{"id":122,"date":"2008-05-30T13:10:00","date_gmt":"2008-05-30T13:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=114"},"modified":"2008-05-30T13:10:00","modified_gmt":"2008-05-30T13:10:00","slug":"anno-vi-del-regno-eterno-scar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/anno-vi-del-regno-eterno-scar\/","title":{"rendered":"Anno VI del Regno Eterno- Scar"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo correva affannato nella pineta, gettando occhiate terrorizzate dietro le sue spalle. Solo il buio della notte gli si parava davanti agli occhi, a tratti spezzato dai pochi deboli raggi di luna che filtravano tra le fitte chiome degli alberi; la nebbia del suo stesso respiro era il filtro del suo sguardo, in quei momenti di gelida morte e disperazione. Non era sicuro di cosa aveva visto, ma aveva ben capito che doveva solo scappare. Lui e i suoi compagni, pirati di professione, erano accampati in una radura dopo una sera di caccia, intorno al fuoco per contrastare il rigore delle ultime notti della luna di Kainus Yano; bevevano, mangiavano e godevano dei proventi della loro attivit&agrave;. Il resto della ciurma li attendeva a riva, sulla nave, mentre loro procacciavano un po&#8217; di cibo: insomma, routine. Poi il mondo, all&#8217;improvviso, era crollato su se stesso; tenebre, poi fuoco accecante, poi di nuovo un oblio privo di luce. L&#8217;odore nauseabondo della carne bruciata, piccoli mucchi di cenere fumante, strisce di un grigio fumoso nel nero della notte. Era ustionato, dolorante, ma vivo, ed aveva intravisto qualcosa nel fumo, e per questo fuggiva. Occhi troppo grandi per essere umani, sgranati, chiari tanto da sembrare bianchi, spalancati verso la morte innanzi a lui, lo scrutavano impietosi dal buio, brillando in esso. La sua mente era stata perentoria: scappa. Fuggi. Vattene da quel mostro. Vattene prima che&#8230;<br \/>\nPrima che un lampo di luce scarlatta fenda la notte, passando le tue carni da parte a parte. Prima che il tuo corpo cada a terra come un sacco, privo di forze, animato solo dall&#8217;orrore pi&ugrave; cupo. Vedi la tua vita passare innanzi agli occhi, mentre strisci carponi tra i cespugli, spargendo il tuo sangue al suolo. Quella che ti insegue &egrave; una belva, &egrave; inutile, ti trover&agrave;, non ti dar&agrave; scampo. Senti i suoi passi leggeri calpestare le foglie, avvicinandosi a te, mentre ormai i brividi ti squassano la schiena. E cos&igrave; scopri che &egrave; un uomo come te, quando appare tra gli arbusti, facendo pochi passi nella fredda luce lunare, un uomo esile, avvolto da vesti lacere e insanguinate di uno stinto color ferro, troppo larghe per il suo corpo scheletrico. Le sue mani sottili si intrecciano nell&#8217;aria, mentre una debole litania rauca si alza dalla sua gola. Il volto, sotto il cappuccio tirato sui capelli corti, &egrave; racchiuso in uno stretto bendaggio, lasciando libera solo la bocca e le guance; e nel buio di quel viso bendato si aprono quegli occhi da demone, glaciali, che hanno gi&agrave; sentenziato la tua condanna. &Egrave; inutile che provi a fare resistenza&#8230;<br \/>\n&#8211; Se &egrave; l&#8217;oro che vuoi, i miei amici ne hanno molto&#8230; Ma ti prego, non mi uccidere&#8230;<br \/>\nNon biascicare. Non pregare. Si vede che non gliene importa niente dell&#8217;oro, delle ricchezze. Su quel volto serio e compunto si legge una nota di crudelt&agrave; inevitabile, di sete di sangue inappagabile, un disgusto profondo per quel che sei. Non sei altro che il prossimo, per lui. Il prossimo.<br \/>\n&#8211; Grazie per l&#8217;informazione.<br \/>\nLa sua voce &egrave; un coltello che ti passa da parte a parte, tanto &egrave; distante e lugubre. Quella belva sa di essere un mostro, e non fa niente per dissimularlo. Puoi solo raccomandare la tua anima agli dei, e non credere che ti sar&agrave; sufficiente. Il demone ti sta puntando un dito contro, e vuol dire che la tua sentenza &egrave; pronunciata. Non &egrave; pi&ugrave; un tuo problema, ormai.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Quattro sacrifici in una sera per la sua dea, per la sua &quot;benefattrice&quot;, senza grossi rischi o pericoli, eppure Noctulis non riusciva a esserne in alcun modo soddisfatto. Era pi&ugrave; di un anno che quella storia andava avanti, e tutto quel sangue iniziava a tediarlo. Era disgustato da quello che era diventato, una macchina per mietere vittime, per accumulare quante pi&ugrave; anime possibili per garantirsi qualche giorno di vita in pi&ugrave;. Non era un uomo, era una calamit&agrave; naturale, un cataclisma. Fino a quel momento aveva cercato di tenere fuori da quella battaglia individui che non meritassero la morte; si era concentrato su briganti, disonesti di qualsiasi risma, aveva scovato vecchie sacche residue di combattenti ancora fedeli all&#8217;impero dei Quattro Signori del Fato, e poi aveva scovato orchi, hobgoblin, mostri che vivevano fuori dalla societ&agrave;. E dopo poco aveva capito che anche questo era assassinio, poich&eacute; con un solo gesto si faceva giudice, giuria e boia; non concedeva loro alcuna difesa, solo il privilegio di poter morire rapidamente se non tentavano di scappargli. Seguiva una giustizia irreale, inventata da lui, solo per giustificare ogni goccia di sangue che gli macchiava le mani, si nascondeva dietro falsi pensieri per giustificare il suo operato. Sapeva che se non avesse fatto cos&igrave; avrebbe perso quel briciolo di umanit&agrave; che gli rimaneva, ma sapeva che prima o poi sarebbe successo comunque, lo avvertiva. Il suo stesso corpo era debole, deperiva rapidamente di giorno in giorno, acquistando forza solo nella prospettiva di guadagnare qualche giorno di permanenza in pi&ugrave; su quelle terre, altrimenti lo sentiva solo vagamente, come se i suoi sensi, le sue percezioni fossero lontane, un mondo distante. E dentro di s&eacute; sentiva che il dolore, il rimorso, il senso di colpa, erano ogni giorno pi&ugrave; flebili, si affievolivano ogni volta che li sentiva, sempre meno pressanti, sempre meno problematici. Provava stranamente ad alimentarli, poich&eacute; sentiva che se li avesse rinchiusi da qualche parte essi sarebbero deperiti, lasciando spazio solo al vuoto che lo stava corrodendo. Avrebbe iniziato a collezionare anime per far vivere un corpo che di un&#8217;anima era privo, e questo non se lo poteva permettere. Iniziava a pensare alla concessione che la Morte gli aveva fatto non come un dono, ma come una maledizione. Altro che benefattrice, quello che gli era stato dato era un contratto con tanto di capestro in cui era inesorabilmente stretto. Nonostante tutto voleva vivere e basta, anche se gli sfuggiva il perch&egrave;. Eppure ogni volta che si lasciava andare, che pensava che quella fatica era inutile, la cicatrice che aveva sul volto si faceva sentire violentemente. Di tutte le ferite di quella sera di pi&ugrave; di un anno addietro, quando mastro Jorge lo aveva abbandonato, gli era rimasta evidente solo quella sul viso, quell&#8217;ustione a forma di mano che gli copriva gli occhi e la fronte, infertagli dalla sacerdotessa drow. Era stata la pi&ugrave; grave, da far guarire, ma non si era mai rimarginata completamente, e con il suo dolore provvedeva a ricordargli che nel suo corpo la vita scorreva ancora, e che questo gli piaceva. L&#8217;aveva perci&ograve; coperta con le bene, a proteggerla, non solo per paura che si potesse infettare ma anche per dare riparo a quanto di umano gli era rimasto. Quella cicatrice rappresentava la parte pi&ugrave; intima di lui, e non l&#8217;avrebbe condivisa con nessuno.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>La nave era ormeggiata poco distante alla riva, con le vele alzate, ma con lo stendardo piratesco che sventolava nella luce lunare: un cranio pallido, con due sciabole incrociate dietro di esso, ghignava beffardo al mondo la sua sfida criminale. &quot;Che bisogno ci sar&agrave; mai di rendersi cos&igrave; appariscenti,&quot; si chiese Noctulis, &quot; poi non vi lamentate della fine che fate&quot;. La sua ultima vittima aveva detto il vero, a quanto sembrava, e per quanto lo stregone si sentisse gi&agrave; appagato per quella notte decise di non lasciarsi andare quell&#8217;opportunit&agrave;. Qualche anima in pi&ugrave; significava qualche giorno in pi&ugrave; di vantaggio, che poteva spendere in altri modi. Una volta aveva pensato a come liberarsi della maledizione senza morire e senza bisogno di suicidarsi, ma il dolore che lo aveva colto al cuore lo aveva steso rantolante a terra: evidentemente qualcuno si era offeso per come stava rifiutando il suo &quot;dono&quot;. Adesso per&ograve; doveva lavorare, pensare a come gabbare quei dannati pirati nel miglior modo possibile con il minor dispendio di fatica e il massimo risultato. Fu a quel punto che il cielo gli diede un segnale: le nubi temporalesche che per tutta la sera avevano solo dato avvisaglie di burrasca velando a tratti la luna si esibirono in un coro di roboanti tuoni, illuminarono l&#8217;orizzonte con qualche lampo e poi iniziarono a far cadere una tenue pioggerellina fredda, che inizi&ograve; subito a intensificarsi. Noctulis si calc&ograve; bene il cappuccio in testa, facendo attenzione che le bende si bagnassero il meno possibile, e rise lugubremente tra s&eacute; e s&eacute; alzando gli occhi al cielo.<br \/>\n&#8211; Grazie mille- sussurr&ograve; mentre si dirigeva a piccoli passi verso la scialuppa in secca.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>&#8211; Tempaccio lurido schifoso infame- mugugnava Olaf fra s&eacute; e s&eacute;. Il grosso marinaio aveva perso la sua sfida a dadi e si era cos&igrave; guadagnato il turno di guardia sul ponte in quella nottata tempestosa per attendere i compagni pirati andati a riva a fare provvigioni di acqua dolce e cibo, e la cosa lo indisponeva alquanto. Che il vecchio Nick li potesse mangiare, ma quanto ci mettevano? Non aveva certo intenzione di rimanere tutta la notte sotto l&#8217;acqua se quelli avevano deciso di rimanere a terra! Almeno potevano avvertire!<br \/>\nQuasi in risposta ai suoi improperi, il pirata intravide la sagoma della piccola scialuppa avvicinarsi tra i flutti verso la nave, con un solo individuo ai remi. Con tutta quella pioggia non riusciva a riconoscerlo, ma probabilmente era qualcuno che si era degnato di venire a comunicare la decisione che avevano preso, alla buon&#8217;ora; scese dalla sua posizione di vedetta inveendo contro tutti gli dei che conosceva, mentre la scialuppa si affiancava al vascello.<br \/>\n&#8211; Spero che abbiate una buona scusa!- url&ograve; Olaf cercando di superare l&#8217;ululato del vento, mentre buttava gi&ugrave; la scaletta di corda. &#8211; Il capitano non sar&agrave; contento quando gli dir&ograve; quanto ci avete messo, branco di fannulloni! Almeno avrete fatto buona caccia, spero!<br \/>\n&#8211; Speri bene- gli rispose una voce rauca a lui sconosciuta dalla balaustra della nave. Si volt&ograve; di scatto, solo per vedere una figura nera che era balzata sul ponte qualche passo dietro di lui, poi vide due lampi bianchi simili a fendenti di spada. Non sent&igrave; dolore. Si accasci&ograve; a terra, silenziosamente, chiudendo gli occhi mentre il sangue che sgorgava dalla sua gola e dal suo petto si mescolava con la pioggia.<br \/>\nNoctulis contempl&ograve; per un attimo la mano carica di energia magica tanto da renderla tagliente e letale, sporca di sangue che veniva rapidamente lavato via dall&#8217;acqua cadente. Dentro di s&eacute; sper&ograve; invece che almeno una macchia nella sua anima rimanesse, per&nbsp; tutto quello che faceva. Non sopportava l&#8217;idea di venir divorato dal nulla. Era tempo di mettersi a lavorare, per&ograve;.<br \/>\nA piccoli passi silenziosi esamin&ograve; tutto il ponte della nave, in largo e in lungo, salendo sino al cassero di poppa; tutto era ammantato in una tenue penombra grigiastra, nebbiosa, mentre il vento innalzava il suo grido stentoreo. L&#8217;imbarcazione era ferma all&#8217;ancora, con le vele ammainate, il timone bloccato da un remo e con nessuno pi&ugrave; di guardia. &quot;Banale&quot;, pens&ograve; Noctulis, dirigendosi verso il fianco da cui la gomena dell&#8217;ancora scendeva sino ad inabissarsi nell&#8217;oscurit&agrave; del mare. Si affacci&ograve; dalla balaustra, contemplando come solo quella corda reggesse la nave in mezzo alla tempesta,facendola resistere all&#8217;impeto delle onde ed impedendogli di andare a zonzo per la vastit&agrave; della superficie marina. <br \/>\n&#8211; Adesso si balla- comment&ograve; lo stregone, preparandosi all&#8217;azzardo. Richiam&ograve; l&#8217;energia magica nelle sue mani e la tramut&ograve; in un getto di liquido corrosivi, che invest&igrave; la corda; subito essa inizi&ograve; a fumare, tirata in tensione, poi segu&igrave; un cigolio metallico e un muggito sordo, come se la nave si stesse lamentando conscia del suo futuro imminente, e infine la gomena si spezz&ograve; con uno schiocco secco. Lo scafo, sciolto dai suoi vincoli, celebr&ograve; la sua ritrovata libert&agrave; impennandosi per un istante, poi inizi&ograve; a dondolare da un lato all&#8217;altro, come se gongolasse: Noctulis si trov&ograve; costretto ad aggrapparsi alla balaustra per non cadere in mare, mentre gi&agrave; alcune onde prendevano a schiaffeggiare il ponte ballerino con la loro foga e inzuppavano le vesti al giovane stregone.<br \/>\n&#8211; E adesso devo solo aspettare- sussurr&ograve;. Si rese conto per un istante che ultimamente parlava molto, troppo tra s&eacute; e s&eacute;, come se avesse un interlocutore interno. Eppure non era tempo di elucubrazioni, in quanto venne violentemente strappato subito dai suoi pensieri dall&#8217;arrivo delle prime figure. Vide una botola aprirsi sul ponte, da cui uscirono fuori sciamando una decina di sagome provenienti da sottocoperta, e fece appena in tempo a buttarsi a nascondere tra alcuni barili traballanti prima che gli uomini si dirigessero nella sua direzione; una voce profonda e autoritaria url&ograve; sopra il vento alcuni ordini decisi, e i pirati si misero a lavorare alacremente per riprendere il controllo della nave. Proprio come previsto.<br \/>\nAveva una coppia di pirati subito sotto tiro, intenti a srotolare una nuova gomena per attaccarci una nuova ancora di sicurezza; un colpo solo e li avrebbe spediti tra i flutti burrascosi. Si concentr&ograve; per preparare un sortilegio, intrecciando le dita innanzi al suo volto e mugugnando una veloce litania, quando si trov&ograve; bruscamente ad inspirare una boccata d&#8217;acqua, si sent&igrave; le gambe superare la testa e si ritrov&ograve; disteso ed annaspante in mezzo al ponte, dove l&#8217;onda l&#8217;aveva lasciato sotto lo sguardo allibito dei due marinai. Uno di essi url&ograve; con quanto fiato aveva in corpo, guardando irato l&#8217;intruso.<br \/>\n&#8211; CLANDESTINO A BORD&#8230;.AAAAAAAAARGH!<br \/>\nUn dardo di luce scarlatta gli trapass&ograve; il costato, partendo dal dito teso dell&#8217;individuo a terra e buttandolo a terra senza pi&ugrave; respiro. L&#8217;altro pirata non se lo fece ripetere, e ripetendo l&#8217;avviso sguain&ograve; dalla fusciacca che aveva in vita una sciabola dalla lama sottile e ricurva, con cui tent&ograve; di colpire l&#8217;incantatore. Noctulis maledisse la sua dannata sfortuna, e facendo appello a quanta forza aveva in corpo rotol&ograve; di lato schivando il fendente dell&#8217;avversario; la nave subito beccheggi&ograve; di nuovo paurosamente, e lo stregone si ritrov&ograve; a scivolare senza controllo sino al centro del ponte. Qui i marinai al lavoro si fermarono stupiti per un istante; l&#8217;uomo che urlava, un tizio dalla corporatura robusta e dal volto glabro e rude, coperto di cicatrici, con addosso abiti appariscenti ed esotici, sguain&ograve; la sua sciabola con un solo gesto e la punt&ograve; contro il nuovo arrivo.<br \/>\n&#8211; ADDOSSO, UOMINI!<br \/>\nI pirati si avvicinarono cautamente allo stregone, malfermi sul ponte traballante; Noctulis approfitt&ograve; di questo momento di incertezza per balzare in piedi e, senza troppo pensare, afferr&ograve; una corda che pendeva dall&#8217;alto. Segu&igrave; con lo sguardo il percorso del sartiame e spar&ograve; un dardo di energia verso l&#8217;alto, poi si tenne stretto; i pirati lo videro scomparire all&#8217;improvviso nella notte, mentre una delle vele degli alberi, libera dalle corde, iniziava a sbattere violentemente nel vento ruotando vorticosamente su s&eacute; stessa. Noctulis adesso se ne stava appeso a mezz&#8217;aria, a oltre venti piedi d&#8217;altezza, trascinato in alto dal movimento brusco della vela; si ritenne soddisfatto di essere uscito dal folto della mischia, ma adesso doveva riuscire a mettersi in salvo da quella situazione potenzialmente mortale.<br \/>\n&#8211; Non dovrei morire, secondo i patti&#8230;- biascic&ograve; irato, mentre si dondolava con le gambe per raggiungere la scaletta di corda poco distante. Quando ci si gett&ograve;, con un balzo goffo, si aggrapp&ograve; con quanto fiato aveva in corpo, sbattendo bruscamente contro l&#8217;albero; diede un&#8217;occhiata veloce verso il basso, e vide che lo avevano visto e iniziavano anche loro a salire sulla scaletta per raggiungerlo. Doveva salire, per salvarsi, ed inizi&ograve; ad arrampicarsi, mentre la pioggia gli sferzava il viso e impregnava le bende; era&nbsp; l&#8217;unica opportunit&agrave; che aveva, seppur da pazzi. Con i muscoli contratti nello sforzo della salita, si volt&ograve; di scatto, e sfrutto i pochi metri di vantaggio che aveva per recitare un incantesimo; piccole sfere azzurre, crepitanti di elettricit&agrave;, partirono dal palmo della mano sino a deflagrare in piccole esplosioni luminescenti quando colpirono i quattro marinai che risalivano la scaletta. Quando raggiunse la coffa, dove il sartiame si incrociava, contempl&ograve; rallegrandosi che i corpi dei pirati giacevano sul ponte in pose contorte, con larghe bruciature fumanti addosso. E gli altri, quelle anime smarrite, quelli che gli avrebbero garantito nuovi giorni sulle terre mortali, lo guardavano stupiti, a naso in su, increduli della morte che un solo individuo apparso nella tempesta stava portando. Noctulis prov&ograve; una contorta soddisfazione nel contemplare il riflesso del demonio che era divenuto negli occhi di quegli individui, che subito provavano a raggiungerlo; era qualcosa di malato, oscuro ma forte, e lo rinvigoriva come un profumo inebriante. I pirati videro nel buio del cappuccio, sotto i bendaggi, accendersi un sorriso distorto e ghignante e occhi celesti, freddi e pericolosi come gli iceberg che avevano affrontato in alcune zone del mare, insidiosi come una tempesta di ghiaccio pronta a scatenarsi, e tremarono nel loro intimo, sospinti solo dalle urla irate del loro capitano, ormai lontane dal loro abisso di paura. Lo stregone afferr&ograve; una corda, dall&#8217;alto della coffa, e guard&ograve; il ponte battuto dalla pioggia sotto di lui; se fosse rimasto lass&ugrave; in cima lo avrebbero raggiunto, prima o poi, quindi aveva una sola possibilit&agrave;. Salt&ograve; nel vuoto, assicurato solamente alla fune, e plan&ograve; verso il basso a gran velocit&agrave;; la corda si tese improvvisamente, tenendolo a qualche metro d&#8217;altezza, da cui con un semplice salto avrebbe potuto raggiungere il suolo e riprendere il combattimento in una situazione favorevole. Un piano perfetto, elaborato in pochi attimi, ma che gli avrebbe permesso di guadagnare qualche giorno in pi&ugrave; di vita; si sentiva temerario, provava il piacere di osare azioni altrimenti impensabili, come se fosse invincibile o&#8230; immortale. Un dolore improvviso, un morso di metallo feroce lo strapp&ograve; dal suo delirio, quando un dardo di balestra lo colp&igrave; alla spalla che teneva la corda, conficcandosi in profondit&agrave;; lasci&ograve; la presa, sopraffatto, e invece che arrestarsi grazie alla corda continu&ograve; la sua corsa nel vuoto. L&#8217;impatto con il ponte fu squassante, e il corpo di Noctulis rimbalz&ograve; sul legno fradicio prima di arrestarsi: cadde proprio sulla spalla ferita, cos&igrave; che il dardo si spezz&ograve; cos&igrave; come la clavicola, poi batt&eacute; violentemente la testa ed il resto del corpo segu&igrave; l&#8217;impatto. Davanti agli occhi la notte si era accesa di stelle bianche, che si spegnevano rapidamente per risorgere nuovamente, e in quel confuso dolore vide sagome umane circondarlo minacciose. La voce del capitano gli giungeva alle orecchie come un&#8217;eco rauca di voci distorte.<br \/>\n&#8211; Non so cosa ti abbiamo fatto, uomo, ma sappi che la tua morte sar&agrave; esemplare.<br \/>\nIl capitano, un grosso uomo dalle vesti esotiche, completamente glabro e dalla pelle scura e indurita dalle cicatrici, aveva buttato a terra la balestra e aveva sfoderato la sciabola, che brillava come una luna nella pioggia, e sovrastandolo si preparava a mettere un termine alla sua vita. Cos&igrave;? In un modo cos&igrave; stupido, in un posto cos&igrave; squallido? La spinta che Noctulis si diede con le mani a terra sorprese lui stesso per primo, facendolo rimettere in piedi, seppur barcollante; la lama tuttavia lo raggiunse al costato, stridendo sull&#8217;osso sottostante e versando al suolo altro sangue. Un morto in piedi, distrutto nel fisico ma non nello spirito, ecco come si sentiva Noctulis, e avrebbe fatto di tutto per non finire i suoi giorni in quel modo; finito il senso di onnipotenza, lo guidava l&#8217;istinto di conservazione. I pirati, attenti, con le armi sguainate, cercavano il loro equilibrio sulla nave instabile e ondeggiante, sospinta nella bufera dalle onde; solo il loro capitano, fronteggiava ancora lo stregone con un ghigno attento e crudele. <br \/>\n-Pensi davvero di farcela, uomo? Pensi di riuscire a scappare da qui?<br \/>\nNoctulis ci pens&ograve; su. Si guard&ograve; intorno, studi&ograve; le possibili alternative, quali mezzi poteva sfruttare. Poi vide una striscia nera, nella pioggia, a pelo del mare, gigantesca e in avvicinamento. Cap&igrave; al volo la situazione.<br \/>\n&#8211; Forse ce la faccio- biascic&ograve; tra s&eacute; e s&eacute;.<br \/>\nTutti gli uomini si mossero insieme verso di lui, quando Noctulis punt&ograve; una mano verso il fianco della nave, litaniando strane parole a bassa voce, ma quest&#8217;ultimo fu pi&ugrave; veloce. Un colpo di vento, superiore a quelli che gi&agrave; soffiavano, invest&igrave; uno dei marinai, spingendolo oltre la balaustra e creando un varco nella loro formazione; lo stregone si butt&ograve; in quello spazio, fronteggiando l&#8217;ombra sempre pi&ugrave; grande e vicina. Per fortuna, a causa della battaglia, nessuno dei pirati se ne era accorto, constat&ograve; con un fugace pensiero l&#8217;incantatore, poi si iss&ograve; oltre il bordo a fatica, fronteggiando direttamente la massa d&#8217;acqua tempestosa; i suoi avversari&nbsp; cercarono di seguirlo, ma il loro equilibrio era instabile.<br \/>\n&#8211; Avanti, uomo, fallo!- url&ograve; ridendo il capitano. &#8211; Buttati in mare, dove non conoscerai scampo! Il mare distrugge, il mare spezza, il mare uccide!<br \/>\nUn ultimo sguardo al salto che si accingeva a fare, poi uno sguardo rapido al capitano, seguito da un rapido sussurro.<br \/>\n&#8211; Anch&#8217;io lo faccio, e non ho bisogno di tutta questa pubblicit&agrave;.<br \/>\nSalt&ograve; verso il mare, verso quella massa irata e turbolenta; in quell&#8217;istante, un lampo illumin&ograve; a giorno la tempesta, mostrando ai marinai la loro sorte. La spiaggia, la terra, l&#8217;ombra nera che si allargava era vicinissima, e la nave si stava andando ad arenare, sospinta senza controllo dalle onde. Noctulis tocc&ograve; l&#8217;acqua scoprendo che era piuttosto bassa, in quel punto, anche se le onde rischiavano di sommergerlo in ogni attimo; impegnato nel nuoto verso riva, incurante della sua condizione, sent&igrave; a malapena il rumore della nave che si incagliava nelle vicinanze della costa, rovesciandosi su un fianco. Sent&igrave; le urla, i tonfi sordi di oggetti e persone che cadevano in mare, avvert&igrave; che anche loro stavano combattendo per la loro vita, come lui faceva per la sua. Il sale gli bruciava nelle ferite, e il tempo e la fatica che impieg&ograve; per trascinarsi a riva gli sembrarono infiniti. Stremato, strisci&ograve; via dalla spiaggia, dove ancora imperversava la furia delle onde, e si butt&ograve; sulla terra fangosa e umida della vicina pineta. Salvo. Salvo. Non riusciva a pensare ad altro. Salvo.<br \/>\n&#8211; Prendete quel figlio di puttana! Voglio la sua testa!- rugg&igrave; la voce del capitano sopra il vento, furente come il mare stesso.<br \/>\nNon era salvo, ancora. I pirati erano giunti a riva con pi&ugrave; abilit&agrave;, e con buona probabilit&agrave; erano infuriati per quello che aveva fatto alla loro nave; solo il suo sangue poteva dar loro soddisfazione. Comprensibile, d&#8217;altronde anche lui fino a poco prima pensava la stessa cosa nei loro confronti. Era tempo di fuggire, per&ograve;, non poteva combattere in quelle condizioni.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Quei giorni, forse dieci, forse venti, sembrarono scorrere come in un incubo. Stavolta era lui la belva, ferita e braccata da lupi assetati di sangue. I pirati lo seguirono a terra, nella foresta, senza dargli un solo attimo di scampo, con e senza la pioggia, nel vento e nel sereno. Riusciva a riposarsi a sprazzi, quando guadagnava un po&#8217; di terreno, ma in poche ore veniva sempre ritrovato e la caccia riprendeva. Utilizz&ograve; ogni singola stilla di magia che aveva per difendersi, ogni incanto che conosceva per mettersi in salvo, spinse il suo copro al limite; non aveva avuto modo di mettere in sesto le sue ferite, che ogni giorno divenivano pi&ugrave; dolenti. La spalla e il costato pulsavano, evidentemente rotte, tanto da rendergli difficile quasi respirare; la cicatrice sul volto, poi, aveva preso a sanguinare regolarmente, offuscandogli la vista in una nebbia rossastra. E attraverso quella nebbia rossastra fugg&igrave; lungo la costa, nascondendosi nei cespugli, nei roveti, sugli alberi, aggravando le sue condizioni; sapeva, sentiva che sarebbe morto solo se l&#8217;avessero preso, non certo per quelle ferite. Spar&ograve; getti di fuoco, cre&ograve; lampi e fulmini, evoc&ograve; getti di vento e fiotti d&#8217;acido, gener&ograve; dardi di pura magia, assorb&igrave; la vita stessa dal corpo degli sfortunati che sperimentavano il tocco della sua mano; ne uccise uno, e poi un altro, e un altro ancora, e altri cinque. Nell&#8217;incubo che viveva, nella nebbia sanguigna, nel delirio della febbre vide le sue mani intessere un incantesimo che trapass&ograve; il torace del capitano mentre gli stava per sparare con la balestra. L&#8217;uomo si accasci&ograve; al suolo esangue, ridendo, e la sua linfa vitale si mischi&ograve; al fango; allo stesso modo, il coraggio dei suoi uomini si disperse in mezzo al terrore che li attanagli&ograve; e fuggirono, ormai disinteressati a quel mostro di cui fino a poco prima desideravano la scomparsa e da cui adesso volevano solo allontanarsi.<br \/>\n&#8211; Forse sono salvo, adesso&#8230;- ridacchi&ograve;. Sentiva a malapena le sue stesse parole. Non riusciva pi&ugrave; a muovere le dita intorpidite, ogni energia lo aveva abbandonato all&#8217;improvviso, insieme allo svanire della tensione; non sarebbe riuscito a recitare neanche il pi&ugrave; stupido dei sortilegi, e non aveva la forza neanche di controllarsi le ferite in questo momento. Riusciva a camminare, e doveva fare quello, e sperare in qualcosa. Di ritrovare le energie, di sentirsi meglio, non lo sapeva. Gli serviva un posto dove giacere.<br \/>\nLa citt&agrave; apparve all&#8217;orizzonte dopo due giorni di estenuante cammino. Aveva ripreso a piovere, con un vento fortissimo, e l&#8217;urlo del mare era il ruggito dell&#8217;Angelo Nero. Il mese di Alhazhar esprimeva tutta la sua furia scatenandosi su uno stregone ferito, che oramai avanzava inconsapevole di tutto, per puro automatismo. Non riusc&igrave; a rallegrarsi di fronte all&#8217;apparizione della metropoli, che gli si par&ograve; davanti silenziosa e inconsistente come un fantasma; penetr&ograve; in quella visione onirica a notte inoltrata, quando le nubi della tempesta occultavano con il loro manto d&#8217;ossidiana ogni possibile bagliore celeste e terreno. Le strade lungo il molo, erano spazzate parimenti dalla pioggia e dalle onde, ma l&#8217;imponente citt&agrave; non sembrava neanche rendersi conto di quanto accadeva. Noctulis camminava in quelle vie larghe, appoggiandosi ai corrimano lungo il porto; le navi ormeggiate ballavano lentamente, mentre le vesti dello stregone venivano schiaffeggiate dal vento. La stoffa grigia era fradicia e macchiata di sangue: le bende erano ormai una maschera rossa e appiccicosa, con la cicatrice sottostante che sembrava trapassata da centinaia di spilli roventi. Non sapeva neanche cosa cercare, totalmente ignaro di quello che accadeva intorno a lui; arrancava, stanco, troppo stanco per fare alcunch&eacute;. Tutto intorno a lui era una nebbia dolorosa. Un&#8217;onda pass&ograve; oltre il parapetto, colpendolo in pieno; Noctulis barcoll&ograve;, cercando di mantenere l&#8217;equilibrio, ma si sbilanci&ograve; totalmente; cadde di fianco, rotol&ograve; su s&eacute; stesso, poi batt&eacute; il viso sul selciato umido. Di nuovo un colpo sulla cicatrice. Non sopport&ograve; oltre quel dolore, non ce la faceva pi&ugrave;. Si abbandon&ograve; al dolore, al riposo, all&#8217;oblio. Viveva nella tenebra, e adesso bramava il suo abbraccio.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo correva affannato nella pineta, gettando occhiate terrorizzate dietro le sue spalle. Solo il buio della notte gli si parava davanti agli occhi, a tratti spezzato dai pochi deboli raggi di luna che filtravano tra le fitte chiome degli alberi; la nebbia del suo stesso<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-122","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-fire-and-steel"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=122"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}