{"id":142,"date":"2009-08-05T19:58:00","date_gmt":"2009-08-05T19:58:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=133"},"modified":"2009-08-05T19:58:00","modified_gmt":"2009-08-05T19:58:00","slug":"scentiar-anno-iv-my-world-down","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/scentiar-anno-iv-my-world-down\/","title":{"rendered":"Scentiar, anno IV &#8211; My world down"},"content":{"rendered":"<p>La luce bianca del sole, in quella gelida mattina, si tingeva di rosso passando attraverso le tende alle finestre del Galletto Sbronzo, il bordello pi&ugrave; rinomato dell&#8217;intera Scentiar. Nella stanza l&#8217;aria era tiepida e profumata, a dispetto dell&#8217;esterno, e tutto appariva confortevole ed avvolto in un&rsquo;ovattata tenerezza. Madame Loupelee Desamesdescoeurs, la tenutaria, era intenta a canticchiare una canzoncina tra s&eacute; e s&eacute; mentre disponeva le lenzuola pulite all&#8217;interno di un grosso cassettone in rovere; dai panni disposti impilati sul letto si alzava una leggera fragranza di lavanda. Fu in questa atmosfera idilliaca che il bucato, all&#8217;improvviso, si mise a parlare.<br \/>\n&#8211; Ma non c&#8217;era proprio altro posto per appoggiare i panni?- disse la voce di Noctulis Desmortes da sotto una pila di asciugamani. Loupelee continu&ograve; a canticchiare tra i denti, per tutta risposta; si ud&igrave; un piccolo sbuffo dello stregone, infastidito, che riprese subito a parlare.<br \/>\n&#8211; Dicevo, non c&#8217;era altro posto per&#8230;<br \/>\n&#8211; No &ndash; rispose Loupelee sorridendo a malapena, dolce e laconica al tempo stesso.<br \/>\n&#8211; Non potresti appoggiarli da&#8230;-<br \/>\n&#8211; &#8230; un&#8217;altra parte? No. Li ho sempre appoggiati l&igrave;. &Egrave; comodo.<br \/>\nNoctulis mugugn&ograve; qualcosa da sotto i panni, soffocato, riguardo alla comodit&agrave;. Quella situazione lo infastidiva alquanto, e oltre al danno si aggiungeva pure la beffa. Udendo le deboli lamentele, con fare compassionevole, Loupelee continu&ograve; il suo lavoro chiacchierando amabilmente.<br \/>\n&#8211; Mi dispiace che si trovi male, amato ospite, ma purtroppo il lavoro qui va avanti e non possiamo certo bloccare gli affari perch&eacute; lei non &egrave; ancora in grado di alzarsi da letto. Letto che, tra l&#8217;altro, ho sempre usato per appoggiare i panni da sistemare, e non smetter&ograve; certo perch&egrave; c&#8217;&egrave; qualcuno dentro, chiaro?<br \/>\n&#8211; Trasparente- comment&ograve; Noctulis. &#8211; Se per&ograve; vi metto davvero cos&igrave; in difficolt&agrave;, posso anche andarmene.<br \/>\nLoupelee sprimacci&ograve; un piccolo cumulo di lenzuola, poi avvicinandosi al letto del ferito sollev&ograve; gli asciugamani sul suo volto. Il viso scarno e bendato dell&#8217;incantatore la guardava ad occhi sgranati.<br \/>\n&#8211; Da quando mi dai del voi, tonto?- chiese con un angolo della bocca arricciato.<br \/>\n&#8211; Non mi riferivo a lei, ma a tutto il casino.<br \/>\n&#8211; Bordello.<br \/>\n&#8211; Giusto, bordello.<br \/>\n&#8211; E da quando mi dai del lei, che mi sento vecchia?- continu&ograve; la donna, ergendosi sopra di lui, i panni sotto braccio ed il generoso seno buttato orgogliosamente in fuori.<br \/>\n&#8211; Me lo impone la mia educazione, come non chiamare qualcuno tonto se non ci sono in confidenza.<br \/>\n&#8211; Oh, ma noi siamo in confidenza, quindi dammi del tu.<br \/>\nNoctulis strinse i denti con forza, innervosito. Quella donna era tremenda, gli teneva testa colpo su colpo, e sembrava non lasciargli vie di fuga in nessun argomento. Cedette digrignando.<br \/>\n&#8211; Va bene, le dar&ograve; del tu.<br \/>\n&#8211; Mi darai del tu.<br \/>\n&#8211; Ti dar&ograve; del tu.<br \/>\n&#8211; Bravo, scricciolo. E comunque da qui non te ne vai, non sei ancora in grado di rimetterti in piedi &ndash; concluse portando gli asciugamani puliti nel cassetto.<br \/>\nLo stregone non ci stava a essere trattato a quel modo, con quella sufficienza e supponenza. E poi aveva urgenza di andarsene; nonostante i dolori del corpo, in quei pochi giorni, non fossero diminuiti, quelli che sentiva nel petto erano sempre pi&ugrave; forti. La Morte, la sua maledizione, esigeva il suo compenso, e Noctulis scopr&igrave; che ci teneva molto a rimanere al mondo. E di sicuro non a quel modo, in quel posto. <br \/>\nCon un moto d&#8217;orgoglio si gett&ograve; fuori dal letto, rovesciando a terra tutti i panni, e poggi&ograve; con forza i piedi bendati sul pavimento. I muscoli, intorpiditi dai giorni di letto, non ressero il suo stesso peso, ed i punti applicati sulle ferite si riaprirono schioccando. Noctulis cadde subito riverso sul pavimento, rantolante, con chiazze rosse che si riaprivano sulla tunica come fiori che sbocciano. Loupelee imprec&ograve; tra i denti, vedendo la scena, e si accost&ograve; verso l&#8217;uomo a terra aiutandolo a rialzarsi.<br \/>\nSi allontan&ograve; quando vide che l&#8217;uomo la scacciava fermamente con un gesto della mano, e guardandola con occhi furenti. Vide un individuo irato con s&eacute; stesso, con la sua inadeguatezza alle situazioni, con la sua cocciutaggine, e che tuttavia non abbandonava il suo orgoglio neanche in un tale frangente. Noctulis puntell&ograve; le mani sul bordo del letto, poi si iss&ograve; sopra a fatica, senza un gemito, e si gett&ograve; di schiena con forza sul materasso; con&nbsp; il volto piantato verso il soffitto, respirava rumorosamente, ma senza in alcun modo dare l&#8217;impressione del dolore che sentiva. <br \/>\nLoupelee scosse la testa, uscendo dalla stanza per chiamare un cerusico e qualcuno che ripulisse. &ldquo;Stupido&rdquo;, pens&ograve;.&nbsp; <\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Padre Koetari lavorava in silenzio nella piena luce del giorno che filtrava dalla finestra aperta della stanza del Galletto Sbronzo; aveva provato inizialmente a fischiettare qualcosa tra s&eacute; e s&eacute;, ma quelle poche note erano cadute in un vuoto talmente pesante ed opprimente che aveva deciso di smettere, visto che il suo stesso motivetto lo disturbava. La tenutaria del bordello, madame Loupelee, stava in piedi a braccia conserte dietro la testiera del letto, con un&rsquo;espressione grave ed irritata sul viso; il paziente, invece, tale Noctulis, giaceva nel letto silenzioso, scrutando il soffitto tra le bende con occhi che potevano bucare la pietra da parte a parte. Era la seconda volta che gli metteva i punti alle stesse ferite, ed ammise a s&eacute; stesso che lo preferiva privo di sensi, piuttosto che in quel modo.<br \/>\n&ldquo;Meglio finire in fretta ed andarsene&rdquo;, pens&ograve; continuando le medicazioni sul corpo scarno e magro del ferito. Quei due lo inquietavano alquanto, con quel silenzio cos&igrave; pesante e denso di parole represse; che fossero d&rsquo;ira, di disprezzo o di reciproco odio non lo sapeva, ma era consapevole che nel momento in cui avrebbero aperto bocca lui avrebbe preferito essere a farsi un goccetto altrove, molto lontano. <br \/>\n&#8211; Le consiglio il massimo riposo, messere, non provi sforzi eccezionali ancora per un paio di giorni&hellip; &#8211; bisbiglio tremulo il sacerdote, con la paura e la tensione che gli attanagliavano le budella. E quando poi la mummia innanzi a lui mosse leggermente le labbra sottili e violacee, pens&ograve; addirittura di svenire. <br \/>\n&#8211; Lo far&ograve; di sicuro, messere, non si preoccupi&hellip;- sussurr&ograve; invece con voce ferma Noctulis, senza alcuna traccia di acredine; il cerusico trov&ograve; solo una leggera vibrazione nella sua voce, come un nodo rabbioso in gola.<br \/>\n&#8211; Il suo intervento &egrave; stato provvidenziale, padre Koetari. Quando scende le mie ragazze saranno ben liete di offrirle un buon bicchiere di rum bianco &#8211;&nbsp; disse invece cortesemente la tenutaria, senza che per&ograve; la sua espressione mutasse, senza nemmeno la minima traccia di un sorriso.<br \/>\nPadre Koetari aveva la fama di ubriacone e di non essere troppo sveglio, eppure era comunque un figlio di Scentiar, e se c&rsquo;&egrave; una cosa che i vicoli della Perla del Sud ti insegnano &egrave;: impara a sentire che aria tira. E quella era la quiete prima della tempesta, una tempesta che ci avrebbe messo chiss&agrave; quanto tempo a scoppiare, e chiss&agrave; quanto aveva ancora da gonfiare. E si sa, pi&ugrave; la quieta &egrave; lunga pi&ugrave; la tempesta &egrave; pericolosa.<br \/>\n&#8211; Con permesso-&nbsp; borbott&ograve; il cerusico raccogliendo i suoi ferri e le bende avanzate, ed alzandosi con un piccolo scatto dalla sedia accanto al letto. Fece un rapido saluto con la testa ed imbrocc&ograve; la porta della stanza rapido come una mangusta.<br \/>\nGli dispiaceva per il rum, ma forse era meglio bere qualcosa a casa.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Noctulis guardava fisso il soffitto, in silenzio, sotto le lenzuola di lino. Sentiva il tocco fresco delle bende nuove sulla pelle martoriata, traendone un minimo sollievo. La testa vagava da qualche parte tra il cuscino ed il mondo esterno, persa in chiss&agrave; quali pensieri, anche se gli occhi tradivano una concentrazione inusuale. Loupelee, invece, camminava per la stanza rassettando le cose spostate da padre Koetari per deporre i suoi attrezzi e curando l&rsquo;aspetto dell&rsquo;ambiente; l&rsquo;espressione era assorta e vagamente pungente, irritata, ma dalle labbra carnose della donna non usciva nemmeno un sospiro.<br \/>\nIl silenzio sarebbe potuto durare fino alla sera, quando la tenutaria chiuse le ante della finestra che cigolarono, restituendo importanza al traffico scentiarita con il suo carico di urla, strepiti e rumori vari, che fino a quel momento avevano taciuto rispettosamente e timorosamente. Noctulis si volto rotolando la testa, a vedere la luce che scemava lentamente nella stanza, lasciando spazio alle strie luminose filtrate dalle imposte e dalle tende rosse.<br \/>\n&#8211; Spero sarai soddisfatto, adesso- disse Loupelee in un soffio, con un tono vagamente innervosito.<br \/>\n&#8211; Come no- ridacchio lo stregone lugubremente &ndash; stare steso in un letto tutto rattoppato &egrave; il mio ideale di vita. Anzi, guarda, ti ringrazio.<br \/>\nLoupelee imprec&ograve; fra i denti, continuando a rassettare la stanza e senza degnare l&rsquo;ospite di uno sguardo. Nella sua voce risuonava un tono infastidito ed un debole tentativo di intimidirlo. Dopotutto quello era il suo bordello, ed era lei che comandava.<br \/>\n&#8211; Hai capito cosa intendo, non continuare a fare il duro per forza, o rischi di farti male con me.<br \/>\nNoctulis sbuff&ograve;, anche lui leggermente infastidito da tutto quel parlare; rotol&ograve; di nuovo la testa come per distogliere lo sguardo verso il muro, quindi la sua voce si rivel&ograve; fredda e tagliente.<br \/>\n&#8211; Non ho voglia di stare qui, e tanto meno di essere un peso, mi sembra il minimo&hellip;<br \/>\n&#8211; Ma qui ci devi stare comunque, perch&eacute; non ti posso ributtare sulla strada in queste condizioni, questo lo capisci, s&igrave;?- intervenne Loupelee di getto, voltandosi a fronteggiarlo e facendo qualche passo verso il letto, a voce leggermente pi&ugrave; alta. Aggiunse in fretta: &#8211; E guardami mentre ti sto parlando!<br \/>\nL&rsquo;uomo si prese qualche momento prima di rispondere, girandosi a guardarla negli occhi. Erano scuri e profondi, incorniciati da un trucco sapiente che li rendeva splendidi, ma Noctulis seppe in un istante che quegli occhi erano abili ad ammaliare come a distruggere qualcuno, ed in quel momento non erano neanche lontanamente furenti come si immaginava potessero essere. <br \/>\n&#8211; Non l&rsquo;ho chiesto io di stare qui, te lo ripeto- disse lentamente lo stregone. &ldquo;Sia a tornare in strada che a rimanere qui morir&ograve; comunque, se non mi invento qualcosa&rdquo;, pens&ograve; fra s&eacute; e s&eacute;.<br \/>\n&#8211; Beh, ma visto che ci devi stare e che non vuoi essere un peso cerca almeno di collaborare, sono stata chiara?<br \/>\nLe parole che la donna gli verso addosso con una leggera smorfia di disgusto fecero pensare Noctulis. Alla fine aveva senso. Se fosse rimasto buono il tempo necessario a guarire ed a poter tornare sulla sua strada sarebbe stato meglio per tutti; lui sarebbe potuto tornare alle sue occupazioni come l&rsquo;intero bordello alle proprie. Ognuno per la sua strada, ognuno per conto suo. Forse avrebbe dovuto ingoiare qualche rospo, ma almeno era il modo pi&ugrave; sicuro per rimettersi in sesto. Sospir&ograve; dolorosamente.<br \/>\n&#8211; Far&ograve; come dici, e far&ograve; il buono- disse chinando leggermente la testa sul petto. La donna lo guard&ograve; trionfale, con le mani sui fianchi ed un sorriso a trentadue denti che gli sbocci&ograve; rapido sul viso.<br \/>\n&#8211; Visto? Non &egrave; cos&igrave; difficile &ndash; disse incamminandosi verso la porta. &ndash; Come vorrei che anche le mie ragazze fossero sempre cos&igrave; comprensive&hellip;<br \/>\nDetto questo Loupelee diede un pugno sulla porta che risuon&ograve; in tutta la stanza, facendo sobbalzare Noctulis sul letto. La donna apr&igrave; la porta di scatto, urlando nel corridoio a pieni polmoni.<br \/>\n&#8211; &hellip; e facessero quello che gli viene detto di fare, ovvero lavorare lontano da qui!<br \/>\nLo stregone sent&igrave; numerose risatine e passi veloci delle ragazze del bordello che si allontanavano da dietro la porta. La donna scosse la testa, uscendo, con un ghigno sul volto.<br \/>\n&#8211; Almeno tu cerca di essere bravo, va bene? &ndash; gli disse uscendo e salutandolo, chiudendosi la porta alle spalle.<br \/>\nNoctulis guard&ograve; la porta chiusa stupito e rintontito dagli ultimi rapidi eventi. Sbuff&ograve; ributtando pesantemente la testa sul cuscino e tornando a guardare il soffitto. Quel posto era strano ma lui ci doveva rimanere il tempo necessario per rimettersi in sesto, e poi se ne sarebbe potuto tornare ad ammazzare e quant&rsquo;altro faceva in vita sua per compiacere madama Morte.<br \/>\n&ldquo;Solo qualche altro giorno&rdquo;, pens&ograve; nella luce rossastra del pomeriggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luce bianca del sole, in quella gelida mattina, si tingeva di rosso passando attraverso le tende alle finestre del Galletto Sbronzo, il bordello pi&ugrave; rinomato dell&#8217;intera Scentiar. 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