{"id":31,"date":"2006-11-28T12:41:00","date_gmt":"2006-11-28T12:41:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=23"},"modified":"2006-11-28T12:41:00","modified_gmt":"2006-11-28T12:41:00","slug":"lo-straniero-e-la-fanciulla-epilogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/lo-straniero-e-la-fanciulla-epilogo\/","title":{"rendered":"Lo Straniero e la Fanciulla &#8211; EPILOGO"},"content":{"rendered":"<p>Jessenia sedeva silenziosamente sul giaciglio dell&rsquo;infermeria. Nemmeno due lune prima, su quello stesso giaciglio aveva fronteggiato una sfida impari che l&rsquo;aveva vista fallire. Aveva tentato di vincere il Fato. Aveva trovato e perso l&rsquo;amore. <\/p>\n<p>Hanan Lavanya Ben Tahar scivol&ograve; silenziosa oltre l&rsquo;ingresso, scoprendo la fanciulla in uno stato di smarrimento totale. Le si avvicin&ograve;, con un&rsquo;insolita sicurezza nel passo. Ormai non vedeva quasi pi&ugrave; nulla, ma sentiva la presenza di Jessenia, e l&rsquo;Occhio la guidava. <\/p>\n<p>&#8211; Figlia mia, che cosa &egrave; successo? Perch&eacute; te ne stai qui a rimuginare sull&rsquo;accaduto? Hai fatto ci&ograve; che potevi per quello straniero&hellip; e gli hai sicuramente regalato gli ultimi momenti felici della sua vita&hellip;<br \/>\nJessenia non si stup&igrave; delle parole della Prima Veggente. Niente poteva esserle nascosto di ci&ograve; che riguardava i membri della sua comunit&agrave;. Alz&ograve; gli occhi verso di lei.<br \/>\n&#8211; Tu dici, Venerabile?<br \/>\n&#8211; Tu che ne pensi?<br \/>\nJessenia rimugin&ograve; un po&rsquo;, o almeno &egrave; ci&ograve; che prov&ograve; a fare. Una lacrima rotol&ograve; lungo la sua guancia: ripensare al momento in cui lui se n&rsquo;era andato le faceva cos&igrave; male. E poi, c&rsquo;era qualcos&rsquo;altro che le rodeva nel cuore. Lo disse in un soffio.<br \/>\n&#8211; Sono incinta, Venerabile. <br \/>\n&#8211; S&igrave;, lo so. <br \/>\nJessenia si disse che avrebbe dovuto immaginarlo.<br \/>\n&#8211; Sar&agrave; femmina, mio dolce fiore. E erediter&agrave; il Dono.<\/p>\n<p>A queste parole, Jessenia sgran&ograve; gli occhi. Una figlia? Benedetta dall&rsquo;Occhio di Talib? Figlia sua e di&hellip; dello Straniero? No&hellip; non poteva immaginarlo&hellip; era un privilegio, un onore, un&hellip; ma lui non sarebbe stato l&igrave; per goderselo&hellip;<br \/>\n&#8211; Venerabile&hellip; io&hellip; non so cosa dire&hellip; <br \/>\n&#8211; Non dire nulla, Jessenia. Il Dono di Talib passa alla vostra famiglia, finalmente&hellip; so che ne sar&agrave; degna&hellip;<br \/>\n&#8211; Ma, Venerabile, io..<br \/>\n&#8211; Tu hai fatto la cosa che ritenevi giusta, e hai agito bene. Altrimenti il divino Talib non ti avrebbe scelto come madre della sua sacerdotessa prediletta. Vedrai che tua figlia sar&agrave; all&rsquo;altezza, cos&igrave; come tu lo sei.<br \/>\nJessenia comprese quale fosse il vero significato delle caute affermazioni di Hanan. Lei non si era disonorata: tutt&rsquo;altro. Si sentiva pi&ugrave; serena, adesso, e riusciva di nuovo ad andare in giro a testa alta. Inoltre, la sua bambina le avrebbe ricordato il suo Straniero. In un certo qual modo, alla fine, era riuscita davvero a salvare la sua vita, perpetuandola nel sangue della loro progenie. Aveva vinto lei, quindi. L&rsquo;aveva sottratto alla Morte. <\/p>\n<p>S&igrave;, aveva vinto.<\/p>\n<p>\n***<\/p>\n<p>\n&#8211; DANNATI IDIOTI! Come accidenti avete fatto a farvelo scappare?<\/p>\n<p>Gaal era furibondo. Gli altri erano tornati tutti impolverati e quasi storditi dal calore del Grande Deserto e non avevano acchiappato la loro preda, che era andata a morirsene chiss&agrave; dove fra le sabbie.<br \/>\n&#8211; Tutto il nostro lavoro&hellip; tutto il lavoro del Maestro&hellip; tutto perso, distrutto! IN NOME DI DHAZKA, COME AVETE OSATO RITORNARE A MANI VUOTE?<br \/>\n&#8211; Aspetta Gaal&hellip; calmati&hellip; abbiamo recuperato questo&hellip;<\/p>\n<p>I sacerdoti porsero a Gaal, che fino a qualche settimana prima era stato l&rsquo;entusiasta assistente di Manius, il genio, colui che aveva escogitato il modo di perfezionare le creature mortali e renderle ineffabili strumenti di morte e distruzione, un libro consunto, le cui pagine erano state rovinate dal sole e dalla sabbia. <br \/>\nFebbrilmente, inizi&ograve; a sfogliarlo, cercando invano di ricostruire mentalmente tutti i passaggi&hellip; ma pezzi di fogli mancavano all&rsquo;appello e la fine, maledizione, le pagine finali dov&rsquo;erano? <\/p>\n<p>&#8211; Abbiamo trovato qualche pagina qua e l&agrave;, sparsa nella piana di sabbia battuta dove ci siamo fermati&hellip; ma questo &egrave; tutto ci&ograve; che rimane del libro del Maestro&hellip; la cavia deve averle distrutte, ce ne sono un paio mangiucchiate, a quel che si direbbe&hellip; <br \/>\n&#8211; S&igrave;, Gaal&hellip; noi lo abbiamo inseguito giorni e giorni, ma lui era gi&agrave; pi&ugrave; potente di quanto pensavamo&hellip;<br \/>\n&#8211; Hai visto anche tu con che forza ha spintonato il Maestro&hellip; <br \/>\n&#8211; Abbiamo fatto ci&ograve; che potevamo&hellip;<\/p>\n<p>Gaal rimuginava fra s&eacute;. In effetti i novizi erano troppo stupidi per essere pienamente colpevoli. Manius stesso aveva sottovalutato il frutto del suo lavoro. Ma adesso mancava solo un passaggio, solo uno&hellip; e non avrebbero mai potuto ricominciare. nemmeno lui, fedele fino alla fine al suo Maestro, insostituibile braccio per la mente di un genio: come poteva una creatura misera e inadeguata come lui sperare di avere l&rsquo;ingegno necessario per comprendere come ricreare la complessa serie di esperimenti in grado di trasformare completamente un semplice maniscalco in una creatura demoniaca e assetata di sangue?<br \/>\nNo, no, via, bisognava attendere, e cercare di comprender qualcosa&hellip;<\/p>\n<p>Il sacerdote si mise a sfogliare il libro. Pagine mancanti a parte, non ci avrebbe capito granch&eacute; lo stesso. Per&ograve;, pensa e ripensa, alla fine comprese qualcosa di importante. Gaal era uno che guardava avanti. Si avvicin&ograve; a un grande scaffale pieno di boccette contenenti liquidi per nulla incoraggiati, frammenti di carne, interi vasi sanguigni arrotolati su se stessi, e ne cav&ograve; fuori una fialetta trasparente contenente un liquido rosso vivo, intenso, che ribolliva leggermente. La scosse lievemente e il liquido si rimescol&ograve;, emettendo un debole rumore gorgogliante. Gaal sogghign&ograve;, di colpo pi&ugrave; calmo.<\/p>\n<p>&#8211; Allora ascoltatemi bene, brutti idioti: nessuno di noi sa come ricreare il processo messo a punto dal Maestro, quindi dobbiamo interrompere qui gli esperimenti. Ma sappiate che il nostro uomo &egrave; ancora vivo: il sangue che &egrave; contenuto in questa fialetta, che non ci basterebbe mai per altri esperimenti, &egrave; l&rsquo;ultimo campione prelevato dalle sue vene prima della sua fuga. Finch&eacute; questo sangue rimane vivo com&rsquo;&egrave; adesso, vorr&agrave; dire che la cavia o un suo discendente &egrave; ancora in vita. Perci&ograve; noi adesso la custodiremo gelosamente insieme al libro, visto che nessuno di noi ha una vaga idea di come ricominciare o di cosa fare anche qualora riuscissimo a riprenderci il nostro biondo Erik&hellip;<\/p>\n<p>I novizi sghignazzarono. Ricordavano benissimo le torture inflitte a quel giovane adone tanto ricercato dalle donne, e che probabilmente non ne aveva mai amata nessuna&hellip; quell&rsquo;idiota aveva smesso di fare il gradasso con il loro Maestro non appena gli avevano messo le mani addosso, e aveva urlato come un maiale scannato, oh se aveva urlato!<br \/>\n&#8211; Quindi &ndash; prosegu&igrave; Gaal &ndash; da ora in avanti noi saremo i custodi di questo libro e di questa fiala, e viaggeremo e cercheremo qualcuno in grado di decifrare gli appunti del grande Manius&hellip; i Quattro ci darebbero sicuramente il loro appoggio, ma noi faremo tutto da soli perch&eacute; queste reliquie sono roba nostra. Noi eravamo i prediletti del Maestro e noi troveremo qualcuno che sia degno di continuare la sua opera&#8230; &egrave; tutto chiaro?<\/p>\n<p>Vi fu un gran vociare, ma il coro era unanime: s&igrave;, avrebbero cercato, frugato, interrogato e spezzato colli e dita, ma avrebbero trovato colui che cercavano. E, intanto, avrebbero controllato la fiala per esser certi che un discendente della loro cavia fosse rimasto in vita.<br \/>\n&#8211; Ricordate che probabilmente, se noi non dovessimo farcela, saranno coloro che raccoglieranno la nostra eredit&agrave; a doversi occupare dell&rsquo;impresa: in quel caso, vorr&agrave; dire che sar&agrave; passato del tempo e che la cavia potrebbe anche essere deceduta&hellip; noi non sappiamo se il suo discendente sar&agrave; come lui o il sangue infetto si sopir&agrave;, o si ripulir&agrave; nel tempo. Certo &egrave; che &egrave; resistente, e che cancellarlo del tutto &egrave; praticamente impossibile, per lo meno in tempi brevi. Ma, credo, tutto questo sar&agrave; premura dei nostri successori scoprirlo.<br \/>\nGaal ripose la fiala e il libro in uno scrigno intagliato di ebano e lo chiuse a chiave. &ndash; E ora tornate a far qualcosa di utile, buoni a nulla. Andate a prelevare qualche bella fanciulla, devo rilassarmi un po&rsquo;. Magari, proprio una delle pollastrelle che giravano intorno a quello stupido maniscalco. <\/p>\n<p>I novizi partirono di gran carriera, gridando volgarit&agrave; e insulti assortiti all&rsquo;indirizzo dell&rsquo;universo femminile. Gaal si serv&igrave; da una bottiglia di idromele su un basso tavolino e si mise comodo, distendendosi su di un ampio triclinio.<\/p>\n<p>&#8211; Alla tua salute, Erik Gaendess, cavia e futuro campione di Orione. Ti auguro una lunga, lunghissima esistenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jessenia sedeva silenziosamente sul giaciglio dell&rsquo;infermeria. 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