{"id":33,"date":"2006-12-18T16:31:00","date_gmt":"2006-12-18T16:31:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=25"},"modified":"2006-12-18T16:31:00","modified_gmt":"2006-12-18T16:31:00","slug":"locchio-e-il-drago-prologo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/locchio-e-il-drago-prologo\/","title":{"rendered":"L&#8217;Occhio e il Drago &#8211; PROLOGO"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Da molti anni la luna non brillava cos&igrave; intensa nell&rsquo;oscurit&agrave;. Anche l&igrave;, nella regione sabbiosa del Deserto Grigio, dove il cielo era sempre sgombro dalle nubi e l&rsquo;aria era chiara e fredda durante le gelide notti, quel nitore era qualcosa di raro, dovuto a chiss&agrave; quale combinazione astrale e condizione atmosferica. <br \/>\nAltra circostanza quasi unica: non si vedeva nemmeno una stella. La luce degli astri era stata come risucchiata da quella lunare, che aveva assunto una connotazione argentea, quasi azzurrina. <br \/>\nS&igrave;, decisamente era <em>quella<\/em>, la notte che ci voleva. L&rsquo;ideale per un rito proibito.<\/p>\n<p>Kaessandria era pienamente cosciente sia del fatto che era il momento giusto, sia del fatto che ci&ograve; che intendeva fare le era assolutamente vietato. <br \/>\nQuante volte l&rsquo;aveva sentito ripetere dagli anziani? <em>Sei giovane, devi ancora conoscere molte cose, non si deve, non si fa&hellip; <\/em>Non che lei avesse mai insistito: era troppo intelligente per non comprendere che bisognava stornare i sospetti degli altri da s&eacute;, e far credere loro che era rispettosa della tradizione, ligia al proprio percorso di studio da Prima Veggente, dal quale non avrebbe mai dovuto discostarsi&hellip;<br \/>\nMa Kaessandria Ashavari Tensh&rsquo;Elijh non era tipo da attendere da altri la risposta alle sue domande. E una questione in particolare la tormentava da molto tempo. <\/p>\n<p>Molte generazioni di Prime Veggenti si erano avvicendate da quando Ghada Farida, figlia di Jessenia e di uno sconosciuto, era venuta al mondo, benedetta dall&rsquo;Occhio di Talib&hellip; Kaessandria era la dodicesima delle veggenti nate fra i Tensh&rsquo;Elijh e conosceva perfettamente tutta la storia della sua famiglia: ognuna delle donne scelte dalla divinit&agrave; come sacerdotessa prediletta era stata depositaria di un grande sapere, certo, ma anche di un grande mistero, sicuramente imputabile allo sconosciuto amato da Jessenia. A volte questo si era manifestato fisicamente: talvolta si trattava di tratti somatici inusuali solo per un luogo come il Deserto (come gli occhi e i capelli chiari di Gelareh Maisa, la grande veggente), altre volte in modo pi&ugrave; bizzarro (unghie lunghissime e fragilissime, oppure eccessiva sensibilit&agrave; alla luce, o labbra di una curiosa tinta violacea, o addirittura la pelle curiosamente rossa, come quella della madre di Kaessandria, Anuraga Eakshaa). Ma in alcuni casi c&rsquo;era stato qualcosa di pi&ugrave; profondo, pi&ugrave; radicale. <br \/>\nIn particolare, un episodio le era rimasto impresso e le dava da pensare. <\/p>\n<p>Circa un paio di secoli prima, l&rsquo;Occhio di Talib si era manifestato in una fanciulla della famiglia di nome Na&#8217;ilah Afsoon. Ma, una decina di anni dopo, nacque anche un&rsquo;altra bambina, Gelareh Maisa, cugina di primo grado di Na&rsquo;ilah, e i saggi scoprirono che il divino Talib aveva scelto anche lei. <br \/>\nQuesto avvenimento era piuttosto raro, e gli anziani tennero nascosta la cosa per precauzione. L&igrave; per l&igrave; pensarono che Na&rsquo;ilah fosse destinata a breve vita, e che quindi la loro divinit&agrave; avesse designato gi&agrave; fin da subito una degna erede, per non lasciare la trib&ugrave; senza una guida. <br \/>\nMa la fanciulla cresceva bella, sana e altera: era un&rsquo;ottima divinatrice (bench&eacute; la sua specialit&agrave; fosse abbastanza inquietante, visto che era un aracnomante, e nella sua tenda teneva dei ragni velenosi vivi dentro una teca, trattandoli come animaletti da compagnia) e di carattere allegro. <br \/>\nTuttavia, man mano che passava il tempo la gente not&ograve; che le altre ragazze della trib&ugrave; si ammalavano un po&rsquo; troppo spesso di malattie degenerative della pelle che facevano sfiorire la loro bellezza, oppure le loro giornate erano funestate da piccoli incidenti mai letali, ma estremamente fastidiosi. <br \/>\nLe cronache riportavano che, giunta all&rsquo;et&agrave; di 30 anni, Na&rsquo;ilah era stata uccisa da un&rsquo;infezione sconosciuta che si era manifestata come una grossa macchia rossa sulla schiena. La novella Prima Veggente, Gelareh, per l&rsquo;appunto, concluse che era stata l&rsquo;influenza del morbo che affliggeva la cugina a scatenare l&rsquo;epidemia fra le giovani della trib&ugrave; e liquid&ograve; velocemente la questione. <em>Troppo <\/em>velocemente, secondo Kaessandria.<\/p>\n<p>Tutte queste stranezze prese singolarmente non erano niente, ma considerate nel loro insieme davano molto da pensare. A lei, per lo meno: sua madre, Anuraga, era troppo concentrata sui suoi incredibili calcoli per ascoltare le perplessit&agrave; di sua figlia. Era stata un&rsquo;aritmomante di grande genio, ma da qualche anno era diventata una vera e propria eremita e nemmeno prendeva pi&ugrave; parte alle riunioni del Consiglio. Passava giorni e giorni a riempire rotoli di pergamena, con gli occhi socchiusi, mormorando frasi sconnesse anche per le orecchie di un esperto divinatore. Era potentissima, nessuno lo metteva in forse, ma viveva sempre di pi&ugrave; in un mondo tutto suo. Tutti lo avevano capito: di l&igrave; a poco, la giovane Kaessandria avrebbe dovuto prendere il suo posto di guida della comunit&agrave;. Anuraga non si interessava pi&ugrave; a nient&rsquo;altro che non fosse il suo fitto dialogo con il divino Talib, tradotto in infinte espressioni numeriche che nessuno era in grado di interpretare.<\/p>\n<p>Insomma Kaessandria era pronta, finalmente. Ancora non aveva nemmeno sedici anni, eppure le bastava accendere una candela davanti allo specchio per sviscerare a fondo la vita di uno qualsiasi dei membri della sua comunit&agrave;, arrivando persino a scandagliare nel dettaglio i segreti pi&ugrave; oscuri delle anime dei suoi consanguinei. Ma, cosa che nessuno sapeva, altrimenti sarebbe stata interperetata come un cattivo auspicio, soprattutto le bastava toccare un oggetto qualsiasi appartenuto a un defunto per riuscire a entrare in contatto con lui, anche a distanza di tanti secoli, per tentar di strappare alle pieghe del tempo i segreti dimenticati che il caro estinto aveva portato con s&eacute;. Certo, ci volevano tempo, concentrazione e una buona conoscenza delle congiunzioni astrali favorevoli, cose che alla fanciulla non mancavano di certo, ma Kaessandria sapeva come far fruttare l&rsquo;attesa.<\/p>\n<p>Ormai distante qualche centinaio di passi dall&rsquo;accampamento, la fanciulla si inginocchi&ograve; sulla sabbia ancora calda. I lunghi capelli, lisci e biondissimi tanto da sembrar quasi cinerei, rilucevano alla luce lunare, mentre i suoi occhi di un azzurro gelido scintillavano per l&rsquo;emozione: nient&rsquo;altro del suo volto rivelava la trepidazione che le faceva battere forte il cuore. Accese un piccolo braciere di incenso davanti a s&eacute; e socchiuse gli occhi. Fra le dita stringeva un antico velo di colore verde acqua, tempestato di ricami e di piccole pietre preziose. <br \/>\nIn un attimo la concentrazione sal&igrave; al massimo: Kaessandria fece il vuoto nella sua mente e attorno a s&eacute;. Esistevano solo lei e quel velo che stringeva fra le mani. <\/p>\n<p>&#8211; Mostrati a me, venerabile antenata, attraversa le pieghe del tempo e appaga con la tua saggezza la mia ansiosa richiesta&hellip; in nome del vincolo di sangue che ci lega, recami la conoscenza che cerco&hellip; Parlami, Gelareh Masia! <\/p>\n<p><\/p>\n<div align=\"center\">***<\/p>\n<\/div>\n<p>\nQuando Kaessandria si infil&ograve; di nascosto fra le coperte del suo giaciglio era quasi l&rsquo;alba. Era distrutta per la fatica e sconvolta per ci&ograve; che aveva appreso. Era terribile. Nessuno di loro avrebbe potuto far nulla, se non si poneva rimedio alla maledizione. Nemmeno il divino Talib, che aveva protetto le sue sacerdotesse predilette fino a quel momento, avrebbe pi&ugrave; potuto salvare la trib&ugrave; e il resto dei popoli del Paradiso Infranto. Molte teste sarebbero cadute prima che qualcuno&hellip; no, non voleva pensarci. <br \/>\nPerch&eacute; adesso che sapeva la verit&agrave;, sapeva anche di poter offrire ai posteri un&rsquo;unica, flebile possibilit&agrave; di salvezza. Quindi non si poteva perdere d&rsquo;animo, oh no. Non lei. No di certo. <\/p>\n<p>Era cos&igrave;, dunque, che sarebbe cominciata. La lotta contro il tempo e contro il Destino iniziava allora, e lei, Kaessandria Ashavari Tensh&rsquo;Elijh, avrebbe mosso le pedine finch&eacute; l&rsquo;ultima delle sue discendenti non avesse preso possesso della scacchiera e tentato di vincere definitivamente la partita. <br \/>\nCos&igrave; era iniziato il gioco. E la veggente sapeva gi&agrave; quale sarebbe stata la sua prima mossa.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da molti anni la luna non brillava cos&igrave; intensa nell&rsquo;oscurit&agrave;. 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