{"id":67,"date":"2007-09-07T10:10:00","date_gmt":"2007-09-07T10:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=59"},"modified":"2007-09-07T10:10:00","modified_gmt":"2007-09-07T10:10:00","slug":"parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/parole\/","title":{"rendered":"Parole&#8230;&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><em> &#8211; Povera creatura!!! &Egrave;  un anno che non dice parola.-<\/p>\n<p>&#8211; Si dice sia stato il Padre a tagliarle la lingua. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; I boia sanno essere crudeli non solo con i condannati, ma sono boia anche in famiglia!!!<\/p>\n<p>&#8211; E quella povera donna di sua moglie. Si dice che abbia ucciso qualcuno per portarsela via. C&rsquo;&egrave;<br \/>\nchi per avere dei bei calzari uccide, lui voleva una donna e prepotente come tutti i boia l&rsquo;ha presa!!<\/p>\n<p>&#8211; Taci stupida, attenzione, arriva la &ldquo; donna&rdquo;&hellip;-<br \/>\n<\/em><br \/>\nIsolde fulmin&ograve; con lo sguardo le donne intorno a lei. Ogni giorno era solita portare Miralys fuori per farle prendere un po&rsquo; d&rsquo;aria e ogni giorno doveva sentire quelle malelingue parlare in quel modo.<br \/>\nEra passato ben un anno e da allora non era uscito pi&ugrave; alcuna parola dalla bocca di Miralys.<br \/>\nLa bambina guardava con i suoi grandi occhi nocciola la madre, boccheggiando, provando e riprovando ma non riusciva a proferire alcun suono. Ogni volta gli occhi di Isolde divenivano tristi nel vedere la sua creatura ridotta in quello stato. La colpa era sua, era stata lei a volerla proteggere dalle crudelt&agrave; del mondo e ora ne era rimasta tanto scioccata da essere diventata menomata. Lacrime amare scendevano dagli occhi cangianti della madre che prese la fragile figlia in collo, abbracciandola forte. Isolde era sola. Anche Mikhal se ne era andato da quel giorno o meglio Lubeck, madre di Isolde, gli aveva raccomandato di non farsi vedere dalla figlia. Aveva detto che forse la bambina non vedendolo avrebbe ricominciato a parlare. Ma cos&igrave; non era stato.<br \/>\nMiralys era sempre stata allegra e ora invece era sempre timorosa e attaccata alle sue gonne. Ritornarono a casa. Non c&rsquo;era altro che crudelt&agrave; fuori.<\/p>\n<p>Miralys osserv&ograve; la madre e quelle persone a lei sconosciute. Quest&rsquo;ultime avevano sguardi ostili o aperti in una strana espressione che aveva capito essere pena. Lacrime si apprestarono a giungere negli occhi della piccola, lacrime di solitudine.<br \/>\n<em>&lt;&lt;Perch&eacute; mi guardano cos&igrave;? &gt;&gt;<\/em><br \/>\nSi aggrapp&ograve; pi&ugrave; forte alla madre tornado a casa. In lontananza riusc&igrave; a scorgere la forca e l&rsquo;immagine di un uomo vestito di nero che si apprestava a levar l&rsquo;ascia. Un brivido attravers&ograve; il corpicino di Miralys ripensando a quel giorno.<br \/>\n<em>&lt;Ho paura&hellip; l&rsquo;uomo nero mi ha portato via chi amo&hellip;il mio pap&agrave; &egrave; stato mangiato&hellip;&gt;&gt;<\/em><br \/>\nTornarono a casa. Questa era vuota, appena scaldata dal camino nella sala fatta di fredda pietra di cui era cos&igrave; ricca Arath. La notte giunse presto e cos&igrave; Isolde si attard&ograve; nel salone, non riuscendo a dormire. Qualcuno buss&ograve; e aprendo la porta comparve l&rsquo;enorme figura di Mikhal Rockraven, dallo sguardo triste e burbero che da pi&ugrave; di un anno lo accompagnava.<\/p>\n<p>&#8211;<em> Come va moglie mia? Ha parlato? &ndash; <\/em><\/p>\n<p>Isolde lo guard&ograve; tristemente, con gli occhi pieni di lacrime, mentre dalle labbra tremule tratteneva i singhiozzi.<\/p>\n<p><em> &#8211; Oh Mikhal, quello che facciamo &egrave; tutto inutile. Ormai &egrave; troppo tardi perch&eacute; si riprenda e rimarr&agrave;<br \/>\ncos&igrave; per sempre e questo per quel maledetto giorno&hellip;. &ndash;<br \/>\n<\/em><br \/>\nCalde lacrime uscirono dagli occhi della donna che cominci&ograve; a piangere disperata.<\/p>\n<p><em>  &#8211; Ormai non parler&agrave; pi&ugrave;&hellip; &#8211;<br \/>\n<\/em><br \/>\nMikhal prese tra le sue le mani di Isolde. Con l&rsquo;unico occhio triste guard&ograve; la sua amata, guard&ograve; la sua casa e pens&ograve; alla sua figlioletta; era un anno che non la vedeva, da quel giorno maledetto e solo chi comandava gli astri, chiunque fosse, sapeva che gli mancava da morire quel sorriso di piccoli dentini e quegli occhi grandi con cui lo guardava piena di amore e sorpresa. Scosse la testa e, risoluto, pos&ograve; lo sguardo su Isolde.<\/p>\n<p>&#8211;<em> Ti prego Isolde&hellip;.Lasciamela vedere solo pochi istanti&hellip;poi giuro, per il suo bene, non mi far&ograve; pi&ugrave; vedere. &ndash;<\/em><\/p>\n<p>Isolde percep&igrave; il dolore nella voce del marito, dolore per la sua bambina, la loro bambina.  Annu&igrave; lievemente. L&rsquo;uomo pass&ograve; avanti giungendo alle scale che conducevano alle camere da letto. Si avvicin&ograve; alla porta e stesa sul suo giaciglio scorse una piccola figura rannicchiata, il suo pulcino. Dormiva profondamente con un lume accanto. Il buio la terrorizzava, aveva detto Isolde. Si avvicin&ograve; al letto e vide la sua bambina cos&igrave; diversa da un anno prima. Sembrava essersi alzata in altezza ma il visino era smunto e poteva intravedere da sotto le coperte le piccole e gracili gambe. Pos&ograve; una mano sul viso della piccola dormiente appena illuminato dalla fioca candela.<\/p>\n<p><em> &#8211; La mia bambina&hellip; la mia piccola Mira&hellip;come sei cresciuta&#8230; &ndash;<\/em><\/p>\n<p>Fece un sorriso storto e cominci&ograve; ad accarezzarle i soffici capelli scuri.<\/p>\n<p><em> &#8211; Non sai quanto mi manchi bambina mia&hellip;da quel giorno non ho potuto vedere il tuo viso gioioso. Purtroppo il mondo &egrave; crudele, purtroppo non sempre c&rsquo;&egrave; giustizia, pace o felicit&agrave;&hellip;l&rsquo;amarezza, la paura ed il terrore guidano Arath. Ma quello che vorrei dirti e che spero tu possa sentire &egrave; che&hellip;il patibolo, la veste nera&hellip;tutto ci&ograve; mi rende il terrore delle persone, mi rende il tuo uomo nero e il tuo terrore io ti dico che sotto quel cappuccio nero e nonostante tutto il sangue che mi circonda ci sono sempre io, tuo padre e nulla di tutto questo potr&agrave; cambiare l&rsquo;affetto che provo per te. Mira, figlia mia, cresci, ricomincia a parlare. Il mondo &egrave; crudele, &egrave; cos&igrave; ma sempre la luce potr&agrave; filtrare.<br \/>\nTu e tua madre, siete la mia luce e non sar&ograve; di certo io a permettere che siate oscurate da me.  &ndash;<br \/>\n<\/em><br \/>\nOsserv&ograve; la bambina che cominci&ograve; a rigirarsi nel letto e in un attimo socchiuse gli occhi. Le vide scendere qualche lacrima, mentre mormorava nel sonno. L&rsquo;uomo si allontan&ograve; uscendo dalla stanza ma non prima di aver posato un bacio sulla fronte della fanciulla. Solo un mormorio roco ed infantile ruppe il silenzio della camera, quando Mikhal se ne fu andato.<\/p>\n<p><em> &#8211; Pap&agrave;&hellip;-<\/em><\/p>\n<p>\nIsolde apr&igrave; gli occhi. Si guard&ograve; intorno e si rese conto di non essere nella sua camera. Mikhal l&rsquo;aveva salutata in quella sala&nbsp; e lei era rimasta per finire qualche ricamo. Le ossa erano indolenzite per aver dormito sopra la poltrona consunta. In piedi davanti a lei c&rsquo;era la sua bambina; lo sguardo risoluto, la piccola bocca piegata severamente e gi&agrave; vestita di tutto punto con la piccola mano che si tendeva verso di lei.<\/p>\n<p><em> &#8211; Andiamo. &ndash;<\/em><\/p>\n<p>La fanciulla rimase sbigottita e, tra la sorpresa e lo spavento, prese la mano della piccina. Quasi inerme si fece trascinare gentilmente verso l&rsquo;esterno. La bimba le lasci&ograve; la mano, per proseguire con i piccoli passi decisi&nbsp; verso la grande piattaforma.<br \/>\nGli occhi di Isolde si riempirono di orrore e le gambe cedettero. La bambina si stava avviando verso la forca!<\/p>\n<p>Miralys continu&ograve; a camminare con passo risoluto verso la forca, dove la gente si era ammassata. Pass&ograve; in mezzo ponendosi in prima fila, come gi&agrave; fece un anno prima. Osserv&ograve; il boia, poi il condannato, un uomo vestito di stracci. Stavolta non vi erano asce a recidere teste sul collo,  ma una corda appesa a una trave. Il boia infil&ograve; il cappio al condannato, mentre la bambina appena udiva l&rsquo;araldo farsi portatore della parola del podest&agrave; e appena sentiva i mormorii dalla folla tanto era concentrata su quei movimenti. La corda sul collo, appena stretta. Gli occhi colmi di paura e disperazione della vittima ormai troppo provato per opporre resistenza. Rimase l&igrave;, impassibile, senza n&eacute; urlare n&eacute; proferir parola. Alla fine la botola fu fatta scattare e la corda si tese di scatto provocando un forte schiocco, il rumore di ossa spezzate. Miralys guard&ograve; gli occhi ormai privi di vita del condannato, con un&rsquo;espressione impassibile, indecifrabile. Improvvisamente sal&igrave; sulla forca tra mormorii di sorpresa della gente intorno che fino al suo arrivo su quel palcoscenico di morte urlava sguaiata. L&rsquo;improvviso silenzio incurios&igrave; il boia che voltandosi vide la piccola, la sua bambina che si avvicinava a lui passo dopo passo, lentamente. Poi, con una lentezza estrema, la bambina prese mano nella mano il padre, per poi posare la guancia sopra di essa. Era calda, umana; ruvida al contatto. Una mano umana, la mano di suo padre. La baci&ograve; lievemente e osserv&ograve; dal patibolo la folla intorno che la guardava attonita. Solo una figura si avvicin&ograve; a lei&hellip;Isolde, con mani tremanti si avvicin&ograve; al patibolo, tendendo le mani verso Miralys.<\/p>\n<p><em>&#8211; Su Mira, scendi da li&hellip;non &egrave; posto per te questo, su avvicinati&hellip; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. &ndash;<\/em><\/p>\n<p>Una singola sillaba. Solo questa proruppe dalla bocca, con voce roca una voce che poco aveva di bambina. Strinse la mano del padre tenendo stretta quell&rsquo;enorme mano tra la sua cos&igrave; piccola.<\/p>\n<p><em> &#8211; Non ho paura dell&rsquo;uomo nero. N&eacute; mai mi porter&agrave; via  perch&eacute; il mio pap&agrave; stesso &egrave; l&rsquo;uomo nero. &ndash;<\/em><\/p>\n<p>Mentre la piccola proferiva le sue prime parole dopo ben dodici lune Mikhal cominci&ograve; a togliere il cappuccio dal viso, lentamente, guardando la sua bambina, il suo tesoro.  Il boia si avvicin&ograve; all&rsquo;araldo ed ai suoi assistenti senza mostrare il turbamento che gli altri mostravano.<\/p>\n<p><em> &#8211; Su, lo spettacolo &egrave; finito. &Egrave; ora di rimettere a posto il patibolo.  &ndash;<br \/>\n<\/em><br \/>\nDetto questo, fu il primo a slegare la corda da sopra la forca, facendo cadere con un tonfo il corpo del condannato. Un assistente stava per avvicinarsi al corpo per togliere la corda dal collo ma con le piccole ed agili dita ci stava gi&agrave; pensando Miralys, incurante dell&rsquo;odore acre degli escrementi che provenivano dal condannato. Mikhal alz&ograve; un sopracciglio, per poi chiudere gli occhi ed annuire. <em><br \/>\n&lt;&lt;cos&igrave; deve essere. Non si pu&ograve; nascondere ci&ograve; che siamo n&eacute; la crudelt&agrave;. Neanche i bambini si possono permettere il lusso di non vedere. Cos&igrave; sia allora&gt;&gt;.<br \/>\n<\/em><br \/>\nMentre era occupato nei suoi pensieri la bambina aveva finito di allargare la corda e la porse al padre.<\/p>\n<p><em> &#8211; Eccola. Ti serve, no? &ndash;<\/em><\/p>\n<p>Mikhal la prese, annuendo. La mise in una bisacca, dove teneva tutte le sue attrezzature.<\/p>\n<p><em> &#8211; Si. Mi serve.  &#8211; <\/em><\/p>\n<p>Il boia sorrise alla figlia, prendendola in collo .&nbsp; Si gir&ograve; verso gli assistenti.<\/p>\n<p><em>&#8211; Bene, pensate voi al resto. Io, devo tornare a casa a sistemare qualcosa. &ndash;<\/em><\/p>\n<p>Miralys si appoggi&ograve; al petto del padre chiudendo gli occhi. Sent&igrave; l&rsquo;odore acre del sangue che impregnava quella veste e allo stesso tempo percep&igrave; distintamente i battiti del cuore del padre. Lo abbracci&ograve; forte e nascose il viso tra  le sue vesti.<\/p>\n<p><em> &#8211; Pap&agrave;&#8230;finalmente sei tornato&#8230;<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Povera creatura!!! &Egrave; un anno che non dice parola.- &#8211; Si dice sia stato il Padre a tagliarle la lingua. &#8211; &#8211; I boia sanno essere crudeli non solo con i condannati, ma sono boia anche in famiglia!!! &#8211; E quella povera donna di<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,22],"tags":[],"class_list":["post-67","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arath","category-picchi-gelidi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}