{"id":76,"date":"2007-09-30T11:15:00","date_gmt":"2007-09-30T11:15:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=68"},"modified":"2007-09-30T11:15:00","modified_gmt":"2007-09-30T11:15:00","slug":"locchio-e-il-drago-capitolo-vii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terredegliangeli.com\/calamai\/locchio-e-il-drago-capitolo-vii\/","title":{"rendered":"L&#8217;Occhio e il Drago &#8211; CAPITOLO VII"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Avevano detto loro di cercare ancora, e che la missione si trattava di una vera e propria passeggiata, qualsiasi esito avesse avuto. Controllare una delle minuscole oasi cinquanta miglia a sud di El-Ghanamesh, nel cuore della regione sabbiosa del Deserto, certo, non era un modo gradevole di impiegare le proprie giornate, ma quel drappello di uomini non se ne preoccupava granch&eacute;. La loro pelle riarsa era pi&ugrave; che in grado di reggere un&rsquo;intera mattinata in groppa a un dromedario sotto i tremendi raggi solari: per il resto, anche se non appartenevano al popolo delle sabbie ma a quello delle rocce aguzze, il Deserto era anche la loro casa. <br \/>\nChe cosa nascondesse poi quell&#8217;oasi cos&igrave; piccola, non ne avevano idea: si trattava sicuramente delle solite fantasie, leggendari avvistamenti di minuscole trib&ugrave; di devoti a Talib, pazzi eremiti a cui il sole aveva davvero dato alla testa, eppure dotati di grande potere e ricchezze, come tutti gli sciroccati che si incaponivano nel vivere in quei luoghi cos&igrave; impervi e ostili alla vita. <br \/>\nIl problema era che le fonti d&#8217;acqua in quella regione cambiavano spesso posto dove affiorare, riportando il Deserto ad una parvenza di vita. E agli Scorpioni Neri certi calcoli astrusi, certe bizzarrie naturali non interessavano. Volevano l&#8217;oro, il potere e i segreti che avrebbero potuto carpire alle loro vittime, se solo queste fossero davvero esistite.<br \/>\nPer questo non si preoccupavano di nulla, n&eacute; mettevano particolare impegno in quella che ogni giorno di pi&ugrave; si rivelava una missione fallimentare e insensata. Inoltre, sopravvivere in quella zona non era decisamente facile, nemmeno per loro. Stavano iniziando a demoralizzarsi, e a diventare imprudenti. <em>Tanto, qui non c&#8217;&egrave; nessuno&#8230; non c&#8217;&egrave; anima viva in questa fetta dell&#8217;oceano di sabbia&#8230; Tanto vale finire quest&#8217;ottima pipa di Hay-Puym&#8230; <\/em><\/p>\n<p>Nemmeno si accorsero, quindi, della figura ammantata di lana rossastra che, un&#8217;ora prima del crepuscolo, apparve come dal nulla in mezzo a loro: la lama dello sconosciuto attravers&ograve; senza difficolt&agrave; le scarne protezioni degli attoniti Sothom-Ger, intontiti dai fumi dell&#8217;oppio disciolto nei loro piccoli narghil&eacute;. Quasi non ebbero il tempo di sfoderare le loro scimitarre, n&eacute; di urlare come cani scannati. La figura misteriosa danz&ograve; attorno a loro in perfetto silenzio, e sempre nel silenzio si port&ograve; via con s&eacute;, una per una, tutte le loro miserabili vite di predoni.<\/p>\n<div align=\"center\"> ***\n<\/div>\n<p>\n&#8211; Sei gi&agrave; di ritorno, giovane samurai&#8230;<br \/>\n&#8211; S&igrave;, mia Signora&#8230; ho soddisfatto i vostri comandi?<br \/>\n&#8211; Come al solito, sei stato impeccabile, Kasumoto. Non un lamento. Niente spreco di sangue e energie. Movimenti perfetti. Nemmeno il pi&ugrave; misericordioso fra i Sothom -Ger ha mai meritato una morte cos&igrave; dignitosa come quella che tu hai concesso loro.<br \/>\n&#8211; Voi credete, mia signora?<br \/>\n&#8211; Assolutamente, giovane samurai. Hai avuto anche la nobilt&agrave; d&#8217;animo di non colpirli mai alle spalle. I tuoi antenati possono davvero dirsi fieri di te.<\/p>\n<p>Kasumoto non rispose. Lentamente, aveva iniziato a togliersi di dosso l&#8217;ampio caffetano rossiccio che portava sopra il dou della sua armatura. Aveva rinunciato al resto quando si era reso conto che nel Deserto Grigio non era saggio affidare la propria salvezza al ferro che si poteva portare addosso, quanto alla velocit&agrave; e alla precisione. Da quando era nata sua figlia, aveva trascorso gran parte delle giornate ad affinare le sue tecniche giorno e notte, sotto lo sguardo attento del padre di Naima, che gli aveva concesso di allenarsi nell&#8217;ampia tenda dove lui esercitava la sua raffinatissima arte di cesellatore, in modo da esser al riparo dalla violenza dei raggi solari e dagli eventuali sguardi curiosi degli altri membri della trib&ugrave;. I due uomini non si parlavano quasi mai ma tale era il rispetto che nutrivano l&#8217;uno nei confronti dell&#8217;altro che nessuno dei due si sentiva a disagio nel mettere a nudo i propri segreti esercitando le rispettive arti nel medesimo luogo. <br \/>\nQuando non si allenava, Kasumoto era al tempo stesso un compagno premuroso e un padre molto dolce: l&#8217;amore fra lui e Naima era, se possibile, cresciuto con il passare del tempo, e non riusciva a staccare gli occhi da lei ogni volta che la fanciulla gli passava vicino. Passava molto tempo in sua compagnia, e soprattutto amava occuparsi insieme a lei della loro piccola, che ormai stava per compiere un anno di et&agrave; e, per quanto fosse minuta e timida, si era dimostrata una bimba intelligente, precoce e di buona indole. <\/p>\n<p>Tuttavia, nonostante la pace infinita che colmava il suo cuore nel vedere Naima tener stretta fra le braccia il frutto del loro amore, sentiva che c&#8217;era un vuoto, dentro di lui. Un vuoto che si colmava temporaneamente solo quando Kaessandria lo mandava a liberarsi di eventuali minacce per il popolo dei Laes &#8216;n Dahlar, quando poteva sguainare la sua amata katana, quando sentiva il brivido dell&#8217;incerto accarezzargli la pelle, quando poteva soddisfare il suo desiderio di equilibrio.<br \/>\nMa questo pensiero era una sensazione, nulla pi&ugrave;. Gli attraversava la mente e poi spariva. <br \/>\nEppure, iniziava a farsi fin troppo presente nella sua mente.<\/p>\n<p>&#8211; C&#8217;&egrave; dell&#8217;altro, Kasumoto.<br \/>\n&#8211; Dite, mia Signora.<br \/>\n&#8211; &Egrave; giunto il momento che tu vada.<br \/>\n&#8211; C-come avete detto?<br \/>\n&#8211; Hai capito bene: devi lasciarci per qualche tempo. &Egrave; ora. <\/p>\n<p>Il samurai era raggelato. Nonostante in tutti quei mesi avesse avuto modo di rendersi conto dell&#8217;immenso potere di cui disponeva la sua signora, ancora non aveva fatto l&#8217;abitudine alla capacit&agrave; di Kaessandria di leggere nella mente di coloro che le erano spiritualmente vicini. Eppure, che sciocco, doveva immaginare che non avrebbe potuto nasconder nulla alla veggente, nemmeno pensieri che per lui stesso era difficile comprendere. <br \/>\nEppure, ci&ograve; che lei gli aveva appena detto in un certo qual modo lo feriva e lo sollevava al tempo stesso. Era una sensazione tremenda, eppure era cos&igrave;. <\/p>\n<p>&#8211; Mio giovane samurai &#8211; prosegu&igrave; pazientemente Kaessandria &#8211; eppure te ne sei reso conto anche da solo: tu hai bisogno della vita di ventura. Non reggerai a lungo in questa gabbia dorata, se non esci a farti un bel volo rigeneratore&#8230; sei nato per combattere e portare avanti i valori della tua stirpe, non per fare l&#8217;uomo di casa in questa oasi isolata dal resto del mondo&#8230; e visto che questo luogo non ha da offrirti molti svaghi, &egrave; tempo che tu vada a vedere cosa accade al di fuori dal Deserto, non trovi? Inoltre, devi svolgere delle ricerche per me, se non ti &egrave; di disturbo&#8230;<br \/>\n&#8211; Nessun disturbo, mia Signora&#8230; &#8211; Kasumoto fremette, rendendosi conto che le sue parole tradivano un&#8217;immensa eccitazione. Eppure avrebbe dovuto provare dispiacere e nostalgia per le sue due gioie, che certamente non avrebbe potuto portare con s&eacute;&#8230; eppure&#8230; eppure era cos&igrave; contento di allontanarsi&#8230; ma perch&eacute;&#8230; perch&eacute;?<br \/>\n&#8211; Molto bene&#8230; starai fuori sei lune, e in questo tempo fa&#8217; pure ci&ograve; che ritieni giusto. L&#8217;unica cosa che ti chiedo &egrave; di recarti ad Athar&#8230; con molta discrezione, devi scoprire tutto ci&ograve; che puoi su qualsiasi setta legata a Orione che abbia a che fare con riti che possano alterare il sangue e la mente di un uomo&#8230; hai capito bene? Qualsiasi cosa tu senta, dovrai essere in grado di riferirmela&#8230; ma non esporti troppo, anzi, non esporti affatto. Preferisco di gran lunga che tu torni a mani vuote al non tornare affatto.<br \/>\n&#8211; Sar&agrave; fatto come voi volete, mia Signora. Non vi deluder&ograve;.<br \/>\n&#8211; So che non lo farai. Partirai fra sette giorni&#8230; ma prima&#8230;<br \/>\nKaessandria si volt&ograve;, chinandosi a prendere qualcosa da un misterioso baule, che si richiuse ermeticamente con un gran clangore di meccanismi che scattavano da soli dopo che si fu allontanata. Kasumoto aveva imparato a non stupirsi pi&ugrave; di nulla di ci&ograve; che accadeva in quella tenda. <br \/>\n&#8211; Tieni &#8211; disse mentre porgeva un lungo fagotto al samurai &#8211; questa l&#8217;ha fatta Saeed ibn Khalid per te. Ti posso assicurare che non ne far&agrave; <em>mai pi&ugrave;<\/em> una uguale.<\/p>\n<p>Il samurai sgran&ograve; gli occhi: ci&ograve; che la sua signora gli stava porgendo era una splendida katana avvolta in un fodero della seta pi&ugrave; preziosa e robusta che avesse mai visto. Titubante, la prese dalle mani di Kaessandria, sfoderandola lentamente con una certa solennit&agrave;. Era davvero una katana in grado di rivaleggiare con le pi&ugrave; belle spade che avesse mai avuto modo di maneggiare, di gran lunga migliore della sua, che pure era stata forgiata da un fabbro dell&#8217;Est depositario di molti antichi segreti della saggezza dei Dragoni di Giada: era leggerissima, ma dava l&rsquo;impressione di essere estremamente resistente e potente. <br \/>\nInoltre, era impossibile non considerarla una vera e propria opera d&#8217;arte: la lama era incrostata di rune, ideogrammi e caratteri appartenenti all&#8217;antica lingua desertica, incisi con grande precisione e maestria fino ad intrecciare un grande arabesco che avvolgeva tutta la lunghezza dell&#8217;acciaio. Anche l&#8217;elsa era finemente decorata e intrecciata di nastri rossi. Guardandola attentamente, Kasumoto si rese conto che ogni decorazione rimandava a un motivo particolare: un drago dell&#8217;Est, lungo e affusolato, che circondava un occhio spalancato, dalle ciglia leggermente allungate. <br \/>\n&#8211; Il mio compagno &#8211; prosegu&igrave; la veggente &#8211; &egrave; in egual modo discepolo del silenzio e della sottile arte dell&#8217;osservazione. Nessun segreto che egli possa aver carpito osservandoti utilizzare la tua spada o esaminandola uscir&agrave; mai dalla sua bocca. Ha coniugato tutte le antichissime conoscenze dei maestri beduini con quel che &egrave; riuscito a comprendere della vostra tradizione di forgiatura&#8230; non chiedermi come abbia fatto&#8230; Dopotutto, esistono tanti modi di servire le vie della divinazione, e alcuni sono talmente antichi e misteriosi che nemmeno io saprei dirti come possano funzionare, e quelli legati alla pratica di un&rsquo;arte sono fra questi&#8230; Comunque sia, il disegno che trovi riportato cos&igrave; fedelmente e magistralmente sulla lama &egrave; opera mia, e ti accorgerai ben presto di quanto quest&#8217;arma potr&agrave; essere in grado di servirti bene in futuro. <br \/>\n&#8211; Ma&#8230; mia Signora &#8211; il samurai era decisamente confuso e si inchin&ograve; profondamente dinanzi a Kaessandria, nonostante fosse stato assalito da sentimenti contrastanti &#8211; &hellip;questo &egrave;&#8230; voglio dire, non dovevate&#8230; e poi&#8230; solo i figli dell&#8217;Est <em>possono<\/em>&#8230; <br \/>\nKaessandria non attese che Kasumoto desse forma ai suoi pensieri, e lo interruppe con un cenno della mano.<br \/>\n&#8211; La tua katana si &egrave; molto consumata, anche se &egrave; ancora un&#8217;ottima compagna. Inoltre, potresti trovarti a fronteggiare pericoli ostici anche per un grande guerriero come te. Peraltro, anche se non puoi nascondere i tuoi tratti somatici, che tradiscono innegabilmente le tue origini, ti consiglio di prender con te anche un&#8217;arma meno appariscente di una katana&#8230;<br \/>\nIl samurai rimase a capo chino, combattuto fra la rabbia per l&#8217;idea che un estraneo avesse potuto realizzare una lama cos&igrave; perfetta semplicemente studiando la sua e osservando i suoi movimenti, la soddisfazione di aver ricevuto un oggetto cos&igrave; mirabile dalle mani della sua potente signora e l&#8217;imbarazzo di ricevere un siffatto regalo da colei che aveva giurato di servire. <br \/>\nKaessadria sorrise, immaginando senza difficolt&agrave; i pensieri del suo pupillo. &#8211; Come ti ho detto, i segreti della tua stirpe sono al sicuro. Saeed non rester&agrave; ancora a lungo in queste lande mortali. Questa &egrave; stata la sua ultima grande opera. Mi ha chiesto lui il permesso di realizzarla. Adesso potr&agrave; lasciare questo mondo con la serenit&agrave; che un vero artista merita, dopo aver realizzato qualcosa che non sperava mai di poter creare. <br \/>\nIl samurai alz&ograve; la testa, sorpreso. Kaessandria aveva parlato con estrema tranquillit&agrave; dell&#8217;imminente morte del compagno, e quest&#8217;accettazione totale del Fato era qualcosa di straordinario, anche per un samurai. I suoi dubbi furono dissipati in un attimo. L&#8217;ammirazione e il rispetto per la sua signora crebbero, se possibile, ancora di pi&ugrave;.<br \/>\n&#8211; Mia Signora &#8211; sussurr&ograve; &#8211; il vostro umile servitore non merita un&#8217;opera d&#8217;arte del genere&#8230;<br \/>\nMa Kaessandria tagli&ograve; corto, congedandolo con un misterioso sorriso dipinto sul volto. <br \/>\n&#8211; Questo &egrave; il dono che ti faccio, Kasumoto. So che ne sarai all&#8217;altezza. E ora va&#8217; da Saeed e regalagli un&#8217;ultima gioia: mostragli quanto la sua arte e la tua maestria possano andare d&#8217;accordo. <\/p>\n<p>Kasumoto aveva ormai quasi varcato la soglia, obbediente ai comandi della sua signora, quando lei aggiunse:<br \/>\n&#8211; &#8230;e un&#8217;ultima cosa: il nome di quella katana &egrave; &quot;Ryushin&quot;&#8230; <em>l&#8217;Occhio e il Drago<\/em>. <\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevano detto loro di cercare ancora, e che la missione si trattava di una vera e propria passeggiata, qualsiasi esito avesse avuto. 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