{"id":27,"date":"2006-11-13T13:50:00","date_gmt":"2006-11-13T13:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=19"},"modified":"2006-11-13T13:50:00","modified_gmt":"2006-11-13T13:50:00","slug":"lo-straniero-e-la-fanciulla-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/lo-straniero-e-la-fanciulla-iii\/","title":{"rendered":"Lo straniero e la Fanciulla &#8211; III"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">&#8211; Non so pi&ugrave; cosa fare per te, Straniero.<\/p>\n<p>Jessenia ripose con stizza malcelata una boccetta vuota che ancora esalava un odore forte e penetrante. Le aveva provate tutte, ma il corpo di quell&rsquo;uomo, tenuto miracolosamente in vita da tutti i suoi sforzi, non ne voleva sapere di reagire. Da qualche ora era perfettamente immobile, anche se ancora vivo, come se la sua anima si stesse preparando a un&rsquo;ordinata ritirata e stesse per lasciare le sue spoglie mortali, rese ingombranti e inutili da chiss&agrave; quale tremenda tortura.<br \/>\nNessuna divinazione era riuscita a rivelare la natura del male che lo affliggeva, nessun&rsquo;erba era stata capace di lenire le sue sofferenze e calmare le sue urla tremende quando aveva una crisi, nessun rimedio magico o alchemico gli fosse stato somministrato aveva sortito l&rsquo;effetto dovuto. Tutte queste premure erano riuscite solo a prolungare la sua esistenza, e con essa anche la sua pena, di due settimane. Ma adesso Jessenia si rendeva conto che il suo paziente era davvero agli sgoccioli. Le fibre del suo corpo si erano arrese, alla fine. Stava morendo.<\/p>\n<p>Ma lei non voleva lasciarlo andare cos&igrave;. Non lo accettava. Nonostante la giovane et&agrave;, era un&rsquo;autentica autorit&agrave; in materia di guarigione, e questo fallimento non riusciva a comprenderlo n&eacute; a sopportarlo. Non sapere, non conoscere, non capire&hellip; presso la sua trib&ugrave; queste erano le peggiori sventure che potevano capitare a qualcuno. E lei voleva sfuggire all&rsquo;ineluttabile: doveva strappar via quell&rsquo;uomo alla Morte, doveva comprendere l&rsquo;origine del suo male e salvarlo. <br \/>\nVoleva farlo, ma ormai non riusciva pi&ugrave; a capire come.<\/p>\n<p>E poi non sopportava l&rsquo;idea di separarsi da lui proprio adesso. L&rsquo;aveva vegliato ininterrottamente, l&rsquo;aveva lavato e rivestito pi&ugrave; volte al giorno in modo che fosse sempre pulito, lo aveva coccolato, vezzeggiato, aveva sperimentato ogni genere di cura, aveva perso il sonno per cercare di salvargli la vita&hellip; si chiedeva come avrebbe potuto passare le sue giornate senza di lui, non voleva pensare a quanto sarebbe stata vuota la vita senza poter godere pi&ugrave; della vista di quegli occhi azzurri come il cielo che la trafiggevano e tuttavia non la percepivano. Hanan aveva ragione, ma lei non si decideva ad ammetterlo: si era innamorata del suo paziente, e il fatto che fosse un caso disperato non l&rsquo;aveva minimamente scoraggiata. <br \/>\nAveva scoperto soltanto che lo avevano torturato all&rsquo;inverosimile. Con tutta la sua fantasia non riusciva a immaginare a cosa fossero dovute le ferite in corrispondenza della fitta rete di vasi sanguigni, dal collo alla punta dei piedi: alcune erano profonde e sottilissime, come se i suoi aguzzini lo avessero trapassato da parte a parte con lunghi aghi; altre erano grandi, superficiali e slabbrate. Ve ne erano di vecchie e di nuove, quindi era impossibile stabilire da quanto tempo fosse in quelle condizioni. Il cranio era quasi completamente solcato da profonde cicatrici di bruciature, ma qua e l&agrave; ricresceva, minuta e leggera come piumino d&rsquo;uccello, una peluria bionda e sottile. Anche la pelle del petto aveva subito gravi danni, probabilmente da sostanze corrosive, mentre le unghie avevano quasi cambiato colore. La ragazza era giunta alla conclusione che lo avessero avvelenato lentamente, ma  in nessun modo riusc&igrave; a scoprire l&rsquo;origine della tossina. <br \/>\nEppure, nonostante la vista di quel campo di battaglia non fosse affatto gradevole, Jessenia non riusciva a staccargli gli occhi di dosso.<\/p>\n<p>Stava pensando a tutto questo quando prese una decisione. Se non funzionava nemmeno questo, non c&rsquo;era davvero pi&ugrave; speranza.<br \/>\nSi sedette sul giaciglio dello Straniero e gli pass&ograve; una mano sulla testa, dove forse un tempo c&rsquo;era una cascata di capelli biondi come l&rsquo;oro. I muscoli del viso si contrassero lievemente e Jessenia indovin&ograve; che l&rsquo;uomo doveva essersi, in qualche modo, svegliato. Conosceva tutte le sue espressioni involontarie, ogni minima variazione le comunicava qualcosa. <br \/>\n&#8211; Ascoltami, se puoi sentirmi. Questo &egrave; il mio ultimo tentativo. Ti prego di perdonarmi se non funzioner&agrave;, ma non&hellip; non ho mai fatto nulla del genere, prima d&rsquo;ora. Ti prego. Vivi.<\/p>\n<p>Jessenia si slacci&ograve; i sandali leggeri e li sistem&ograve; a poca distanza dall&rsquo;ingresso, che si premur&ograve; di richiudere, sigillando i tendaggi con un cordone. Poi, inizi&ograve; a srotolare il lunghissimo sari chiaro che indossava in infermeria. Ci impieg&ograve; un tempo che le parve lunghissimo, lo ripieg&ograve; accuratamente e lo depose sui cuscini dove sedeva di solito, attendendo qualche reazione positiva dal suo assistito. Sfil&ograve; la camiciola e il sottogonna e si ritrov&ograve; nuda, non senza una punta d&rsquo;imbarazzo. Le guance le si imporporarono leggermente, ma seguit&ograve; con la sua idea. Era un cerusico, dopotutto, e stava solo tentando il tutto e per tutto con il suo paziente. Era solo per quel motivo che lo stava spogliando per l&rsquo;ennesima volta. Era solo per il suo bene se adesso si insinuava sotto le lenzuola di seta grezza e gli si avvicinava, piano piano, finendo per sfiorare con le sue carni sane e brunite quelle straziate e chiarissime dell&#8217;uomo. Era solo per amore della Vita che lo accarezzava lentamente, prestandogli il suo calore, di cui lui sembrava aver decisamente bisogno, visto che il suo gli stava sfuggendo dalle membra. Era solo per salvare quegli occhi azzurri e il loro proprietario che depose un primo, lunghissimo bacio sulle labbra umide dello Straniero.<\/p>\n<p>\n<em>Che cos&rsquo;&egrave;, tutto questo calore? Perch&eacute; non sento male, adesso? In effetti, non sento male da un po&rsquo;&hellip; no, che dico? Mi torturano, mi torturano in continuazione, come ho fatto a dimenticarmene? Per&ograve; ora non sento dolore, non&hellip; che cos&rsquo;&egrave; quest&rsquo;ombra scura presso di me? &Egrave; uno spirito, un fantasma, cos&rsquo;altro? Eppure&hellip; eppure&hellip; forse comprendo&hellip; mia signora, finalmente sei giunta&hellip; sei venuta a prendermi&hellip; s&igrave;, deve essere lei&#8230; deve essere la Morte, l&rsquo;ho attesa cos&igrave; a lungo&hellip; e non veniva mai&hellip; deve essere lei, altrimenti non si spiega&hellip; che sollievo&hellip; vorrei&hellip; desidero abbracciarla, ma non riesco a muovere&hellip; no, forse&hellip; concentrati, concentrati&hellip; ma forse non dovrei, magari la Morte non &egrave; felice se l&rsquo;abbraccio&hellip; io non ero mai morto, prima&hellip; per&ograve; non resisto, e poi c&rsquo;&egrave; questo calore, questo tremendo calore che&hellip; no, non &egrave; tremendo&hellip; io sto bene&hellip; io sto bene&hellip; alzati, braccio, alzati&hellip; alzati&hellip; almeno tu porgi omaggio a&hellip; ma se fossero ancora loro? Se volessero continuare, e questo fosse solo un inganno&hellip; oh, basta&hellip; basta&hellip; basta&hellip; no, &egrave; cos&igrave; caldo&hellip; alzati, braccio, alzati&hellip; finch&eacute; dura, dammi sollievo&hellip; &egrave; caldo, caldo, caldo&hellip;<br \/>\n<\/em><br \/>\nPer la prima volta in due settimane, lo Straniero riusc&igrave; a muoversi senza urlare. Sollev&ograve; una mano e la pose sul fianco della ragazza, che la strinse forte. Jessenia ebbe un tuffo al cuore. Ma, da cerusico serio e responsabile qual&rsquo;era, non distolse nemmeno per un attimo l&rsquo;attenzione dalla sua azione di cura.<\/p>\n<div align=\"center\"> ***\n<\/div>\n<p>\n<em>Io&hellip; io&hellip; io mi sento bene&hellip; mi sento&hellip; bene&hellip; non avrei mai pensato che la Morte potesse essere cos&igrave; dolce e meravigliosa&hellip; deve essere una donna, per forza&hellip; ma nessuna donna possiede tanto calore&hellip; e di donne io ne avevo&hellip; ne avevo&hellip; Rosie&hellip; Jaella&hellip; Teri&hellip; e poi chi&hellip; no, nessuna di loro&hellip; per quanto dolce&hellip; per quanto calda&hellip; per quanto&hellip; nessuna di loro &egrave; come l&rsquo;ombra che &egrave; calata su di me&hellip; le sue braccia donano la vita&hellip; nuova vita&hellip; peccato che non possa vedere il suo volto&hellip; ma la sento, mi stringe nel suo abbraccio&hellip; mi fa sentire una cosa sola con lei&hellip; e vedo&hellip; vedo immense distese di un biancore abbagliante&hellip; tutto &egrave; pace, e silenzio&hellip; e non vi &egrave; sofferenza&hellip; solo&hellip; amore&hellip; io vedo&hellip; io mi sento&hellip;<\/em><\/p>\n<p>Quante ore erano passate? Cinque, sei? Quante carezze, quanti baci, quanti abbracci aveva dato a quell&#8217;uomo? Non avrebbe saputo dirlo. Sapeva solo che il corpo dello Straniero, per quanto possibile, aveva reagito. Mai per un attimo, nemmeno al culmine, aveva aperto gli occhi o detto qualcosa. Era rimasto immobile, ma la sua mano era ben salda in quella di Jessenia e di tanto in tanto dava qualche segno di vita, contraendosi e rilassandosi come se tentasse una carezza in risposta a quelle della fanciulla.<br \/>\nE adesso lei era l&igrave;, ad accarezzargli la testa mentre lo teneva abbracciato come un bambino e lo cullava, nella speranza di essere riuscita a salvarlo. Il corpo dell&rsquo;uomo era rilassato come mai era stato in tutti quei giorni, e la sua espressione adesso aveva qualcosa di diverso, anche se indefinito. <\/p>\n<p>Ma ora quel corpo era troppo, troppo rilassato. E a Jessenia serv&igrave; poco pi&ugrave; di qualche attimo per accorgersene. <\/p>\n<p><em>&hellip;io&hellip; mi sento&hellip;<\/em><\/p>\n<p>Sulle labbra dell&#8217;uomo si era dipinta l&rsquo;ombra di un sorriso.<\/p>\n<p><em>&#8230;io sono&hellip;<\/em><\/p>\n<p>Jessenia si sent&igrave; percorrere da un brivido tremendo.<\/p>\n<p><em>&hellip;felice.<\/em><\/p>\n<p>Lo Straniero era morto.\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Non so pi&ugrave; cosa fare per te, Straniero. Jessenia ripose con stizza malcelata una boccetta vuota che ancora esalava un odore forte e penetrante. 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