{"id":2122,"date":"2019-01-16T20:09:46","date_gmt":"2019-01-16T19:09:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/?p=2122"},"modified":"2019-05-03T14:42:07","modified_gmt":"2019-05-03T13:42:07","slug":"nel-buio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/nel-buio\/","title":{"rendered":"Nel buio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Polvere. Umidit\u00e0. Odore di tana, di trappola, di tempo\nimmobile e indifferente. Da quanto tempo stavano camminando? Minuti? Ore? Anni?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c&#8217;era modo di saperlo. Del resto, non c&#8217;era nemmeno modo\ndi sapere dove sarebbero arrivati, oltre che <em>quando<\/em>. Eppure doveva solo esser grata del fatto che sia lei che\nScarlet avessero sentito parlare di quel tunnel che ora risultava cos\u00ec comodo\nper la loro fuga. In quanti erano fuggiti? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eliot alz\u00f2 lo sguardo: davanti a s\u00e9, ne era certa, c&#8217;era\nsolo la tunica svolazzante di Stragov, che avanzava nemmeno troppo lentamente\nnello strettissimo budello di roccia. Forse, pens\u00f2, avrebbe fatto meglio ad\nandare avanti lei stessa: era pure sempre una cacciatrice della Prima Arte, per\nquanto ridotta ai minimi termini. O allora Ivan, Scarlet, Lucien, o lo stesso\nArconte Vassilj! Ma era un pensiero inutile, perch\u00e9 non c&#8217;era spazio per\nscambiarsi di posto e nemmeno tempo per fermarsi. E inoltre dietro&#8230; dietro\nc&#8217;era solo il buio. Certo, sentiva il respiro spezzato di Vivi proprio sulle\nsue spalle, aveva colto qualche commento a mezza voce di Hari e sussultato per alcune\nimprecazioni colorite probabilmente del Capitano, ma non riusciva a capire\nquanti, chi, come&#8230; Dov&#8217;era la Zarina? Dov&#8217;era l&#8217;Arconte? Dov&#8217;era lo Zar? Dov&#8217;erano\ni suoi amici? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Artemisia! Artemisia\nnon ci ha seguiti di certo. Come faremo adesso con questi dannati braccialetti&#8230;\n\u00e8 diventato tutto cos\u00ec complicato&#8230; ANCORA pi\u00f9 complicato&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Camminavano, camminavano. Sembravano ore, giorni, mesi,\nanni, eoni. Non si poteva far altro. Camminare, camminare. Le veniva da tossire\nper tutta la polvere e l&#8217;umidit\u00e0, ma se iniziava poi avrebbe dovuto fermarsi,\npiegarsi in due per il dolore&#8230; dopo l&#8217;ultimo tributo all&#8217;Imperatore le\nsembrava che anche quel blando male di stagione volesse fargliela pagare per\ntutte le volte che mostrava un cedimento, accendendole un fuoco malvagio in\nmezzo al petto. E come se la cosa di per s\u00e9 non fosse abbastanza umiliante, le\ncolava pure il naso. Strinse i denti e alla cieca si frug\u00f2 in una delle borse\nda cintura, alla ricerca di un fazzoletto che sapeva di avere da qualche parte,\nma le sue dita sfiorarono i bordi appuntiti di un pacchettino. Lo visualizz\u00f2\nimmediatamente nella sua testa: un cosino imballato con carta modesta e tenuto\nstretto da una cordicella rossa. <em>Ah,\nmaledizione&#8230; non c&#8217;\u00e8 proprio mai verso di finire una cosa&#8230; <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne ricord\u00f2 il contenuto e sospir\u00f2, rabbuiandosi e finendo\nper asciugarsi il naso su di una manica. Era riuscita a tener fede alla sua\nlista di cose da fare prima di morire, ma questa niente. E dire che sembrava la\npi\u00f9 facile da portare a termine! Di certo non aveva sperato di poter porgere\npersonalmente le sue scuse alla Zarina per il disdicevole comportamento tenuto\nin passato&#8230; Ma guarda te i casi della vita! E invece consegnare un cavolo di\npacchetto, oggetto che avrebbe potuto benissimo affidare a un corriere, a un\nservitore, a un garzone di bottega, a un idiota qualunque, ecco, questa s\u00ec che\nera diventata un&#8217;impresa impossibile. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra l&#8217;altro, chiss\u00e0 che cosa avrebbe fatto il destinatario dopo\nla loro fuga. Chiss\u00e0 dov&#8217;era e che cosa stava facendo. Chiss\u00e0 che cosa ne\nsarebbe stato di lui, di tutti loro. Chiss\u00e0 cosa ne sarebbe stato di chi era\nentrato nella magione con gli imperiali. Chiss\u00e0 chi c&#8217;era fra loro. Chiss\u00e0 se\nsi sarebbero mai rivisti. Chiss\u00e0 cosa avrebbero deciso di fare Valdemar e\nErigas. Chiss\u00e0 se sarebbe scoppiata una guerra civile. Chiss\u00e0 se gli Imperatori\nsarebbero arrivati in pompa magna a sterminare tutti i dissidenti (<em>HA! ci provassero<\/em>, pens\u00f2 troppo forte Eliot,\nfacendosi venire mal di testa).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;unica cosa indubbia era che c&#8217;erano decisamente troppi <em>chiss\u00e0<\/em> in tutti quei pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avrebbe dovuto considerare nemico chiunque fosse entrato\nnella magione, adesso? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma figuriamoci. Chiss\u00e0 che era successo l\u00e0 fuori! Di sicuro qualcuno\nera rimasto per dar loro la possibilit\u00e0 di scappare. Qualcuno magari aveva in\nmente un complicato doppio gioco. Qualcuno temeva per la propria vita&#8230; beh,\nci stava. Qualcuno invece era solo uno stronzo imperialista, ma dopotutto era\nnel suo diritto esserlo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Impero&#8230; ooooh, l&#8217;Impero faceva proprio schifo. Anche\nCaponord era una fogna orribile, Khartas non faceva di certo eccezione, ma\nl&#8217;Impero, oooooooooh, l&#8217;<em>Impero<\/em>! Gli\nImperatori giocavano davvero sporco, ormai era palese, ma i loro sgherri\navevano commesso l&#8217;imperdonabile errore di fare i grossi con lo Zar. Con <em>quello<\/em> Zar. Quanta stupidit\u00e0 tutta\ninsieme. Non solo perch\u00e9 se avesse voluto in un battito di ciglia li avrebbe\npiantati in terra come bulbi di tulipani; ma anche perch\u00e9 c&#8217;era l\u00ec tutta la sua\ncorte, costituita per met\u00e0 di nobili altezzosi e con un&#8217;altissima opinione di\ns\u00e9 e della propria terra e per met\u00e0 di lupe rancorose senza raziocinio pronte a\ntutto per difendere i propri pargoletti (e appartenere a una categoria non\nescludeva l&#8217;altra). Se la Zarina non avesse consigliato la fuga per evitare\nspargimenti di sangue e ulteriori problemi, entro un giro di clessidra piccola quel\ncortile sarebbe stato concimato con abbondante sostrato di esecutore, di certo ottimo\nper la fioritura del luppolo, e d&#8217;estate i khartasiani si sarebbero goduti\nun&#8217;eccezionale mandata di birra sotto i capestri. Fortunatamente per loro (e\nsventuratamente per gli amanti dell&#8217;ambrato liquore), questo non era accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Ripensandoci per\u00f2, dopo poco che erano entrati nel tunnel\nEliot aveva <em>effettivamente <\/em>avuto\nl&#8217;impressione di aver udito delle urla terribili, rumore di ossa che si\nrompevano male e il ruggito di un puma di montagna, ma si era persuasa che\nfosse solo la sua immaginazione. Non c&#8217;erano grandi felini in quella zona di\nKhartas.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Beh, di certo adesso era il momento di tenersi stretti\nquelli che erano fuggiti con lei. Di far di tutto per proteggerli. <em>Pi\u00f9 tempo&#8230; ora s\u00ec che mi serve pi\u00f9\ntempo&#8230;<\/em> prima non le importava poi cos\u00ec tanto di morire, adesso invece\nvoleva esserci, sia per vedere come andava a finire tutta quella storia, sia\nper dare il suo contributo. Non che Moc non avesse ragione quando si lamentava\ndei segretucci cortigiani, ma andiamo, andare a rifugiarsi sotto le gonne di\nquelli che con le cose non dette avrebbero potuto riempire tutti gli armadi costruiti\na Caponord in tremila anni&#8230; e via, su! Allora se le cercava! Gli garbava la\ngabbia pi\u00f9 luccicante? E va bene, che se la tenesse! Per Eliot erano meglio\nquei nobili sgraziati e disgraziati di cui ormai avevano imparato a conoscere difetti\ne debolezze, e quando li vedi piccoli e sfigati per quello che sono, \u00e8 proprio\nin quel momento che la sterile devozione diventa affetto, amore, rispetto. E\nodio. Anche l&#8217;odio \u00e8 importante. <em>Come si\ndice dei figlioli: \u00e8 brutto, gli manca un braccio, gli puzza il fiato, mi tocca\nprenderlo a schiaffi e ha un carattere di merda, per\u00f2 \u00e8 il mio e non\nt&#8217;azzardare a toccarlo. <\/em>Sissignori. Sissignoooori. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quante assurdit\u00e0, quante assurde assurdit\u00e0 le si affollavano\nin testa in una situazione cos\u00ec tremenda&#8230; forse era quel male di stagione che\nsi stava decisamente aggravando che le annebbiava la capacit\u00e0 di ragionare, di\ntener separato il drammatico dal faceto, di analizzare la situazione\nlucidamente. Non era nemmeno pi\u00f9 in grado di preoccuparsi troppo per il freddo,\nil buio, i cattivi odori, la sorte, la morte. Era in pace con il mondo&#8230; un\nmomento, quale mondo? Tutto ci\u00f2 a cui Eliot riusciva a pensare era lo Zar che\ninseriva in un immenso tritacarne gli esecutori di Ashnog cantando canzonette\nallegre, mentre la Zarina impastava il macinato in polpettine perfettamente\nrotonde che l&#8217;Arconte Vassilj impanava amorevolmente in un trito di pane\nraffermo e limatura di ferro, coadiuvato dall&#8217;Arconte Aleksej che nel frattempo\nne friggeva in gran quantit\u00e0 nel sangue dei suoi nemici. E tutta la corte di\nKhartas, con piattini pronti e sorrisi a mille denti, attendeva trepidante\nfischiettando un controcanto per lo Zar. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si rese conto di star pensando <em>ma guarda quel tappo caprone finto orbo! Ma lo sapr\u00e0 che il fritto con\nil sangue viene troppo pesante? Ma che gli insegnano nell&#8217;Astore? Guarda quanta\nciccia sprecata! Se lo vedesse Malenki, le si spezzerebbe il cuore! E poi GLI\nspezzerebbe il cuore, a zannate! <\/em>fu chiaro e inoppugnabile che ormai la\nfebbre aveva preso possesso del suo corpo e chiss\u00e0 quando glielo avrebbe\nrestituito. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Capra!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Polvere. Umidit\u00e0. Odore di tana, di trappola, di tempo immobile e indifferente. Da quanto tempo stavano camminando? Minuti? Ore? Anni? Non c&#8217;era modo di saperlo. Del resto, non c&#8217;era nemmeno modo di sapere dove sarebbero arrivati, oltre che quando. 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