{"id":73,"date":"2007-09-18T14:35:00","date_gmt":"2007-09-18T14:35:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=65"},"modified":"2007-09-18T14:35:00","modified_gmt":"2007-09-18T14:35:00","slug":"ii-proprio-due-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/ii-proprio-due-bambini\/","title":{"rendered":"II &#8211; Proprio due bambini"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Quando gli altri, e in particolar modo mia sorella, criticano la mia calma glaciale, la mia apparente mancanza di emozioni e la mia incapacit&agrave; di donare a chi mi sta intorno del calore umano, in generale le loro parole mi scorrono addosso come acqua di ruscello sulla nuda pietra. Tuttavia, se ripenso a me stesso bambino, effettivamente mi rendo conto di quanto gli eventi siano riusciti a trasformare la mia anima.<br \/>\nA Talos vivevano in tutto cinque o sei grandi famiglie di contadini composte da capo famiglia, anziani, donne e bambini: gli altri abitanti erano per lo pi&ugrave; artigiani e vivevano soli o con le rispettive consorti in casupole minuscole ma linde e ben tenute. Kasumoto era in ottimi rapporti con tutti quanti, senza nessuna esclusione, e sembrava che ogni abitante del villaggio rispettasse enormemente non solo la sua persona ma anche il suo desiderio di riservatezza e tranquillit&agrave;. Di conseguenza, anche io venivo trattato con estrema benevolenza e cordialit&agrave;: non mi ci era voluto molto a imparare a ricambiare la gentilezza degli altri con l&rsquo;allegria tipica della mia et&agrave; combinata alle buone maniere che il mio maestro aveva ritenuto opportuno insegnarmi fin da quando la mia bocca era ancora sporca di latte. <br \/>\nNon c&rsquo;erano molti bambini della mia et&agrave; al villaggio, e tutti erano figli di contadini, impegnati ad aiutare nelle faccende domestiche sin da piccolissimi: appena era possibile, mi chiamavano per giocare con loro, ma spesso capitava che per giorni interi non potessimo incontrarci, soprattutto nella stagione della semina o del raccolto. <\/p>\n<p>Ma a me non importava molto, poich&eacute; Talos aveva da offrire una perla rara e preziosa a un ragazzino come me, che amava divorare racconti e storie favolose e se ne stava per ore a fantasticare sulla riva del ruscello, dondolando le gambe sul pelo dell&rsquo;acqua. <br \/>\nInfatti, alcuni anni prima della caduta dei Quattro, nel villaggio aveva trovato rifugio un uomo grassoccio che aveva passato da un po&rsquo; la trentina, provvisto di una zazzera di bizzarri capelli rossicci e profondi occhi nocciola, che vestiva solo ed esclusivamente di verde e ovunque andasse lasciava dietro di s&eacute; un penetrante odore di mandorle tostate. Si faceva chiamare Morpheus (ma sicuramente non era quello il suo nome): era un alchimista che aveva deciso di seguire la via trascendentale, ma che di fatto doveva avere avuto una vita piuttosto avventurosa, e tutt&rsquo;ora non disdegnava nessuno dei piaceri puramente terreni che la vita poteva offrirgli. Cos&igrave;, i tavoli e gli scaffali della sua dimora (anch&rsquo;essa, come la nostra, poco fuori il perimetro del villaggio) erano invasi in egual modo da misteriose boccette, alambicchi di vetro perlato, calderoni rovesciati, fiaschi di vino speziato lasciati a met&agrave;, strani fermagli e talismani, generose prese di oppio nero dimenticate accanto ad una incredibile collezione di pipe dalle fogge pi&ugrave; bizzarre, anelli di metallo annerito dal tempo, e in mezzo a questa incredibile accozzaglia di oggetti circolavano senza posa gli animali pi&ugrave; disparati: sinuosi gatti neri, minuscoli ammassi di pelo canino, grossi merli dal fischio potente, piccole bisce rossastre, viscidi batraci maculati e, infine, addirittura una coppia di panda che gli si era, chiss&agrave; come, affezionata moltissimo e lo seguiva ovunque. <\/p>\n<p>I miei ricordi riguardo Morpheus e la sua casa iniziano pi&ugrave; o meno insieme a quelli che ho del mio maestro. Mi &egrave; rimasta l&rsquo;impressione che, quando ero piccolissimo, lui mi avesse lasciato da solo presso l&rsquo;alchimista per molte lune, e che quell&rsquo;uomo dolce e bizzarro si fosse preso cura di me come se fossi stato il figlio di un suo fratello. In effetti, avevo finito per chiamarlo sempre e soltanto &ldquo;zio Morpheus&rdquo; e, quando non ero impegnato con i miei studi e allenamenti, ero libero di correre da lui, che mi permetteva di esplorare la sua casa e trascurava la sua febbrile ricerca per raccontarmi le storie pi&ugrave; assurde che avessi mai sentito, grazie alle quali tornavo sempre a casa col mal di pancia a causa delle risate incontenibili che le sue parole riuscivano a strapparmi ogni volta. Ogni tanto arrivava persino a regalarmi qualcosa, un ricordo del suo passato o un oggetto che aveva fatto appositamente per me, e ogni volta aveva il potere di sbalordirmi. Addirittura, dopo che i suoi panda avevano avuto due cuccioli, mi permise di dargli una mano ad allevare i piccoli, che ben presto si affezionarono tantissimo a me, tanto che alla fine zio Morpheus mi disse che potevo occuparmi di loro a tempo pieno. Yin e Yang, questi furono i nomi che diedi loro, diventarono i miei abituali compagni di giochi e scorribande, e talvolta dormivamo pure tutti insieme, acciambellati sul mio basso futon, stringendoci l&rsquo;uno agli altri. <br \/>\nIn tutto e per tutto, dunque, la casa di zio Morpheus era un regno magico, vista con gli occhi di un bambino, e il fatto che non si facesse problemi a condividerne i misteri con me mi riempiva di orgoglio e di gioia. <br \/>\nCerto, di tanto in tanto si lanciava in interminabili soliloqui per me totalmente incomprensibili, ma avevo capito che in quei momenti era l&rsquo;Arte a possederlo e io non dovevo disturbarlo. Mi limitavo ad ascoltarlo silenziosamente, poich&eacute; sapevo che avere un interlocutore gli era di grande aiuto (che si trattasse di un bambino e che non capisse nemmeno una parola di ci&ograve; che diceva non aveva importanza), e cos&igrave; tentavo goffamente di ripagarlo di tutte le ore che sottraeva al suo lavoro per regalarle a me. <br \/>\nNon ho mai capito che genere di legame ci fosse fra lui e il mio maestro: posso solo affermare con certezza che si conoscevano da molto tempo, e che forse entrambi sentivano di dover ripagare un immenso debito di riconoscenza l&rsquo;uno nei confronti dell&rsquo;altro. Fatto sta che Morpheus fu il mio primo amico e confidente e mi trasmise non solo l&#8217;interesse per lo studio, l&#8217;abitudine all&#8217;impegno,la soddisfazione che poteva donare immolarsi totalmente a una causa e poi condividerla con le persone amate (tutti valori che anche il mio maestro mi aveva insegnato), ma anche tutta la sua strabordante gioia di stare al mondo. Il suo modo di essere esplosivo era complementare alla solida calma di Kasumoto: gi&agrave; iniziavo a sognare di diventare un infaticabile difensore della Legge e degli oppressi, forte e giusto come mio padre ma anche pieno di entusiasmo come lo zio Morpheus: mai il mio cuore avrebbe ceduto dinanzi agli ostacoli e alla tristezza. <\/p>\n<p>Tuttavia non fu lui il mio vero e unico compagno di giochi, poich&eacute; un giorno fece la sua comparsa nella mia vita Thanatos. <br \/>\nEra l&rsquo;unico figlio di un uomo dell&rsquo;Est, anch&rsquo;egli appartenente alla stirpe dei Colli di Giada, ma che non aveva mai combattuto tanto quanto il mio maestro; la sua famiglia si stabil&igrave; a Talos circa sei anni dopo il nostro arrivo: diventammo subito inseparabili, anche perch&eacute; suo padre aveva aperto una piccola fucina, e non aveva nulla in contrario che il suo figlioletto andasse a giocare con l&rsquo;allievo di un grande maestro Dragone di Giada, e talvolta prendesse silenziosamente parte agli allenamenti che mi erano riservati. <br \/>\nCos&igrave;, trascorrevamo quasi tutto il nostro tempo giocando o allenandoci insieme, e anche lui divenne frequentatore abituale della casa di zio Morpheus, e le bocche spalancate dinanzi alle storie incredibili dell&rsquo;alchimista divennero due, con immensa gioia del nostro narratore. <br \/>\nEssendo io il maggiore, solitamente ero io a trascinare Thanatos in meravigliose avventure immaginarie che finivano immancabilmente con noi due, gli eroi incontrastati, che sconfiggevamo i cattivi pi&ugrave; cattivi, riuscendo a cavarcela in ogni situazione. Eravamo proprio due bambini, dopotutto. <br \/>\nA sera, Kasumoto si faceva raccontare le nostre peripezie e le ascoltava attentamente. Dopodich&eacute;, cercava di farci riflettere sulle storie che ci eravamo inventati, mettendoci di fronte a quella che era la realt&agrave; delle cose: non eravamo invincibili, e mai lo saremmo stati. Ma un allenamento paziente e costante ci avrebbe aiutato a superare ogni difficolt&agrave; con le nostre forze, a fortificare le nostre menti, a comprendere cosa &egrave; giusto e cosa &egrave; sbagliato, e allora avremmo vissuto con onore e senza rimpianti le nostre vite&hellip; e a quel punto io e Thanatos ci davamo la buonanotte, ed entrambi sprofondavamo fra le lenzuola sognando i grandi guerrieri che saremmo diventati un giorno&hellip; e, immancabilmente, io sognavo di diventare saggio e potente come Kasumoto. <\/p>\n<p>Una volta, prima di addormentarmi, dissi a mio padre che Thanatos era il mio migliore amico, e che niente e nessuno ci avrebbe mai separati. In quel momento vidi come un&rsquo;ombra attraversare il suo volto, e il suo sorriso si fece amaro, sebbene non avesse perso la sua piega di dolcezza. <br \/>\n&ldquo;Solo il fato potr&agrave; dire se le vostre strade correranno via sempre parallele, Hak&ugrave;&hellip;&nbsp; se per te lui &egrave; importante, proteggilo e abbi cura di lui, fino a sacrificare la tua stessa vita per salvare la sua&hellip; ma ricorda: le priorit&agrave; nella vita di un uomo che segue la via del Bushido possono cambiare, e a volte per l&#8217;onore si deve esser pronti a rinunciare anche a ci&ograve; che si ama di pi&ugrave;, anche se questo pu&ograve; dilaniarti anima e spirito&#8230;&rdquo; <br \/>\nOra finalmente comprendo cosa significasse per mio padre rinunciare a qualcosa che amava per seguire qualcosa di ancor pi&ugrave; importante. Ora finalmente comprendo io stesso cosa significhi la parola &ldquo;sacrificio&rdquo;. <br \/>\nLa strada che ho scelto non prevede legami: non desidero che nessuno debba sacrificarsi per me, n&eacute; che vi sia qualcosa che possa trattenere il mio passo. <br \/>\nEppure, per quanto tutto ci&ograve; sia piuttosto semplice da capire, e per quanto non avessi alcun dubbio che cos&igrave; sarebbe stata la mia esistenza, ora ho compreso che c&#8217;&egrave; qualcosa su cui devo necessariamente riflettere: una volta il mio secondo maestro, il nobile Ylan Sho, mi disse che i vincoli di amicizia sono importanti per un samurai, ma al di sopra di essi c&#8217;&egrave; la famiglia, e al di sopra della famiglia c&#8217;&egrave; solo la volont&agrave; del proprio signore. Queste sono le priorit&agrave; che il Bushido prevede. <br \/>\nRitenevo di poter trascorrere gli anni a me concessi da vivere dovendo qualcosa solo a coloro che chiamo veri amici, e non sono molti, e di esser per sempre devoto ad un solo Signore, il divino Kainus Yano, poich&eacute; nulla dei legami familiari permaneva in me. <br \/>\nTuttavia, per quanto io sia deciso a servirlo e sia anche diventato un umile sacerdote del suo culto, il Signore della Morte non ha ancora accettato la mia richiesta. In compenso, ho scoperto non solo che esistono persone a cui, in un modo o nell&#8217;altro, sento di voler bene (ma a cui potrei rinunciare &#8211; anche se a malincuore &#8211; in nome della mia missione), ma anche di avere ancora una famiglia, qualcuno che rappresenta per me sia ci&ograve; che &egrave; stato, sia tutto ci&ograve; che <em>non <\/em>&egrave; stato e <em>mai pi&ugrave;<\/em> sar&agrave;, ed &egrave; un legame che non sarei cos&igrave; pronto a recidere, ora che &egrave; riemerso cos&igrave; faticosamente dalle pieghe dello spazio e del tempo.<\/p>\n<p>Rifletti, dunque, Hak&ugrave; Sushimada: che piega ha preso adesso la strada solitaria che avevi scelto per te stesso?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  <\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando gli altri, e in particolar modo mia sorella, criticano la mia calma glaciale, la mia apparente mancanza di emozioni e la mia incapacit&agrave; di donare a chi mi sta intorno del calore umano, in generale le loro parole mi scorrono addosso come acqua di<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-73","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-il-pesce-dalla-coda-dorata"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=73"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=73"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=73"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=73"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}