{"id":2162,"date":"2019-03-24T18:37:16","date_gmt":"2019-03-24T17:37:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/?p=2162"},"modified":"2019-03-24T18:39:09","modified_gmt":"2019-03-24T17:39:09","slug":"restless","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/restless\/","title":{"rendered":"Restless"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il piccolo cumulo di pietre e catenelle atterr\u00f2 sulla scrivania con un cupo tintinnio, scomponendosi sul piano di legno. Eliot lo fiss\u00f2 per alcuni istanti a denti stretti, togliendosi lentamente i bracciali inzuppati di pioggia. <br \/>\nTutto sommato era un oggetto davvero insignificante. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;\u2026allora siamo d&#8217;accordo? Questa \u00e8 la nostra decisione finale?&#8221;<br \/> &#8220;Se tutto \u00e8 perduto, faremo come abbiamo detto.&#8221;<br \/> &#8220;Possa Caliban ess- no, lasciate perdere. Vediamo che succede domattina.&#8221;<br \/> &#8220;Vediamo domattina.&#8221;<br \/> &#8220;Ora andiamo a dormire.&#8221;<br \/> Le tre annuirono, rivolgendosi l&#8217;un l&#8217;altra un&#8217;occhiata risoluta, ma stanca. Avevano discusso per gran parte della notte davanti a interminabili tazze di t\u00e8 e cumuli di biscotti rinsecchiti in una minuscola posada poco distante dallo Huerto dove alloggiavano i loro compagni. Al polso di Vivi tintinnavano tre dei famigerati braccialetti che lentamente stavano facendo a pezzi le loro anime. Quello di Eliot, invece, manteneva ancora saldamente il suo posto.<br \/> &#8220;I nostri compagni sapranno stupirci, non dubitate.&#8221;<br \/> &#8220;Hanno fatto cos\u00ec tanto per noi\u2026&#8221;<br \/> &#8220;\u00c8 impossibile che non abbiano trovato una soluzione. Ce la faremo.&#8221;<br \/> Stavano per salutarsi quando la porta della posada si dischiuse e una ventata gelida invase la stanza.<br \/> Hari.<br \/> Hari?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eliot si spogli\u00f2 lentamente, disponendo con cura i suoi abiti fradici in un catino smaltato decorato con fiori dalle accese tinte khartasiane. Uno strumento cos\u00ec semplice, di uso comune, in cui la gente di casa gettava senza tante cerimonie la biancheria sporca\u2026. eppure, a conti fatti, era anche una piccola opera d&#8217;arte.<br \/>\nQuel dannato braccialetto cos\u00ec vezzoso, invece, era stato anche una macchina di morte tascabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ci volle relativamente poco tempo perch\u00e9 Vivi smettesse di piangere, o meglio, perch\u00e9 riuscisse ad addormentarsi piangendo, spossata e privata di ogni pensiero positivo. Artemisia si offr\u00ec di dormire accanto a lei; certo, Eliot aveva sempre tenuto stretta a s\u00e9 Vivi durante il racconto di Hari, ma l&#8217;occhio esperto della cerusica aveva colto la discrepanza fra la tenerezza mostrata nei gesti verso l&#8217;amica e la smania incontrollabile che affiorava dai lineamenti del viso, pur tenuti debitamente a freno. La stanchezza aveva convinto Artemisia che, con le giuste condizioni ambientali, in quel momento Eliot avrebbe potuto incenerire ogni cosa nel raggio di miglia semplicemente sputandoci su: non sarebbe stato quindi per nulla sicuro che trascorresse la notte nella stessa stanza della giovane khartasiana inerme e affranta.<br \/> Ma, come Artemisia aveva giustamente intuito, Eliot non aveva nessuna intenzione di rimanere con Vivi; anzi, sgattaiol\u00f2 fuori dalla posada non appena il respiro dell&#8217;amica divent\u00f2 regolare.<br \/> Hari, colto da un&#8217;intuizione, decise di seguirla. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La grande tinozza era ricolma di acqua bollente, leggermente profumata, pronta per lei. Eliot si immerse fino alle spalle, chiudendo gli occhi, poi sprofond\u00f2 sott&#8217;acqua raggomitolandosi. Nessun suono, solo il silenzio: per qualche attimo si aggrapp\u00f2 all&#8217;illusione di essere ancora nell&#8217;immensa stesa di nulla che aveva sempre circondato la sua vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Rimasero in silenzio, a lungo, spalla a spalla. Non c&#8217;era bisogno di dire nulla,dopotutto. Iker era morto e loro avrebbero vissuto. Ma.<br \/> &#8220;Una sola cosa avevo chiesto.&#8221;<br \/> &#8220;\u2026&#8221;<br \/> &#8220;Una, cazzo.&#8221;<br \/> &#8220;\u2026s\u00ec. Gliel&#8217;ho anche detto.&#8221;<br \/> &#8220;Quindi lo capisci, vero? Lo capisci?&#8221;<br \/> &#8220;Che intendi?&#8221;<br \/> Eliot si era voltata verso Hari, respirando a fatica.<br \/> &#8220;Hari guardami. Mi conosci, ormai. Spiegami, spiegamelo tu.&#8221;<br \/> &#8220;Cosa ti devo spiegare?&#8221;<br \/> &#8220;Come\u2026 Cosa\u2026 Perch\u00e9\u2026&#8221; Eliot sembrava non riuscire davvero a trovare le parole per esprimersi, e questo agli occhi di Hari era sinceramente strano. Non aveva ancora versato una singola lacrima, e anche questo era strano. Non aveva imprecato contro nessuno, non aveva bestemmiato alcuna divinit\u00e0, n\u00e9 aveva dato sfogo a rabbia, frustrazione o disperazione. Non aveva praticamente parlato durante tutto il resoconto dell&#8217;accaduto, ma sembrava sul punto di esplodere.  Non era certo di cosa pensare.<br \/> Lei prese un lungo respiro.<br \/> &#8220;Spiegami secondo te come posso giustificare adesso la mia presenza qui.&#8221;<br \/> &#8220;Di che stai parlando?&#8221;<br \/> &#8220;Se nemmeno dopo che hai cercato di spiegarlo, se nemmeno le persone che dovrebbero riuscire a comprenderti rispettano un tuo desiderio, perch\u00e9, dimmi, PERCH\u00c9 rimanere? A che serve avere il libero arbitrio se chiunque, perfino i tuoi amici, lo calpestano? Se nemmeno mettere dei limiti basta? Se la tua volont\u00e0 non conta NULLA nemmeno per le persone che dicono di volerti bene?Insomma a che serve avere intorno gente che ti vuole bene, se non \u00e8 diversa dal resto?&#8221;<br \/> &#8220;\u2026&#8221;<br \/> &#8220;Dovrei essergli riconoscente, no? Stupida Eliot, non sprecare il cazzo di dono che ci ha fatto, non essere ingrata, rispetta la sua volont\u00e0 eeeeeEEEE STIGRANCAZZI! Ma perch\u00e9 nessuno rispetta mai la MIA, di volont\u00e0? La NOSTRA volont\u00e0? N\u00e9 fatui, Imperatori, abomini, reggenti, aristocratici, pezzi grossi\u2026 e nemmeno gli AMICI! Per la terza volta! Ancora e ancora e ancora!&#8221;<br \/> &#8220;\u2026&#8221;<br \/> &#8220;Morire \u00e8 un sollievo al confronto di dover portare il peso di questa morte sulle spalle per tutta la vita! Un peso che avevo implorato che non mi fosse dato! E che non fosse dato a nessuna di noi! E INVECE! INVECE, cazzo, INVECE!&#8221;<br \/> Hari rest\u00f2 in silenzio. Era proprio vero che ognuno portava le stesse croci in modo completamente diverso.<br \/> Il tempo pass\u00f2.<br \/> &#8220;Che cosa vuoi fare?&#8221; le chiese.<br \/> &#8220;Non lo so pi\u00f9&#8221; rispose.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eliot rimase in apnea finch\u00e9 non ebbe pi\u00f9 fiato, poi riemerse inspirando a pieni polmoni, spezzando la quiete della stanza e spruzzando acqua sulle assi del pavimento. Il fuoco acceso crepit\u00f2 leggermente, rilucendo sulle pietre del braccialetto che, silenzioso, attendeva al suo posto. Tutto torn\u00f2 nuovamente tranquillo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non c&#8217;era nulla di tranquillo in quella stanza dove la Dinasta riposava per l&#8217;ultima volta. Non c&#8217;era nulla di tranquillo nelle parole di Artemisia. Nel destino del Capitano. Nella sofferenza della Grand Master. Nelle domande di Don Esteban. <br \/>Ma soprattutto, non c&#8217;era nulla di tranquillo nel suono dei braccialetti che cadevano in mezzo alla ghiaia, nella loro ritrovata libert\u00e0, nel perdono degli Imperatori. Eliot aveva preferito fingere che la storia fosse finita l\u00ec, sforzandosi di tornare efficiente nonostante si sentisse sempre spossata. Le loro anime non erano state risanate, dopotutto, e a questo si aggiungeva il peso dell&#8217;assenza di Don Iker. <br \/>Quello stronzo.<br \/>Decise di liberarsi almeno di un altro peso e si diresse verso la Grand Master. La giudicasse pure come preferiva. A questo punto niente aveva pi\u00f9 l&#8217;importanza che aveva avuto fino al giorno prima. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sabbia della clessidra scendeva inesorabile e l&#8217;acqua diventava sempre pi\u00f9 tiepida nonostante il fuoco fosse ancora ben vivo. Qualcosa, da qualche parte, gocciolava dentro la tinozza. Forse fuori stava ancora piovendo. <br \/>\nChe si trovasse fra la gente o nel silenzio, le risposte continuavano a sfuggirle. Una volta l&#8217;Arconte Vassilj le aveva chiesto se era ancora la stessa Eliot appena partita dalle Lande Selvagge e s\u00ec, quella risposta la sapeva. <br \/>\nTutto il resto, no. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Usc\u00ec dalla tinozza avvolgendosi in un grande asciugamano morbido e caldo e si sedette alla scrivania, fissando il braccialetto. <br \/>\n&#8220;Immagino che tu non abbia nessuna risposta, inutile paccottiglia che non sei altro.&#8221; Sorprendentemente, il braccialetto non rispose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Qualcosa nel testamento della Dinasta le era rimasto in testa. Qualcosa a proposito di cadere, s\u00ec, ma non arrendersi. Di puntare sempre al meglio che si pu\u00f2 fare. Ma, soprattutto, di non arrendersi mai. MAI.<br \/> Andarsene significava gettare la spugna su quelle terre e chi le abitava. Decidere che non ne valeva la pena. Sarebbe stato assolutamente coerente con i suoi principi salutare con affetto Hari, Vivi e tutti gli altri e far fagotto per esplorare altri luoghi, altre culture. Caponord, la meravigliosa Madrepatria, era stata una delusione sotto tanti punti di vista: non era la terra piena di sogni, bellezza e opportunit\u00e0 che lei e Hernando avevano sognato quando erano ragazzini, ma il triste crogiolo di infelicit\u00e0 di cui parlava Monna Celina. Fidarsi delle persone era impossibile. Quindi, perch\u00e9 restare?<br \/> Ma del resto, non aveva iniziato pure lei a mentire, a ingannare, a pensare come la gente di Caponord? Evidentemente sotto sotto non era diversa dagli altri. Iker, Vivi, Val\u00e9rie e chiunque altro si inserivano perfettamente nella cornice, rendendo il quadro vivo e pulsante. La vera macchia era lei. O lo accettava e si regolava di conseguenza, o se ne andava e, di conseguenza, gettava la spugna anche con se stessa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eliot assest\u00f2 un pugno al braccialetto, come se sperasse in una sua reazione, poi scosse la testa. <br \/> Mise l&#8217;ampio asciugamano ad asciugare davanti al fuoco e poi si avvolse in una caldissima e orribile vestaglia di flanella ricamata, ricevuta come compenso extra per un banchetto di nozze valdemarita direttamente dalla sposa (senza dubbio un regalo della pacchianissima suocera erigasiana). <br \/> Spost\u00f2 il braccialetto con il dorso della mano su un angolo poi lasci\u00f2 cadere sulla scrivania un grosso tomo impolverato su cui era impresso un titolo in caratteri pomposi e arcaici.<br \/><em>Codex Imperialis.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esisteva un modo per rimanere coerente con se stessa a Caponord? C&#8217;era di sicuro, da qualche parte. Bastava trovarlo.<br \/> Sospir\u00f2, avvolse un asciugamano intorno ai capelli e li strizz\u00f2 forte.<br \/> <em>Via, ora mettiamoci al lavoro<\/em>, pens\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il piccolo cumulo di pietre e catenelle atterr\u00f2 sulla scrivania con un cupo tintinnio, scomponendosi sul piano di legno. Eliot lo fiss\u00f2 per alcuni istanti a denti stretti, togliendosi lentamente i bracciali inzuppati di pioggia. 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