{"id":128,"date":"2008-08-01T11:31:00","date_gmt":"2008-08-01T11:31:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=120"},"modified":"2008-08-01T11:31:00","modified_gmt":"2008-08-01T11:31:00","slug":"anno-xxi-mese-di-sirio-around-the-world","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/anno-xxi-mese-di-sirio-around-the-world\/","title":{"rendered":"Anno XXI, mese di Sirio- Around the world"},"content":{"rendered":"<p>Arrabbiata.<br \/>\nArrabbiata e confusa.<br \/>\nArrabbiata, confusa e delusa.<br \/>\nAvevano detto che si sarebbero trovati presso la magione di mastro Galenus, sul lago Isalmyr, in occasione del Banchetto dei Veterani indetto per la sconfitta dell&rsquo;Arcinemico, l&rsquo;arcidemone Desmodar Sceleron. Tre anni di dure battaglie, di lotta senza quartiere, di sangue, di dolore, di morte e disperazione, conclusesi con una schiacciante vittoria, con una gioia incontenibile, consapevoli di quanto era successo e di quelli che si erano lasciati alle spalle. L&rsquo;Entropifero, il Nigredo, l&rsquo;Angelo Nero, in un gesto di estrema generosit&agrave; aveva donato a ciascuno di loro, a quegli eroi che sprezzanti della morte avevano affrontato quella creatura orribile, un indizio riguardante il loro ultimo gesto, il loro atto fatale, ci&ograve; che li avrebbe condotti alla Spirale delle Anime. E loro se l&rsquo;erano scambiato promettendosi di leggerlo all&rsquo;altro solo nel momento esatto in cui quella previsione si sarebbe potuta avverare. E dato che quell&rsquo;attimo sarebbe potuto arrivare in qualsiasi momento, sarebbero dovuti rimanere vicini molto, molto a lungo.<br \/>\nE invece Alehandro non era venuto. <br \/>\nAveva promesso di raggiungerla presso il banchetto, quando lei era partita due giorni addietro. &ldquo;Questioni di lavoro&rdquo;, aveva motivato, con quell&rsquo;aria scanzonata che aveva sempre quando era tranquillo. Era rimasto alla locanda del &ldquo;Gatto Nero&rdquo; presso Salieth, mentre lei si era diretta a nord costeggiando il fiume. Presso la magione aveva trovato gli altri formanti la Remigante dell&rsquo;Occaso, oltre che personalit&agrave; del calibro del Re e della Regina, e i festeggiamenti erano iniziati.<br \/>\nE Alehandro non era venuto.<br \/>\nUna giornata caotica come non si aspettava. Spiriti erranti, vecchi ritorni, apparizioni spettrali, come se le forze dell&rsquo;ombra fossero intervenute tutte a dare il loro saluto alla luce dell&rsquo;Occaso, terra a cui la pace e la tranquillit&agrave; rimangono sconosciute. Lei aveva aspettato il maledetto circense, sperando che potesse arrivare in ogni istante e supportare tutti con le sue urla, i suoi incoraggiamenti, cercando di restituire alla gente il coraggio che poteva perdere. E invece niente, non si era fatto vivo, e le parole di Melisenda certo non l&rsquo;avevano rassicurata. &ldquo;Se Alehandro non &egrave; qui, cara Miralys, vuol dire che ha qualcosa in mente&rdquo;, le aveva detto la veggente del deserto, colei che meglio lo conosceva. E lui non si era presentato per niente.<br \/>\nAveva percorso la via a ritroso verso la locanda con un umore nero e burrascoso, due giorni di cammino chiusa in un ostinato mutismo, rapita da troppi dei suoi pensieri, come se un argine stesse cedendo nella sua testa. Arrabbiata, confusa e delusa ecco come si sentiva. Arrabbiata, per come era stata trattata dopo quello che si erano detti e promessi. Confusa, per questa assenza senza spiegazione e immotivata. Delusa, per questo cambiamento improvviso di comportamento a fronte di tante belle parole. Lui le aveva promesso di starle accanto, e gi&agrave; dopo pochi giorni se l&rsquo;era rimangiato. Si sentiva di aver sbagliato qualcosa, ad aver dato fiducia a quel libertino, di avergli fatto intravedere troppo di s&eacute; stessa; e lui non aveva preso la cosa con il giusto peso, incapace di prendere alcunch&eacute; sul serio, e aveva continuato con la sua sregolata esistenza senza porsi problemi.<br \/>\nQuando arriv&ograve; innanzi alla locanda, sent&igrave; come se le avessero dato fuoco al viso, tanto la rabbia le stava montando; si dette per&ograve; un contegno, recuper&ograve; parte della calma ed entr&ograve; nel piccolo ingresso fronteggiando il locandiere. Questi, un vecchio troppo largo e troppo basso per essere considerato una persona anzich&eacute; una botte, se ne stava dietro al bancone a sedere, placidamente, tirando con forza da una vecchia pipa intagliata.<br \/>\n&#8211; Una stanza, due scaglie d&rsquo;argento- la interpell&ograve; subito l&rsquo;uomo con voce rauca. Subito infastidita, Miralys trasform&ograve; una smorfia d&rsquo;ira in un sorriso storto e falsamente accomodante.<br \/>\n&#8211; Sto cercando un individuo che ha riposato qua qualche giorno addietro- scand&igrave; lentamente la giovane sacerdotessa. &#8211; Alehandro Maquin&rsquo;daar, si chiama. Con tanti capelli, abiti vivaci e bizzarri, circense di professione&hellip;<br \/>\nL&rsquo;uomo ci rimugin&ograve; su qualche istante, passandosi una mano sul mento, poi ebbe un fremito che gli scosse gli ispidi baffi, come se avesse avuto un&rsquo;ispirazione improvvisa o un colpo di genio.<br \/>\n&#8211; Una falange di rame, per l&rsquo;informazione- sbott&ograve; in una nuvola di fumo puzzolente. Qualcuno aveva tolto il tappo alla botte. Miralys inghiott&igrave; di nuovo l&rsquo;ira, reprimendola, ed apr&igrave; i cordoncini della borsa sospirando. &ldquo;Alehandro avrebbe pagato anche questa&rdquo;, si ripromise. L&rsquo;uomo soppes&ograve; il piccolo pezzo di metallo tra le dita, poi si chin&ograve; a mettere la moneta dentro una piccola cassetta di legno.<br \/>\n&#8211; E&rsquo; partito dopo neanche un&rsquo;ora che se ne era andata lei, signorina. Mi pare di aver capito qualcosa riguardo a una tappa a Myrburg, non ho capito altro. <br \/>\nMiralys accus&ograve; il colpo. Cos&igrave; se ne era andato davvero. Le aveva mentito e poi se ne era fuggito per la sua strada. Quante belle parole, quante splendide promesse! Proprio vero, certa gente non pu&ograve; fare a meno di neanche un briciolo della propria libert&agrave;, e distrugge e consuma per difenderla, pur andando a ferire altri. Cos&igrave; Alehandro aveva fatto con lei, scappando. Non sapeva che errore aveva fatto, per&ograve;.<br \/>\nNon si sfugge a Miralys Rockraven, nossignori. <\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp; <\/p>\n<p>Posto strano, Myrburg, ammise Miralys a s&eacute; stessa. Ci aveva messo due giorni per arrivare e la rabbia che le covava dentro la stava mordendo crudelmente, tanto che si sentiva dolere la faccia per la tensione. Poi, all&rsquo;improvviso, tra le dolci colline khanthasiane, Myrburg era apparso come lo scorcio di un quadro, deliziosa nella sua rurale bellezza.<br \/>\nAveva qualcosa che le ricordava la sua contea natale, Arath. Le case in pietra, squadrate e dai tetti alti e con spioventi fortemente inclinati, erano ordinatamente disposte secondo precise vie perpendicolari tra loro, spoglie di ogni tipo di opulenza od ostentazione; nessun particolare edificio di spicco, e una modesta vegetazione verdeggiante intorno all&rsquo;abitato. Anche all&rsquo;interno del villaggio, nei piccoli cortili, si innalzava qualche sporadico albero da frutto; nei campi intorno al villaggio, la gente lavorava sodo la dura terra. Eppure c&rsquo;era un&rsquo;aria differente, rispetto ad Arath; forse quell&rsquo;aria di disponibile cordialit&agrave; della gente, forse i profumi nell&rsquo;aria tiepida dell&rsquo;estate, forse le grida e le risate dei ragazzi intenti a fare il bagno nel Myr, non lo sapeva. Sentiva solo che quel posto era disteso e tranquillo, nient&rsquo;altro. Non che le importasse molto, con l&rsquo;astio che la nutriva, ma la cosa la colpiva. Dopo tutto era il villaggio in cui Alehandro era nato e cresciuto, tutto qui. E se il circense si era dato alla bella vita girando per il mondo, Miralys invece non aveva tempo da perdere; aveva un lavoro che l&#8217;attendeva, al servizio del Conte Kebellion, e lei era l&igrave; alla ricerca di quel perdigiorno, e per quanto non si sarebbe fermata finch&eacute; non l&#8217;avesse trovato intendeva metterci il minor tempo possibile. Doveva quindi svolgere un&#8217;indagine rapida e sicura; e in un posto piccolo come quello, l&#8217;azione migliore era quella di chiedere informazioni al giro. Vide, sotto il porticato di una casa, un anziano signore in abiti popolari intento ad intagliare un pezzo di legno con un coltello, seduto su una vecchia sedia; ai suoi piedi, un bambino sui sei anni giocava con una coppia di animaletti di legno. Miralys si avvicin&ograve; guardando oltre la balaustra del porticato.<br \/>\n&#8211; Buongiorno, signori&#8230;- inizi&ograve; la sacerdotessa, subito interrotta dalla risposta festosa risposta del bambino.<br \/>\n&#8211; Ciao, signora!- esclam&ograve; ad alta voce, mentre il nonno sorrise dolcemente. Miralys cerc&ograve; di sorridere a sua volta, ma quello che usc&igrave; doveva essere pi&ugrave; simile ad un ghigno che ad altro, se ne rese conto. Prosegu&igrave; nella sua domanda, rivolta al vecchio.<br \/>\n&#8211; Sto cercando una persona, Alehandro Maquin&rsquo;daar. Dovrebbe essere da queste parti. Sapete dove potrei trovarlo?<br \/>\nIl vecchio sembr&ograve; pensarci su qualche istante, grattandosi il mento, mentre il bambino lo guardava incuriosito.<br \/>\n&#8211; Nonno, Maquin&rsquo;daar non &egrave; quello che beve tanto?- chiese con gli occhioni spalancati. Il nonno lo guard&ograve; di rimando con tenerezza.<br \/>\n&#8211; No, figliolo, quello non &egrave; Alehandro, &egrave; suo padre, Uther &#8230;- rispose al giovanotto, poi si rivolse nuovamente a Miralys. &#8211; Ah, il piccolo Alehandro &#8230; saranno almeno dieci anni che non lo rivedo, e mi farebbe molto piacere se passasse nuovamente da Myrburg, ma &egrave; da quando &egrave; partito con quello strano circo che non si rivede&#8230; Mi spiace, signorina, ma Alehandro non &egrave; qui, mi dispiace&#8230;<br \/>\nLa sacerdotessa accus&ograve; il colpo. Una falsa traccia. Quel bastardo l&#8217;aveva messa su una falsa traccia. Ringrazi&ograve; in fretta l&#8217;anziano e si allontan&ograve; innervosita. &ldquo;Con calma&rdquo;, si disse. C&#8217;era anche la possibilit&agrave; che il vecchio non l&#8217;avesse visto. Che Alehandro fosse arrivato alla chetichella. Doveva ragionare, ragionare, ragionare. Era sempre stata questa la sua arma migliore. &ldquo;Che Sirio mi guidi&rdquo;, pens&ograve;, &ldquo;come in ogni delitto devo trovare innanzitutto il movente del misfatto&rdquo;. E una mezza idea il bambino gliel&#8217;aveva data. Torn&ograve; sui suoi passi, e si rivolse nuovamente all&#8217;anziano.<br \/>\n&#8211; Mi scusi nuovamente, solo un&#8217;altra domanda&#8230; Dov&#8217;&egrave; che posso trovare il padre di Alehandro?<br \/>\nIl vecchio perse parte del sorriso, invaso da una strana mestizia. <br \/>\n&#8211; Uther&#8230; Non si pu&ograve; sbagliare, signorina, vada al Fil-di-Ferro, l&#8217;unica locanda di Myrburg, e lo trover&agrave; l&igrave;&#8230;<br \/>\nMiralys ringrazi&ograve; nuovamente, stavolta con pi&ugrave; calore, e si allontan&ograve; a passo spedito. Aveva trovato la traccia che voleva.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>L&#8217;interno del Fil-di-Ferro non era come ci si poteva aspettare dall&#8217;unica locanda di un paesotto di una contea di confine. Era piuttosto curato, con belle vetrate decorate con intarsi, scaffali ricolmi di strani oggetti provenienti da chiss&agrave; dove, un paio di arazzi raffiguranti belle dame e valorosi cavalieri; i tavoli e le sedie stesse, per quanto piuttosto invecchiati, sembravano di buona fattura e di pregevole gusto. Dietro il bancone se ne stava un individuo magro ed allampanato, dagli abiti ricercati, probabilmente di moda nelle Contee maggiori sino a qualche anno prima; aveva lunghi capelli color miele, viso affilato, orecchie a punta e brillanti occhi a mandorla. Quando Miralys entr&ograve;, l&#8217;uomo le rivolse un ampio sorriso solare.<br \/>\n&#8211; Benvenuta al Fil-di-Ferro, madamigella! Come posso esserle utile?<br \/>\nMiralys si guard&ograve; intorno, un po&#8217; incuriosita un po&#8217; all&#8217;erta, poi con fare complice si appoggi&ograve; al bancone sussurrando nella direzione dell&#8217;elfo.<br \/>\n&#8211; Cerco Uther Maquin&#8217;daar. Dove lo posso trovare?<br \/>\nL&#8217;elfo storse il naso, in un impulso di disprezzo che non sfugg&igrave; alla giovane sacerdotessa.<br \/>\n&#8211; Uther &egrave; fuori per lavoro&#8230; Se hai la pazienza di attendere, torner&agrave;, vedrai&#8230; torna sempre, quello, non ci sono dubbi&#8230;<br \/>\nMiralys trattenne la voglia di dare uno schiaffo a quello spocchioso a malapena, gi&agrave; adirata com&#8217;era. Si limit&ograve; ad ordinare un bicchiere di vino speziato, e si mise a sedere ad un tavolo. Adesso il segugio doveva solo aspettare la sua preda in paziente attesa, nient&#8217;altro. <br \/>\nL&#8217;attesa non si rivel&ograve; poi cos&igrave; lunga. Miralys non conosceva Uther, ma quando lo vide entrare lo riconobbe subito, anche se non sapeva perch&eacute;. Quello era il padre di Alehandro. La porta si spalanc&ograve; rivelando un uomo alto oltre sei piedi, dalle spalle larghe e dalla conformazione robusta; aveva abiti lisi e rovinati, sotto i quali si intuiva la prestanza fisica che un tempo lo doveva aver contraddistinto, con muscoli ormai poco allenati e con un addome gonfio e largo. Il volto, perlopi&ugrave; ricoperto dalla barba ispida e incorniciato nei lunghi capelli scuri, mostrava i segni di molte battaglie, sebbene non avesse pi&ugrave; niente di guerresco; gli occhi erano due pietre spente, opache, come se avessero perso la luce che li animava. L&#8217;uomo esord&igrave; con voce rauca e impastata.<br \/>\n&#8211; Ho spaccato tutta la legna, Ladern&#8230; me lo merito un bel bicchiere di sciacquabudella?- disse sedendosi di schianto su uno sgabello. Miralys not&ograve; che l&#8217;uomo portava un&#8217;ascia appesa al fianco; non di certo un&#8217;ascia adatta a tagliare la legna, quanto ben pi&ugrave; avvezza a maciullare carne e ossa.<br \/>\n&#8211; Ecco la tua ricompensa- disse l&#8217;oste con finta allegria, porgendo all&#8217;uomo un grosso boccale ricolmo di una sostanza trasparente e dall&#8217;odore micidiale. L&#8217;uomo si avvent&ograve; sul bicchiere come solo uno che ha fatto dieci giorni di viaggio nel deserto pu&ograve; fare.<br \/>\nMiralys si avvicin&ograve; cautamente. I tratti erano molto simili a quelli di Alehandro; i colori erano completamente differenti, certo, ma le possibilit&agrave; che si fosse sbagliata erano molto basse. L&#8217;aria che si respirava intorno ai due, per&ograve;, era quella la cosa che pi&ugrave; differiva tra i due. Il circense che stava cercando era uno spaccone spavaldo, che anche nei momenti pi&ugrave; cupi cercava di rincuorare tutti; emanava un coraggio che lui stesso sapeva di non possedere, uno strano calore rassicurante, capace di sciogliere anche gli animi pi&ugrave; freddi. Quell&#8217;uomo invece era visibilmente un cane bastonato; senza pi&ugrave; alcun orgoglio, si piegava ai primi comandi che gli venivano impartiti per pagarsi qualcosa con cui riempirsi lo stomaco. No, non potevano essere pi&ugrave; diversi.<br \/>\nMiralys si avvicin&ograve; nel momento in cui l&#8217;oste scomparve in cucina; benedisse Sirio che in locanda, a&nbsp; quell&#8217;ora del mattino non ci fosse nessuno, e con timidezza batt&eacute; la mano sulla spalla dell&#8217;uomo. Aveva abbastanza rabbia in corpo da girarlo con uno schiaffo sulla sedia, era vero, ma si sentiva come intimorita ad andare a parlare con quella montagna che era il padre di Alehandro. Questi non si volt&ograve; neanche, le labbra affondate nel liquore, e rispose con un grugnito strozzato. Prendendo il cuore tra le mani, l&#8217;arathiana part&igrave; subito dritta al punto.<br \/>\n&#8211; Signor Uther, mi chiamo Miralys Rockraven e sto cercando suo figlio.<br \/>\n&#8211; Auguri- fu la risposta gorgogliante che le arriv&ograve;. Cap&igrave; subito che non sarebbe stato facile parlare con quell&#8217;uomo. Si sedette sullo sgabello accanto al suo, scrutandolo con occhi attenti e inquisitori; non sapeva perch&eacute;, ma in molti gli avevano detto che quando metteva su quello sguardo sapeva essere molto, molto convincente.<br \/>\n&#8211; Signor Uther,- attacc&ograve;- deve sapere che sto cercando Alehandro da qualche giorno, ormai, e dato che &egrave; sparito e mi hanno detto che era passato da Myrburg pensavo che lei ne sapesse qualcosa al riguardo&#8230;<br \/>\n&#8211; Mi tocca darti una delusione, fanciullina- la interruppe l&#8217;uomo. &#8211; Per prima cosa, Alehandro non &egrave; qui. Per seconda cosa, anche se fosse qui penso che quel cretino sarebbe l&#8217;ultima cosa di cui mi potrebbe importare un fico secco. Per finire, fidati, se ce l&#8217;avessi avuto davanti l&#8217;avresti gi&agrave; trovato, perch&eacute; gli avrei dato cos&igrave; tanti ceffoni da farlo brillare al buio.<br \/>\n&ldquo;Su qualcosa andiamo d&#8217;accordo&rdquo;, pens&ograve; Miralys. Non erano queste, per&ograve;, le informazioni che cercava. Sentiva a pelle che c&#8217;era qualcosa che l&#8217;uomo le stava nascondendo. Continu&ograve; quindi ad incalzarlo.<br \/>\n&#8211; Vorrei solo sapere se avete visto Alehandro negli ultimi periodi&#8230;<br \/>\nL&#8217;uomo borbott&ograve; qualcosa che assomigliava ad un &ldquo;Non mi scocciare, ragazzina&rdquo;, svuot&ograve; in un sol fiato il suo boccale e alzandosi si diresse fuori dalla locanda; subito la giovane lo segu&igrave; aggiustandosi le veste. Figurarsi se se lo sarebbe lasciato scappare. Gli stette sempre due passi dietro per tutta la durata della camminata, tempestandolo di domande a cui l&#8217;uomo si ostinava a non voler rispondere. Camminava con le spalle incurvate, come un vecchio orso, o come un uomo che da troppo tempo porta la catena al collo o qualcosa di troppo pesante sulla testa. Passarono attraverso le viuzze di Myrburg, dando spettacolo per la popolazione del paese che osserv&ograve; i due come fossero una strana attrazione da fiera; evidentemente Uther era piuttosto conosciuto. Giunti ai margini del borgo, l&#8217;uomo cacci&ograve; fuori di tasca una vecchia chiave bronzea, e si mise ad armeggiare alla porta di una casa rovinata e dal tetto basso, piuttosto grande per un uomo che vive da solo. Apr&igrave; la serratura, spinse la porta con forza ed entr&ograve;; non fece niente per impedire a Miralys di entrare a sua volta, quindi la sacerdotessa fece il suo ingresso nell&#8217;abitazione di Uther Maquin&rsquo;daar.<br \/>\nDire che era sporca non avrebbe reso onore ai batuffoli di polvere sotto i mobili coperti dalle ragnatele, ai mucchi di panni sporchi, ai resti di innumerevoli pasti sparsi per le stanze, alle bottiglie vuote in ogni dove. Alle pareti erano appese alcune vecchie armi, massacrate dalla ruggine, ed un vecchio scudo di legno rotondo, ricco di tacche e segni d&#8217;arma. Miralys si guard&ograve; intorno incuriosita, facendo una rapida analisi della situazione. In quella casa dovevano esserci state fino a tre persone, in quanto vide un letto matrimoniale ed un lettino pi&ugrave; piccolo; probabilmente Alehandro e i suoi genitori e nessun altro. Ovviamente si vedeva la mancanza di una mano femminile, e la mancanza di cura e pulizia era lampante. La voce di Uther la strapp&ograve; all&#8217;improvviso dalla sua analisi.<br \/>\n&#8211; Cosa vuoi da me, me lo puoi rispiegare?<br \/>\nMiralys annu&igrave;. Per quanto gliel&#8217;avesse chiesto allo sfinimento, quell&#8217;uomo sembrava iniziare ad ascoltarla solo in quel momento. Lo guard&ograve; mentre aggiustava l&#8217;ascia sulla parete e si sedeva per terra, prendendo una bottiglia gi&agrave; avviata in un angolo e incollandosela alle labbra.<br \/>\n&#8211; Sto cercando Alehandro, messer Uther. Dovevamo partire insieme per un viaggio e se ne &egrave; andato per conto suo.<br \/>\nL&#8217;uomo sbuff&ograve;, in una sorta di debole risata, poi finalmente Miralys vide qualcosa passare attraverso i suoi occhi. Malinconia. Inquietudine. Il dolore dei ricordi.<br \/>\n&#8211; Tipico di Alehandro. Tutto sua madre. Alla prima difficolt&agrave;, appena hanno paura di qualcosa se ne vanno. Appena trovano una via d&#8217;uscita la imboccano.<br \/>\nEra arrabbiata con Alehandro, non lo poteva negare, ma sentir parlare cos&igrave; di lui la disturbava, non si sapeva spiegare il motivo. Continu&ograve; infastidita ad ascoltare il padre che parlava.<br \/>\n&#8211; Mi hanno abbandonato entrambi. Appena mia moglie ha sentito l&#8217;odore dei soldi si &egrave; risposata subito con il primo nobile di passaggio, lasciandomi qui. E suo figlio, appena sono arrivati quei cialtroni del circo, ha preso le sue cose e se ne &egrave; andato. La storia della mia vita! Sono tornato da vincitore al villaggio, dopo aver combattuto contro le truppe dei Quattro, e ce ne fosse stato uno che mi avesse reso gli onori che meritavo!<br \/>\n&#8211; Cos&igrave; &egrave; scappato anche lei- si lasci&ograve; sfuggire Miralys. L&#8217;uomo la guard&ograve; stringendo gli occhi in una smorfia irata.<br \/>\n&#8211; Cos&#8217;hai detto?<br \/>\nSe l&#8217;era lasciato scappare, era vero, ma se c&#8217;era qualcosa che la dura terra di Arath gli aveva insegnato era a non sopportare quelli che si piangevano addosso. Si era messa in ballo, e tanto valeva ballare.<br \/>\n&#8211; Lei &egrave; scappato nella bottiglia, messer Uther- esord&igrave; la sacerdotessa. &#8211; Lei voleva divenire un eroe, e forse se lo sarebbe anche meritato, lo ammetto, ma non &egrave; andata come voleva. Forse lei combatteva per l&#8217;ideale sbagliato; non combatteva solo per la libert&agrave;, ma voleva anche la gloria. E quando quest&#8217;ultima non &egrave; arrivata, lei &egrave; volto scappare da tutto rifugiandosi nel bere, cos&igrave; che potesse scordarsi del resto. E sperava che scappando lei gli altri le rimanessero accanto?<br \/>\nL&#8217;uomo la scrutava silenziosamente, come se la vedesse per la prima volta. Sembrava meditabondo, e prese un altro goccetto dalla bottiglia. Rimase in silenzio, come se stesse attendendo solo che Miralys osasse continuare a parlare a quel modo. La ragazza os&ograve;.<br \/>\n&#8211; Suo figlio non &egrave; scappato. Ha cercato un futuro migliore per s&eacute; stesso, un futuro che lei non le poteva dare. Lei ha cercato la sua battaglia, a suo tempo, ed Alehandro ha cercato la sua. Dovrebbe esserne fiero.<br \/>\n&#8211; Bella battaglia, s&igrave;!- la interruppe Uther sbuffando tristemente. &#8211; Con il circo? Chiss&agrave; che bel damerino smidollato sar&agrave; diventato!<br \/>\nLa giovane sacerdotessa ci pens&ograve; su qualche istante, contemplando l&#8217;uomo che riprendeva a bere. Quello non era un uomo che desiderasse combattere oltre, e si permetteva addirittura di giudicare cos&igrave;.<br \/>\n&#8211; Lei ha sentito parlare della Remigante del Destino?- articol&ograve; lentamente, pesando le parole. Il volto di Uther si illumin&ograve; subito di una luce nuova, strana, come se qualcosa si fosse acceso dentro di lui, un vecchio ricordo sopito, un orgoglio non domato che risaliva alla superficie.<br \/>\n&#8211; Ne ho sentito parlare, s&igrave;!- esclam&ograve; eccitato. &#8211; Il gruppo di valorosi guerrieri che hanno difeso queste terre! Gli eroi che hanno affrontato le insidie del Sole Nero come nostro baluardo! Ah, come mi sarebbe piaciuto essere pi&ugrave; giovane e combattere al loro fianco!<br \/>\nMiralys ebbe piacere ad osservare questa reazione, quella di uomo che alla fine aveva ancora qualcosa che covava sotto la cenere. Sorrise dolcemente.<br \/>\n&#8211; Avrebbe combattuto al mio fianco, messer Maquin&#8217;daar, ma soprattutto avrebbe combattuto a fianco di suo figlio.<br \/>\nL&#8217;uomo rimase impietrito, istupidito. Sul viso gli si dipinse un&#8217;espressione incredula, di fronte alla quale la ragazza cap&igrave; che doveva premere.<br \/>\n&#8211; Suo figlio Alehandro ha combattuto per queste terre, messer Maquin&#8217;daar- continu&ograve;. &#8211; Ha affrontato mille e pi&ugrave; insidie, lottato con ogni sua forza, si &egrave; prodigato con le sue arti per lenire le ferite di molti che altrimenti avrebbero trovato morte certa. &Egrave; tra coloro che hanno sconfitto il titano nero Enkidor ed il temibile Arcinemico, l&#8217;arcidemone Desmodar Sceleron! Se ne rende conto, di grazia? Lo chiamerebbe ancora smidollato?<br \/>\nSi ferm&ograve; un attimo troppo tardi, forse. Oppure proprio al momento giusto, non sapeva dirlo. Sapeva solo che quell&#8217;uomo aveva creduto alle sue parole, ed il colpo era arrivato a fondo. Una vecchia tenerezza, l&#8217;orgoglio di un padre anim&ograve; di nuovo quegli occhi con dolore, tanto che lacrime leggere apparvero, scorrendo rapidamente fino a perdersi nella barba. Le labbra del vecchio guerriero tremavano, passando tra un debole sorriso e una smorfia di profonda vergogna e rammarico.<br \/>\n&#8211; Bravo, Alehandro&#8230;- sussurr&ograve; in un filo di voce. Sembrava talmente scosso che Miralys si sente in imbarazzo a trovarlo l&igrave; in quel momento. Eppure, cap&igrave; che il suo lavoro, le sue parole avevano trovato un buon fine. La caccia non si fermava, e Uther parl&ograve;.<br \/>\n&#8211; Ho visto Alehandro pi&ugrave; di un mese fa- rivel&ograve; tra i deboli singulti. &#8211; Arriv&ograve; a notte inoltrata, e quando buss&ograve; stentai a riconoscerlo. Ci siamo trattati molto freddamente, come se non avessimo niente da dirci dopo tutti questi anni. Lui si stup&igrave; di trovarmi in queste condizioni, io gli risposi che mi stupivo nel trovarlo ancora vivo. Gli chiesi cosa faceva in questo periodo, e mi disse che non faceva niente di particolare, si barcamenava tra un&#8217;occupazione e l&#8217;altra.<br \/>\nSi asciug&ograve; il naso sulla manica della camicia, rumorosamente. Miralys non si fece commuovere pi&ugrave; di tanto, adesso che stava trovando le informazioni che cercava. Serviva altro a farla distrarre, e difatti lei incalz&ograve;.<br \/>\n-Perch&eacute; Alehandro &egrave; tornato dopo tutto questo tempo?<br \/>\nL&#8217;uomo esit&ograve; qualche istante, poi abbass&ograve; lo sguardo a terra e mugugn&ograve; qualcosa. La ragazza dovette tendere l&#8217;orecchio per udire la risposta.<br \/>\n&#8211; L&#8217;eredit&agrave; di suo zio Franklin. Quando mor&igrave; gli lasci&ograve; un&#8217;ottima somma, che Alehandro decise di non toccare finch&eacute; non ne avesse avuto realmente bisogno. Quando &egrave; tornato, mi ha detto che gli servivano soldi per un viaggio lontano, che se ne doveva andare. Me ne ha lasciati la met&agrave;, ha insistito molto, e comunque quella in suo possesso &egrave; una quantit&agrave; d&#8217;oro ragguardevole.<br \/>\nUther chin&ograve; il capo, quasi per scusarsi.<br \/>\n&#8211; Con quei soldi, Alehandro pu&ograve; essere arrivato chiss&agrave; dove. Mi dispiace, ragazza, non mi sembra che tu te lo sia meritato, un finale simile.<br \/>\nMiralys annu&igrave;. Non se la sent&igrave; di fare altro. In questo momento sentiva solo freddo, e una strana sensazione di leggerezza alla testa. Non riusciva a provare niente, n&eacute; di negativo n&eacute; di positivo. Sentiva solo un vuoto, un gelido, invadente vuoto. Si volt&ograve; verso l&#8217;uscita, andandosene lentamente.<br \/>\n&#8211; Arrivederci, messer Maquin&#8217;daar- salut&ograve; con voce piatta. Apr&igrave; la porta e se ne and&ograve;.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>&nbsp;Un cavallo docile e veloce. <br \/>\nLe strade aspre e tortuose dell&#8217;Occaso.<br \/>\nIl vento tiepido ed indifferente tra i capelli.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\nNessuno a cavalcare al suo fianco.<br \/>\nGli alberi, spettatori silenziosi.<br \/>\nLa quiete immutabile dei monti.<br \/>\nLe mura poderose e impassibili di Wulfheld.<br \/>\nIl rumore degli zoccoli, delle voci, della natura nel suo silenzio, come sassi su uno stagno ghiacciato.<br \/>\nCinque giorni, in cui il sole sal&igrave; e scese come avviene dalla creazione del mondo.<br \/>\nIl ritorno a casa di Miralys Rockraven.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Varc&ograve; la porta della sua abitazione senza fare alcun rumore. Anche se l&#8217;avesse fatto, non se ne sarebbe resa conto. Non era irritata, non era arrabbiata. Non riusciva a pensare a niente. Non aveva sufficiente lucidit&agrave; neanche per rendersi conto che si doveva riscuotere, che aveva un lavoro da compiere, che c&#8217;era gente che si aspettava qualcosa da lei. Si sentiva vuota, come se un forte vento avesse spazzato via tutto quello che c&#8217;era in lei; una tempesta l&#8217;aveva investita, l&#8217;aveva portata con s&egrave;, sospesa nel vento, e poi com&#8217;era venuta se n&#8217;era andata, senza lasciare traccia e strappandole una parte di s&egrave;. Eppure non riusciva neppure a sentirsi sconsolata, delusa, irata, avvilita, offesa. Non ce l&#8217;aveva con nessuno. Non aveva le forze per farlo. Si era rintanata nel suo cupo gelo, nella sua imperturbabilit&agrave;, ed anche entrando in casa non sembr&ograve; provare niente.<br \/>\n&#8211; Ti vedo un po&#8217; sciupata- la salut&ograve; una voce profonda e gutturale.<br \/>\nMikhal, suo padre, la guardava appoggiato all&#8217;esterno della finestra, immerso nella calda luce del meriggio. Aveva uno strano sorriso radioso, che molto contrastava con il cipiglio della giovane sacerdotessa. Fu il primo raggio di calore che arriv&ograve; al cuore di Miralys dopo giorni di cieca rabbia e gelido furore. Non sorrise neanche, ma prov&ograve; a tranquillizzare il genitore.<br \/>\n&#8211; Dormo poco, ho molto da fare, pap&agrave;, non ti preoccupare.<br \/>\nMikhal alz&ograve; un sopracciglio, interrogativo, con espressione inquisitoria. La ragazza si affrett&ograve; a togliere preoccupazioni al padre.<br \/>\n&#8211; Sto bene, davvero- conferm&ograve; con una tenue e poco convincente smorfia. L&#8217;uomo la guard&ograve; nuovamente con tutta la dedizione cha ha solo un padre amorevole; tutta questa attenzione, per&ograve;, provoc&ograve; all&#8217;improvviso fastidio nell&#8217;animo di Miralys. Voleva solo essere lasciata in pace, nient&#8217;altro. Mikhal, poi, si mise anche a fare lo spiritoso, socchiudendo gli occhi.<br \/>\n&#8211; Ah, piccola mia, ti sei messa a fare le ore piccole, eh?<br \/>\nMiralys trattenne lo sdegno a malapena, solo per rispetto verso suo padre, e si chin&ograve; a sistemare il suo zaino da viaggio. Non voleva far vedere che era profondamente infastidita da qualsiasi cosa, e si mise a fare altro.<br \/>\n&#8211; Guarda, pap&agrave;, questo &egrave; l&#8217;ultimo dei rischi che corro, davvero&#8230;-rispose acidamente, ben pi&ugrave; di quel che intendesse fare. Non sopportava questa situazione. La rabbia gli stava ritornando su tutta insieme, il furore per come era stata trattata, usata, tradita&#8230;<br \/>\n&#8211; Si pu&ograve; sempre rimediare, a questo&#8230;- rispose una voce allegra di fianco a suo padre.<br \/>\nLa voce di Alehandro.<br \/>\nAlz&ograve; gli occhi e Alehandro era l&igrave;, anche lui appoggiato alla finestra accanto al vecchio boia; con un sorriso radioso, i capelli legati, gli abiti sgargianti coperti da una pannuccia di tela sporca di vernice, la testa stretta nella mano del padre che lo stava scuotendo.<br \/>\n&#8211; D&igrave; nuovamente una cosa del genere a mia figlia e ti taglio quella testa di legno, capito?- ridacchi&ograve; Mikhal tirandogli i capelli. Il circense rise a sua volta, continuando a guardare la giovane sacerdotessa.<br \/>\n&#8211; Miralys, tuo padre mi ammazza!- cantilen&ograve; il ragazzo, con allegria.<br \/>\nAllegria che Miralys non ricambi&ograve;. Affatto.<br \/>\nLa rabbia, l&#8217;ira, il furore di quei giorni le montarono addosso come un&#8217;onda di marea. Si sent&igrave; avvampare fino a tremare, come mai era successo prima d&#8217;allora, e non trov&ograve; altra via di sfogare quella sensazione che afferrando la prima cosa che le capit&ograve; sotto mano, un vecchio libro che portava nello zaino. Lo scagli&ograve; verso la finestra con tutta la forza che aveva in corpo, costringendo gli stupiti Alehandro e Mikhal a scansarsi. Subito Miralys agguant&ograve; un secondo libro, poi la borraccia,&nbsp; poi un altro volume, poi una scarsella, e altre cose ancora, e le tir&ograve; una dopo l&#8217;altra verso il circense.<br \/>\n&#8211; MALEDETTO!- urlava tra le lacrime di furore. &#8211; TI HO CERCATO TUTTO QUESTO TEMPO ED ERI QUI!<br \/>\n-Ti posso spiegare!- url&ograve; di rimando Alehandro, apparendo da dietro la finestra, ancora sorridente. Mikhal comment&ograve; in disparte.<br \/>\n&#8211; Io te l&#8217;avevo detto- ridacchi&ograve;.<br \/>\nMiralys continu&ograve; il suo lancio, quando d&#8217;un tratto non trov&ograve; altro sottomano. Non riusciva a ragionare in alcun modo, se non seguendo quella furia che aveva dentro. La sua umiliazione, la sua fatica, la sua rabbia, stavano scoppiando una dopo l&#8217;altra in quella violenta esternazione. Doveva sfogarsi, sfogarsi e capire, ma prima di tutto doveva assecondare quella sensazione nuova che stava provando. Si era mai sentita cos&igrave; furiosa, cos&igrave; ferita, cos&igrave; VIVA nella sua cieca rabbia? Usc&igrave; di corsa, girando intorno a casa verso l&#8217;ampio cortile sul retro, con un solo obbiettivo. Quando vide Alehandro ci si gett&ograve; contro, tempestandogli il petto di pugni.<br \/>\n&#8211; CHE CI FAI QUI! DIMMELO! MALEDETTO STUPIDO!<br \/>\nIl maledetto stupido incassava i colpi continuando a ridere e guardandola divertito ed intenerito. Non cercava di difendersi, anzi tent&ograve; di abbracciarla per le spalle, senza badare ai colpi che continuavano ad arrivare.<br \/>\n&#8211; Scusa, Miralys- sussurr&ograve; dolcemente, &#8211; ma avevo le mie ragioni, come tu hai le tue di essere arrabbiata&#8230; scusa davvero&#8230;<br \/>\nI due si discostarono leggermente, con la ragazza ancora in lacrime, che per&ograve; aveva smesso di colpire il circense. Adesso aveva solo tanta, tanta confusione in testa, e voleva capire cos&#8217;era successo in quei giorni. Alehandro la anticip&ograve;; si abbass&ograve; fino a guardarla negli occhi, e fece un cenno con la testa.<br \/>\n&#8211; Guarda l&agrave;- le disse.<br \/>\nMiralys si volt&ograve; verso l&#8217;angolo pi&ugrave; lontano del cortile, rimanendo senza parole. L&igrave; stava un grosso carro a quattro ruote, di grosse dimensioni e di fattura bizzarra, come se l&#8217;interno consistesse di pi&ugrave; stanze. Era interamente di una profonda tinta scarlatta, eccezion fatta per la sagoma di un grosso corvo nero dipinto sulla fiancata.<br \/>\n&#8211; Questo &egrave; il Corvo del Meridione- spieg&ograve; Alehandro, &#8211; ed &egrave; un carro di modello alemarita. &Egrave; studiato per i lunghi viaggi, e possiede tutte le necessit&agrave; e le comodit&agrave; disponibili. Gli ho apportato qualche piccola modifica, come uno spazio adibito a studio e una voliera con corvi viaggiatori ammaestrati. La base del carro ho dovuto comprarla, ma le modifiche le abbiamo fatte tutte io e tuo padre&#8230;<br \/>\nMiralys continuava a guardare il carro. Il simbolo sulla fiancata era quello sul suo braccio. Intuiva, ma non capiva. Alehandro continu&ograve; a spiegare; la sacerdotessa, alzando lo sguardo, not&ograve; che sembrava che il circense stesse arrossendo per la vergogna.<br \/>\n&#8211; Ho pensato che il mio lavoro mi avrebbe portato lontano, in molte parti del mondo, e che d&#8217;altro canto c&#8217;era qualcuno che avrei voluto avere vicino. Cos&igrave;- continu&ograve; passandosi una mano tra i capelli- ho pensato, in modo molto egoistico, secondo me, che saresti potuta venire con me, ma avrei dovuto fare in modo che tu potessi continuare la tua occupazione&#8230;<br \/>\n&#8211; Perch&egrave; mi hai mandato fino a Myrburg?- lo interruppe Miralys all&#8217;improvviso. Alehandro si schern&igrave;.<br \/>\n&#8211; Mi serviva qualche giorno per finire il lavoro, e cos&igrave; oltre a non venire alla riunione della Remigante mi &egrave; anche toccato inventare una falsa pista&#8230;<br \/>\n&#8211; E i soldi dell&#8217;eredit&agrave;?- lo incalz&ograve; nuovamente la ragazza. Il segugio stava seguendo nuovamente le traccie.<br \/>\n&#8211; Beh, questo attrezzo costa- rispose Alehandro indicando il carro. &#8211; E poi ho dovuto pagare un grosso favore al Conte Kebellion&#8230;<br \/>\n&#8211; Un favore al Conte? Di che tipo?- intervenne nuovamente la sacerdotessa. Mikhal rise, distante.<br \/>\n&#8211; Non gli scappi, ragazzo&#8230;- ghign&ograve; il vecchio boia. Il circense, sorridendo, continu&ograve; la sua spiegazione.<br \/>\n&#8211; Tra un mese dovr&ograve; andare ad Alemar per uno spettacolo. Sul serio, stavolta. Ora, quella terra &egrave; molto lontana, e cos&igrave; ho chiesto al Conte un mezzo di trasporto sufficientemente veloce per due persone&#8230;<br \/>\n&#8211; Con chi vai?- lo ferm&ograve;, inquisitoria, Miralys. Alehandro proruppe in un gigantesco sorriso.<br \/>\n&#8211; Ma con te, ovvio!<br \/>\nMiralys non rispose, continuando a guardarlo freddamente. Alehandro incalz&ograve;, afferrando il coraggio a piene mani.<br \/>\n&#8211; Perch&egrave; pensi che abbia fatto tutta questa fatica? Perch&egrave; pensi che sia tornato da mio padre? Perch&egrave; pensi che abbia speso tutti i miei soldi? Perch&egrave; pensi che abbia rischiato di perderti a questo modo con le mie azioni?<br \/>\nAttese, cercando risposta negli occhi della ragazza.<br \/>\n&#8211; Pensaci. Per chi, se non per te?<br \/>\nSi allontan&ograve; dalla sacerdotessa. Il sorriso gli svan&igrave; vagamente dalle labbra, come se un&#8217;ultima domanda lo attendesse.<br \/>\n&#8211; Io ho fatto tutto questo per te, senza per&ograve; chiederti niente. Te l&#8217;ho detto, sono stato egoista, ma volevi farti una sorpresa. &Egrave; il mio modo di fare. Ho messo alla prova la mia libert&agrave; per vedere quanto sono convinto a dividerla. Ho ottenuto la mia risposta, ma- rise tristemente &#8211; dopo quello che ho fatto non mi stupirei se tu non volessi sapere pi&ugrave; niente di me&#8230;<br \/>\nCerc&ograve; per un istante le mani della sacerdotessa, per stringerle, ma Miralys si ritrasse incrociando le braccia al petto. Alehandro sospir&ograve; tristemente.<br \/>\n&#8211; Facendo questo ho ottenuto la mia risposta- disse. &#8211; Ora devo solo aspettare la tua. Qualunque essa sia, il Corvo del Meridione parte dopodomani. Sai dove trovarmi.<br \/>\nSi volt&ograve; e gir&ograve; l&#8217;angolo dell&#8217;abitazione sotto lo sguardo freddo ed impassibile della ragazza. Mikhal borbott&ograve; qualcosa in una mezza risata, salut&ograve; la figlia con un cenno della testa e se ne and&ograve; anche lui. Miralys osserv&ograve; il carro con attenzione, scrutandolo in ogni sua parte, comntemplando il corbo dipinto sulla parete.<br \/>\nEra proprio un bel carro.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Il fuoco ballava la sua triste danza nel camino, volteggiando sopra i ceppi roventi con mesta grazia. La notte arathiana rimaneva rigida anche d&#8217;estate, sebbene pi&ugrave; sopportabile, e l&#8217;aria nel salone di casa Rockraven era tiepida e accogliente. Alehandro stava seduto su una vecchia poltrona, con una coperta gettata sulle gambe, e con un triste sorriso gettava piccoli trucioli di legno tra le fiamme; contemplava come si contorcevano, una volta a contatto con il fuoco, e come sparivano rapidamente. Una voce femminile molto calma lo strapp&ograve; ai suoi pensieri.<br \/>\n&#8211; Hai intenzione di consumare tutte le esche per il fuoco o smetterai prima di mattina?<br \/>\nMiralys stava in piedi in fondo alle scale, stretta in un grosso manto di pelliccia grigia. Era scesa a piedi nudi, con passo tanto silenzioso da non farsi scoprire, e adesso guardava il circense con aria piatta, senza nessuna espressione particolare. Una bellezza gelida, si ricord&ograve; Alehandro, come quando la conobbe. Poi quell&#8217;espressione si addolc&igrave;, a fronte di molti eventi, e lui se ne trov&ograve; invischiato. E quella sera, eccola l&igrave;, di nuovo. <br \/>\n&#8211; Mi sento un fallimento, tutto qui- borbott&ograve; senza troppa convinzione. Gli occhi chiari splendevano alla luce traballante del fuoco, immersi nell&#8217;ombra del volto. Avrebbe voluto voltarsi, ma non sapeva dire se era in grado di sostenere lo sguardo della ragazza. Ci prov&ograve;.<br \/>\n&#8211; Ho fatto tutto questo per te, ed ero convinto di aver combinato qualcosa di bello e di utile, qualcosa da condividere. Per&ograve;- aggiunse tristemente- proprio mentre organizzavo tutto questo affarre, questo bell&#8217;inganno, pensavo a quanto sbagliavo a non volerti rivelare niente. Una pessima sorpresa, nient&#8217;altro, ecco cosa stavo mettendo su.<br \/>\nRidacchi&ograve; mestamente, tra s&egrave; e s&egrave;.<br \/>\n&#8211; Forse ha ragione mio padre- aggiunse a bassa voce. &#8211; Forse in vita mia non ho mai combinato niente di buono, e niente combiner&ograve;.<br \/>\nMiralys invece lo guardava senza staccare gli occhi un istante. Lo stava scrutando intensamente, lo stava indagando. Austera, impassibile, altera; eppure il circense riusc&igrave; a percepire qualcosa, una vena di dolcezza che tanto adorava. La voce stessa si mostr&ograve; pi&ugrave; calda e tenera.<br \/>\n&#8211; Ho parlato con tuo padre e gli ho detto quello che hai fatto negli ultimi anni- gli rivel&ograve;. &#8211; Ha detto che &egrave; fiero di te.<br \/>\n&#8211; Davvero?- sorrise Alehandro, con tono sollevato. Sembrava che la notizia un po&#8217; lo rincuorasse, e alz&ograve; gli occhi verso il volto della ragazza con fare speranzoso. Anche Miralys aveva un mezzo sorriso dipinto sul viso.<br \/>\n&#8211; Sono contento che tu sia qui- sussurr&ograve; il ragazzo. La giovane trattenne una risatina, poi si ricompose; sul volto riapparve un&#8217;espressione seria, per quanto partecipe e addolcita.<br \/>\n&#8211; Ecco la mia risposta, Alehandro- disse in un soffio.<br \/>\nIl silenzio all&#8217;improvviso sembr&ograve; assordante. Solo il fuoco scoppiettava nel camino, scandendo ogni singolo istante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arrabbiata. Arrabbiata e confusa. Arrabbiata, confusa e delusa. 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