{"id":1864,"date":"2018-05-18T09:44:09","date_gmt":"2018-05-18T08:44:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/?p=1864"},"modified":"2018-05-18T09:44:09","modified_gmt":"2018-05-18T08:44:09","slug":"cosa-farebbe-larconte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/cosa-farebbe-larconte\/","title":{"rendered":"&#8220;Cosa farebbe l&#8217;Arconte?&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019altra giornata di noia.<br \/>\nFeliks sbadigli\u00f2 fino quasi a slogarsi la mandibola, mentre trasportava l\u2019ennesimo carico di legna attraverso la foresta verso la casupola. Non c\u2019erano molte strutture al di fuori delle mura delle citt\u00e0 khartasiane, ma a lui era toccata la fortuna di dover stare in una di esse. Il giorno del suo quattordicesimo compleanno, poche lune addietro, la sua Nyest gli si par\u00f2 innanzi e sentenzi\u00f2: \u201cTu farai il guardiacaccia per l\u2019Arconte Vassilj\u201d. <em>Ten ty\u0142ek<\/em>, pens\u00f2 Feliks quel giorno. Tutti nel suo vioska sapevano del capanno di caccia dell\u2019Arconte Vassilj, che saltuariamente veniva da quelle parti a godersi una zona con prede interessanti, e sapevano altrettanto bene che i guardiacaccia che lo custodivano in sua assenza di solito avevano due destini: grandi onori e riconoscenze da parte dell\u2019Arconte oppure morte terribile per mano di qualche brigante o di una bestia orribile qualsiasi. Feliks era consapevole che, dopo gli eventi dell\u2019anno passato presso lo sverinet, l\u2019Arconte Vassilj era impossibilitato a venire e aveva latitato dal suo capanno di caccia, ma questa non era una buona scusa per lasciarlo a s\u00e9 stesso. Solo che l\u2019assenza forzata dell\u2019Arconte non imponeva ritmi serrati nella cura della piccola struttura, che alla fine era una sola stanza, e in pi\u00f9 non succedeva niente di minimamente stimolante. Il ragazzo aveva pregato, <em>pregato<\/em>, perch\u00e9 qualcosa accadesse nelle ultime quattro lune. Un procione mannaro, un malvivente con una cappa fatta di scalpi, un branco di lupi cornuti, qualsiasi cos\u00ec che spezzasse la dannata routine. Niente. I giorni di Feliks si rincorrevano, uno uguale all\u2019altro, senza che niente accadesse. Il giovane si arriv\u00f2 a chiedere a cosa servivano le mura dei vioska se fuori tanto non succedeva niente.<br \/>\nQuando Feliks avrebbe raccontato la storia di quel giorno, avrebbe sempre iniziato dicendo: \u201cNon chiedere ci\u00f2 che non puoi gestire\u201d.<br \/>\nAl suo ritorno una delle finestre del capanno era aperta. Da lontano vide le imposte sfondate e le assi dondolare mollemente appese a quel che rimaneva dei cardini. Il suo istinto si attiv\u00f2 subito, lasci\u00f2 cadere la legna e si nascose tra la fitta vegetazione, con il cuore che batteva all\u2019impazzata e il respiro spezzato.<br \/>\n\u201cDeve essere un ladro. Un brigante. Un malfattore. Qualcuno che vuole rubare la roba dell\u2019Arconte Vassilj\u201d pens\u00f2 frettolosamente il ragazzo. Una voce in testa gli urlava di girare i tacchi e andarsene. Erigas doveva essere incantevole di questa stagione. Una voce pi\u00f9 ragionevole gli ricordava che era suo compito controllare la propriet\u00e0 dell\u2019Arconte, e che la cosa migliore da fare sarebbe stata appiccare il fuoco alla capanna e a chiunque ci fosse dentro. Era una scelta assennata e ogni possibile sviluppo gli sembrava appetibile. Solo una piccola protesta lontana, flebile, gli rimbalzava nel cervello con una domanda scomoda.<br \/>\n\u201cCosa farebbe l\u2019Arconte Vassilj?\u201d<br \/>\nDannata protesta, aveva ragione. Non poteva dare fuoco al capanno perch\u00e9 apparteneva all\u2019Arconte, e l\u2019Arconte poteva centrare un falcone da cinquecento passi di distanza. Il falcone non inteso come animale, ma ovviamente come moneta. Feliks non poteva correre il rischio di scappare o di distruggere la propriet\u00e0 del suo datore di lavoro, altrimenti una mattina si sarebbe svegliato con una cocca di freccia che gli spuntava dal petto. No: doveva agire come avrebbe agito l\u2019Arconte.<br \/>\nPer prima cosa: conosci la tua preda. Feliks doveva sapere contro cosa stava combattendo e chi era l\u2019intruso. Pensieroso si pass\u00f2 una mano sul mento, rimanendo subito deluso dal non avere una bella barba come quella dell\u2019Arconte Vassilj. Quatto quatto scivol\u00f2 tra i cespugli fino al limitare della radura che ospitava il capanno. Fortunatamente era rimasta una grossa chiazza di fango in cui l\u2019intruso era passato e aveva lasciato le sue impronte. Orme di stivali, quindi probabilmente non era un animale. Si immagin\u00f2 che l\u2019Arconte provasse orgoglio per le proprie intuizioni di caccia, quindi annu\u00ec con sicurezza.<br \/>\n\u201cOrme di stivali, quindi probabilmente non \u00e8 un animale\u201d sussurr\u00f2 con tono intelligente.<br \/>\nSeconda cosa: approcciarsi alla preda senza essere percepiti. Questa era pi\u00f9 complicata. L\u2019intruso era entrato in casa e aveva il vantaggio di essere al sicuro, mentre Felix doveva trovare il modo di arrivare almeno alla porta senza farsi notare. Ci pens\u00f2 su qualche istante. Non si sentiva particolarmente furtivo, n\u00e9 Volk\u2019ar lo aveva benedetto con una corsa particolarmente veloce, ma qualcosa di buono ce l\u2019aveva pure lui: una mira precisissima. L\u2019Arconte in una situazione come questa avrebbe sicuramente cercato di creare un diversivo. Probabilmente avrebbe cercato di attirare l\u2019attenzione dell\u2019intruso verso il centro della capanna, lontano dall\u2019unica finestra aperta, per poi sgattaiolare fino all\u2019ingresso. Un ottimo, ottimo piano, si compliment\u00f2 Feliks con il suo Arconte interiore. Raccolse un sasso da terra, lo soppes\u00f2 per un istante e poi lo scagli\u00f2 attraverso la finestra aperta. Dal rumore che Feliks ud\u00ec dall\u2019esterno, la pietra doveva aver colpito una mensola, poi i quattro vasi sopra di essa, poi il cranio di cervo che teneva sul ripiano e infine la collezione di animali di ceramica dell\u2019Arconte. Doveva bastare, come diversivo. Feliks scatt\u00f2 fino alla porta.<br \/>\nTerza cosa: sorprendere la preda. Qui, la sicurezza di Feliks venne meno. L\u2019Arconte Vassilj, in questo caso, avrebbe sfondato la porta con un calcio, l\u2019arco gi\u00e0 teso in mano, e avrebbe freddato qualsiasi cosa si fosse intrufolata l\u00ec dentro piazzandogli una freccia in fronte. Il problema di Feliks era che, per quanto poteva continuare a impegnarsi, non era l\u2019Arconte. L\u2019intruso era qualcuno capace di sfondare delle imposte di legno spesse due pollici come se fossero state fatte di cialda, quindi chiss\u00e0 cosa avrebbe potuto fare al suo collo. In pi\u00f9, Feliks al momento dietro aveva solo la sua accetta e il suo pugnale, ma niente arco. L\u2019aveva lasciato proprio dietro la porta quando era andato a prendere la legna, convinto che non sarebbe servito.<br \/>\n\u201cRagiona, Feliks, ragiona\u2026 cosa farebbe l\u2019Arconte?\u201d si domand\u00f2 tormentandosi un dito. Il gioco era finito e il problema principale era venuto allo scoperto: lui, l\u2019Arconte Vassilj, non l\u2019aveva mai incontrato. Poteva far finta di conoscerlo, visto che lavorava per lui, ma effettivamente non ci aveva mai scambiato nemmeno una parola. Aveva sentito le storie su di lui fino a conoscerle a memoria, si era fatto la sua immagine del miglior cacciatore di Khartas, ma la sua conoscenza finiva l\u00ec. Feliks aveva visto l\u2019Arconte da lontano una volta sola nel suo vioska: lo sguardo penetrante, il sorriso distante, quella camminata leggermente curva di chi \u00e8 pi\u00f9 abituato a scansare i rami troppo bassi degli alberi che a stare tra le persone. L\u2019aveva adorato, idolatrato, fatto suo, e per quanto il lavoro al capanno di caccia fosse tedioso almeno sapeva che stava lavorando per il suo Arconte.<br \/>\nGli rimaneva solo una cosa da fare. Rendere orgoglioso il suo idolo.<br \/>\nDisserr\u00f2 la serratura lentamente, facendo girare la chiave nella toppa con tutto il silenzio di cui era in grado. Era il momento di agire. Con una spallata spalanc\u00f2 la porta e con una capriola entr\u00f2 all\u2019interno. Vide una grossa figura coperta di stracci e pellicce rannicchiata sul letto dell\u2019Arconte, il respiro pesante e rantolante simile a un ringhio, e mentre ancora piroettava lanci\u00f2 il pugnale nella sua direzione per non permetterle di alzarsi troppo e reagire. Il colpo fece il suo effetto sibilando sopra la sagoma e infilzandosi nella parete lacerando la mappa della zona l\u00ec appesa; la figura stava ancora bassa, inchiodata nella sua posizione. Con un balzo felino il ragazzo si port\u00f2 sul lato del letto, l\u2019ascia brandita con entrambe le mani, e cal\u00f2 un fendente con tutta la forza che aveva in corpo.<br \/>\nLa lama dell\u2019accetta colp\u00ec la testiera del letto rimanendo l\u00ec incastrata. Feliks aveva fallito il colpo. L\u2019intruso poteva reagire e lui sarebbe morto.<br \/>\nSolo che non successe niente.<br \/>\nIl respiro della creatura era regolare e profondo, cavernoso. Feliks vide un uomo vestito di cenci e pezzi di pelliccia, sporco in modo incredibile, con il volto, i denti e le mani incrostate di sangue. Il ragazzo rabbrivid\u00ec: doveva essere uno dei fantomatici figli della bestia di cui aveva sentito parlare, ma non si erano mai spinti vicino al suo vioska. Fece un passo indietro, inizialmente spaventato, ma poi si accorse che la creatura stava russando a bocca aperta. Dormiva. Il figlio della bestia dormiva della grossa. Era entrato in casa e ora dormiva.<br \/>\nFeliks si mise le mani sui fianchi. Contempl\u00f2 la mensola staccata dal muro, i vasi in pezzi, il cranio di cervo frantumato, i cocci degli animali di ceramica, la mappa tagliata e la testiera del letto con ancora l\u2019ascia incastrata, poi il figlio della bestia inerme nel giaciglio.<br \/>\n\u201cL\u2019Arconte Vassilj sar\u00e0 fiero di me\u201d, sussurr\u00f2 il ragazzo soddisfatto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019altra giornata di noia. Feliks sbadigli\u00f2 fino quasi a slogarsi la mandibola, mentre trasportava l\u2019ennesimo carico di legna attraverso la foresta verso la casupola. Non c\u2019erano molte strutture al di fuori delle mura delle citt\u00e0 khartasiane, ma a lui era toccata la fortuna di dover<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":1865,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[66,69],"tags":[84],"class_list":["post-1864","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-lande-di-caponord","category-saluti-da-khartas","tag-vassilj"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1864","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1864"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1864\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1866,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1864\/revisions\/1866"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1865"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1864"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1864"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1864"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}