{"id":139,"date":"2009-04-27T14:38:00","date_gmt":"2009-04-27T14:38:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=130"},"modified":"2009-04-27T14:38:00","modified_gmt":"2009-04-27T14:38:00","slug":"zadnja-nada-ultima-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/zadnja-nada-ultima-speranza\/","title":{"rendered":"Zadnja Nada &#8211; Ultima speranza"},"content":{"rendered":"<p><em>Ah&hellip;!<br \/>\nChe mal di testa&hellip;! Mi sta quasi per esplodere &hellip;<br \/>\n&hellip;quanto &egrave; buio&hellip;<br \/>\n&hellip;dove mi trovo?<\/p>\n<p><\/em><\/p>\n<div align=\"justify\">Il giovane apr&igrave; gli occhi&nbsp; tra le tenebre notturne e tent&ograve; di rimettersi in piedi barcollando. Non riusciva a mantenere l&rsquo;equilibrio, probabilmente perch&eacute; non aveva usato le proprie gambe da diversi giorni.<br \/>\nQuando ebbe finalmente recuperato la stabilit&agrave;, si rese conto di essere circondato dalla roccia; una grotta a cielo aperto gli bloccava ogni via di fuga.<br \/>\nFacendo mente locale, il ragazzo sembrava ricordarsi a stento solo il proprio nome, un nome orientale: Zadnja Nada; non aveva altra memoria, non sapeva quale fosse stato il suo passato e, nella situazione in cui era, se avesse mai avuto un futuro.<br \/>\nCon la testa ancora dolorante e il passo malfermo decise di esplorare la zona e, poco distante da dove si era risvegliato, trov&ograve; qualcosa.<br \/>\nEra una piccola carovana che poteva al massimo contenere due persone, senza cavalli o altre bestie da soma.<\/p>\n<p>\n<em>Cosa diavolo ci fa qui questo vagon?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nSi avvicin&ograve; lentamente all&rsquo;imponente veicolo, colto da curiosit&agrave; e da un&rsquo;ingenua speranza di poter trovare qualcuno. Possibilmente vivo.<br \/>\nGirando in un po&rsquo; intorno si rese conto che si era sbagliato: c&rsquo;erano due cavalli, o meglio, ci&ograve; che rimaneva di loro. Dal polveroso suolo facevano capolino due macabri teschi dalla forma allungata, e, attaccati a essi, tutto il resto degli scheletri.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<em>Ed io che pensavo di essere l&rsquo;unico sfortunato a essere rinchiuso in questa grotta, i proprietari di questa carovana mi hanno battuto in diversi mesi!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nEra ancora pensieroso sul d farsi quando la testa inizi&ograve; a pulsargli violentemente, provocandogli un fitto dolore intenso. Cos&rsquo;&egrave; che faceva cos&igrave; male? Forse una ferita che aveva riportato&hellip;magari chi lo aveva rinchiuso, prima che finisse segregato in quel luogo, glie ne aveva date di santa ragione. Si mise una mano tra i riccioli, verso il punto dolorante, ma non trov&ograve; nulla.<br \/>\nLo sguardo gli ricadde di nuovo sul piccolo carro. Per non pensare al dolore, vi entr&ograve;. Appena aperta la porta, il suo primo pensiero fu di trovarsi davanti altri cadaveri, magari anche di bambini, ma si sbagli&ograve; di nuovo. Il vagon era vuoto.<\/p>\n<p>&nbsp;<em><br \/>\nA quanto pare se vi erano passeggeri a bordo devono essere riusciti a fuggire. Ma come diavolo hanno fatto, mi chiedo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nPer quanto fosse improbabile, l&rsquo;interno del mezzo era in ordine, nonostante un velo di polvere ricoprisse ogni cosa contenuta. Il veicolo era diviso in tre parti: due stanze da letto ai due lati e una specie di disimpegno nel mezzo. Per quanto gli potesse essere strano, quella carovana aveva qualcosa di familiare, e, rapido and&ograve; furtivo come un ladro a perlustrare le due stanze e rimaste. Fu sorpreso nel trovare diversi oggetti ancora in buono stato, tra cui un&rsquo;armatura e una grossa lama che subito impugn&ograve;. Si sentiva meglio ora, pi&ugrave; sicuro, come se avesse riconosciuto una cara amica dopo tanti anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<em>Mi chiedo perch&eacute; abbiano lasciato tutta questa roba.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLo stomaco gli rugg&igrave; come un leone affamato e solo allora si rese conto che probabilmente erano giorni che non mangiava.<br \/>\nLa sua priorit&agrave; ora era trovare un&rsquo;uscita da quella gabbia. Percorse tutto il perimetro tastando ogni singola roccia per verificarne la loro stabilit&agrave; fino a quando non si trovo di fronte ad un enorme masso di notevoli dimensioni con una pergamena posta su di esso, e dall&rsquo;altro lato spirava una leggera brezza: la libert&agrave;.<br \/>\nLa ragione lo avrebbe spinto a rinunciare: neanche tre persone ben piazzate sarebbero riuscite a smuoverlo, ma vinse il suo istinto. Cominci&ograve; a spingere con tutte le proprie forze. Per il primo minuto sembrava tutto inutile, poi un po&rsquo; di polvere cominci&ograve; a cadere dal masso. Dopo poco, l&rsquo;uscita fu libera.<\/p>\n<p>\n<em>Accidenti&hellip;che fortuna, doveva essere una pietra parecchio leggera, altrimenti non l&rsquo;avrei mai fatta!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nFuori la notte era accogliente. L&rsquo;aria gli pareva ora pi&ugrave; dolce che mai, il terreno soffice come un cuscino; ma questi suoi pensieri durarono pochi attimi poich&eacute; il suo sguardo fu catturato da una misteriosa macchia nera che si muoveva dietro ad un cespuglio poco distante da lui.<br \/>\nImpaurito dalla nuova minaccia, rientr&ograve; velocemente dentro la kampa, dove ritrov&ograve; lo spadone, e lo brand&igrave; uscendo nuovamente all&#8217;esterno della grotta. Si avvicin&ograve; alla creatura pi&ugrave; furtivamente e quando fu a portata, fece per caricare un colpo verso di essa; ma a quella distanza riconobbe che quell&rsquo;ombra non era altro che un vecchio bue che stava mangiando dei frutti caduti da un albero poco distante.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<em>Di bene in meglio! Ho il cibo, un carro e qualcosa per trainarlo! Forse sono rimasto simpatico a qualche divinit&agrave;!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\nPassarono tre giorni di lunghi viaggi, con il suo nuovo vagon rimesso in marcia e tante domande nella testa. La terza notte si rese conto, per&ograve;, che il luogo che aveva intorno era pi&ugrave; familiare del solito; saranno stati qualche pietra particolare, qualche albero dai rami strani o forse una singolare grotta che cingeva la terra come una corona a fargli credere che stesse viaggiando in tondo.<br \/>\nQuella sera, non molto distante, una debole fiamma illuminava le dense tenebre. Zadnja assicur&ograve; l&rsquo;animale con una corda a un albero, e vi si avvicin&ograve;.<\/p>\n<p>\n<em>Finalmente altre persone! E di solito, dove c&rsquo;&egrave;, qualcuno con un fuoco acceso, c&rsquo;&egrave; anche del cibo!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLo stomaco rispose con un rumore sordo al pensiero.<br \/>\nZadnja si avvicin&ograve; a piedi al piccolo accampamento che si stava sempre pi&ugrave; mostrando, con l&rsquo;armatura di pelle scura e la spada in pugno. Non si &egrave; mai troppo prudenti.<br \/>\nPi&ugrave; si avvicinava e pi&ugrave; uno strano frastuono, come in una litania, lo travolgeva lentamente. A un primo ascolto sembrava che centinaia di gatti fossero stati spellati vivi, ma si ricredette dopo qualche passo, riconoscendo in mezzo a quei guaiti e ragli alcune parole.<br \/>\nStette ad osservare quelle strane figure che ballavano e bevevano tutt&rsquo;intorno al fal&ograve;, quelle bizzarre genti rosso vestite gli suscitavano come una sorta di malinconica tenerezza.<br \/>\nContinu&ograve; la sua avanzata di qualche altro metro, non rendendosi conto che questa volta i suoi passi erano stati sentiti da una sentinella vicina, che gli si fiond&ograve; contro tirandogli un poderoso fendente con la propria lama ricurva. Zadnja d&rsquo;istinto chiuse gli occhi. Temeva che, riaprendoli, avrebbe visto la spirale delle anime&hellip;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ah&hellip;! Che mal di testa&hellip;! 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