{"id":48,"date":"2007-03-18T14:53:00","date_gmt":"2007-03-18T14:53:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=40"},"modified":"2007-03-18T14:53:00","modified_gmt":"2007-03-18T14:53:00","slug":"locchio-e-il-drago-capitolo-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/locchio-e-il-drago-capitolo-iii\/","title":{"rendered":"L&#8217;Occhio e il Drago &#8211; CAPITOLO III"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Quante lune erano ormai passate da quando si era specchiato per la prima volta negli occhi di Naima?<br \/>\nNon ricordava di essersi mai posto questa domanda.<br \/>\nE non capiva come mai gli era venuto in mente di chiederselo proprio in quel momento, mentre la stringeva dolcemente fra le braccia, come ogni notte da almeno&hellip; gi&agrave;, da quanto tempo?<\/p>\n<p>Era vero ci&ograve; che gli avevano detto: il Deserto Grigio aveva un suo lento e inesorabile incedere attraverso i secoli, e chi non vi era nato presto perdeva nozione sia del tempo che dello spazio. Per questo era cos&igrave; pericoloso addentrarvisi. Soprattutto nella zona delle sabbie, dove si era sperso lui, mesi prima. Nulla di ci&ograve; che gli era stato insegnato gli avrebbe mai permesso di orientarsi e scampare alla morte per sete e per disidratazione. <\/p>\n<p>Ma la sua ora, evidentemente, non era ancora giunta: il Destino non solo gli aveva inviato un angelo dal cielo, ma gli aveva anche concesso di rimanere al fianco di quella creatura meravigliosa e di trovare un luogo di pace e quiete, insperabile per uno come lui. <br \/>\nAncora quasi non poteva crederci: in cuor suo, non avrebbe mai sognato di poter trovare mai tanta pace e tanto amore, e nemmeno credeva potesse esistere un angolo di mondo cos&igrave; simile, dopotutto, agli sperduti villaggi dei Colli di Giada.<br \/>\nAttorno a lui, la gente era riservata, serena e devota a uno degli dei venerati anche dai suoi antenati (Sirio, che i figli del Deserto chiamavano Talib, &ldquo;colui che cerca&rdquo;). Riuscivano a cesellare il metallo con una raffinatezza ignota anche ai grandi maestri che, secoli prima, avevano forgiato le nove katane sacre ai Dragoni di Giada&hellip; tuttavia, visto che quasi nessuno di loro praticava l&rsquo;arte del combattimento, nemmeno Saeed ibn Khalid (il padre di Naima, un silenzioso maestro cesellatore) aveva alcuna esperienza dell&rsquo;arte di forgiare una lama. Eppure, quell&rsquo;uomo cos&igrave; taciturno aveva ben volentieri rivelato qualcuno dei suoi segreti al samurai, che in cambio gli aveva fornito informazioni per le quali qualsiasi armaiolo di Whanel avrebbe venduto sua madre. Nonostante la diffidenza che ogni samurai aveva imparato a coltivare per coloro che non appartenevano alle comunit&agrave; dei Colli di Giada, qui Kasumoto si sentiva a casa sua, fra persone che gli ricordavano tanto la sua gente (fra le altre cose, avevano un loro, personalissimo codice d&rsquo;onore &ndash; e questo non poteva non essere ben accetto agli occhi di un seguace del Bushido&hellip;) e che sembravano conoscer bene la storia dei Dragoni di Giada, chiss&agrave; per quale arcano motivo.<br \/>\nMa il momento che gli era rimasto pi&ugrave; impresso in tutti quei giorni (o settimane?) era stato quando aveva conosciuto<em> lei<\/em>.<\/p>\n<p>Aveva incontrato la Prima Veggente Kaessandria Ashavari Tensh&rsquo;Elijh qualche tempo dopo il suo arrivo nell&rsquo;oasi. Quel primo contatto ancora gli rimbombava nella memoria, confondendolo. <br \/>\nL&rsquo;Occhio dei Laes n&rsquo;Dahlar aveva atteso che il samurai fosse di nuovo in forze e capace di reggersi sulle sue gambe per invitarlo ad andare a parlare con lei (una grande prova di tatto da parte della Venerabile: per un samurai era altamente sconveniente e imbarazzante onorare un&rsquo;autorit&agrave; senza nemmeno potersi debitamente inchinare per render omaggio, e questo Kaessandria sembrava saperlo bene).<br \/>\nCos&igrave;, Kasumoto si era presentato di mattina presto nella tenda della massima autorit&agrave; della trib&ugrave; con l&rsquo;intenzione di renderle ogni onore secondo le tradizioni della sua gente. <br \/>\nSi aspettava di trovare una donna piuttosto in l&agrave; con l&rsquo;et&agrave;, con gli stessi capelli neri e la pelle piuttosto scura della figlia, tarchiata e ben pasciuta come le altre donne mature della trib&ugrave; che aveva incontrato o intravisto. <br \/>\nSi sbagliava completamente.<\/p>\n<p>Se non avesse saputo per certo di trovarsi nel Deserto Grigio, avrebbe giurato di trovarsi davanti una vera e propria figlia dei Ducati: alta, longilinea, spigolosa e biondissima, la veggente lo fissava con sottili occhi di un azzurro glaciale e, al contempo, di una severit&agrave; che avrebbe potuto intimidire anche il guerriero pi&ugrave; audace.<br \/>\nAnche adesso non riusciva a spiegarsi come mai aveva sentito una violenta scarica di adrenalina percorrergli la schiena come un brivido freddo, come se si fosse trovato davanti al nemico pi&ugrave; formidabile che potesse immaginare. Eppure la veggente lo aveva fissato senza ostilit&agrave;, anzi, lo aveva accolto con estrema benevolenza. Evidentemente, era rimasto stordito dal carisma eccezionale che quella donna sprigionava.<br \/>\nDopo i ringraziamenti di rito, lei gli aveva chiesto di accomodarsi e gli aveva addirittura servito un t&egrave; nero forte, molto speziato, aromatizzato con foglie fresche di menta. Il samurai comprese poi che quello era il trattamento che si riservava a un ospite di riguardo, e ne fu imbarazzato e lusingato al contempo.<br \/>\nKaessandria gli aveva parlato con affabilit&agrave; e gentilezza, informandosi circa le sue condizioni e chiarendo fin dall&rsquo;inizio della conversazione che la sua presenza presso i Laes &lsquo;n Dahlar era un evento gradito: il samurai non avrebbe dovuto in alcun modo considerarsi un peso o un estraneo e, se il suo orgoglio gli impediva di starsene con le mani in mano, allora era libero di rendersi utile come preferiva all&rsquo;interno dell&rsquo;accampamento. <\/p>\n<p>A pensarci bene, Kasumoto non si spiegava nemmeno come fosse stato possibile che, dopo una piacevole conversazione su argomenti leggeri, lui si fosse ritrovato a parlare di s&eacute; a quella donna che era &ndash; dopotutto &ndash; una perfetta sconosciuta. <br \/>\nSenza sapere come, si era trovato a rispondere alle sue domande, discrete ma precise, a proposito della sua vita, di ci&ograve; che gli era accaduto, della recente onta che era caduta sulla stirpe dei samurai&hellip; a proposito di quest&rsquo;ultima questione, soprattutto, era sempre stato fermamente convinto che non ne avrebbe mai fatto parola con nessuno al di fuori dei membri della sua stirpe, e invece si era ritrovato non solo a parlarne con la Venerabile, ma anche a discuterne, a farsi consigliare&hellip; a <em>sfogarsi<\/em>. <br \/>\nS&igrave;, era cos&igrave;.. Aveva riversato all&rsquo;esterno tutte quelle che erano state le sue preoccupazioni e paure. E, doveva ammetterlo, dopo aver reso Kaessandria partecipe di tutte quelle confidenze, si sentiva inspiegabilmente meglio. Pi&ugrave; lucido. Pi&ugrave; sereno. Pi&ugrave; distaccato. <br \/>\nEppure non era stato ipnotizzato. Era sicuro di questo, poich&eacute; la sua mente era ferrea dinanzi a qualsiasi influsso mentale altrui. Aveva parlato e basta. E gli sembrava anche di aver fatto la cosa giusta.<\/p>\n<p>Dopo la quinta tazza di t&egrave; lei l&rsquo;aveva congedato con estrema gentilezza, invitandolo a tornare a farle visita ogni qualvolta ne avesse sentito la necessit&agrave;, o anche solo quando avesse desiderato gustare nuovamente una buona tazza di t&egrave; in sua compagnia (cosa che il samurai non aveva mai mancato di fare, puntualmente, ogni tre giorni). <br \/>\nKasumoto aveva ringraziato la Venerabile per la sua liberalit&agrave; facendo sfoggio di tutte le sue buone maniere e poi era uscito dalla tenda&hellip; e l&igrave; aveva trovato Naima, che lo aveva preso sottobraccio e lo aveva portato a fare un giro del villaggio, e lo aveva presentato alla sua gente&hellip; anche se in verit&agrave; tutti sembravano gi&agrave; conoscere il samurai, e lo salutavano senza slanci ma con evidente rispetto e cordialit&agrave; (e quanto, quanto quei saluti gli avevano ricordato la sua gente&hellip;), informandosi circa le sue condizioni di salute. <br \/>\nE in quello stesso giorno gli era stato detto che di l&igrave; a cinque notti sarebbe stata organizzata una grande festa in suo onore&hellip; e durante la festa, attorno al fuoco, Naima aveva danzato insieme alle sue compagne, e lui aveva avuto occhi solo per lei, e lei ne aveva avuti solo per lui&hellip; ed era stata una notte cos&igrave; lunga, e cos&igrave; dolce era stato assaggiare il sapore delle labbra della donna che aveva scoperto di amare&hellip; <\/p>\n<p>Da quella volta in poi, ogni notte era stata loro. Ogni respiro, ogni gesto, ogni parola dell&rsquo;uno era appartenuta all&rsquo;altra e viceversa. <br \/>\nMa la cosa che davvero il samurai continuava a trovare strana era che nessuno si era mostrato sorpreso, e neppure infastidito, del fatto che l&rsquo;unica figlia della Prima Veggente avesse scelto un perfetto estraneo come compagno. <br \/>\nEppure la trib&ugrave; dei Laes n&rsquo; Dahlar era un gruppo cos&igrave; chiuso, cos&igrave; refrattario a mescolarsi anche solo con gli altri membri della stirpe dei Metha-Ar (dalla quale si erano distaccati circa 4000 anni prima per vivere in pace nella loro filosofia di divinatori), figuriamoci con degli stranieri. La Venerabile stessa sembrava aver benedetto e facilitato la loro storia d&rsquo;amore&hellip; e lui, che proveniva da un sistema sociale chiuso almeno quanto il loro, non riusciva proprio a spiegarsi come ci&ograve; potesse essere possibile. <\/p>\n<p>&#8211; Naima&hellip; amore mio, sei sveglia?<br \/>\n&#8211; Mmmmmhhhh&hellip; ora s&igrave;, mio grande&hellip; cos&rsquo;&egrave;, non riesci a dormire? Qualcosa ti turba?<br \/>\n&#8211; &Egrave; solo che&hellip;. vorrei chiederti&hellip; come mai nessuno ha nulla da ridire sul fatto che&hellip;<br \/>\n&#8211; &hellip;che ci amiamo?<br \/>\n&#8211; S&igrave;&hellip;<br \/>\n&#8211; Te l&rsquo;ho spiegato&hellip; visto che Talib non mi ha concesso l&rsquo;Occhio, io non sono destinata a diventare Prima Veggente&hellip; di fatto posso scegliere il compagno che voglio&hellip; e ho scelto te, mio splendido&hellip;<\/p>\n<p>La ragazza si volt&ograve; verso di lui, abbracciandolo e baciandolo con tenerezza. Kasumoto non poteva staccarle gli occhi di dosso: dei, quanto era bella. <br \/>\n&#8211; Ma io sono uno straniero&hellip; lo sai&hellip; non appartengo alla vostra trib&ugrave;&hellip; mi sembra strano che tutti mi abbiano accettato cos&igrave;, senza farmi tante domande, fin da subito&hellip; non credevo voi foste cos&igrave; aperti ad allargare la vostra comunit&agrave; a persone che non solo sono al di fuori di essa, ma non sono nemmeno figli del Deserto&hellip; <br \/>\n&#8211; Mmmmhh&hellip; questo &egrave; vero&hellip; &egrave; strano&hellip; ma vedi&hellip; &#8211; Naima arross&igrave; leggermente, sorridendo un po&rsquo; confusa. &ndash; &Egrave; che credo&hellip; ma per il momento non &egrave; proprio certissimo&hellip; insomma, &egrave; un&rsquo;impressione&hellip; per&ograve; abbastanza confermata, direi&hellip; e poi, un po&rsquo; veggente lo sono anche io, per me stessa&hellip; tuttavia comunque non sono ancora sicurissima&hellip;<br \/>\nKasumoto sembrava confuso. Pendeva letteralmente dalle labbra della sua amata e per un attimo gli sembr&ograve; di brancolare in una sorta di sogno. <br \/>\n&#8211; &Egrave; che io credo di aspettare un bambino&hellip;<br \/>\nIl samurai spalanc&ograve; gli occhi e sent&igrave; rizzarsi ogni singolo pelo del suo corpo.<br \/>\n&#8211; &hellip;anzi, per essere precisi&hellip; una <em>bambina&hellip;<\/em><br \/>\nUna bambina.<br \/>\n&#8211; &hellip;la futura Prima Veggente dei Laes &lsquo;n Dahlar&hellip;<br \/>\nUna figlia.<br \/>\n&#8211; &hellip;probabilmente era gi&agrave; scritto&hellip;<br \/>\nUn&rsquo;erede.<br \/>\n&nbsp;-&hellip;.e <em>qualcuno <\/em>magari lo sapeva gi&agrave;, che cosa sarebbe successo se a me e a te fosse stata data l&rsquo;opportunit&agrave; di conoscerci e amarci&hellip; <br \/>\nUna figlia, una figlia, una figlia.<br \/>\n&#8211; &hellip;.cos&igrave; ci ha facilitato le cose&hellip; <br \/>\n&ldquo;<em>Mia<\/em> figlia.&rdquo;<br \/>\n&#8211; &hellip;e ha lasciato che il Destino, e non le tradizioni, rendesse possibile il nostro amore&hellip;<br \/>\nAvrebbe avuto una figlia. <br \/>\n&#8211; &hellip;di&rsquo; qualcosa, Kasumoto&hellip; <br \/>\nSi riscosse. &ndash; &Egrave;&hellip; &egrave;&hellip;<br \/>\n&#8211; &hellip;sembri sconvolto&hellip;<br \/>\n&#8211; &hellip;io&hellip; io&hellip;<br \/>\n&#8211; &hellip;forse tu <em>non&hellip;<\/em><br \/>\n&#8211; &hellip;oh, no, no&hellip; no, cos&rsquo;hai capito, io&hellip; <\/p>\n<p>I baci che si riversarono insaziabili sul volto di Naima fino al mattino erano davvero quelli di un uomo sconvolto. <br \/>\nTotalmente sconvolto, infatti, si sentiva l&rsquo;irreprensibile e pacato Kasumoto Sushimada in quel momento. <br \/>\nSconvolto dalla <em>gioia <\/em>pi&ugrave; intensa e inarrestabile che avesse mai provato in vita sua. \n<\/div>\n<div align=\"center\">*&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; *\n<\/div>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<div align=\"justify\"><em>Gi&agrave; da qualche giro di clessidra qualcuno, non visto, osservava le ombre che trasparivano al fievole chiarore proveniente dalla tenda dove Naima aveva preso alloggio insieme al suo compagno. <br \/>\nQualcuno che non aveva avuto bisogno di un orecchio particolarmente fino per comprendere cosa succedeva a poca distanza dai suoi occhi chiari, al di l&agrave; di una spessa cortina di canapa.<br \/>\n<\/em><br \/>\n&#8211; Molto bene. Molto, molto bene. <em><br \/>\nUn sorriso sottile e amaro solcava il volto della donna, parzialmente avvolto in un lungo velo di seta verde e oro. <br \/>\n<\/em>&#8211; Tutto come previsto. Come sempre. Al millesimo.<em><\/p>\n<p>Silenziosa come era arrivata, la figura se ne torn&ograve; da dove era venuta.<\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quante lune erano ormai passate da quando si era specchiato per la prima volta negli occhi di Naima? Non ricordava di essersi mai posto questa domanda. 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