{"id":2218,"date":"2019-08-29T21:10:26","date_gmt":"2019-08-29T20:10:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/?p=2218"},"modified":"2019-08-29T21:10:30","modified_gmt":"2019-08-29T20:10:30","slug":"the-way","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/the-way\/","title":{"rendered":"The way"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cUna buona manutenzione \u00e8 la base\nper un\u2019arma funzionante.\u201d Navarre gliel\u2019aveva detto mille volte a Isabeau da\nquando era entrata a far parte degli Zakhody. Prendersi cura delle gargolle e\ndei fucili era il compito basilare che ogni buon pistolero doveva svolgere\nquotidianamente e lui ne aveva fatto quasi una ragione di vita. Giorno dopo\ngiorno, con panno, olio e concentrazione Navarre si sedeva al suo tavolo,\ndisponeva le sue armi innanzi a s\u00e9 e le sistemava. Pezzo per pezzo, dettaglio\nper dettaglio, niente sfuggiva alla sua cura. Non una vite allentata, non una\nmolla insufficientemente in tensione, non una riga nella canna scappavano al\nsuo sguardo. Pi\u00f9 di una volta aveva compiuto quel lavoro assieme a Isabeau e\naveva visto che l\u2019attenzione della donna era quasi pari alla sua, e quello che\nnon possedeva di abilit\u00e0 lo compensava in entusiasmo. Quando Navarre esaminava\nle gargolle della compagna era quasi sempre soddisfatto; non poteva fare altro\ndunque che stupirsi tutte le volte che quelle dannate pistole facevano cilecca.\nSembrava una maledizione, tanto era illogica e senza spiegazione la cosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse, per\u00f2, adesso capiva. Aveva\nrecuperato l\u2019arma di Isabeau e l\u2019aveva pulita, un po\u2019 per calmare i nervi, un\npo\u2019 per abitudine. Con calma certosina aveva tolto ogni traccia di sangue fino\na far splendere il metallo, e poteva dire con certezza che quell\u2019arma era\nperfetta. Si alz\u00f2 dalla sedia e con gesti precisi caric\u00f2 la gargolla di polvere\nda sparo, quindi inser\u00ec il proiettile. Caric\u00f2 il cane, punt\u00f2 verso un paglione\ne spar\u00f2. Un CLIC sordo provenne dall\u2019arma. Cilecca, ancora cilecca, ma Navarre\naveva compreso. Quell\u2019arma sapeva quale sarebbe stato il suo destino, ovvero\ninfilare una pallottola in testa a Isabeau. Non lo avrebbe mai voluto fare, e\nper tutta la sua esistenza aveva combattuto contro quella sorte che la\nattendeva, cercando di non funzionare come avrebbe dovuto. Il destino era per\u00f2\nstato ineluttabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Navarre avvolse l\u2019arma in un\npanno e la depose in un piccolo scrigno. Era davvero una buona gargolla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They made up their\nminds <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>And they started\npacking <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They left before the\nsun came up that day\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jagosh si svegli\u00f2 di soprassalto.\nLa piccola stanza della locanda era buia e dalle imposte arrivava a malapena un\nfilo di luce. Doveva mancare poco all\u2019alba ormai. Si sentiva la bocca secca e\nla testa gli pulsava debolmente, come succedeva di solito nell\u2019ultimo periodo.\nCon un mezzo grugnito si alz\u00f2 dal letto e si stiracchi\u00f2. Cosa l\u2019aveva\nsvegliato? Un sogno? Un incubo? Il fatto che ultimamente dormiva sempre meno?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cerc\u00f2 la caraffa dell\u2019acqua a\ntentoni sopra il canterano e ne bevve generose sorsate. Sprazzi di pensieri gli\nsi agitavano in testa, impressioni, voci dissonanti e discordanti. Ogni tanto\ngli raccontavano segreti che gli facevano ribollire il sangue, altre volte lo\ncalmavano, ma adesso sembravano parlargli direttamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDove eri, Jagosh?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La voce debole di Isabeau, quasi\nun lamento, gli sussurrava nel fondo del cervello. Jagosh&nbsp; lo sapeva che non poteva essere veramente la\nvoce della donna. Non perch\u00e9 lei fosse morta, ma perch\u00e9 non avrebbe mai usato\nquel tono. Isabeau aveva compiuto una scelta e non avrebbe mai recriminato a\nnessuno di non aver fatto niente per lei in quel momento. Aveva deciso ed era\narrivata sino in fondo. Nessuno avrebbe mai saputo tutti i motivi che l\u2019avevano\ncondotta a quel gesto, ma il punto era che erano motivi di Isabeau, la quale\nnon li avrebbe mai scaricati su altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda per\u00f2 continuava a\nvagargli dentro. \u201cDove eri, Jagosh?\u201d Lui era quello che si prendeva cura degli\naltri Zakhody, e non solo delle loro ferite. Era una testa calda, \u00e8 vero, ma\nquando c\u2019era da ascoltare gli altri lui c\u2019era sempre. Tranne che quel giorno\nper Isabeau. Perso dietro al sapore del sangue, al vortice di una magia che si\nagitava dentro di lui e nemmeno comprendeva appieno, Jagosh sapeva di non\nesserci stato. Sarebbe bastata una parola per distogliere la compagna da quel\ngesto finale? Una spalla su cui piangere? Un sorriso? Non lo avrebbe mai\nsaputo, ormai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella penombra della stanza, una\nfigura ricambiava lo sguardo di Jagosh dallo specchio, ma lui non riusciva pi\u00f9\na riconoscerla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>An exit to eternal summer slacking <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>But where were they going without ever <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>knowing the way?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sguardo di Scarlet vagava\nnelle profondit\u00e0 di un bicchiere di vino rosso. Seduta all\u2019esterno della\nlocanda, sotto una generosa pergola di passiflora, la ragazza inspir\u00f2 l\u2019aria\ndella breve e feroce estate khartasiana. Il vento portava l\u2019odore del mare con\nappena una nota di acre fumo di legna, forse la combinazione pi\u00f9 tipica di Port\nAnchor. Scarlet alz\u00f2 gli occhi verso il cielo notturno; le sembr\u00f2 come al\nsolito freddo e distante, distaccato, imparziale. Non riusciva a capire come\nqualcuno potesse guardare in alto, a quella distesa buia e profonda, e credere\nche lass\u00f9 si nascondesse qualcosa di salvifico. Era solo vuoto, un vuoto\nvertiginoso e devastante, come fauci pronte a inghiottire tutto. Con una mano,\nScarlet si spost\u00f2 un ciuffo di capelli dagli occhi. La testa le girava\ndebolmente. Il maledetto oste doveva aver allungato il vino con qualche\nschifezza. Sbuff\u00f2, scocciata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Silenziosamente, come un\u2019ombra\nbianca tra le tenebre, la figura di Eliot si materializz\u00f2 accanto a lei. La\ndonna aveva una brocca di terracotta in mano e una rozza tazza di legno. Senza\ndire niente, si sedette nella sedia accanto a Scarlet e si riemp\u00ec la tazza fino\nall\u2019orlo di vino rosso. Scarlet not\u00f2 che aveva un colore e un profumo migliore\ndel suo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Conosco l\u2019oste \u2013 comment\u00f2 Eliot\ndistrattamente \u2013 e so dove tiene il vino buono. Prendi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il bicchiere di Scarlet fu\nriempito, e le due donne provvidero a svuotare in un sorso le loro coppe.\nEntrambe fissavano l\u2019orizzonte, senza proferire parola. La notte e il silenzio\navevano ormai accolto il porto come una coltre pesante, e gli avventori della\nlocanda andarono a casa uno dopo l\u2019altro. Anche quando l\u2019oste chiuse a chiave\nla porta d\u2019ingresso, le due donne erano ancora l\u00ec. Scarlet frug\u00f2 nella sua\nscarsella ed estrasse la sacca del tabacco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Ora che Jagosh \u00e8 partito di\ntesta speravo in Isabeau come compagna per le pause \u2013 Scarlet scroll\u00f2 la testa,\nmentre si preparava una sigaretta. \u2013 Trovare qualcuno con cui fumare diventa\nsempre pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eliot si volt\u00f2. Sul viso di\nScarlet, illuminato per un\u2019istante dalla fiamma fugace di un fiammifero,\nriconobbe la dolorosa espressione di chi aveva troppo che gli si agitava dentro\nma che si era ripromesso di non dare spazio a quelle emozioni. Le donne\nsospirarono entrambe, allungando i piedi sopra il tavolo e spingendo indietro\nlo schienale della sedie. Un filo di fumo sottile si alzava a lente volute\nverso il cielo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They drank up the wine<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>And they got to talking<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They now had more important things to say\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avvolta solo in un lenzuolo di\ndelicata seta, Valerie si stava spazzolando i capelli dinnanzi al piccolo\nspecchio della sua toletta, alla luce di deboli candele rossastre. Diego,\nsereno e appagato, russava beatamente nell\u2019ampio letto alle sue spalle, come in\nun nido di lenzuola arruffate. La ragazza sorrise, guardandolo di sghembo.\nL\u2019idea che in questo triste mondo ci fosse qualcuno capace di &nbsp;mettere da parte i propri pensieri e di essere\nfelice anche solo per un\u2019istante era come un balsamo lenitivo, in questo\nmomento. Lei, invece, si sentiva in equilibro su una sottile corda, tesa sopra\nun mare di disperazione. Troppe cose erano successe in poco tempo. La\nrivoluzione a Valdemar. La cancellazione dei titoli nobiliari. Il rapimento di\nMadame C\u00e9cile. Isabeau. Soprattutto Isabeau. Solo il pensiero della sua amica\nche si era tolta la vita fece quasi cadere la spazzola di mano a Valerie. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto dolore, Isabeau. Valerie\nnon voleva nemmeno provare a immaginare quanto fosse straziante ci\u00f2 che aveva\nportato la donna a compiere quel gesto. Quanta angoscia deve possedere una\npersona per arrivare a pensare di voler porre fine alla propria vita? Quale\ndeterminazione a volerla finire deve avere qualcuno per riuscire a portare quel\ngesto fino in fondo? Per voler rinunciare a tutto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un pensiero sembr\u00f2 fare breccia\nall\u2019improvviso nella sua inquietudine. Valerie non voleva rinunciare a niente.\nStava male in quel momento, \u00e8 vero, ma quel dolore era la prova che in quel\nmomento lei era viva. Ogni emozione che provava, ogni lacrima, erano i\ntestimoni del suo qui e del suo ora. Aveva fame, fame di quella vita,\nnonostante le difficolt\u00e0, nonostante il dolore. Forse era stato questo il\nlascito di Isabeau per lei, farle ricordare quanto volesse essere viva e quanto\nvoleva combattere per ci\u00f2 che aveva, con tutto quello che poteva costare. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Valerie arriv\u00f2 sino al letto. Si\nadagi\u00f2 con calma accanto a Diego, abbracciandolo da dietro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Vale, que pasa? \u2013 mugugn\u00f2\nl\u2019uomo teneramente. \u2013 Todo bi\u00e9n?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; S\u00ec, Diego, va tutto bene \u2013\nreplic\u00f2 lei, chiudendo gli occhi con un sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>And when the chart broke down they started walking<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Where were they going without ever <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>knowing the way?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rumore ritmico dei colpi\nrisuonava per tutto il campo d\u2019arme, nonostante l\u2019ora precoce. Il sole era\nappena sorto debolmente e i primi raggi trovarono Lucien gi\u00e0 in piedi, intento\nad allenarsi. Un manichino da armature non era granch\u00e9 come compagno di scambi,\nma era anche l\u2019unica alternativa disponibile a quell\u2019ora. Cercava di scacciare\ni pensieri con la fatica, quei pensieri che rendevano il suo sonno agitato, ma\nquesti trovavano sempre un modo di strisciargli addosso. Colp\u00ec il manichino con\nfoga, tentando una combinazione di fendenti che poteva risultargli utile in\nbattaglia. Era suo compito essere al massimo della forma per fungere da scudo\nper i suoi compagni e per ci\u00f2 a cui teneva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi compagni. Pens\u00f2 ai membri\ndel gruppo da lui fondato, gli Zakhody. In lingua khartasiana, quella parola\nsignificava \u201crandagi\u201d. Sembrava un nome da duri. Lo senti e gi\u00e0 pensi a\nmercenari scafati, pronti a tutto e a vendersi al miglior offerente, pronti a\nseguire il vento della battaglia dove li portavano i soldi. Poteva essere cos\u00ec,\nma non era assolutamente cos\u00ec. Gli Zakhody erano veramente randagi, gente\npersa, senza una direzione. Chiunque, se preso da solo, \u00e8 cos\u00ec. Eppure, gli\nZakhody erano soprattutto una dimora. Erano il posto in cui non essere pi\u00f9\nrandagi, pi\u00f9 persi, pi\u00f9 soli. O almeno esserlo meno. O almeno esserlo insieme.\nCon tutte le differenze tra i suoi membri, gli Zakhody erano un gruppo e si\nerano completati a vicenda; Lucien era fiero di farne parte e come fondatore (e\nriluttante guida) se ne sentiva responsabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo non riusciva a placare\nquella furia. Ne capiva le origini, la comprendeva, ma non per questo riusciva\na placarla. Uno Zakhody si era perso. Che si fosse allontanato dal branco, o\nche il branco lo avesse lasciato indietro, il risultato era lo stesso. Isabeau\naveva lasciato gli Zakhody e questo mondo nel pi\u00f9 definitivo dei modi\npossibili. In un momento in cui nessuno era con lei, da sola, aveva reciso\ntutti i fili che la legavano agli altri; fili che adesso si dimenavano come\nserpenti decapitati, in cerca di un significato e di una spiegazione. Fili che\nrischiavano di intricarsi, di legare chiunque ci fosse vicino. Una storia che\nnon trova il suo senso rischia solo di strozzare chiunque si trovi troppo\nvicino a essa, e da essere legato a essere strozzato il passo \u00e8 breve. Lui,\nper\u00f2, non avrebbe ceduto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avrebbe combattuto. Avrebbe\ndifeso e protetto ci\u00f2 che aveva vicino, perch\u00e9 nessuno Zakhody si fosse perso\nmai pi\u00f9. Perch\u00e9 lui, Lucien, non voleva pi\u00f9 perdere altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Anyone could see<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>The road that they walk on is paved in gold<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>And it&#8217;s always summer, they&#8217;ll never get cold<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They&#8217;ll never get hungry<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They&#8217;ll never get old and gray<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hari era sempre stato un animale\nabitudinario. Quando qualcosa era fuori posto lui sentiva il bisogno di mettere\nin ordine. Bastavano piccole cose che non fossero dove dovevano essere e lui\nsubito si agitava ed entrava in ansia; per questo riordinare era un ottimo\nmomento per riprendere il controllo di s\u00e9 stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aveva svuotato il tascapane sul\ntavolo della sua stanza. Aveva riordinato gli scritti in suo possesso in rotoli\ndivisi per argomento e data generale. Aveva infilato su un filo di spago le\npoche idre e falconi che portava con s\u00e9 per eventuali spese improvvise. Aveva\nripulito il piccolo ramo di liszt che portava sempre con s\u00e9 dai pezzi di\ncorteccia che stavano per staccarsi. Aveva ritrascritto sul suo diario\npersonale gli appunti che aveva sparso in giro. Poi, aveva trovato la striscia\ndei simboli degli Zakhody. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era un simbolo pi\u00f9 per loro che\nper il mondo esterno. Ogni Zakhody su quella striscia aveva messo qualcosa che\nlo identificasse. Una perla, una spilla, un simbolo, qualcosa che parlasse di\nlui al resto del gruppo. Otto simboli erano presenti sulla striscia, per tutti\ni membri della compagnia, anche quelli poco presenti come Chavi. Eppure,\nmancava il simbolo di Isabeau.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Isabeau era l\u2019ultima entrata\nnegli Zakhody, ma non per questo meno amata, anzi. Probabilmente era entrata\nsoprattutto per la stima, il rispetto e l\u2019affetto che ognuno di loro provava\nnei suoi confronti. Era diventata subito una di loro in tutto e per tutto.\nEppure, la donna non aveva ancora fatto in tempo a trovare qualcosa da\naggiungere al simbolo degli Zakhody, e ora non ce l\u2019avrebbe mai fatta. Dagli\noggetti presi alla rinfusa dalla sua borsa, Hari prese una piccola perla bianca\ndalle screziature viola. L\u2019aveva presa al mercato di Port Anchor e aveva\npensato di sottoporla a Isabeau se potesse essere adatta per simboleggiarla.\nEra una perla piccola ma splendente, di grande valore, e chiss\u00e0 perch\u00e9 faceva\nstare bene chi le era vicino. Sembrava molto adatta per Isabeau.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, ora non sarebbe servita\npi\u00f9. Hari prese la perla e la ripose in un cassetto, quello dove stavano quelle\ncose che non avrebbero mai trovato posto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>You can see their shadows<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Wandering off somewhere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They won&#8217;t make it home<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>But they really don&#8217;t care<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They wanted the highway<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>They&#8217;re happy there today, today<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cUna buona manutenzione \u00e8 la base per un\u2019arma funzionante.\u201d Navarre gliel\u2019aveva detto mille volte a Isabeau da quando era entrata a far parte degli Zakhody. 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