soltanto, nel quale nessuno aveva mai avuto il permesso di metter piede. Da l&igrave;, si vedevano solo il mare e le vele delle navi che ogni giorno scivolavano accarezzandone la superficie, sperando nella sua clemenza.<br \/>\nDov&rsquo;era adesso, quel mormorio rassicurante? Dov&rsquo;era l&rsquo;indefinita linea dell&rsquo;orizzonte? Dov&rsquo;era l&rsquo;odore penetrante di salsedine? Dov&rsquo;era il mare?<br \/>\n&#8211; Ehi, Martin&hellip; ma la traversata si svolger&agrave; tutta nell&rsquo;entroterra?<br \/>\n&#8211; Ma certo, Madame&hellip; &egrave; il modo pi&ugrave; veloce per raggiungere i Ducati&hellip; io vi do un passaggio fino alla Capitale, poi voi dovrete cavarvela da sola fino a&hellip; <br \/>\n&#8211; S&igrave;, s&igrave;, ho capito. E senti&hellip; Drakvall &egrave; sulla costa?<br \/>\n&#8211; Non credo, Madame&hellip;<br \/>\n&#8211; E quanto ci vorr&agrave; per arrivare l&igrave;?<br \/>\n&#8211; Ve l&rsquo;ho detto, Madame&hellip; viaggiando spediti, in cinque o sei mesi&hellip; <br \/>\n&#8211; Dannazione&hellip; <br \/>\n&#8211; Avete detto qualcosa?<br \/>\n&#8211; Ho detto pensa a guidare il tuo carro. Veloce.<br \/>\nMartin la fiss&ograve; un po&rsquo; sconcertato per alcuni attimi, poi si volt&ograve; e si concentr&ograve; alla guida, senza pi&ugrave; rivolger la parola alla sua bizzarra passeggera. <br \/>\nLoupelee si asciug&ograve; il sudore dalla fronte, reprimendo un conato di vomito, e preg&ograve; la Bella Signora perch&eacute; la facesse abituare presto all&rsquo;enorme senso di vuoto che cresceva in fondo al suo stomaco e che a malapena era mitigato dalla vaga consapevolezza che la meta in fondo a quel viaggio e a quel distacco era tutto ci&ograve; per cui valeva la pena di vivere.<\/p>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*\n<\/div>\n<p><\/p>\n<div align=\"right\"><em>&ldquo;Al termine della prima luna si raduni la compagnia vostra presso la darsena capitolare di Trelven. Che le gesta nostre possano gettar la prima pietra dell&rsquo;aurea egida ventura.<\/em><\/p>\n<p><em>F&Uuml;R DIE FREIHEIT UND DIE HERRSCHAFT&rdquo;<\/em>\n<\/div>\n<p>\nMentre leggeva il bando, la cui pergamena pesante occhieggiava ai passanti da ogni bacheca pubblica e dallo stipite di ogni taverna di Mordian, Nihal inarc&ograve; le sottili sopracciglia in un&rsquo;espressione di annoiata sufficienza.<\/p>\n<p>&ldquo;Quei tediosi, pomposi, effeminati Luskan &hellip; &ldquo;<br \/>\nSput&ograve; in terra in segno di disprezzo.<br \/>\n&ldquo;&hellip; chiamerebbero persino la madre rinsecchita in portantina a difendere i loro viscidi interessi pur di risparmiare qualche spicciolo.&rdquo;<br \/>\nScimmiott&ograve; per un istante il fare solenne dei banditori &ldquo;&hellip; aurea egida ventura &hellip; Bleah!&rdquo;<br \/>\nE sput&ograve; di nuovo a rimarcare il suo disappunto.<\/p>\n<p>Melisenda le camminava accanto, pilotandola con fare esperto tra i vicoli della citt&agrave;, sorrise ironica dietro gli occhialini scuri al commento dell&rsquo;elfa che seguiva le sue indicazioni con fare spavaldo, ostentando indifferenza al turbinio di viuzze e persone. L&rsquo;acuta veggente, tuttavia, sapeva sin troppo bene che senza la sua guida la selvatica arathiana si sarebbe persa in meno di un minuto.<br \/>\n&ldquo;Su su &hellip; muoviti Nihal, altrimenti ci perderemo l&rsquo;imbarco sulla &lsquo;Ninfa&rsquo; del Capitano Ebron.&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Ecchissenefrega &hellip;&rdquo;<br \/>\nRugg&igrave; astiosa, manifestando tutta la sua insofferenza ad orari e tabelle di marcia, ma ugualmente allung&ograve; la falcata seguendo Melisenda che l&rsquo;aveva distanziata gi&agrave; di qualche passo.<\/p>\n<p>La folla del centro della capitale di Trelven sembrava lentamente diradarsi man mano che si addentravano nei vicoli che conducevano al porto, cos&igrave; come sembrava scemare il colorito miscuglio di odori composto tanto di spezie, essenze e pietanze esotiche quanto di marciume ed urina spruzzata sui muri, che colpiva con violenza il delicato olfatto di Nihal.<br \/>\nOra che i passi della veggente la conducevano lontano dai mercati e dalle urla, le sue orecchie appuntite riuscivano a distinguere suoni nuovi &hellip; la nenia di una mamma che allattava un&rsquo;infante sulla soglia di casa, il cigolio di un carretto che trascinava il suo carico ai moli ed il richiamo allungato di grossi uccelli che planavano candidi negli spicchi di cielo tra i tetti delle case.<\/p>\n<p>All&rsquo;improvviso lo ud&igrave;.<\/p>\n<p>Ogni suo muscolo si allert&ograve; e con scatto felino afferr&ograve; Melisenda davanti a se trascinandola nella polvere al riparo di un basso muretto diroccato.<br \/>\nPremeva la mano sulla bocca dell&rsquo;attonita sacerdotessa che si agitava cercando inutilmente di liberarsi dalla stretta.<br \/>\n&ldquo;Ssscccchht!&rdquo;<br \/>\nIntim&ograve; secca la guerriera che, con l&rsquo;espressione di un animale braccato, tendeva al massimo i sensi nel tentativo di identificare lo spaventoso e roboante latrato intermittente che come il respiro pesante di una belva immensa la minacciava da una distanza che, tuttavia, valut&ograve; relativamente sicura.<br \/>\n&ldquo;Ma cosa diavolo fai, zuccona di un&rsquo;arathiana!!!&rdquo; <br \/>\nProtest&ograve; con veemenza Melisenda, approfittando del progressivo rilascio della guerriera.<br \/>\n&ldquo;Non senti questo &hellip; questo &hellip; ruggito?&rdquo;<br \/>\nSussurr&ograve; ancora sospettosa l&rsquo;elfa con la mano allo spadone.<\/p>\n<p>Melisenda la guard&ograve; per un istante con sincero stupore: &lt;&lt;Ma certo!&gt;&gt; si disse &lt;&lt;La voce del Mare &hellip; non l&rsquo;ha mai udita.&gt;&gt;, si tir&ograve; in piedi, schiaffeggiandosi la polvere dalle vesti con aria stizzita.<br \/>\n&ldquo;Vieni, vieni con me, ignorante di una mulina-spade&rdquo; <br \/>\nIncoraggiata dal fare sicuro di Melisenda, Nihal si rialz&ograve;, tenendo in mano lo spadone, e la segu&igrave; fino al margine della viuzza dove una ringhiera malconcia apriva la visuale tra le casupole.<br \/>\n&ldquo;Ecco la tua pericolosa fiera ..&rdquo;<br \/>\nDichiar&ograve; vagamente divertita Melisenda quando si offr&igrave; al loro sguardo il panorama del golfo di Mordian.<\/p>\n<p>Nihal sgran&ograve; gli occhi e socchiuse le labbra per lo stupore: l&rsquo;immensa distesa blu riemp&igrave; l&rsquo;orizzonte in modo quasi intollerabile, nessun bosco nessuna foresta che avesse mai visto poteva rendere il senso di vastit&agrave; che le si schiudeva innanzi.<br \/>\nPer quanto sforzasse la vista acuta abbacinata dal sole non riusciva a scorgere la fine di quell&rsquo;immensit&agrave; pulsante e sinuosa, come un enorme prato azzurro carezzato dal vento.<br \/>\nLa brezza portava un denso profumo salmastro, straniero, pungente.<br \/>\nNavi di tutte le dimensioni galleggiavano tronfie e pacifiche nei pressi dei moli che, come dita rachitiche, si diramavano da ogni punto visibile della costa.<\/p>\n<p>Nihal si ricompose velocemente.<br \/>\n&ldquo;&hellip; il mare.&rdquo;<br \/>\nConcluse seccata, consapevole di aver fatto la figura dell&rsquo;ingenua montanara.<br \/>\n&ldquo;Gi&agrave;!&rdquo; <br \/>\nRispose con un sorriso sardonico Melisenda.<br \/>\n&ldquo;Possiamo andare ora?&rdquo; <br \/>\nChiese la veggente pi&ugrave; divertita che infastidita, e senza attendere la risposta riprese il suo cammino sostenuto, seguita da Nihal trincerata nuovamente dietro un maschera d&rsquo;indifferenza.<\/p>\n<p>Guardava Melisenda trotterellare agile per le vie, ma con l&rsquo;anima ancora colma d&rsquo;azzurro non riusciva a capacitarsi dell&rsquo;inutile bellezza del creato.<\/p>\n<p><\/p>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*\n<\/div>\n<p>\nIl piccolo scafo si discostava lentamente, spinto dalle poderose vogate dei rematori. &ldquo;Torna presto, amore!&rdquo; gli aveva sussurrato all&rsquo;orecchio la sua amata pochi momenti prima che si imbarcasse. &ldquo;Presto&hellip; s&igrave;, presto! Il prima possibile, amore mio&rdquo; si ripeteva lui, osservando le grigie pietre del porto allontanarsi sempre pi&ugrave; di poppa, mentre in fondo al frangiflutti Rosminta agitava un fazzoletto bianco in segno di saluto. I remi dei vogatori si alzavano, per poi tornare a immergersi con un ritmo perfetto, una sinfonia di gorgogliante acqua, accompagnata dal rumore del martello che batteva sul tamburo. In pochi minuti la Ninfa dei flutti usc&igrave; dal ridosso della terra ferma, i rematori ritirarono le loro pagaie, e i marinai spiegarono le vele; superata l&rsquo;insenatura la nave sent&igrave; in pieno la spinta possente del mare, le vele si gonfiarono e la Ninfa dei flutti cominci&ograve; a volare sull&rsquo;acqua come una libellula, balzando da un&rsquo;onda all&rsquo;altra. Misha sollev&ograve; il volto verso il mare aperto, accogliendo con gioia i raggi del sole che gli scaldavano le guance, mentre le sue vesti schioccavano gonfiandosi al vento; si avvicin&ograve; lentamente alla murata, osservando le onde spumeggiare come vetriolo sulla storta, respirando profondamente l&rsquo;odore salato dell&rsquo;immensa distesa d&rsquo;acqua. Il capitano apparve sulla tolda e dopo aver impartito qualche ordine si rivolse all&rsquo;alchimista &ldquo;Mastro Misha&hellip; siete fortunato, il vento ci &egrave; favorevole, di questo passo raggiungeremo Dolphield in meno di una dozzina di giorni&rdquo; Misha si volt&ograve; verso l&rsquo;uomo, un colosso alto quasi due metri, l&rsquo;ampio torace&nbsp; ricoperto da un folta peluria scura come la notte. &ldquo;La notizia mi allieta, capitano Muntan, ma non risparmiate comunque i vostri uomini, il mio arrivo a Dolphield &egrave; della massima urgenza! Riceverete un compenso maggiorato di 50 corone d&rsquo;oro se di giorni ne impiegheremo otto anzich&eacute; dieci!&rdquo;. L&rsquo;ampio sorriso che si apr&igrave; sul volto bruciato dal sole e seccato dalla salsedine del lupo di mare lasci&ograve; pochi dubbi sull&rsquo;efficacia di quel piccolo incentivo, ma di questo Misha non aveva certo dubitato. Quando raggiunsero le acque aperte il vento cambi&ograve;, rinforzando fino a divenire una roboante bufera, il mare divenne agitato, di un verde cupo e minaccioso; Muntan camminava avanti e indietro sul cassero, in perfetta sintonia con il rollare della nave, urlando ordini ai propri marinai che bestemmiavano per l&rsquo;eccessiva foga del loro capitano. Al calar del sole, mentre all&rsquo;orizzonte l&rsquo;acqua si tingeva di rosso e arancione, Misha raggiunse la prua della nave, esponendo il volto alla fresca brezza di mare, chiuse gli occhi e cullato dal dondolare della <em>Ninfa dei flutti,<\/em> si lasci&ograve; catturare dai ricordi di quegli ultimi intensi anni&hellip;<\/p>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*\n<\/div>\n<p>\nDapprima pens&ograve; a una tempesta di sabbia. Ma era un&rsquo;idea stupida, se ne rendeva conto. Le avevano raccontato che si sarebbe trovata davanti un&rsquo;immensa distesa d&rsquo;acqua e di certo la voce del vento che soffiava nel Deserto non poteva aver nulla a che fare con le onde del mare increspate dalla brezza.<br \/>\nEppure il rombo che proveniva da poco distante, l&rsquo;odore pungente di alghe decomposte sugli scogli, lo stridio dei gabbiani intenti alla pesca, tutto in qualche modo le ricordava casa sua, dove l&rsquo;acqua era quasi inesistente e nessun uccello osava gridare nel cielo. <br \/>\nRallent&ograve; il passo, inerpicandosi attentamente fra le dune rocciose immerse nei ciuffi di una bassa e fitta vegetazione, riarsa dal tiepido sole invernale, tenace e testarda nel suo proposito di non venir divelta n&eacute; dalle mani dell&rsquo;uomo n&eacute; dal passaggio impetuoso del vento. Quando le sembr&ograve; di aver raggiunto il ciglio della scogliera, allora smise di fissarsi i piedi e alz&ograve; lo sguardo. Immediatamente il respiro le sfugg&igrave; dalla gola.<br \/>\nEra abituata all&rsquo;idea di non poter abbracciare la vastit&agrave; di ci&ograve; che la circondava, conosceva il senso di vertigine e malessere che prendeva a chi cercava concepire l&rsquo;immensit&agrave; di ci&ograve; che aveva intorno, aveva ravvisato il terrore e il delirio negli occhi dei rari viandanti tratti in salvo dalle sabbie del Grande Padre, resi completamente folli dal sole e dall&rsquo;inconcepibile omogeneit&agrave; delle dune, sempre diverse ed eternamente uguali a se stesse. &nbsp;<br \/>\nMa quello, oh, quello! <br \/>\nQuella distesa argentea lacerata di schiuma bianca, che scompariva e riappariva di continuo, seguendo un misterioso e caotico arabesco impossibile da decifrare, che percuoteva la scogliera come se avesse centinaia di mani, tutte adirate per qualcosa di diverso, e poi si ritiravano, rabbiose, solo per scagliarsi nuovamente contro alla roccia, instancabili e implacabili.<br \/>\nAcqua. Non sabbia. Acqua. Acqua fin dove si poteva guardare. Acqua che turbinava e nascondeva insidie, pericoli e tesori inestimabili, acqua che custodiva gelosamente la sua identit&agrave; e i suoi figli, e era pronta a punire coloro che avessero sfidato la sua incontestabile maest&agrave;.<\/p>\n<p>Mel&rsquo;Ishnd discese lentamente lungo un minuscolo sentiero sul versante della scogliera, quasi senza guardare dove metteva i piedi. Scese finch&eacute; non si ritrov&ograve; in una piccola insenatura sabbiosa fra le pareti di roccia, lambita da onde pi&ugrave; discrete, ma ugualmente tenaci. Gli stivali affondavano lentamente nella sabbia umida, che cedeva sotto il passo della veggente. Si ferm&ograve; sulla battigia, e le onde arrivarono a lambire le sue calzature, mentre il vento rompeva la cresta della schiuma, ululando fra gli scogli, rivaleggiando in intensit&agrave; con il fragore di quell&rsquo;incredibile massa d&rsquo;acqua in movimento. L&rsquo;orizzonte, da l&igrave;, era invisibile, mescolato ad una coltre di nubi impenetrabili che annunciavano la bufera. Eppure, a ovest, brandelli di sole sanguigno si preparavano a gettarsi fra la foschia, incendiando l&rsquo;acqua. <br \/>\nLe avevano detto che il tramonto sul mare era qualcosa di romantico e struggente. Beh, quello non lo era di certo. Era una guerra. Il vento, l&rsquo;acqua, il sole, la sabbia, il cielo, le nubi, il vuoto, il pieno, l&rsquo;eterno, l&rsquo;instabile, l&rsquo;immensamente grande e l&rsquo;immensamente piccolo, ognuno lottava per imporre la sua identit&agrave; sul resto, e il risultato era&hellip; <em>quello<\/em>.<br \/>\nSi accovacci&ograve; sul bagnasciuga, lasciando che l&rsquo;acqua le scivolasse sulla pelle, trascinando con s&eacute; la sabbia che stringeva fra le mani. L&rsquo;odore era stridente e penetrante come tutto il resto. <br \/>\nRespir&ograve; profondamente, quasi con le lacrime agli occhi. <br \/>\nAcqua e sabbia e vento e cielo e sole e nubi e rabbia e pace e morte e vita.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&ldquo;A casa. Sono di nuovo a casa.&rdquo;<\/p>\n<p><\/p>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*\n<\/div>\n<p>\nMiralys osserva le affollate strade di Mordian. L&rsquo;aria &egrave; umida, salmastra, quasi soffocante e le genti che percorrono quel suo stesso tragitto sembrano quasi toglierle l&rsquo;aria. Intorno i diversi odori quasi la stordiscono, incensi, spezie, profumi, pesce appena pescato,&nbsp; che si uniscono assieme a quelli meno piacevoli delle viscere dei pesci, del sudore dei mendicanti e degli odori dei piccoli vicoli sporchi di Mordian. Al porto era questa la vita, un insieme di colori ed odori uno opposto all&rsquo;altro; Miralys passa quasi soffocata tra quei banchini, cercando di coprirsi il viso con il leggero scialle, per mitigare i forti odori che le fanno girare la testa e le tolgono l&rsquo;aria. Pian piano la folla scema, non si sa per quale motivo mentre delle piccole scale, delimitate da alti muri, si delineano nel cammino della giovane sacerdotessa. Si avvia, pian piano, per&nbsp; le piccola via, i cui muri sono coperti di piante di cappero e di gramigna, che crescono ricoprendo il muro fatto di pietre accatastate una sopra l&rsquo;altra. <br \/>\nScende, osservando le piccole scale deserte, finch&eacute; non ne arriva in fondo. All&rsquo;inizio rimane accecata dalla luce del sole che ora sembra batterle direttamente sugli occhi, ma pian piano gli occhi nocciola si abituano alla luce mentre una mano si posa sulla fronte, come per parasi leggermente dal sole. Gli occhi di Miralys si spalancano dalla sorpresa mentre la bocca si dischiude in un piccolo sospiro di sorpresa.&nbsp; Il mare&hellip;non lo aveva mai visto&hellip;Arath, o almeno nella regione in cui lei viveva, era prettamente montuosa e collinare e non aveva mai visto il mare. La piccola spiaggia sembra brillare d&rsquo;oro sotto l&rsquo;astro del Divino Elios, mentre l&rsquo;acqua riluce del suo accecante splendore. Cerca di avvicinarsi ma i piedi cominciano ad affondare nella sabbia e le scarpe si riempiono dei piccoli e fastidiosi granelli. Si toglie le calzature&nbsp; e con i piedi finalmente nudi, li affonda nella sabbia tiepida, mentre la polvere massaggia le stanche estremit&agrave;. Cammina verso l&rsquo;acqua, mentre la brezza marina l&rsquo;avvolge in un fresco abbraccio, portando lontano lo scialle, scompigliandole i morbidi capelli scuri, che ora viaggiano tra le spire giocose del vento, mentre lo scialle, ora caduto in acqua, viene trasportato dalle onde. Fa un respiro profondo, mentre cammina piano, gustandosi il tepore del sole e della sabbia sottostante. Le onde si increspano, fino ad infrangersi delicatamente sulla morbida&nbsp; riva. Si siede sulla sabbia asciutta, prendendo tra le mani quei piccoli granelli e lasciando che essi cadano pian piano dalle mani. Come assomigliano alla vita umana&hellip;piccola, insignificante di fronte all&rsquo;universo cos&igrave; immenso, effimera nella velocit&agrave; in cui il piccolo granello cade in mezzo agli altri&hellip;ciononostante se non fosse per ognuno di quei piccoli granelli, non ci sarebbe la spiaggia&hellip;un insieme di piccoli pensieri, che vanno uno sopra l&rsquo;altro, come nella mente umana. Scuote la testa, come per ridestarsi dai suoi pensieri, per osservare il moto ipnotico delle onde e il loro suono scrosciante. Pone lo sguardo verso l&rsquo;orizzonte, mentre il mare di un blu intenso sembra rilucere sotto l&rsquo;astro solare. Si alza, e scrollandosi i granelli di sabbia asciutta di dosso, per correre verso la riva, posando i piedi sulla sabbia bagnata, mentre le onde sopraggiungono bagnandola con acqua fredda. La giovane sacerdotessa sorride,&nbsp; sembra non farci caso e si china per toccare con le mani la superficie dell&rsquo;acqua, per poi rimanere l&igrave;, a rimirar l&rsquo;acqua.<\/p>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*&nbsp;&nbsp; &nbsp;*\n<\/div>\n<p>\nFino a quando i piedi e il cuore non lo portarono altrove, la sua linea dell&rsquo;orizzonte era sempre stata oscura e frastagliata. Si alzava dal suo letto, quando i deboli raggi del sole lo strappavano dal sonno, e si incamminava verso la finestra lentamente, a piedi scalzi, per guardare fuori. Jorge glielo ha fatto notare pi&ugrave; di una volta, questo vizio di mettersi in finestra e osservare rapito il mondo all&rsquo;esterno, e Noctulis gliene ha sempre reso atto. &Egrave; vero, ma chiss&agrave; se guardava fuori o dentro di lui. <br \/>\nIn quei giorni lontani, nella sua casa natale, l&rsquo;orizzonte era quasi sempre nascosto dalle alte fronde degli alberi verdeggianti, quasi a voler celare che esistesse un mondo all&rsquo;infuori del villaggio, all&rsquo;infuori di essi. Quei pochi sprazzi di vista che concedevano rivelavano il profilo cupo e discontinuo dei monti, gelidi e ineffabili guardiani della prigione che era il suo mondo. &ldquo;Questi sono i tuoi limiti&rdquo;, volevano dire, &ldquo;e tanto ti deve bastare&rdquo;. Il giovane provava a immaginarsi cosa mai esistesse all&rsquo;esterno di quella gabbia rocciosa, nascosto ai suoi occhi, e passava ore a immaginarsi scenari da favole, ampie praterie incontaminate per far scorrazzare la sua fantasia di bambino. Poi, un giorno, un vecchio diavolo lo strapp&ograve; alla sua vita, alle sue piccole certezze, e lo port&ograve; con s&eacute; oltre quell&rsquo;orizzonte, lontano fin dove solo la sua immaginazione l&rsquo;aveva condotto, ed adesso era l&igrave;, lui, di persona. Quelle montagne non erano pi&ugrave; un carcere, ma una nuova esistenza da esplorare, mentre l&rsquo;orizzonte si allontanava ancora e ancora, finch&eacute; ad un certo punto spar&igrave;.<br \/>\nDa quello che Jorge gli ha raccontato, fu un&rsquo;epifania. Uscirono dalla fitta foresta vicino alla loro futura dimora, e Noctulis se lo vide sbucare davanti all&rsquo;improvviso. Come poteva una cosa cos&igrave; grande rimanere nascosta in qualsiasi modo non lo sapeva, eppure riusc&igrave; a farsi cogliere impreparato, alla sprovvista.<br \/>\nIl mare si estendeva innanzi a lui, gigantesco, infinito. L&rsquo;alta torre di roccia, le scogliere ripide del promontorio, la bianca sabbia della spiaggia, tutto chinava il capo alla sua maestosit&agrave;, come umili servi innanzi al loro sovrano. Le onde impetuose schiaffeggiavano la terra violentemente, per affermare il loro primato, ed esplodevano in conflagrazioni di schiuma bianca. Il suo grido riempiva le orecchie e la testa, per poi svuotarli come un&rsquo;onda di risacca, lasciando solamente un genuino stupore negli occhi. E di quella meraviglia Noctulis se ne nutr&igrave; per tre giorni e tre notti, come se solo quella visione impressionante lo sostentasse. Osserv&ograve; la tinta lugubre del mare notturno, quando la distesa acquatica sembrava una scura superficie impenetrabile in cui a sprazzi apparivano giocosi nastri d&rsquo;argento, il saluto rispettoso delle onde alla dolce luna. Gio&igrave; con lui all&rsquo;alba festante, quando il cielo va a fuoco e il mare, placido, saluta delicatamente il nuovo giorno; si esalt&ograve; alla furia cocente del sole, quando l&rsquo;intero mare pare diventare bianco sotto i suoi raggi implacabili mantenendosi eppure fresco e rinfrescante. Si un&igrave; alla malinconia del tramonto, quando il disco solare vira al rosso, tingendo di pallide tinte rosa e violacee il cielo, e il mare acconsente tristemente di farlo riposare in s&eacute;, nelle sue smisurate profondit&agrave;, culla di nascoste delizie e tenebrosi incubi. No, non c&rsquo;era alcun rispetto in quello che il mare gli stava facendo; era un vero stupro, si sentiva la mente aperta in due, e poi nuovamente riempita di tutti i sogni che a lungo aveva coccolato e a cui mai aveva permesso di vedere la luce. Quell&rsquo;orizzonte era una linea piatta e distante, talmente lontana da far girare la testa, eppure non era un limite. Quelle non erano sbarre di una prigione, ma finestre da cui gettare lo sguardo verso l&rsquo;infinito, verso i regni dell&rsquo;impossibile e dell&rsquo;inimmaginabile. Il mare lo aveva rapito per tre giorni e tre notti, e gli aveva regalato la consapevolezza della sua dimensione e di quella del mondo; lo aveva carezzato, e poi picchiato, e poi adulato, e poi percosso. E Noctulis ne era totalmente estasiato, ogni sguardo era uno schiaffo e un bacio alla sua immaginazione e alle sue ambizioni. Avrebbe vissuto l&igrave; per quindici anni, se ne sarebbe andato, e poi sarebbe ritornato in riva al mare per continuare la sua storia, e forse un giorno concluderla, ma non pass&ograve; mai un giorno che, anche se per un solo istante, quella immensa distesa rapisse inconsapevolmente il suo sguardo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo lunga attesa, ecco finalmente il primo post collettivo a tema di Cronacheinutili&#8230; I bardi autori dei rispettivi brano sono perfettamente riconoscibili, quindi non stiamo nemmeno a specificare chi ha scritto cosa! \ud83d\ude09 PS: forse qualche corsivo in qua e l&agrave; si &egrave; perso&#8230; beg<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-116","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-post-collettivi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/116","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=116"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/116\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}