{"id":732,"date":"2012-08-25T11:41:12","date_gmt":"2012-08-25T10:41:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/?p=732"},"modified":"2012-09-19T10:32:57","modified_gmt":"2012-09-19T09:32:57","slug":"giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/giustizia\/","title":{"rendered":"Giustizia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\u7fa9<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell&#8217;onest\u00e0 e\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>della giustizia. Vi \u00e8 solo ci\u00f2 che \u00e8 giusto e ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p>I primi raggi del sole entrarono prepotenti dalle piccole finestre del vagon, e la porta venne aperta, cigolando, da una figura minuta.<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; ora!! Sveglia ubriaconi!<\/p>\n<p>Dal buio si sentirono solo mugugni e lo sfregare di tessuti. La serata prima non era stata delle pi\u00f9 tranquille, in giro per il piccolo abitacolo della vettura si notavano bottiglie di vario genere, grandi, piccole, alcune con fondacci di vino e alambicchi dall&#8217;aspetto ben poco rassicurante, nell&#8217;aria ancora un pungente odore di alcool, dato sicuramente dal fiato degli astanti.<\/p>\n<p>Nell&#8217;oscurit\u00e0 il piede della ragazza urt\u00f2 prima qualche boccetta e poi contro qualcuno che non fece altro che lamentarsi; decise quindi di lasciarelo ancora a dormire, chiunque fosse.<\/p>\n<p>&#8211; Vabeh, torner\u00f2 fra un p\u00f2&#8230; &#8211; pronunci\u00f2 le parole con un certo tono di stizza mentre usciva dal vagon, sbattendo violentemente la porta in legno massiccio. Non era certo nelle condizioni pessime degli uomini ma anche lei ci aveva dato abbastanza dentro con i festeggiamenti: il tiepido sole primaverile la costrinse ad infilarsi gli occhialini scuri ed abbassare la vista. Sullo spiazzo il marasma pi\u00f9 totale faceva da padrone: cibo, altre bottiglie e il fal\u00f2 oramai spento adornavano il posto rendendolo un sudiciume incredibile. Si poggi\u00f2 una mano sulla fronte pensando a quanto avrebbe dovuto lavorare in quella mattinata, quando, osservandosi attorno, not\u00f2 che all&#8217;ombra di un grande faggio stava Kasumi, con braccia e gambe incrociate e poggiata sulle cosce la katana del Maestro. Una leggera folata di vento le sfior\u00f2 il viso, i capelli legati stretti neanche tremarono, cos\u00ec come tutto il corpo della samurai. Sembrava esser addormentata, quando un piccolo ramoscello pestato dalla giovane magistra le fece schiudere gli occhi, sempre adorni dalle profonde occhiaia. Izzie si chiese se fosse una sua impressione o se effettivamente l&#8217;alcool avesse avuto effetto pure su quell&#8217;impassibile donna, visto il colore violaceo ben pi\u00f9 marcato rispetto al giorno precedente.<\/p>\n<p>&#8211; Ben svegliata, Izzie, passato un buon riposo? &#8211; chiese alzandosi lentamente rimanendo comunque all&#8217;ombra dell&#8217;albero.<\/p>\n<p>&#8211; Diciamo di si&#8230;- rispose la ragazza sorridendo. &#8211; tu invece? Non dirmi che sei rimasta a vigilare tutto questo tempo!<\/p>\n<p>&#8211; Ho avuto modo di riposare e meditare su alcune cose.- Una leggera risata affior\u00f2 sulle labbra della guerriera quando not\u00f2 in quali condizioni avevano lasciato il posto, poggi\u00f2 le armi e si tir\u00f2 su le maniche bianche della veste.<\/p>\n<p>&#8211; I lavori sporchi sempre alle donne, eh?<\/p>\n<p>&#8211; Si, ma vedrai che questa situazione durer\u00e0 per molto poco&#8230;- obiett\u00f2 Izzie stronfiando, portando i corti capelli castani dietro ad un orecchio. Kasumi si sent\u00ec in un certo senso sollevata, anche se continuava a percepire tristezza mista a colpevolezza, notando come il tempo era riuscito a cambiare l&#8217;amica non solo esteticamente ma soprattutto mentalmente. Ed in tutto ci\u00f2 lei era stata assente. Per lei, Gabriel, Samuel e tutti gli altri presenti al nido i fatti si erano susseguiti troppo velocemente per capire l&#8217;effettiva gravit\u00e0 della situazione. Aveva salvato le Terre d&#8217;Oriente, ma a quale prezzo? Erano giorni che si chiedeva se fosse stato quello il posto giusto in cui essere, il momento giusto&#8230; o se forse li avrebbe aiutati di pi\u00f9 scegliendo diversamente. Sette anni, lunghi solo un giorno. Improvvisamente, le manc\u00f2 sua madre. Demetra, la vecchia Hatchin, ma pi\u00f9 di altri Melisenda e Haku. Non riusciva a perdonarsi di averli lasciati al loro destino, di non aver adempiuto appieno la propria missione. Lei, che aveva fatto una promessa. Non poteva deludere il suo Maestro.<\/p>\n<p>Nuovamente, la maniglia intarsiata gir\u00f2, sblocc\u00f2 il meccanismo della porta che venne di seguito spalancata: dietro di essa, come appena uscito dal peggior maelstrom, Gabriel, che a testa bassa si massaggiava le tempie, seguito a ruota dal fratello, da Zadnja e per ultimo Shillark, fresco pi\u00f9 di una rosa nonostante la quantit\u00e0 di bevande alcoliche ingerita. Scesi i tre scalini si sedettero attorno al fal\u00f2 spento e si misero a fumare, noncuranti delle due ragazze indaffarate che li fulminarono con lo sguardo. Continuarono a parlare della grande serata, delle varie scommesse e di leggende viventi fino a quando la samurai si avvicin\u00f2 e prese letteralmente per il bavero il malcapitato angelo nero, che si dimen\u00f2 senza successo, scagliandolo in mezzo ai rimasugli che dovevano ancora togliere.<\/p>\n<p>&#8211; Shillark, dice il saggio: non tutte le donne sposate sono mogli. Io non sono neanche sposata, quindi, alfiere, datti da fare.<\/p>\n<p>Il ragazzo tent\u00f2 di controbattere, ma la rossa lo zitt\u00ec in un secondo congedandosi dagli astanti per lavarsi il viso.<\/p>\n<p>Si allontan\u00f2 di pochi passi per trovare, nascosto in mezzo al bosco, un piccolo laghetto, e rimase a specchiarsi per un tempo che sembr\u00f2 infinito. Si sciolse i capelli nel vano tentativo di allentare il cerchio alla testa formatosi, e si distese sull&#8217;erba annusandone il profumo. Nella mente, pensieri e frasi si susseguivano caotici, nonostante fosse stata tutta la notte a ponderare la decisione. Qualunque risposta avesse ricevuto avrebbe capito le motivazioni, negative o positive che fossero, e avrebbe continuato il cammino. Loro erano s\u00ec la sua famiglia, i suoi amici pi\u00f9 stretti, ma c&#8217;erano comunque altri che necessitavano del suo aiuto e due persone speciali a cui non voleva rinunciare.<\/p>\n<p>&#8211; Ragazzi&#8230; &#8211; usc\u00ec dal bosco timidamente, quasi come non volesse disturbare la quiete che si era creata. Il gruppetto seduto davanti al vagon si ammutol\u00ec, solo sbuffetti di fumo ogni tanto si levavano in cielo.<\/p>\n<p>&#8211; Qualunque cosa rispondiate dovete sapere che nonostante screzi, nonostante il mio modo di pensare sia totalmente opposto al vostro, nonostante non condivida appieno ci\u00f2 che avete fatto in passato accogliermi con voi nel vostro piccolo cerchio \u00e8 stato un grande onore per me. Siamo compagni di ventura, in questi ultimi anni abbiamo visto cose inenarrabili, compiuto gesta eroiche ma il nostro cammino non \u00e8 ancora completato, e se anche le nostre strade si separeranno, sappiate che in qualunque parte del mondo mi trovi verr\u00f2 sempre in vostro aiuto.<\/p>\n<p>Si sedette, chinando un poco il capo con riverenza.<\/p>\n<p>&#8211; Adesso sono io, umile, di fronte a voi, che chiedo aiuto: vorreste accompagnarmi nel viaggio verso i colli di giada?<\/p>\n<p>Passarono secondi di silenzio, sguardi si incrociarono e senza neanche un bisbiglio o un dubbio, poi una voce chiara e cristallina tuon\u00f2 rompendo il silenzio.<\/p>\n<p>&#8211; Quando si parte?- chiese Shillark sorridendo beffardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p>Il soffitto della biblioteca sovrastava in altezza di gran lunga quella della donna, che riverente entr\u00f2 silenziosa accostando l&#8217;enorme portone dietro di se. La flebile luce della lanterna illuminava ben poco di quel santuario immerso nelle pi\u00f9 oscure tenebre. Ovunque pile di libri spuntavano come fuse col terreno, con appunti e segnalibri infilati tra le pagine ingiallite di vecchi manoscritti, sugli scaffali di legno antico ne giacevano altri polverosi ma in perfetto ordine alfabetico, tanto da essere in netto contrasto con il caos che invece permaneva sul pavimento. L&#8217;angosciante sensazione di avere occhi puntati addosso si faceva a volte pi\u00f9 presente, ma era palese e chiaro che in quella biblioteca ci fossero solo scartoffie e forse qualche innocente aracnide. La samurai si fece strada tra le pile cercando di non pestare nessuno di quei, apparentemente, sacrosanti scritti, scorgendo in lontananza un&#8217;altra piccola luce calda che tremolava leggermente. Gir\u00f2 l&#8217;angolo, in trepidazione, per trovare un uomo accovacciato su di un piccolo sgabello in legno intento a sfogliare e trascrivere varie pagine che aveva appoggiate sulle gambe; su di un libro buttato malamente giaceva un cappello di lana piumato, stracolmo di pergamene, piume e un inconfondibile diario. La donna si avvicin\u00f2 cauta e picchiett\u00f2 sulla spalla dell&#8217;amico, che trasal\u00ec.<\/p>\n<p>&#8211; Kasumi! Non farlo mai pi\u00f9, mi hai fatto prendere un accidente!<\/p>\n<p>Rimase un p\u00f2 indertetta, poi sorridendo gir\u00f2 intorno a Jep per potersi sedere di fronte a lui, per terra.<\/p>\n<p>&#8211; Non avrai paura in un tale posto Jep? Il bardo pi\u00f9 impavido delle terre d&#8217;oriente, colui che ha sfidato addirittura i sette folletti oscuri!<\/p>\n<p>L&#8217;uomo abbass\u00f2 gli occhi sul libro che stava studiando e accennando un sorrisetto sarcastico ribatt\u00e8 all&#8217;amica:<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; solo perch\u00e8 ho sempre avuto qualcuno intorno che mi ricordava perennemente dove avessi lasciato lama e scudo&#8230; Speravo che almeno qui al Santuario della Memoria di non averne bisogno!<\/p>\n<p>Kasumi si guard\u00f2 un p\u00f2 attorno, cercando di scorgere qualcosa oltre al buio pesto della biblioteca, ma si rivel\u00f2 un tentativo piuttosto inutile. Osserv\u00f2 quali ricerche stesse facendo il bardo quella volta, ma oltre a qualche libro sulla cabala alemarita tutto il resto le sembr\u00f2 piuttosto sconosciuto.<\/p>\n<p>&#8211; Ancora dietro a queste ricerche, vedo- disse la ragazza scostandosi qualche ciuffo di capelli caduto di fronte agli occhi.<\/p>\n<p>&#8211; Sar\u00e0 veloce come l&#8217;ultima o ti tratterrai qui pi\u00f9 di tre mesi?<\/p>\n<p>&#8211; No dai, ancora qualche settimana e ho finito&#8230;- rispose Jep senza alzare lo sguardo dal manoscritto. Kasumi rimase per un p\u00f2 in silenzio a guardarlo scribacchiare, da quando l&#8217;aveva conosciuto la sua pi\u00f9 grande abilit\u00e0 risiedeva sulla velocit\u00e0 di immagazzinare informazioni, era stato di grande aiuto per tutti all&#8217;interno della contea e un grande amico per lei, l&#8217;unico sempre presente a sorreggerla quando i pi\u00f9 oscuri pensieri prendevano il sopravvento. A pensarci, era la cosa che pi\u00f9 si avvicinava all&#8217;essere un fratello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8211; Jep&#8230;- la donna si schiar\u00ec leggermente la voce prima di continuare. Lasciare qualcuno era sempre difficile, lasciare Jep lo sarebbe stato ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>&#8211; Sono venuta fin qui per salutarti, sto per partire. Sar\u00e0 un viaggio lungo, il mio, e non so quando ci rivedremo.<\/p>\n<p>La piuma intrisa di inchiostr\u00f2 si ferm\u00f2 a mezz&#8217;aria, venne riposta nel calamaio e il bardo trasse un profondo respiro.<\/p>\n<p>&#8211; Questo vuol dire che&#8230; ci rivedremo, vero? Sai che sto studiando per divenire&#8230; beh, tu sai cosa, no? Ognuno si scrive il proprio destino, non lasciare che altri lo facciano per te&#8230;<\/p>\n<p>Kasumi sorrise, senza rispondere. Si alz\u00f2 in piedi e gli strinse la mano, fortemente, per poi abbracciarlo. Gli occhi le si inumidirono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il vento gelido spazzava la neve candida dai secchi ciliegi, il lastricato era interamente ricoperto dalla coltre accecante. Il silenzio, tombale, regnava incontrastato sul piccolo altopiano ove si ergeva il santuario; si udivano cinguettii dei pettirossi quasi impercettibili mentre l&#8217;uomo avanzava diritto senza voltarsi. Oltre la fila di alberi, giardinetti ben curati con fontanelle ghiacciate si stagliavano netti come la lama affilata di una spada sullo sfondo montagnoso, lasciando al paesaggio una vista mozzafiato. Al centro del cortile, come una reliquia, un enorme albero secolare poggiava le sue radici in una piccola aiuola, anch&#8217;essa immacolata. I rami ormai ingobbiti sotto il peso della neve scendevano come lacrime fin quasi toccar il terreno, e l&#8217;uomo si sent\u00ec impotente di fronte alla bellezza della natura. Come appena risvegliatosi da un sogno scroll\u00f2 la testa superando l&#8217;arbusto. Alla fine del lungo viale si ergeva, ricavato dalla roccia, il tempio, austero, imponente, sembrava egli stesso a crear la tempesta invernale: il portone d&#8217;ebano pareva tutto fuorch\u00e8 un invito ad entrare. Il santuario, adornato da lugubri statue di Oni e grandi maniglioni dorati, aveva pochi intarsi sul legno in una lingua rimasta ancora incomprensibile all&#8217;astante. Anche gli uccellini avevano cessato il loro canto, come al cospetto di un grande demone, e facendo appello a tutta la sua forza il guerriero spinse l&#8217;anta; subito l&#8217;aria tiepida mista ad incenso entr\u00f2 nelle narici, il buio all&#8217;interno pian piano si affievol\u00ec mentre cigolando il portone si richiuse. Le fiamme dei numerosi ceri traballarono fino a quasi spengersi, erano l&#8217;unica fonte di luce dell&#8217;immensa sala, di cui non si riusciva a vederne il soffitto. Grandi colonne in legno addobbate da antiche pergamene scaramantiche formavano la navata centrale che conduceva fino ad un piano rialzato in marmo. I passi rimbombavano sordi nello stanzone, ad ognuno di essi l&#8217;armatura tintinnava e i vari simboli appesi alla cinta sbattevano tra loro. Il grande spadone, ormai stegliato e con poco filo, poggiava pesante sulla spalla del suo proprietario, come se lo scorrere degli anni fosse fluito anche in esso, e mentre avanzava l&#8217;uomo ebbe l&#8217;impressione di scorgere nelle ombre orribili mostri provenienti da un lontano passato. Pi\u00f9 si avvicinava all&#8217;altare e pi\u00f9 le candele aumentavano, insieme all&#8217;odore dell&#8217;incenso che si fece pi\u00f9 pungente e particolare, ricordandogli il tabacco aromatizzato delle sue terre.<\/p>\n<p>Piccole tende separavano il resto dell&#8217;edificio dall&#8217;androne, le scost\u00f2 con una mano delicatamente.<\/p>\n<p>Seduta, a gambe incrociate con le spalle rivolte all&#8217;entrata, stava una figura umana, immobile come una statua circondata da mille ceri e solo un tappeto a dividerla dal freddo pavimento in pietra. Sul muro dietro di essa due katane appese, un terzo alloggio vuoto, e mille carte e pergamene talmente fitte da sembrar a prima vista un solo strato. Indossava un&#8217;armatura lamellare totalmente nera, lucida, ogni placca finemente lavorata e legata da fili dorati, guanti d&#8217;arme in pelle ricoprivano le mani. Si scorgeva il collo del vestito da sotto la corazza, bianco come la candida neve. Sulla testa l&#8217;elmo, agghiacciante, ricopriva il viso interamente, sostituendolo con quello di un&#8217;orrenda creatura cornuta che urlava come in preda alle sofferenze pi\u00f9 atroci.<\/p>\n<p>&#8211; Custode&#8230;- esord\u00ec l&#8217;uomo incappucciato. L&#8217;unica parte scoperta mostrava, oltre che un grande tatuaggio, svariate cicatrici e rughe dovute al passare degli anni. La figura corazzata lentamente port\u00f2 le mani al kabuto e lo sfil\u00f2, rivelando folti capelli che ricaddero sugli spallacci, voltandosi verso l&#8217;ospite.<\/p>\n<p>&#8211; Alfiere&#8230;- la voce, un sussurro, la ricordava esattamente a quel modo. I tratti del viso, per\u00f2, erano decisamente cambiati. Sulla bianca pelle spiccavano marchi simbolici dell&#8217;ordine, che adornavano gran parte della fronte fino sugli zigomi; una cicatrice, segno di una lontana battaglia, tagliava di netto l&#8217;occhio destro lasciandone la pupilla vitrea. Altre, pi\u00f9 piccole, solcavano lo spigoloso volto della samurai, mentre le violacee occhiaia erano solo peggiorate nel passare degli anni. Togliendosi il cappuccio che lo riparava dal freddo Shillark si sedette di fianco a Kasumi, poggiando al di fuori del perimetro la sua grezza lama. Trasse un profondo respiro e cominci\u00f2 per primo a parlare visto che la donna non sembrava averne l&#8217;intenzione.<\/p>\n<p>&#8211; Dunque&#8230; Insomma&#8230; Come va la vita da queste parti? Non ti manca neanche un p\u00f2 il campo di battaglia? A me continuano a far girare a destra e a manca nonostante tutta la mia esperienza&#8230; Dopo un p\u00f2 diventa frustrante&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Anche questo \u00e8 un campo di battaglia, il mio. Tu sai meglio di chiunque altro cosa e chi ho dovuto sacrificare pur di sostener l&#8217;equilibrio.- rispose la samurai abbassando lo sguardo, evidentemente provata. Era passata pi\u00f9 di una decade da quando si era separata dalla carovana, nonostante amici e conoscenti avessero tentato di dissuaderla. Tutti tranne Shillark, che era tornato l\u00ec per lei. Aveva capito fin da subito che la via che Kasumi aveva scelto non era semplice, sarebbe andata incontro a morte certa in pochi anni, ma sapeva benissimo che anche la vita di un angelo nero sarebbe stata breve, intensissima, e non poteva che condividere appieno.<\/p>\n<p>La donna teneva stretta tra i palmi la katana portatole ormai anni addietro all&#8217;isola, come un trofeo, e l&#8217;alfiere cap\u00ec in quell&#8217;istante che non se ne era mai separata.<\/p>\n<p>&#8211; Vedo che ci tieni ancora a quella&#8230;- indic\u00f2 la lama lucidata accuratamente.<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; l&#8217;ultimo ricordo che ho di lui&#8230;- disse sommessamente l&#8217;allieva divenuta ora maestra. Una lacrima scese sulla guancia rigandola, per poi cadere sugli hakama neri come la pece.<\/p>\n<p>&#8211; Dicono ci sia a far da guardiano ai ducati un certo Kaze Matsuyama, lo conosci per caso?<\/p>\n<p>&#8211; No, ne ho solo sentito il nome, risuona in queste mura assieme all&#8217;eco delle anime di tutti gli altri Dragoni.<\/p>\n<p>&#8211; Sicuramente sapr\u00e0 cavarsela.- finalmente un sorriso illumin\u00f2 il volto della donna, che torn\u00f2 cupo subito dopo. La mano, che poco prima lisciava la lama, si poggi\u00f2 su quella di lui, e solo con lo sguardo il guerriero cap\u00ec quanto dovessere essere stata sola negli ultimi anni.<\/p>\n<p>&#8211; Se sei qui dev&#8217;essere successo qualcosa di particolare&#8230;- continu\u00f2 Kasumi con voce dubbiosa.<\/p>\n<p>&#8211; Volevo salutarti come facevamo ai tempi d&#8217;oro&#8230;- si avvicin\u00f2 e le baci\u00f2 lievemente una guancia. Lei si alz\u00f2, iniziando a slacciare l&#8217;armatura, e gli fece cenno di seguirla. Attraversarono una viuzza pavimentata in legno pulita poco prima dalla neve, alla fine di essa una stanzetta scarna, un tufon a terra e altre candele ad illuminarla. La schiena nuda della donna era ricoperta da un enorme tatuaggio, sulle mani e braccia altre cicatrici, alcune addirittura recenti. Lo stesso valeva per l&#8217;uomo, temprato da mille battaglie, con simboli di Urama onnipresenti sul corpo. La bufera si attenu\u00f2 fino a lasciare un flebile vento gelido che sussurr\u00f2 labile alle porte della camera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Apr\u00ec la piccola sacca alla cintura e ne estrasse la pipa. Guard\u00f2 la donna chiedendo permesso ed ella, leggermente contrariata, fece cenno di continuare. Il profumo delle candele si mischi\u00f2 all&#8217;aroma del tabacco, ed un denso fumo grigio si alz\u00f2 disperdendosi nell&#8217;aere. Passarono infiniti minuti di silenzio frapposti a rimembranze dei vecchi tempi, fino a che l&#8217;ultima foglia non fin\u00ec di bruciare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8211; &#8230; Non ricordi l&#8217;indomabile, anche? Una delle poche volte che sei tornato sorridendo come un bambino.<\/p>\n<p>&#8211; Il domabile vorrai dire!- scoppiarono tutti e due in una sonora risata, il tempo passato lontani ormai sembrava solo un ricordo.<\/p>\n<p>&#8211; Devo andare&#8230;- disse Shillark sussurrando. Lei lo guard\u00f2 intensamente mentre si alz\u00f2 per sgranchirsi le gambe. Lui la segu\u00ec subito dopo. Il kimono che indossava era ricamato finemente, i lunghi capelli scarlatti ricadevano sulle spalle ondulando ad ogni passo del custode, falcate sicure l&#8217;avvicinavano sempre pi\u00f9 al portone. Un filo di luce entr\u00f2 prepotente dal varco creatasi all&#8217;entrata, costringendo i due a strizzare gli occhi prima di riacquisire la vista. Piccoli fiocchi di neve si fecero spazio sul pavimento, altri si poggiarono sul viso della donna. Kasumi osserv\u00f2, silente, il paesaggio esterno.<\/p>\n<p>&#8211; Almeno hai una bella vista&#8230;- sogghign\u00f2 l&#8217;uomo preparando il cappuccio.<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; un addio dunque questo?- chiese lei titubante. A stento cerc\u00f2 di non piangere e mantener il rigore tipico del suo carattere, ma la voce usc\u00ec spezzata dal groppo in gola. Shillark le tolse i fiocchi dal viso e le prese tra le dita il mento.<\/p>\n<p>&#8211; No, \u00e8 un arrivederci&#8230; Nelle battaglie, nelle guerre, nel sangue, mi troverai l\u00ec in prima linea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pianse. Poi un bacio, interminabile, passionale, in se tutto ci\u00f2 che avevano passato, tutto quello che avrebbero voluto e tutto quello che non ci sarebbe mai stato. L&#8217;ultimo, prima che il ciliegio e il dente di leone non si fossero separati per sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u7fa9 Gi Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle\u00a0altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell&#8217;onest\u00e0 e\u00a0della giustizia. 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