{"id":1430,"date":"2014-12-03T09:30:48","date_gmt":"2014-12-03T08:30:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/?p=1430"},"modified":"2014-12-03T09:36:09","modified_gmt":"2014-12-03T08:36:09","slug":"guerre-di-pezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/guerre-di-pezza\/","title":{"rendered":"Guerre di pezza."},"content":{"rendered":"<p>Hildegard letteralmente arrancava, mantenendo la schiena dritta solo in ragione del proprio orgoglio.<br \/>\nOgni tanto lanciava uno sguardo in alto, oltre quel desolato vallone, appellandosi al bianco dei merli che scorgeva in lontananza. Il sole iniziava a calare, ed il <em>&#8216;morso del lupo&#8217;<\/em> intraprendeva la sua subdola guerriglia, aggredendo le membra &#8230; una folata alla volta, sempre pi\u00f9 gelido; riusciva ormai a penetrare oltre le vesti pesanti di quell&#8217;esigua pattuglia di orfani.<br \/>\nNessuno parlava, quasi trattenendo il fiato, una coscienza comune ammoniva tutti che se avessero fatto troppo rumore un altro attacco sarebbe stato l&#8217;ultimo.<br \/>\nIl disco dorato si tinse lentamente di rosso sangue, incoronando la &#8220;Besch\u00fctzerturm&#8221; di una speranza sempre pi\u00f9 livida, per poi iniziare a sparire tra i suoi merli, come trafitto dal dorso dentellato di un bestia primordiale, dal lungo dorso di pietra.<br \/>\nErano loro che si avvicinavano al Vallo o l&#8217;ombra della torre a farsi sempre pi\u00f9 lunga?<br \/>\nCi vollero diversi giri di una clessidra che pareva infinita, per aver ragione di quel costone roccioso. Hildegard aveva la pelle ustionata, sotto i guanti, ed ad ogni roccia su cui doveva arrampicarsi era costretta a mordersi il labbro per trattenere il dolore.<br \/>\nAlla fine per\u00f2 si iss\u00f2 oltre la terra di nessuno, sotto l&#8217;algido sguardo di sfida della prima stella della sera.<br \/>\nAppena varcata la stretta soglia, quasi nascosta tra le pietre, l&#8217;assordante clangore della grata di protezione alle sue spalle la fece trasalire, e l&#8217;improvvisa assenza di quel maledetto vento le fece provare una sensazione di calore quasi fastidiosa.<br \/>\nEntr\u00f2 in fretta dalla fureria settentrionale, con l&#8217;intenzione di passarvi senza salutare nessuno. Aveva bisogno di curarsi, anche se il dolore era pur sempre l&#8217;indizio pi\u00f9 evidente del fatto che fosse tornata un&#8217;altra volta viva.<br \/>\n&#8220;Achtung milady!&#8221; la canzon\u00f2 senza cattiveria una voce rude da dietro il bancone, con la coda dell&#8217;occhio Hildegard vide qualcosa che le veniva scagliato contro, si volt\u00f2 d&#8217;istinto pronta a reagire, ed afferr\u00f2 con violenza un leggero fagotto avana. Le sue dita incandescenti sfrigolarono un po&#8217; contro l&#8217;involucro di spessa carta da pacchi. Con la manica dovette spegnere la cordicella che lo teneva chiuso, ma tra le macchie scure si leggeva il suo nome.<br \/>\nSenza dire una parola se lo mise sotto braccio, se ne and\u00f2 voltando le spalle alle risate cameratesche, deluse dal suo silenzio indifferente.<br \/>\nFinalmente si chiuse alle spalle la porta della stanza spartana, butt\u00f2 il pacco sul letto e tir\u00f2 fuori bende ed unguenti. Croll\u00f2 sulla sedia, esausta, ed inizi\u00f2 l&#8217;ormai aduso rituale della conta dei danni &#8230; consider\u00f2 che le ferite del corpo non riuscivano ancora ad avere la meglio su quelle dell&#8217;animo.<br \/>\nMentre si tamponava i tagli e le ustioni, per\u00f2, quell&#8217;anonimo pacco marroncino solletic\u00f2 quel che rimaneva della sua stanca curiosit\u00e0.<br \/>\nSi sedette sul letto poggiando la schiena alla parete, con una gamba ancora sanguinante a ciondoloni oltre il bordo e l&#8217;altra raccolta contro il petto. Prese tra le mani fasciate il pacco: era piuttosto malridotto, doveva averne fatta di strada.<\/p>\n<p>Fece spallucce, lo apr\u00ec.<\/p>\n<p>Strappati i vari strati di carta, accuratamente sovrapposti, le cadde in grembo un involto di stoffa bianca. Scostandone i lembi riconobbe un oggetto che non vedeva da almeno vent&#8217;anni: una bambolina di pezza, con i capelli fatti di lana color paglia, ormai infeltrita. Lo stinto abitino da principessa sfoggiava ancora una trama di piccoli fiori dorati, un avanzo rubato dagli scampoli di zia Greta, e su una manina vi era cucito un bastoncino, infantilmente abbozzato in foggia di spada, mentre sull&#8217;altra era fissato un grosso bottone, con la pretesa di rappresentare uno scudo.<\/p>\n<p>Un nome affior\u00f2 nella mente della maga &#8230; &#8220;Urania&#8221;.<br \/>\nQuel vecchio balocco la proiett\u00f2 indietro di molti anni, quando giocava con sua cugina. Anche Hildegard aveva la sua bambola, uguale a quella di Urania, ma con i capelli fatti di lana rossiccia &#8230; chiss\u00e0 che fine aveva fatto. Ma Urania a quanto pare l&#8217;aveva conservata, e come quelle buffe armi, vi aveva cucito addosso desideri ed ambizioni, sogni e speranze. Com&#8217;\u00e8 che l&#8217;aveva chiamata? Brunilde? Valkiria? Hildegard non ricordava, ma rammentava la sua storia, narrata dal volto tondo e candido di una bambina, che la guardava con occhi grigi e vivaci, animando quel fantoccio con le manine grassottelle. Era una principessa in effetti, proprio come suggeriva l&#8217;abito, e gli orecchini di rubino, rappresentati da due puntini d&#8217;inchiostro rosso sui lobi, e siccome il re suo padre era un grande guerriero allora era brava a combattere pure lei. Ogni volta che giocavano insieme la bambola e sua cugina, ovviamente principessa pure lei, dovevano affrontare draghi, streghe cattive e difendere il castello, ossia il letto di Hildegard, perch\u00e8 sulla trapunta c&#8217;era ricamata una torre, mentre su quella di Urania c&#8217;era la solita rosa, che non serviva a niente.<br \/>\nI sassolini ricavati dal selciato erano pietre scagliate dai giganti, e le dita delle bimbe mimavano i nemici di turno &#8230; lupi, soldati, oppure Madre Venanzia, che le inseguiva con il frustino di saggina nel cortile del convento. Le bimbe ridevano e litigavano perch\u00e9 Hildegard voleva sferrare sempre l&#8217;attacco finale con una devastante palla di fuoco o qualcosa di simile, simulata da un cartoccio rosso, mentre Urania voleva trafiggerlo con la spada, che ogni volta cambiava nome, ma che invariabilmente colpiva al cuore. Ma per quanto spaventoso fosse l&#8217;avversario, le due principesse cugine riuscivano sempre a sconfiggerlo, e loro finivano sempre a ridere sul tappeto finch\u00e9 non venivano richiamate. E allora si affrettavano alle proprie sedie accanto alla finestra, raccogliendo i piccoli telai tondi da ricamo, sforacchiati da punti incerti in foggia di rose che sembravano piuttosto cipolle deformi, appena in tempo prima che irrompesse zia Greta. La buona donna le guardava severa, fingendo di ignorare sassi e cartoccetti rossi sparsi in giro per la stanza e poi, con un sospiro rassegnato, se ne tornava dabbasso.<\/p>\n<p>Sulle labbra di Hildegard comparve un sorriso amaro, mentre si rigirava tra le mani quel balocco vetusto.<br \/>\nUn biglietto fece capolino tra i resti spiegazzati del pacco.<br \/>\n&#8220;Guerriere e Principesse. Non persero mai una battaglia finch\u00e9 combatterono insieme.<br \/>\nTi voglio bene.<br \/>\nUrania&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hildegard letteralmente arrancava, mantenendo la schiena dritta solo in ragione del proprio orgoglio. Ogni tanto lanciava uno sguardo in alto, oltre quel desolato vallone, appellandosi al bianco dei merli che scorgeva in lontananza. 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