{"id":65,"date":"2007-08-04T22:21:00","date_gmt":"2007-08-04T22:21:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=57"},"modified":"2007-08-04T22:21:00","modified_gmt":"2007-08-04T22:21:00","slug":"anno-2998-dellera-dei-quattro-nel-minimo-dettaglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/anno-2998-dellera-dei-quattro-nel-minimo-dettaglio\/","title":{"rendered":"Anno 2998 dell\u2019Era dei Quattro- Nel minimo dettaglio"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Per niente impaurito, il lupo stava gi&agrave; trotterellando verso il suo pasto, incurante della battaglia che si era appena svolta tra le verdi frasche. Non aveva idea di perch&eacute; quelle bizzarre creature a due zampe fossero cos&igrave; adirate tra loro, fino a darsi battaglia e massacrarsi a vicenda. Fiori sanguigni sbocciavano adesso nel fitto sottobosco, mentre le lucertole contemplavano l&rsquo;idea di crogiolarsi su quei mucchi sparsi di carne e metallo. Questo non era problema per il lupo, no; carne fresca, ecco cos&rsquo;era per lui quella carneficina. Saranno stati di trib&ugrave; opposte, pens&ograve;. Tra noi lupi, per&ograve;, quando uno &egrave; sconfitto si getta a pancia all&rsquo;aria, e l&rsquo;altro mai si azzarderebbe di azzannarlo a quel punto. Lo lascerebbe andare sulle proprie zampe. Questi cosi su due zampe, invece, infieriscono, si colpiscono vicendevolmente urlando, non danno via di scampo; e infatti nessuno &egrave; sopravvissuto. Tutti morti. A chi sar&agrave; servito tutto questo, allora?<br \/>\nIl lupo aveva gi&agrave; iniziato a strappare la grezza tela dei calzoni di uno degli uomini, pregustando un succulento polpaccio, quando un cespuglio si apr&igrave; lasciando passare tre figure su due zampe. Non era pi&ugrave; aria, era ora di andarsene.<br \/>\nNoctulis, Uther e Franklin entrarono nella zona della battaglia guardinghi, gli occhi attenti a ogni minimo movimento. Dopo due settimane che camminavano in silenzio, alla ricerca di tracce di civilt&agrave;, avevano udito da lontano il clangore delle armi e le urla e si erano diretti in quella direzione. Uther stringeva i pugni rabbiosamente, scrutando le vittime a terra, imprecando tra i denti. Franklin gironzolava circospetto, commentando a voce alta la situazione a un attento Noctulis.<br \/>\n&#8211; Gherardo. Jareb. Narrod. Rabastio. Questi erano nostri compagni prima che le truppe imperiali ci tagliassero fuori. Un agguato, sembrerebbe. Gli uomini di Falcon hanno scovato il nostro gruppo di resistenza e l&rsquo;hanno trucidato. Dodici soldati per sole quattro persone. Eppure, nessuno degli imperiali &egrave; rimasto vivo. Hanno venduto cara la pelle. I nostri compagni hanno lottato come leoni, altroch&egrave;.<br \/>\nUna lacrima furtiva scese sulla guancia del mezz&rsquo;elfo, subito cancellata da un rapido colpo della mano guantata.&nbsp; Il ragazzo osservava i corpi riversi a terra, straziati da ferite terribili, i volti ancora contratti in smorfie di dolore. Se non fosse stato per le uniformi imperiali, quegli uomini sarebbero stati uguali in tutto e per tutto. Constat&ograve; con rammarico che stavolta avrebbe dovuto aver a che fare con la guerra in prima persona. Avrebbe portato morte su altri uomini. Per un ideale di libert&agrave;. Il suo. Uther si gir&ograve; di scatto, urlando verso il compagno.<br \/>\n&#8211; Non sarebbero dovuti rimanere al nascondiglio? Cosa ci facevano qui!<br \/>\nCon voce flebile, Franklin rispose alzando appena le spalle.<br \/>\n&#8211; Gruppi di resistenza si vanno unendo a sud-est di qui, sotto la silenziosa protezione delle Contee di Meridione. Saranno voluti andare a unirsi a esse.<br \/>\n&#8211; Sono andati a farsi ammazzare, invece, dannazione!- ulul&ograve; il possente uomo, colpendo con un pugno un tronco e facendolo tremare. Noctulis si guard&ograve; bene intorno in attesa; quell&rsquo;urlo sarebbe stato sentito da chiunque, l&igrave; vicino. Riteneva che non ci fosse nessuno, in attesa, ma non si poteva mai sapere. Intanto era bene cercare di calmare Uther, facendogli mantenere il sangue freddo.<br \/>\n&#8211; Erano tuoi compagni d&rsquo;arme. Uomini di guerra. Sapevano che rischiavano la vita, e hanno combattuto sino all&rsquo;ultima stilla di sangue per quello in cui credevano- sussurr&ograve; verso il grosso combattente, con tono scevro di alcuna commiserazione o compassione. Cosa che mand&ograve; Uther su tutte le furie. Si gir&ograve;, guardandolo a occhi stretti, la barba ispida che fremeva come viva, ringhiando come un cane idrofobo.<br \/>\n&#8211; Sei stupido o cosa? Non hai un cuore in quel petto? SONO MORTI! I MIEI AMICI SONO MORTI! Cosa dovrei fare, star qui a cincischiare? <br \/>\nNoctulis prov&ograve; a non mutare espressione. Non voleva farlo arrabbiare ulteriormente, anzi voleva tranquillizzarlo. Eppure quella che gli usc&igrave; fu una faccia sdegnata, contratta.<br \/>\n&#8211; Vuoi fare qualcosa per loro? Non rendere vano il loro sacrificio. Rendi loro l&rsquo;immortale fiore della memoria.<br \/>\nGli occhi di Uther erano fuori dalle orbite, ormai, e borbottando qualcosa, incapace di articolare alcunch&eacute; per la troppa furia, volto le spalle al giovane. Noctulis rimase fermo sul posto, consapevole che se solo avesse aggiunto una sola sillaba Uther l&rsquo;avrebbe colpito. Forte. Non voleva essere scortese, ma qualcosa in lui era cambiato. Non era mai stato bravo con le persone; scontroso, strafottente, era sempre troppo concentrato su se stesso per dar peso agli altri. Eppure, le genti di Alemar, in qualche modo, l&rsquo;avevano cambiato, rendendolo libero di pensare e di agire come meglio credeva, e questo paradossalmente l&rsquo;aveva spinto a decentrare la sua attenzione solo dalla sua persona. Ora li aveva lasciati, probabilmente per sempre. Rasho e Kamilla. Due amici veri. E cos&igrave; si era nuovamente richiuso a riccio, quasi a difesa, il solito vecchio scorbutico, menefreghista, acido Noctulis.<br \/>\nFranklin, alle sue spalle, fece una risatina mesta mentre ricomponeva i corpi dei compagni.<br \/>\n&#8211; L&rsquo;immortale fiore della memoria&hellip; Star&agrave; bene&hellip; sulla loro tomba&hellip;<br \/>\nIl ragazzo chiuse gli occhi, sinceramente addolorato, e tacque. &Egrave; meglio stare zitti, a volte.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>&#8211; La mia meta &egrave; a meno di un giorno di cammino da qui. Posso proseguire da solo.<br \/>\n&#8211; Allora ci salutiamo qui, Noctulis.<br \/>\n&#8211; Gi&agrave;.<br \/>\nLe fronde degli alberi avevano disegnato il loro miglior arabesco di ombre per commemorare la divisione del gruppo. Uther e Franklin sarebbero proseguiti verso ovest, in direzione delle Contee, passando sotto le Paludi Fosche, per unirsi ai ribelli che si stavano ammassando in quei luoghi. Noctulis, invece, sarebbe proseguito a sud, verso il mare, attraverso le famigerate Coste del Sangue.<br \/>\n&#8211; Guarda che stai per passare attraverso un posto pericoloso. Meglio se ti accompagniamo- borbottava Uther, cercando di non apparire troppo coinvolto, appoggiato con le spalle a un tronco; negli occhi stretti, eppure, si riconosceva l&rsquo;apprensione per quel ragazzo segaligno e tagliente. Il mezz&rsquo;elfo lo guard&ograve;, sospirando affettuoso, ma Noctulis prese parola velocemente.<br \/>\n&#8211; No, &egrave; pericoloso, l&rsquo;hai detto. Meglio che vada da solo. Manterrei maggiori probabilit&agrave; di sopravvivenza che con voi due a traino.<br \/>\nUther caric&ograve; meglio lo zaino, e si incammin&ograve; nel folto della foresta, mugugnando qualcosa che assomigliava a un &ldquo;incosciente stupido spocchioso&rdquo;. Franklin si sporse di poco in avanti, invece, abbracciando leggermente Noctulis, il quale ricambi&ograve; il gesto un po&rsquo; timoroso. Non era abituato a tanta attenzione, e un po&rsquo; gli dispiaceva trattarli cos&igrave;. Poi, il gioviale compagno lo allontan&ograve;, tenendogli le mani sulle spalle. Ora lo guardava serio, stranamente accigliato.<br \/>\n&#8211; Non sei pi&ugrave; un ragazzo. Sii sempre consapevole delle tue azioni, e non perdere troppo tempo a rimirare quello che hai lasciato. Pensa a quello che troverai.<br \/>\nNoctulis rimase intontito, mentre Franklin se ne andava. Sembrava che gli avesse letto nel pensiero, in quello che gli girava per la testa da giorni. Stava per fare qualcosa di cui si sarebbe potuto pentire, se ci avesse pensato troppo. Doveva andarci, e basta. Il passato era passato.<\/p>\n<p>*&nbsp;&nbsp;&nbsp; *&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<\/p>\n<p>Quando la campana di allarme suon&ograve;, squillando tra i vuoti corridoi di pietra, il vecchio non fu troppo sorpreso. Da sempre non era gradito in quel posto, e ogni tanto si premuravano di ricordarlo. Gli elfi scuri, i drow, il ramo malato e corrotto della stirpe elfica, dalla pelle color ebano e dalle anime marce: i suoi dannati molestatori. Credevano che quel posto fosse loro, prima che lui lo occupasse come magione personale. Prima gli riusciva ben pi&ugrave; semplice difenderlo; era pi&ugrave; giovane, pi&ugrave; deciso&hellip; Aveva anche pi&ugrave; voglia di vivere. Ora lo faceva quasi per noia, perch&eacute; non aveva altro da fare se non comportarsi da vecchio caprone cocciuto quale era. Quando si sporse dalla finestra per studiare la situazione, il sole lo accec&ograve; violentemente per qualche attimo. I verdi alberi della foresta declinavano dolcemente sulla spiaggia sabbiosa, mentre le rocce scure della scogliera che formava il promontorio su cui si trovava la dimora splendevano bagnate dai flutti del mare. E l&agrave;, tra gli alberi, una voce risuon&ograve; forte e chiara.<br \/>\n&#8211; MASTRO JORGE! SEI UN DANNATO BASTARDO!<br \/>\nBrividi lungo la schiena. Era cambiata, quella voce, era pi&ugrave; grave, pi&ugrave; adulta, ma era sempre la stessa. Noctulis. Noctulis era l&igrave; nella foresta. La gioia del primo pensiero svan&igrave; subito dopo il secondo.<br \/>\n&ldquo;La foresta e la spiaggia sono piene di trappole&rdquo;.<br \/>\nIncurante dell&rsquo;et&agrave;, mastro Jorge si precipit&ograve; verso l&rsquo;ingresso, la grigia veste lisa appena alzata per non ostacolare i movimenti. Era pi&ugrave; vecchio nel corpo, adesso, ma la pelle rugosa non aveva perso la sua abbronzatura; i capelli, da sempre candidi come la barba, risultavano lunghi e incolti, e l&rsquo;andatura si era fatta via via ancora pi&ugrave; storta e trascinata a causa della gobba prominente. Nonostante questo, l&rsquo;anziano mago scendeva gli scalini della Torre del Mare con falcate che avevano dell&rsquo;incredibile, come se ogni istante fosse vitale. Scale, porta spalancata, spiaggia sotto il sole cocente&hellip; Ogni passo, e maestro e allievo erano pi&ugrave; vicini&hellip;<br \/>\nUn fulmine scatur&igrave; dal nulla, mancandolo di striscio e spegnendosi in un lampo azzurro alle sue spalle. Mastro Jorge cap&igrave; che era un sortilegio, e che era stato mancato di proposito. Davanti a lui, in piedi tra gli alberi, a oltre cento passi, un ragazzo alto e magro, dai capelli castani legati a coda e&nbsp; con vecchie vesti color cenere; sul viso affilato, un&rsquo;espressione di sfida. Noctulis era l&igrave;, in piedi davanti a lui.<br \/>\n&#8211; Chi stende l&rsquo;altro, detta le regole.<br \/>\nNessun tremore nella voce adulta. Il solito tono deciso ed arrogante. S&igrave;, era di nuovo l&igrave;, il suo vecchio allievo. L&rsquo;anziano maestro chiuse gli occhi per un attimo di riflessione, poi si riscosse, raddrizzando la schiena. In un colpo, era ringiovanito di dieci, no, vent&rsquo;anni.<br \/>\n&#8211; Ci sto.<br \/>\nLe mani di entrambi scattarono in avanti rapidamente, mentre arcane parole iniziavano a sfrecciare nell&rsquo;aria. Un ampio gesto del braccio, e dalla punta delle dita di Mastro Jorge partirono numerose scintille; queste, cadute a terra, iniziarono ad ardere espandendosi, andando a formare una fiamma rovente a foggia di lupo, che balz&ograve; rapida in avanti. Dal canto suo, Noctulis alz&ograve; rapidamente il braccio verso l&rsquo;alto, e subito un forte vento inizi&ograve; a soffiare da terra verso il cielo, alzando una coltre di sabbia attraverso la quale era impossibile vedere.<br \/>\n&#8211; Credi sul serio di sfuggirmi con questi trucchi elementari?- url&ograve; sopra l&rsquo;ululato del vento Mastro Jorge. Si concentr&ograve; sulla creatura da lui evocata, cercando di indirizzarla dove percepiva la presenza dell&rsquo;allievo, manovra ardua in quella condizione.<br \/>\n&#8211; Non perdere tempo a cercarmi&hellip;<br \/>\nNoctulis gli era accanto,coperto di sabbia da capo a piedi, con un sorriso strafottente sul viso. Non aveva avuto certo paura della sabbia rovente, l&rsquo;aveva affrontata e usata come copertura per coglierlo di sorpresa. Era migliorato, indubbiamente, come strategia e come utilizzo dell&rsquo;arte arcana.<br \/>\n&#8211; Non montarti la testa- mugugn&ograve; il vecchio, e cantilen&ograve; un secondo incantesimo. Una sfera di vento turbinante gli si form&ograve; tra le mani, raccogliendo le forze gi&agrave; scatenate intorno a loro, pronta a spedire il giovane per aria, se l&rsquo;avesse colpito. Sapeva che l&rsquo;allievo era cosciente degli effetti del suo sortilegio, e avrebbe fatto di tutto per evitare di subire il colpo. Doveva attendere l&rsquo;istante giusto per colpirlo, se voleva vincere.<br \/>\nInvece Noctulis gli si fece sotto a muso duro, a petto scoperto, sicuro di s&eacute;. Jorge fece in tempo solo a pensare &ldquo;Questo &egrave; impazzito&rdquo;, prima di portare le mani innanzi a s&eacute; in difesa, colpendo in pieno l&rsquo;allievo. Il vento raccolto dal sortilegio si liber&ograve; in una sorta di tromba d&rsquo;aria che invest&igrave; in pieno il giovane, con violenza inaudita, portandolo rapidamente in alto. Il vecchio, invece, cerc&ograve; di proteggersi il volto dalla sabbia, ma la forza del vento lo stava respingendo a sua volta e&hellip;<br \/>\nSi ritrov&ograve; con le spalle per terra all&rsquo;improvviso. Si accorse a malapena di aver perso l&rsquo;equilibrio, e se ne rese conto solo quando colp&igrave; il suolo. Pochi passi pi&ugrave; in l&agrave;, intanto, Noctulis planava dolcemente a terra contornato da un alone di magia dorata, le vesti lacere ma perlopi&ugrave; incolume; atterr&ograve; proprio accanto al viso del maestro, contemplandolo soddisfatto. La luce del sole faceva luccicare la sabbia nei suoi capelli, dandogli per un istante un&rsquo;aria quasi angelica. Jorge, affannato, cerc&ograve; di chiedere al giovane come aveva fatto ad atterrarlo, ma l&rsquo;altro, comprendendo la stanchezza e l&rsquo;et&agrave; del maestro, lo interruppe con un sorriso.<br \/>\n&#8211; Il primo colpo a vuoto- sentenzi&ograve; allegro Noctulis. &ndash; Serviva a creare un buco poco profondo alle tue spalle, il buco in cui sei inciampato indietreggiando. Anche l&rsquo;essermi fatto vedere direttamente ha impedito che tu avessi il tempo di guardare dietro di te, temendo un attacco a sorpresa. Il turbine di sabbia serviva a confonderti la vista, in modo che tu non vedessi la trappola durante la battaglia, e il resto l&rsquo;hai visto. Sapevo che avresti usato un sortilegio da cui mi sarei potuto difendere, e ho anche azzeccato quale.<br \/>\nJorge ridacchi&ograve;, stupito, guardando l&rsquo;estatico allievo.<br \/>\n&#8211; Tutto calcolato nel minimo dettaglio. Sei molto sicuro di te. <br \/>\nNoctulis annu&igrave;, porgendo una mano al maestro e invitandolo a rialzarsi.<br \/>\n&#8211; Ho vinto e detto le regole, maestro. Ora lei mi seguir&agrave; a est. Andiamo a combattere.<br \/>\nIl vecchio attese un istante, necessario per capire. Noctulis era tornato dopo sei anni, e gli stava offrendo una possibilit&agrave; per riscattarsi ai suoi occhi, per redimersi, combattendo quelli con cui Jorge era stato in combutta per tanti anni e poi aveva tradito. Gli stava offrendo l&rsquo;occasione di mostrare che era un degno maestro, e qualcuno da cui poteva ancora imparare. Accett&ograve; il braccio, e si rialz&ograve;, scrollandosi le vesti dalla sabbia. I dolori del corpo non si facevano sentire, stranamente. Lo spirito era pi&ugrave; forte della carne, e lui ora voleva combattere.<br \/>\n&#8211; E sia, Noctulis. Andiamo dove vuoi tu.<br \/>\n&#8211; Sapevo che l&rsquo;avresti detto, maestro.<br \/>\nCon gesto insolitamente delicato, Noctulis afferr&ograve; il maestro sotto braccio, offrendosi a lui come bastone, e inizi&ograve; a parlare a ruota libera, esponendo un prolisso ed eccitato resoconto dei suoi viaggi. Jorge lo guard&ograve; teneramente, in silenzio, mentre l&rsquo;allievo lo accompagnava in casa lentamente. Era contento che Noctulis fosse tornato.&nbsp;   <\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per niente impaurito, il lupo stava gi&agrave; trotterellando verso il suo pasto, incurante della battaglia che si era appena svolta tra le verdi frasche. 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