{"id":123,"date":"2008-06-05T17:44:00","date_gmt":"2008-06-05T17:44:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=115"},"modified":"2008-06-05T17:44:00","modified_gmt":"2008-06-05T17:44:00","slug":"scentiar-anno-vi-del-regno-eterno-prima-dellalba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/scentiar-anno-vi-del-regno-eterno-prima-dellalba\/","title":{"rendered":"Scentiar. Anno VI del Regno Eterno. Prima dell\u2019alba."},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Era stata una serata tranquilla, quella. Forse perch&eacute; il mese di Alhazhar recava gi&agrave; con s&eacute; tutta la pesantezza dell&rsquo;inverno gelido e impietoso che si sarebbe abbattuto anche sulle tegole tiepide dei tetti di Scentiar. A quell&rsquo;ora, in una notte di tempesta come quella, nemmeno i marinai pi&ugrave; irriducibili si sarebbero aggirati sui moli per bestemmiare contro il gelo che si ostinava ad attaccarsi alle chiglie. Gli aristocratici e i mercanti se ne stavano gi&agrave; da un pezzo al calduccio nelle loro dimore, decisi a evitare l&rsquo;apertura di qualsiasi trattativa all&rsquo;aria aperta finch&eacute; non fosse tornata la bella stagione. Le merci giacevano da oltre due settimane al riparo nei magazzini, e la citt&agrave;, per quanto brulicante di vita in ogni periodo dell&rsquo;anno, quella notte si sarebbe goduta tutto il torpore dovuto al rigore dell&rsquo;inverno, premendosi il cuscino sulle orecchie per cercar di ignorare la bufera che da ore spazzava i moli. <br \/>\nMolte ragazze si erano gi&agrave; ritirate, alcune da sole, altre in compagnia di alcuni clienti irriducibili che non sarebbero stati scoraggiati nemmeno da una tempesta di fuoco e lava. Solo poche sedevano ancora fra i tavolini dell&rsquo;ampio salone del bordello e si scambiavano pettegolezzi insonnoliti, arricciando distrattamente i capelli. <br \/>\nH&eacute;l&egrave;ne sedeva dietro il bancone, come al solito, e disponeva i bicchieri in buon ordine sulle mensole, dopo averli accuratamente lucidati. Quella sera non avrebbe pensato lei a fare i conti, cos&igrave; cercava di rendersi utile in altro modo.<br \/>\nEra passato pi&ugrave; di un anno da quando si era presentata l&agrave;, a chiedere lavoro a Madame Loupelee, e non rimpiangeva un secondo passato l&igrave; dentro. Anzi, mentre si assicurava che non vi fossero aloni residui sui calici con un movimento del polso ormai divenuto meccanico, si era trovata pi&ugrave; volte a pensare che quel luogo era quanto di meglio potesse esistere su tutta Whanel. Sicuramente la divina Ellesham aveva messo una buona parola per lei, altrimenti non avrebbe mai potuto sperare di incappare in cos&igrave; tanta fortuna tutta insieme.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nNon si spiegava come fosse accaduto, ma Madame ci aveva messo meno di un&rsquo;ora a valutare le sue capacit&agrave;. Le altre ragazze erano rimaste molto sorprese quando, la sera stessa del giorno in cui era arrivata, avevano ritrovato H&eacute;l&egrave;ne al bancone proprio a fianco della tenutaria, impacciata e tremante come una foglia, e si erano chieste se Madame non si fosse bevuta il cervello.<br \/>\nInvece, dopo lo sgomento iniziale, H&eacute;l&egrave;ne ci aveva messo pochissimo a trovarsi completamente a suo agio. Era dolce, affabile, e il suo grande e innocente sorriso aveva conquistato tutti gli avventori, i quali si erano lanciati nelle avances pi&ugrave; bizzarre, da tenere dichiarazioni d&rsquo;amore a bislacche battute di spirito che l&rsquo;avevano fatta sorridere e arrossire. Non uno era stato volgare o scortese con lei: certo, si era resa conto che nessun cliente si permetteva mai di essere cafone o troppo scurrile nei confronti delle ragazze, sicuramente a causa della combinazione pugno di ferro &#8211; guanto di velluto che Madame usava nei confronti dei frequentatori, ma verso di lei in particolare sembravano gentili e zuccherosi, fin quasi a sembrare dei ragazzini alle prime armi.<br \/>\nC&rsquo;era voluta qualche settimana, ma alla fine si era anche lasciata trascinare dall&rsquo;atmosfera di calda lascivia che aleggiava intorno a lei e aveva accettato la corte di un giovane mercante dal fascino esotico e dalla pelle scura che non avrebbe rivisto tanto presto, forse mai pi&ugrave;. Ma n&eacute; il suo cuore si era spezzato al pensiero che le carezze sarebbero durate solo una notte, n&eacute; si era sentita sporca e macchiata nell&rsquo;onore come aveva sempre immaginato. <br \/>\nDopotutto, si era detta, poteva esserci qualcosa di poetico anche in quel tipo di vita. E dopotutto l&agrave; dentro aveva la facolt&agrave; di scegliere, di appagare i suoi desideri, di vivere nel lusso e di imparare un mestiere che, tutto sommato, svolto in quei termini poteva avere anche moltissimi lati piacevoli. <\/p>\n<p>E poi, l&agrave; dentro c&rsquo;era <em>lei<\/em>. <br \/>\nAnche adesso, H&eacute;l&egrave;ne si era ritrovata a sbirciare di sottecchi Loupelee, che contava le monete riposte in un lungo cassetto sotto al bancone, mormorando fra i denti una canzonetta allegra. <br \/>\nAveva ascoltato ogni genere di commenti sulla sua signora: c&rsquo;erano quelli che la apprezzavano, quelli che avevano semplicemente perso la testa per le sue forme generose, e anche quelli che avrebbe davvero voluto darle il fatto suo e farle abbassare la cresta&hellip; ma tutti erano sempre stati d&rsquo;accordo su una cosa: che fosse dovuto alla stima, alla soggezione, al timore o persino all&rsquo;antipatia, sicuramente una donna come Madame meritava rispetto. <br \/>\nEppure nessuno sapeva granch&eacute; su di lei, e H&eacute;l&egrave;ne era sempre stata troppo discreta e riservata per mettersi a fare domande. Ma avrebbe voluto sapere, e aveva capito che nessuno avrebbe potuto darle delle risposte. Nessuno sapeva un accidente. E, apparentemente, nessuno voleva nemmeno aver niente a che fare con il passato e i pensieri di quella donna diabolica.<br \/>\nA mezza voce, le avevano raccontato di quando, dieci anni prima, la giovanissima Loupelee aveva misteriosamente messo le mani su quell&rsquo;edificio. Del suo precedente proprietario nessuno sapeva pi&ugrave; nulla. Svanito. Circolavano le storie pi&ugrave; inquietanti, ma non c&rsquo;era nessuna certezza. <br \/>\nInoltre, H&eacute;l&egrave;ne si era anche resa conto del fatto che nessuna delle ragazze si tratteneva per molto. Tutte si innamoravano, prima o poi, tutte decidevano di partire, tutte cedevano all&rsquo;incontrastabile richiamo dell&rsquo;amore, com&rsquo;era naturale che accadesse. Nessuna di coloro che lavorava dal Galletto Sbronzo aveva e avrebbe mai avuto l&rsquo;intenzione di rimanerci per tutta la vita.<\/p>\n<p>Loupelee no. Sembrava che amasse profondamente e sopra ogni altra cosa proprio il luogo in cui era indubbiamente l&rsquo;incontrastata regina. Per di pi&ugrave;, nessuno l&rsquo;aveva mai vista anche solo minimamente interessata a nessuno degli uomini che avevano perso la testa per il suo magnifico corpo e ai quali lei concedeva il privilegio di una notte in sua compagnia, ovviamente dietro cospicuo pagamento. <br \/>\nSembrava che l&rsquo;universo maschile rappresentasse per lei solo una miniera d&rsquo;oro. Scherzava, li provocava, giocava con loro finch&eacute; non li esasperava, finch&eacute; non la desideravano talmente tanto che avrebbero pagato qualunque cifra per passare una notte con lei. E, quando questo accadeva, l&rsquo;espressione che dopo si imprimeva sui loro volti ci rimaneva per molto, molto tempo. <br \/>\nEppure, H&eacute;l&egrave;ne si era convinta che Madame non provasse alcun autentico piacere, a parte quello di divertirsi con i desideri degli uomini. Le dava sicuramente una soddisfazione indicibile vederli tutti l&igrave;, ai suoi piedi, a scherzare con le sue allieve e protette, a pagar oro sonante qualcosa che le loro mogli non potevano dar loro, n&eacute; mai lo avrebbero fatto. Ma non sognava il grande amore. Non sognava di lasciare Scentiar, un giorno. Amava quel bordello. Amava la vita che faceva, era fuori discussione. Ma non amava nessuna creatura di sesso maschile. Anzi, forse non amava nessuna creatura al mondo. Provava certamente affetto per le sue ragazze e rispettava molti dei suoi clienti. Alcuni potevano anche dirsi suoi buoni amici. Ma amare o fidarsi ciecamente di qualcuno &ndash; no, questo no, mai e poi mai.<\/p>\n<p>&#8211; Te la sei cavata molto bene con quel grosso idiota d&rsquo;un Cagnazzi, stasera. Sembrava stesse per piantare uno dei suoi soliti casini, e invece hai saputo prenderlo molto meglio di quanto avrei saputo fare io&hellip; brava la mia H&eacute;l&egrave;ne!<br \/>\n&#8211; Oh, Madame! &ndash; si scherm&igrave; la fanciulla, arrossendo leggermente &ndash; Sto imparando tutto da voi! <br \/>\n&#8211; Macch&eacute;, stellina, mi ci vuole proprio una ragazzina calma e con quel bel sorriso d&rsquo;angelo qua dietro, a far ragionare tutti i matti che passano di qui&hellip; &egrave; un talento naturale, certe cose non si imparano!<br \/>\nH&eacute;l&egrave;ne rise a fior di labbra, lusingata, mentre Madame le strizz&ograve; l&rsquo;occhio, allegra. Tuttavia, H&eacute;l&egrave;ne colse qualcosa di inedito nel suo sguardo. Non avrebbe saputo dire cosa, ma contemporaneamente si rese conto del fatto che le altre ragazze erano andate a coricarsi, ed erano rimaste loro due da sole.<br \/>\n&#8211; Madame&hellip; posso&#8230; posso chiedervi una cosa?<br \/>\nLoupelee richiuse il cassetto, e si appoggi&ograve; al bancone, stiracchiandosi. &ndash; Dipende. Prova.<br \/>\n&#8211; Ecco&hellip; &#8211; Non era sicura di cosa volesse davvero sapere. Ci pens&ograve; su ancora qualche istante, mordendosi le labbra. Poi si decise.<br \/>\n&#8211; Madame&hellip; voi&hellip; voi siete mai stata&hellip; voglio dire&hellip; con tutti gli uomini che passano di qui&hellip; siete mai stata&hellip;<br \/>\n&#8211; &hellip;innamorata, vuoi dire?<br \/>\n&#8211; Ecco&hellip; &#8211; la fanciulla abbass&ograve; gli occhi, imbarazzata. Era gi&agrave; pentita di quella domanda. &ndash; Ecco, s&igrave;&hellip; oh, perdonatemi, non volevo&hellip;<br \/>\nMa Loupelee scosse la testa. Sul suo volto si era fatta avanti un&rsquo;espressione che H&eacute;l&egrave;ne non aveva mai visto e che non avrebbe saputo definire in alcun modo.<br \/>\n&#8211; Non c&rsquo;&egrave; niente di male a chiedere, H&eacute;l&egrave;ne. E comunque la risposta &egrave; che nessuno di questi maledetti porci mi interessa. Non c&rsquo;&egrave; nessuno, nessuno che io abbia incontrato che non covi dentro di s&eacute; ci&ograve; che a mie spese ho imparato ad odiare nello sguardo di un uomo. <br \/>\n&#8211; Mi disp&hellip;<br \/>\n&#8211; Lascia perdere, &ndash; la interruppe nuovamente Loupelee &ndash; non devi dispiacerti. Dopotutto, non &egrave; nemmeno colpa loro se sono cos&igrave; deboli e meschini&hellip; per&ograve;, che posso farci? Mi fanno proprio schifo, anche il pi&ugrave; gentile e premuroso fra loro non fa altro che nascondere la sua vera essenza, anche senza rendersene conto&hellip; <br \/>\n&#8211; Ma, Madame, &#8211; tent&ograve; di controbattere H&eacute;l&egrave;ne &ndash; vi sono molti uomini di chiesa che non alzerebbero mai un dito su una donna, e che rispettano profondament&hellip;<br \/>\n&#8211; Ma figuriamoci! &ndash; sbott&ograve; a ridere sguaiatamente Loupelee, interrompendo la sua pupilla, disorientandola &ndash; Stai scherzando, H&eacute;l&egrave;ne? Sotto ad un cavaliere, a un arcipriore della malora o a qualsiasi altro individuo gonfio di santit&agrave; palpita comunque l&rsquo;anima nera di un UOMO, non lo capisci? Gente di quella risma predica amore e rispetto, o magari addirittura castit&agrave; e astinenza, ma sono tutte pose, sono tutte vuote MASCHERE! Il giorno che non potessero pi&ugrave; trattenerle su quello che &egrave; il loro vero volto, cosa credi che accadrebbe? Che ne sarebbe di tutte quelle belle parole?<br \/>\n&#8211; Ma&hellip; quando un uomo si innamora&hellip;<br \/>\n&#8211; Ah, H&eacute;l&egrave;ne, H&eacute;l&egrave;ne! &ndash; Loupelee scosse la testa, con tristezza. &ndash; Tu sei giovane e la tua testa &egrave; ancora piena di fantasticherie&hellip; l&rsquo;amore va, viene, si trasforma e poi scompare, se mai c&rsquo;&egrave; stato davvero&hellip; la verit&agrave; &egrave; che tutto &egrave; un meraviglioso inganno al quale si finisce per credere&hellip; le ragazze che vanno e vengono qui al bordello e sognano il grande amore sono vittime della pi&ugrave; grande fregatura escogitata dalla Natura per costringere le razze mortali a non estinguersi, come forse meriterebbero&hellip; cosa pensi che succeder&agrave; loro, entro qualche anno? I loro mariti si dimostreranno degli idioti senza cervello e allora saranno costrette a cercar calore altrove, oppure loro stesse verranno messe da parte per donne pi&ugrave; giovani e pi&ugrave; belle&hellip; oppure finiranno per abituarsi all&rsquo;idea di servire un marito, o di essere da esso accudite e protette&hellip; in tutti questi casi, sar&agrave; ancora amore? Sar&agrave; cos&igrave; bello, cos&igrave; meraviglioso, cos&igrave; grande? O solo deludente, deprimente e scontato?<br \/>\nH&eacute;l&egrave;ne rimase muta, con il cuore che batteva all&rsquo;impazzata e gli occhi inumiditi di lacrime. Allora era questo che pensava Madame. E le sue parole&hellip; le sue parole erano terribili&hellip; ma vere. Quante volte lei stessa l&rsquo;aveva visto succedere? Nel bordello, al mercato, lungo le vie della citt&agrave;&hellip; quanti volti di uomini e donne che narravano la stessa storia di stanchezza, delusione, abitudine o infelicit&agrave;&hellip; quanti&hellip; eppure non poteva credere che&hellip; che l&rsquo;amore&hellip; che i suoi sogni, le sue speranze&hellip; <br \/>\nRimase come pietrificata per qualche istante, guardandosi i piedi, poi sent&igrave; il tocco della mano di Loupelee sulla spalla.<br \/>\n&#8211; Non far caso a quel che dico, passerottino&hellip; &#8211; la voce risuon&ograve; dolce e malinconica. &ndash; Tutti hanno il diritto di avere una possibilit&agrave; e di sognare&hellip; la felicit&agrave; &egrave; una cosa personale, no? Quello che vale per me non &egrave; detto valga anche per te, ricordatelo&hellip; &egrave; che ne ho viste e subite troppe per non poter pensare che un uomo &egrave; sempre marcio, da capo a piedi, anche se non lo sa o fa di tutto per migliorarsi o nasconderlo. Forse sento la puzza anche dove non c&rsquo;&egrave;, forse la gente che passa di qui, anche se imbellettata e ben profumata, rappresenta solo la feccia della societ&agrave;&hellip; Fatto sta che in tutti questi anni nulla ha mai smentito la mia opinione in merito e dubito che possa esistere qualcosa o qualcuno che possa convincermi che ho torto&hellip; <\/p>\n<p>Loupelee scosse la testa e si vers&ograve; una generosa porzione di pregiato rum bianco donatole da un suo devoto ammiratore. Schioccando la lingua contro il palato, lo assapor&ograve; lentamente, fissando un punto imprecisato dello spazio. H&eacute;l&egrave;ne rimase in silenzio, rimuginando fra s&eacute; ci&ograve; che aveva appena udito mordicchiandosi le labbra fin quasi a farle sanguinare. Erano dunque solo sogni, sciocchezze e frivole illusioni? Era come diceva la sua signora? Il mondo degli uomini era cos&igrave; crudele e prevedibile? <em>L&rsquo;amore dunque &egrave; solo un capestro nel quale s&rsquo;infila la testa volontariamente, sperando che nessun boia apra la botola sotto i nostri piedi, quando invece gi&agrave; stiamo penzolando da un pezzo, e tutto il mondo ride di noi?<\/em> <br \/>\nEra un pensiero cos&igrave; triste e affossante&hellip; sapeva bene che per Madame gli uomini contavano solo in funzione di quanto potevano sborsare e di quanto, attraverso di loro, potesse vendicarsi dei torti subiti in passato&hellip; ma tutto questo disprezzo, questo cinismo, questa disillusione&hellip; erano cos&igrave; profondamente radicati&hellip; facevano paura&hellip; chiss&agrave; cosa doveva esserle successo, in passato, per arrivare a pensarla cos&igrave;&hellip; chi o che cosa le aveva gelato il cuore? Quante umiliazioni aveva dovuto subire? Cosa&hellip;<\/p>\n<p>H&eacute;l&egrave;ne smise di farsi domande. Era evidente che non avrebbe avuto le risposte quella notte, e comunque forse per il momento aveva sentito abbastanza. Loupelee stava ancora sorseggiando il rhum.<br \/>\n&#8211; Nottataccia infame, &#8211; mormor&ograve;, assorta &#8211; sar&agrave; il caso di spegnere le luci esterne&hellip; con un tempo del genere, non credo che nessuno si far&agrave; vivo&hellip; tanto vale risparmiare olio&hellip;<br \/>\n&#8211; Vado io, Madame. &#8211;&nbsp; H&eacute;l&egrave;ne si riscosse, alzando lo sguardo, poi si avvicin&ograve; all&rsquo;anticamera e apr&igrave; il portone, imbacuccandosi ben bene in un ampio scialle di lana. Fuori la temperatura era davvero gelida, anche se la tempesta ormai stava brontolando l&rsquo;ultimo saluto.<br \/>\nMa, non appena i suoi occhi si abituarono all&rsquo;oscurit&agrave;, dalla soglia intravide qualcosa poco distante. Un fagotto di stracci, o un ubriaco, come tanti ne giravano per Scentiar a tutte le ore, un poveraccio che aveva perso a dadi con la sua sbronza e che era stato travolto dalla furia della bufera. Niente di cui curarsi, comunque: dopotutto non erano affari loro&hellip;<br \/>\nEppure era freddo, troppo freddo per andare in giro a gingillarsi con una bottiglia in mano. E quella &ldquo;cosa&rdquo; non dava l&rsquo;impressione di essere uno dei tanti poveracci che si trascinavano nei bassifondi di Scentiar, abbandonato l&agrave; per chiss&agrave; quale motivo. Inoltre, c&rsquo;era qualcosa di strano in quella notte&hellip; qualcosa&hellip; <em>qualcosa<\/em>. La serata stranamente calma, la sua signora che si apriva a inquietanti confidenze, la tempesta che s&rsquo;era spenta di botto&hellip; c&rsquo;era un&rsquo;insopportabile atmosfera d&rsquo;attesa nell&rsquo;aria. Come se la citt&agrave; stesse trattenendo il fiato.<\/p>\n<p>Rimase sulla soglia. Chiam&ograve; Loupelee.<br \/>\n&#8211; Madame! C&rsquo;&egrave; un uomo steso a terra a dieci passi dall&rsquo;ingresso.<br \/>\n&#8211; Ubriaco? Morto?<br \/>\n&#8211; Secondo me, n&eacute; l&rsquo;uno n&eacute; l&rsquo;altro.<\/p>\n<p>Ci fu un attimo di silenzio. Lunghissimo.<\/p>\n<p>&#8211; Vengo a vedere.<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era stata una serata tranquilla, quella. Forse perch&eacute; il mese di Alhazhar recava gi&agrave; con s&eacute; tutta la pesantezza dell&rsquo;inverno gelido e impietoso che si sarebbe abbattuto anche sulle tegole tiepide dei tetti di Scentiar. 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